Aldo Giannuli
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Commenti (6)

  • David Cardillo

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    Professor Giannuli, le confesso che questo suo articolo mi ha emozionato. Pur avendo trent’anni meno di Lei, riesco a comprendere il suo stato d’animo di fronteggiare al venir meno di un mondo di Alta levatura culturale e artistica che non viene rimpiazzata da una generazione all’altezza. Di cose da dire ce ne sarebbero troppe, per cui mi fermo qui sulle note di una canzone immortale di Bruno Martino: “Estate, sei calda come il bacio che ho perduto……”.

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    • Tenerone Dolcissimo

      |

      Io, purtroppo, di anni meno del buon Giannuli ne ho pochissimi e, quindi, sono suo coetaneo. Il suo articolo conseguentemente mi ha fatto rivivere emozioni ben conosciute e mi ha fatto male al cuore

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  • Gaz

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    Gli chansonnier sono legati al disco in vinile come media.
    Oggi i media sono altri.

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  • Lorenzo

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    Che bell’articolo.

    Io credo che testi interessanti la musica italiana sia in grado di crearne ancora oggi (pensiamo a Mengoni o a qualcosa di Irama), ma che la vastità e i ritmi del mercato siano tali da scoraggiarne tanto l’apprezzamento autentico quanto la diffusione in qualità fenomeni di costume come avveniva negli anni Settanta. Il che a sua volta dissuade i cantautori dal provare a scriverne. Tutto diventa una girandola di innovazione continua e di superficialità.

    E’ un fenomeno che non è limitato alla discografia ma si estende a ogni ambito, a partire dall’editoria. Oggi la Fenomenologia dello spirito, Così parlò Zarathustra ma in fondo anche il Capitale di Marx rimarrebbero pubblicazioni specialistiche lette (a metà o per un quarto) da poche decine di addetti ai lavori.

    Come insegnava Tocqueville un’epoca di masse e di demo(pluto)crazia non è compatibile coll’arte e la profondità del sentire.

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  • Herr lampe

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    E infatti secondo me sbaglia. Se penso a Bob Dylan, a Springsteen, o persino ai Pearl Jam e altri, la profondità di cui lei parla io l’ho sentita.
    Ma l’articolo mi è piaciuto lo stesso.

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