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mercoledì, 3 febbraio 2010
E’ LA GUERRA FREDDA 2.0?
Pechino, 25 gen. - Quasi due settimane di guerra informatica. Due settimane di battaglie mediatiche. Due settimane di ritorsioni. Due settimane in cui la presa di posizione di un colosso privato, Google, arriva a condizionare le relazioni diplomatiche tra le due potenze del secolo, Stati Uniti e Cina: dopo circa 15 giorni di escalation, adesso sappiamo a che cosa potrebbe assomigliare una Guerra Fredda in versione 2.0. E forse, dietro le mosse di Google e le reazioni cinesi, c’è molto di più di quanto appaia in superficie. “Siamo solo all’inizio di un conflitto, e il caso Google-Cina rappresenta uno dei più importanti episodi della guerra che stiamo vivendo in questi anni.
(continua…)
Tag: agichina, aldo giannuli, antonio talia, cina, clinton, controllo della rete, google, guerra asimmetrica, guerra coperta, guerra economica, guerra fredda, guerra informatica, guerra stati uniti cina, internet, pechino Pubblicato in contributi esterni | 1 Commento »
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venerdì, 15 maggio 2009
JAMES BOND, UNA PEDINA DELLA GUERRA FREDDA
Cosa c’entra James Bond con i contrasti fra Cia l’MI5? C’entra, c’entra.
Nel maggio 1951, Guy Burgess e Donald McLean,, due giovani diplomatici, fuggivano poco prima di essere arrestati come spie sovietiche. Erano omosessuali e la loro defezione venne attribuita ad un ricatto dei russi. L’immagine della diplomazia e dei servizi di Sua Maestà Britannica ne uscirono a pezzi. Tempestivamente, Jan Fleming (che era stato nel servizio segreto della Royal Navy) pubblicava “Casino Royal” (1952), nel quale compariva per la prima volta James Bond: intelligente, forte e, soprattutto, bello e “sciupafemmine”. Una brillante trovata che ristabiliva l’immagine dei servizi inglesi.
La cosa tornò di attualità qualche anno dopo. Lo apprendiamo da un documento curato dal Centro Alti Studi militari nel 1962, “La guerra psicologica nel campo nazionale e nel quadro dell’Alleanza Atlantica”. Dal 1960, gli americani, sostenuti da tedeschi e francesi, proposero di istituire in sede Nato un organismo permanente per guidare la lotta anticomunista. Beninteso, non di solo controspionaggio si trattava, ma anche di contrastare la penetrazione comunista (o pretesa tale) nella politica, nel sindacato, nella cultura ecc. Contrari si dissero inglesi e canadesi, subito attaccati come poco sensibili alle esigenze della lotta comune contro l’Urss e per motivi forse inconfessabili (indovinate un po’ a che si alludeva…). In realtà, gli inglesi non erano affatto tiepidi in materia di anticomunismo, ma temevano che il coordinamento fosse uno strumento di ingerenze negli affari del loro paese, senza, peraltro, nutrire eccessiva fiducia sulla sua efficacia. Gli italiani mediarono, -pur notando, con un certo orrore, che “gli inglesi sembrano non dare eccessivo peso al pericolo comunista”- e si giunse ad un compromesso costituendo un gruppo di lavoro, peraltro sfornito di poteri effettivi.
Gli inglesi avevano parato il colpo, ma la loro posizione restava ancora debole (e lo sarà ancor più un anno dopo con la fuga a Mosca di Kim Philby) mentre il tema tornava a proporsi negli anni successivi. Ma, ancora una volta, giungeva in soccorso il personaggio di Fleming che, sino a quel punto,aveva avuto notevole successo solo nei paesi di lingua inglese. A trasformarlo nel leggendario 007, sinonimo, in tutto il mondo, di “agente segreto” fu il cinema. Nel 1962, proprio in coincidenza con le vicende che riferiamo, compariva nelle sale “Licenza di uccidere” con James Bond interpretato da uno strepitoso Sean Connery, cui seguirà “Dalla Russia con amore” a ricordare, ancora una volta, che i servizi inglesi non hanno nulla da imparare quanto ad anticomunismo e che i loro agenti hanno spiccate preferenze eterosessuali. Al servizio di Sua Maestà Britannica.
Aldo GIANNULI, L’Unità 28/09/08
giovedì, 7 maggio 2009
QUANDO IL PCI OCCUPÒ CANZONISSIMA
“Canzonissima” era la trasmissione più seguita dell’anno: sabato in prima serata, una gara di canzoni abbinata alla superlotteria con premi da 150 milioni in giù. Una formula imbattibile che assicurava punte oltre i 15 milioni di ascoltatori. Quell’anno, sul finire del 1964, i dirigenti Rai avevano pensato una cosa particolarmente “ruffiana”: una gara fra la canzone napoletana e canzoni del resto del mondo - “Napoli contro tutti” sul modello di alcune gara calcistiche-, condotta dal popolarissimo comico Nino Taranto. Ogni città (Parigi, New York, Rio de Janeiro, Londra, Madrid, Berlino, Vienna, Mosca) schierava una sua canzone contro una napoletana, poi, durante la settimana, gli spettatori votavano con le cartoline abbinate alla lotteria e passavano il turno le più votate, sino alla serata finale, il 6 gennaio, quando i voti delle cartoline si sarebbero sommati a quelli della giuria in sala (secondo un complicato sistema ponderale) decretando la graduatoria finale e l’abbinamento dei vari biglietti della lotteria a ciascuna canzone, il biglietto abbinato alla canzone vincitrice otteneva il primo premia e così via. Insomma una cosa che più “nazional-popolare” non si può e nella quale la vittoria di una delle napoletane era cosa più che scontata.
Fra iu cantanti molti erano star internazionali, come Neil Sedaka, Cateriva Valente, Norma Beguell. Mosca, invece, era rappresentata da un giovane tenore totalmente sconosciuto in Italia, tal Anatoli Solovianenko che cantava “Serate a Mosca” e che tutti pensavano destinato a rapida eliminazione. Invece, sorpresa, le cartoline-voto iniziarono a piovere sul russo (in realtà ucraino). Alla fine, si classificherà terzo con 180.190 voti contro i 780.104 di “O sole mio” ed i 201.017 di “non ho l’età” cantata dalla Cinquetti. Molti italiani se ne ricorderanno. Quello che, invece, è meno noto è che intorno alla vicenda nacque un caso politico. Ce lo rivela una ingiallita velina del 12 dicembre 1964, dellUfficio Affari Riservati del Viminale, su cui spicca il timbro “data copia al Ministro” a dire della rilevanza delle informazioni:
<< …L’imprevista affermazione del cantante russo Solofanenko (sic) non è frutto del caso o del gradimento ottenuto dal cantante prsso gli italiani, ma di una precisa manovra del Pci che ha ordinato alle sue sezioni di fare incetta di cartoline. I dirigenti comunisti, infatti, si riproporrebbero un grosso colpo propagandistico: data per scontata la vittoria di un cantante italiano, l’obbiettivo sarebbe quello di piazzare il sovietico al secondo posto, farlo arrivare primo fra gli stranieri e umiliare il cantante americano e dimostrare che fra gli italiani crescono le simpatie per il loro campo…>>
 ''Canzonissima'',del 1959 con Delia Scala, PaoloPanelli e Nino Manfredi.
Il confidente sottolinea come la gran parte dei voti a Solovianenko provenisse da Emilia e Toscana e concludeva dicendo che, senza adeguate contromisure, il Pci avrebbe certamente raggiunto il suo scopo. Perfidia dei comunisti! Solo un anno e mezzo prima avevano avuto 1 milione di voti in più alle politiche e, poche settimane dopo, il loro appoggio risulterò determinante per l’elezione di Saragat al Quirinale. Ma che ora volessero vincere anche Canzonissima sembrava davvero troppo. La fase politica si presentava difficile ed incerta, sia dentro che fuori Italia: ad agosto era morto Togliatti e, ad ottobre, era caduto Kruscev, è assai dubbio che qualche dirigente possa davvero aver avuto una pensata così estemporanea. E ci sembra altrettanto improbabile che il dottor Savino Figurati, uomo intelligente e poliziotto di razza, all’epoca responsabile dello Uaarr, possa aver preso davvero sul serio qull’informativa. Ma, allora, come mai la inviò al Ministro? Priprio in quei mesi, lo Uaarr decideva di istituire la sua V sezione incaricata ddi seguire la penetrazione comunista negli ambienti della cultura, della scienza, dello spettacolo e dello sport: bisognava pur dimostrare che non erano solo i cugini del Sifar a darsi da fare su quel terreno e che qualcosa stava facendo anche lo Uaarr!
Aldo Giannuli, L’Unità 02/09/08
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