Piazza Fontana, quel dannato 12 dicembre a fumetti…

Pubblichiamo ampi stralci dell’introduzione (apparsa alcuni giorni fa su L’Unità) che ho scritto al graphic novel «Piazza Fontana», di Francesco Barilli e Matteo Fenoglio, da pochi giorni in libreria e che consiglio vivamente a tutti i lettori!

Quello che avete fra le mani non è solo un fumetto. È qualcosa di diverso e di più: è un modo originale di raccontare la storia, e insieme un «appello» all’impegno civile in un’epoca di scarsa partecipazione politica. «Dov’eri il 12 dicembre 1969?» Con ogni probabilità, la grande maggioranza di chi sta leggendo queste righe non era ancora nata e ha una nozione molto approssimativa di quella vicenda. Io invece ricordo perfettamente quella lontana serata. Ricordo nitidamente quel periodo anche per ragioni personali (mio padre era morto meno di due mesi prima). Studente di prima liceo classico, ero a casa a studiare per l’interrogazione di matematica (la mia bestia nera). Lasciai perdere tutto per sentire cosa diceva il telegiornale.

Dopo quattro giorni ci fu la manifestazione indetta da tutti i partiti della sinistra e dalle associazioni partigiane (settariamente, l’estrema sinistra non aveva aderito). Ci andai: non eravamo più di quattrocento. All’epoca, il solo Pci, in città, aveva 2.500 iscritti. Non era un successo. Ricordo anche il senso di disorientamento che serpeggiava (…) Pochi cartelli. Ne ricordo uno: «Fascisti, è la vostra ultima bravata». Purtroppo sarebbe stata solo la prima di un lungo ciclo. Parlando, nessuno riusciva neppure ad abbozzare una spiegazione convincente. Qualcuno azzardava le parole «colpo di Stato», ma senza troppa convinzione, quasi che evocandolo lo si sarebbe attirato. Il punto è che l’avvenimento ci sembrava troppo grande per entrare nel nostro panorama mentale. Certo, due anni prima l’Espresso aveva denunciato il tentativo del luglio 1964 e c’era stato il golpe dei colonnelli greci, ma ancora si faticava a credere che questo potesse accadere in Italia, dove la democrazia aveva messo solide radici. E in effetti la democrazia italiana dimostrerà di essere molto forte, respingendo l’assalto eversivo degli anni successivi. (….) Ma il lascito di quella stagione fu anche un altro (…) Quella prova la democrazia italiana non ha saputo superarla. C’era un debito di giustizia e di verità da assolvere, ma la Repubblica non è mai riuscita a saldarlo.

Ha fallito la classe politica (tutta: Dc, Pci e Psi), che ha chiuso quella stagione con una sorta di pacto de l’olvido (come dicono in Spagna del patto del silenzio sul franchismo) ed è stata incapace di offrire anche solo una verità parziale. Non possiamo non ricordare che la Commissione Stragi ha chiuso i suoi lavori, dopo 13 anni, senza nessuna relazione. Ma più ancora, è responsabile di questo fallimento la magistratura, che non ha saputo e voluto impegnarsi su questo terreno. Se una giustizia penale non riesce a perseguire nemmeno i responsabili di crimini simili, a che serve? È strano che i magistrati non abbiano capito che ogni assoluzione ritornava indietro come atto di accusa per mancanza di coraggio e di capacità. Siamo anche arrivati alla beffa di una sentenza che riconosce colpevoli gli imputati del processo precedente, ormai non più condannabili perché assolti definitivi, facendo considerazioni poco lusinghiere sui giudici di quel processo. In effetti, chi ha assolto gli imputati di ieri rappresenta una macchia indelebile sulla credibilità della giustizia italiana, ma perché dovremmo ritenere migliori quelli che assolvono gli imputati di oggi? Nessuno chiede che ci siano condannati senza prove – siamo garantisti – ma quali e quante prove sono necessarie per ottenere l’identificazione di quei colpevoli? Colpa dei depistaggi? Sì, è vero, ci sono stati molti poliziotti e carabinieri che hanno depistato, ma anche molti magistrati che «si sono fatti depistare». (…) Dal 12 dicembre
1969 è iniziato un disonore che grava sul nostro Paese ancora oggi, un «odore di marcio» nelle istituzioni che dopo non ha fatto che crescere. E questo riguarda anche chi quella sera del
1969 ancora non c’era. Se la storia è la spiegazione del presente, Piazza Fontana è la prima spiegazione dell’attuale degrado morale e politico del Paese. Una storia ancora presente fra noi. A ricordarcelo viene questo fumetto, che si misura con la difficile ambizione di raccontare una storia complessa nello spazio di alcune decine di pagine illustrate. Piazza Fontana non è una storia: è un groviglio inestricabile di storie, un intreccio informe e debordante di uomini e cose.

Certo, è stato necessario «piallare» questo materiale difficile e irregolare, lasciarne fuori interi pezzi, sacrificare aspetti anche importanti: l’Aginter Presse è rimasta sullo sfondo del libro, «la strage di Stato» non si dice, tanto per citarne due. Ma è stato giusto e utile farlo per consegnare le linee principali a chi si avvicini a questa materia per la prima volta o quasi. Un disegno scarno ed essenziale che «funziona» proprio per questo, sperimentando un genere innovativo come quello dell’inchiesta documentaria a fumetti. In fondo al libro il lettore troverà i riferimenti del non piccolo lavoro di scavo fatto attraverso le interviste, la lettura degli atti processuali, la letteratura sul tema. È auspicabile che questo non resti un episodio isolato, ma diventi un modo per «rileggere» la storia dell’Italia Repubblicana.

Aldo Giannuli

8 commenti a “Piazza Fontana, quel dannato 12 dicembre a fumetti…”

  1. antimafia dice:

    la strage di piazza fontana a ovviamente segnato la storia politica del l’italia, ma qualunque cittadino del mondo non puo rimanere indifferente perche questo evento tragico supera ampiamente l italia e riguarda tutti quanti!

    Ho il ricordo nelli anni novanta di avere letto in francia nel monde diplomatique delle cose a proposito della rete stay-behind . Ma quando ho visto nello 1998 il documentario intitolato l’orchestre noir di fabrizio calvi e frederic laurent ho preso proprio una botta facendo scombussolare la lettura de la realta politica que avevo prima di avere visto questo documentario, fra virgolette e disponible su internet da vedere veramente ma mi sembra que c’era la versione italiana prima
    comunque vado a comprarlo questo libro professeur

  2. Cristian dice:

    Conosco le sue opinioni molto negative sulla magistratura italiana. A mio avviso invece se c’è qualcosa che si salva in Italia oggi sono proprio alcuni magistrati e il loro lavoro in alcune procure. In merito alla strage di Piazza Fontana, non dobbiamo dimenticare ciò che hanno fatto Giancarlo Stiz e Pietro Calogero a Treviso, D’Ambrosio a Milano, Lombardi a Catanzaro tutti magistrati che non persero tempo a seguire la pista anarchica. Certo discutibili furono le decisioni della Corte di Bari e rimangono amare le parole di Guido Salvini quando, nell’intervista rilasciata a Luciano Lanza nel libro “Bombe e Segreti”, sostiene che la magistrtura non mise in campo i suoi uomini migliori per completare il lavoro su Piazza Fontana. Ma siamo ormai negli anni ‘90 e troppi anni sono passati da quell’evento. Colgo l’occasione, tanto per rimanere in tema, per chiederle dove si può recuperare “L’armadio della Repubblica” uscito con L’Unità e introvabile.

  3. aldogiannuli dice:

    più in là tornerò sul tema della magistratura italiana, qui mi limito ad osservare che nemmeno le cinque rondini che lei cita fanno primavera…

  4. ugoagnoletto dice:

    fu l’inizio degli anni di piombo in cui ribellarsi a queste ingiustizie voleva dire essere terroristi o brigate rosse

  5. Maurizio Melandri dice:

    Il prodotto non esiste più a book republic. In compenso se si cerca Piazza Fontana viene fuori un libro della BUR con scritti anche di Pansa. No comment.

    Pur essendo d’accordo su molta parte dell’articolo ritengo che la “sfiducia nelle istituzioni” sia un discorso complesso da affrontare anche a livello storico.
    Siamo proprio sicuri che prima del ‘69 ci fosse una grande “fiducia” nelle istituzioni?
    E le accuse di brogli nel referendum monarchia-repubblica?
    La accuse di brogli nei plebisciti per plebisciti per ratificare l’annessione prima al Regno di Sardegna e poi al Regno d’Italia?
    Interessante a questo proposito il passaggio del Gattopardo dove il Don Fabrizio parla con Don Ciccio Tumeo (passo che mi ha appena ricordato mia moglie). Se il buon giorno si vede dal mattino…

  6. aldogiannuli dice:

    corretto, grazie della segnalazione

  7. G. dice:

    Interessante. Cercherò di recuperare il volume fisicamente al più presto, dato che sono sicuramente interessato al contenuto, ma vorrei vedere anche come è stato realizzato (troppo spesso queste graphic novel a carattere storico sacrificano la forma al contenuto, che invece in un medium come il fumetto è secondo me fondamentale). Saluti, Gianni.

  8. Sohier dice:

    Non fa rredie. Chi l’ha scritto, Silvio o Bondi ?Seriamente, facciamo che è stato errore e cancellate tutto, altrimenti dobbiamo pensare che davvero vi siete venduti al nano… Hot debate. What do you think? 9  40