La questione del crocifisso.
Come si sa, la Corte Europea ha deciso che occorra rimuovere il crocifisso dagli uffici pubblici dell’Unione e tanto in omaggio al principio di parità confessionale e di laicità dello Stato. Questo ha provocato la prevedibile reazione della Chiesa cattolica, molto dura nella sostanza e nella forma.
In sè la questione non meriterebbe una simile reazione: sono molti i paesi europei ( a cominciare dalla cattolica Francia) nei quali il simbolo religioso non è esposto nei luoghi pubblici e la cosa non crea nessun particolare trauma. Ma forse i monsignori vaticani non hanno tutti i torti e la decisione della Corte lascia il sospetto di spinte che vanno al di là della questione di merito. Insomma: sotto il vestito della laicità va affermandosi un modello di organizzazione sociale basato su un iper individualismo “indifferentista”. L’dea è quella di una società di individui atomizzati, privi di concrete connotazioni politiche, culturali, sociali, religiose ecc. il che porta con sè l’idea della rimozione di qualsiasi corpo intermedio (partito, sindacato, associazione, movimento ed anche chiesa). Tutto ridotto ad una identità astratta di “cittadino consumatore” che due soli diritti di scelta: nel voto e negli acquisti. Il resto è ricacciato nel privato. Ricordo alcuni compagni che erano sostenitori entusiasti della normativa francese che proibisce l’ostentazione di simboli religiosi (croci, veli, turbanti o kippà) sulla base della considerazione che la scelta religiosa deve restare una scelta personale e privata, esplicitata al massimo nei luoghi di culto. Bella fesseria! Sono ateo e laico, ma mi spiegate perchè la scelta religiosa deve restare nel privato e quelle politiche o filosofiche no? Perchè la maglietta con Che Guevara si può portare e una croce o la Kippà no? Cosa penseremmo di una normativa che proibisse cortei per strada, limitando la partecipazione politica solo alla frequentazione delle sedi di partito? La libertà di pensiero riguarda anche le scelte religiose, per cui (lasciando per ora da parte la specifica questione del velo islamico) non si vede perchè un non credente come me dovrebbe sentirsi conculcato dal fatto che un’altra persona porta una medaglietta della Madonna.
Sulla questione specifica del crocefisso credo che si possa discuterne con un po’ di buon senso distinguendo posti e casi. Ci sono posti in cui è opportuno che non ci sia. Ad esempio, un immigrato non cristiano entrando in un commissariato (o in un tribunale) potrebbe legittimamente dubitare dell’imparzialità dei funzionari vedendo il simbolo di una religione non sua. Ma in una scuola si potrebbe procedere diversamente: perchè non far scegliere alla maggioranza di una classe se tenere o no quello o altri simboli, in spirito di reciproca tolleranza.
Per quel che mi riguarda, sono miscredente ed anticlericale, ma non sono anticristiano, perchè riconosco in questo filone le radici della mia cultura.
Aldo Giannuli, 22 luglio ‘10
La domanda secondo me deve essere un’altra: perché DEVE esserci il crocefisso nelle scuole?
Se sei cattolico o cristiano e vuoi testimoniare la tua fede, ben venga. Un bel crocefisso al collo e via. Stessa cosa per ebrei con kippa e riccioli, stessa cosa per i musulmani, con i veli, i baffi e le barbe lunghe.
Lo Stato deve essere laico, la Scuola è una istituzione pubblica tanto quanto un tribunale e un commissariato, un aula di un municipio.
Guardiamoci nelle palle degli occhi: quanti ragazzi sono veri cristiani? E perché dovrebbero scegliere i ragazzi e non i professori, o i bidelli o gli amministrativi?
Mi perdoni, ma mi sembra un atteggiamento accomodante e buonista un tanto al chilo.
a Caporetto (Slovenia), all’ingresso della collina del sacrario italiano ci sono due simboli: la croce e la stella. Non c’è la superiorità di un simbolo.
Quì in Italia, invece da fastidio l’uso strumentale del crocifisso, come se fosse una bandiera per dire: quì siamo noi. La questione riflette anche il pasticcio della scuola di religione cattolica: perché l’insegnamento della religione deve essere solo in mano alla Chiesa? Come al solito una cosa diventa problema per altri motivi.
Sono d’accordo che la laicità non deve compromettere il pluralismo e le espressioni religiose-culturali-storiche.
I simboli religiosi purtroppo (e anche per colpa della Chiesa stessa) in Europa ormai valgono quanto i siboli contro il malocchio (basti pensare ai calciatori che prima di tirare un rigore baciano la medaglietta o si “segnano”) …ma perchè non si appendono piuttosto un cornetto napoletano che in tali casi sarebbe più adatto???
….ecco, eliminiamo i simboli religiosi, ma all’ingresso di ogni aula, Commissariato o pubblico ufficio, mettiamo un bel corno napoletano rosso pomodoro. Ogni studente, impiegato, cittadino in attesa di pratiche, può fare i propri scongiuri e accarezzare lo scaramantico oggetto…e chissà magari l’Italia andrebbe meglio????
rispondo a Monica Giambitto. Giannuli pone il problema di una società che togliendo tutti i simboli, tra cui quelli religiosi, toglie ai cittadini la possibilità di espressioni culturali, religiose, ecc. per non dar torto a nessuno. Il passaggio cioè da una religione di stato a uno stato nel quale non saranno possibili espressioni né culturali, né religiose.
Tutti diamo per scontato di sapere cos’è la laicità. Cavour direbbe “libera chiesa in libero stato”. Ma in pratica cosa vuol dire? Io per esempio auspicherei una revisione del concordato, ma poi, concordato con tutte le espressioni religiose o solo con alcune o nessun concordato?
Sicuramente è vero che lo spazio della religiosità individuale libera (come lo spazio della discussione libera, della conoscenza e dell’insegnamento liberi, dell’arte libera, delle idee politiche libere, insomma tutti gli spazi che è difficile asservire al controllo e al consumo) è inviso all’ideologia consumistica. Resta ben fermo il principio dell’assoluta libertà di esibire tutti i simboli che si desiderano, di manifestare le proprie convinzioni filosofiche, politiche e reliigiose, quale che sia il valore effettivo dei simboli stessi, che, come si sa, cambiano significato di continuo, per chi li espone (contestare la scarsa fede a chi ha il crocifisso al collo è atteggiamento moralistico e filisteo, e aggiungerei ben poco cristiano).
Tuttavia va detto che la questione del crocifisso riguarda oggi prima di tutto la costruzione di identità fasulle e si colloca all’incrocio dei peggiori atteggiamenti di una Chiesa alla deriva reazionaria, neanche minimamente capace di interpretare il nostro tempo, con le istanze di chi alimenta - furbamente - le paranoie xenofobe e l’odio per ogni tipo di diversità. Vent’anni fa in quasi nessuna delle aule che ho frequentato da studente era esposto il crocifisso, e nessuno pareva soffrirne particolarmente. Oggi insegnanti di religione arroganti e tragicamente convinti di avere la verità in tasca girano per le classi appendendo il crocifisso con atteggiamento provocatorio. Intorno alla questione del crocifisso un qualsiasi nazistoide riscopre le sue “radici cristiane” contro “l’assedio” degli extracomunitari (sembra quasi, a sentire molti, che una conversione forzata di massa all’islamismo sia un pericolo imminente e concreto). Intorno al crocifisso si addensano grumi ideologici e monta quella che, parafrasando il brillante intervento di Aldo Giannuli di un paio di settimane fa, si potrebbe chiamare “l’intolleranza come valore”. Ecco perché, malgrado io condivida il pensiero espresso da Aldo Giannuli in merito, quando entro in classe e vedo il crocifisso appeso, reprimo a fatica la stizza e l’istinto di rimuoverlo e riporlo nel cassetto. Proverò invece ad esibire sulla cattedra un idoletto olmeco. Come reagirà la collega di religione?
Saluti. Luigi
http://twrh.blogspot.com/2010/07/perche-aldo-giannuli-ha-torto.html
“Sono ateo e laico, ma mi spiegate perchè la scelta religiosa deve restare nel privato e quelle politiche [...]”
Questa è pura spazzatura: la corte europea non vieta a nessuno (giustissimamente) di manifestare le proprie opinioni: dice che lo Stato non deve manifestare credenze religiose (e grazie al cazzo aggiungo). Confondere queste due cose diversissime (cittadino che manifesta la propria religione e Stato che fa’ la stessa cosa) significa o essere in errore o essere schifosamente disonesti.
“perchè non far scegliere alla maggioranza di una classe se tenere o no quello o altri simboli, in spirito di reciproca tolleranza.” perchè altrimenti andrebbero avanti all’infinito a mettere/togliere simboli e a discutere e soprattutto la situazione di fatto rimarrebbe invariata, con solo una minoranza risibile di classi nei cui consigli di classe “passa l’emendamento mezzaluna”.
Diversamente dagli altri, questo intervento mi sembra ampiamente cannato.