Aldo Giannuli
Ivan Giovi

Ivan Giovi

Ivan Giovi, classe 1994, laureato in Economia e Management alla Statale di Milano e Laureando magistrale all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano in Economia e politiche del settore pubblico. Laureato in triennale con una tesi di politica economica sul Divorzio tra Tesoro e Banca d’Italia; collabora con il sito di Aldo Giannuli dal luglio 2017.

Commenti (5)

  • Angelo Amoroso d'Aragona

    |

    Sono commosso! Finalmente la conferma da parte di “uno che ne capisce” di quello che ho sempre pensato dopo aver letto con entusiasmo “Teorie dei sentimenti morali” di cui basterebbe l’incipit a negare l’interpretazione volgare di A.S..Nello stesso testo, ma non saprei indicare il punto, si dice che ci sono casi in cui si può utilizzare un intervento pubblico per riequilibrare le ricchezze. Spesso A.S. sostiene che la ricchezza dei pochi, la diseguaglianza, torna utile più di una uguaglianza mortificante dell’iniziativa e quindi alla lunga creatrice di povertà, perché chi è ricco dovrà pur godersi la vita e così dare lavoro agli altri. Se applicassimo questo principio oggi, potremmo capire la necessità di correggere la sua “naturalità” non più sufficiente per la natura globale e finanziaria dei capitali, per esempio, o per una concentrazione così alta di ricchezze patrimoniali da non potersi credere che si possano tradurre in lavoro per gli altri. Spero di non aver detto sciocchezze.

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  • Gaz

    |

    La mano sarebbe invisibile perchè Provvidenzialmente Divina, non spiegabile in termini analitici, ma (secondo me) A. S. aveva più che il sospetto che finisse nelle tasche dei masters.
    Diversi corsi di economia non prevedono l’esame di Storia del Pensiero Economico, quindi non si può pretendere molto.
    Se devo però scegliere un classico che mi parli, preferisco Antonio Genovesi.

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  • Gaz

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    Bel pezzo.

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  • Lorenzo

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    Un saggio istruttivo.

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  • Tommaso Coen

    |

    Ogni volta che leggo un articolo di questo tipo ho l’impressione che qualcosa mi stia sfuggendo, per cui faccio una domanda per capire se capisco bene il punto o se il problema e’ che parliamo lingue diverse.

    Per come lo leggo io, l’articolo cerca di passare l’idea che quanto oggi e’ economia “mainstream” soffre di un allontanamento dai classici, ai quali in qualche maniera bisognerebbe tornare, e vive schiava di stupide e rozze semplificazioni che si possono riassumere nella figura dell’uomo economico.

    Prendo ad esempio il seguente tratto:
    ”Purtroppo, chi cita Adam Smith non lo ha mai letto, […] non conosce l’esistenza di un libro […] dove egli stesso considera nelle sue tesi l’uomo come individualista (ciascuno conosce meglio degli altri i propri interessi) ma inserito all’interno della società e alla ricerca di approvazione e rispetto altrui a differenza della concezione neoclassica di un homo oeconomicus perfettamente razionale e perfettamente egoista.”

    Esercizio/Gioco: trovare al seguente link quanti degli articoli in bibliografia provengano dalle piu’ importanti riviste di economia (American Economic Review, Econometrica, Quarterly Journal of Economics, Games and Economic Behavior, Journal of Economic Theory), dato che non saprei come altro definire cosa sia oggi il mainstream economico.

    https://plato.stanford.edu/entries/social-norms/

    Notare che gli articoli vanno indietro fino agli anni settanta, non si tratta solo di sviluppi recenti e minoritari… ci sono premi Nobel tra gli autori!

    Chiaramente questi sono solo alcuni esempi, la letteratura e’ parecchio piu’ vasta, se fosse utile posso postare diversi riferimenti.

    Come si accorda questo con quanto scritto sopra secondo l’autore?

    Grazie,
    Tommaso

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