Ma Al Quaeda o l’Isis sono solo quel che sembrano?

22 agosto 2014

Non è semplice stabilire quali siano i rapporti effettivi fra Al Quaeda e l’Isis. Si sa che il gruppo oggi proclamatosi Califfato è nato intorno al 2004, all’interno del ramo irakeno dell’organizzazione di Osama Bin Laden, e che circa due anni dopo se ne sarebbe allontanato per divergenze con  al-Zarqawi. Detto questo, quali sino gli attuali rapporti fra le due organizzazioni, soprattutto dopo la morte di al-Zarqawi, non è affatto chiaro.

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Uruguay: l’ombra di Monsanto dietro la legge sulla marijuana

21 agosto 2014

Dario Clemente torna a scriverci dall’America Latina, con un pezzo sull’Uruguay. Seguitelo anche sul suo sito e buona lettura!

L’immagine del presidente uruguayano Pepe Mujica in Italia si divide tra due opposte e monolitiche narrazioni. Viene attaccato, da destra, con il tipico argomento riservato per anni a Chavez: populista, utopista romantico, rottame di una sinistra ormai tramontata. Fino al killeraggio mediatico dallo scarso spessore analitico e dal molto livore ideologico. Per la sinistra e’ invece una specie di santo socialista. Ex-guerrigliero Tupamaro, lider pacato di un piccolo paese di 3 milioni scarsi di abitanti, la democrazia piu’ resistente del sudamerica, candidato al nobel per la pace dal quotidiano inglese “The Guardian”.

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Armiamo i Peshmerga?

19 agosto 2014

Mercoledì 20 agosto la Commissione Parlamentare competente (assenze permettendo) discuterà dell’opportunità di inviare armi ai guerriglieri curdi, per consentirgli di difendersi dagli attacchi dell’Isis, così come raccomandato dagli americani e dagli alleati europei. I parlamentari del M5s avanzano diverse perplessità, di cui rende conto l’on. Carlo Sibilia in una intervista a Repubblica del 19 agosto e che possono sintetizzarsi in tre punti.

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Ma Di Battista vuole tendere una mano all’Isis? Non credo.

19 agosto 2014

Alessandro Di Battista è stato coperto di insulti per il suo post a proposito dell’Isis: l’accusa corrente è quella di  “sdoganare terrorismo ed Isis” aprendo la strada ad un riconoscimento del “Califfato”. Avendo letto due volte il pezzo di Di Battista mi sono reso conto che ci sono molte forzature in queste reazioni basate spesso su estrapolazioni di frasi dal loro contesto. A proposito del terrorismo, Di Battista dice chiaramente che non lo giustifica “e manifesta apertamente la propria preferenza per le forme di lotta non violente”. Si limita a dire che si può “capire” chi, avendo visto il suo villaggio e la sua famiglia sterminate dai droni americani, poi reagisce facendosi saltare in una metropolitana e facendo così una strage. Quel “capire” non sta per “approvare” (e lui dice chiaramente di non condividere questa scelta), ma è un modo per dire che certe reazioni sono il risultato di una logica di guerra come quella condotta dagli Usa. Si può discurtere questo punto di vista, ma, nel suo lungo (forse troppo lungo) pezzo, questo è un aspetto marginale, un inciso, mentre il sugo politico è altro ed è così sintetizzabile:

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Resistenza o terrorismo? Il dilemma irrisolto.

19 agosto 2014

VERSIONE RIDOTTA dell’articolo apparso su Gnosis, Rivista Italiana di Intelligence, n.2-2006 (clicca per consultare l’indice del volume)

Non esiste una definizione univoca del termine “Terrorismo”. Si oscilla fra l’idea che il terrorista sia il combattente illegittimo, in quanto soggetto non statuale, e quella per cui il terrorista è chi faccia ricorso a particolari forme di lotta bandite dal diritto1.  Nel primo caso terrorista sarebbe ogni combattente irregolare  (partigiano, insorto, rivoluzionario, guerrigliero ecc): ma questo travolgerebbe il “diritto di resistenza” contro un ordinamento ingiusto, che è alla base della democrazia2, inoltre non esiste Stato, partito o aggregazione politica che non sostenga..una qualche lotta armata irregolare.

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