Aldo Giannuli
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Commenti (4)

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    Enrico Olivetti

    |

    Bravo professore, belle parole. Non si sarebbe potuto esprimere meglio il cordoglio per perdita di questo grande compagno.

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    Paolo Selmi

    |

    Professore buongiorno e grazie mille per questo ricordo,
    oltre che per la segnalazione del libro che penso chiederò alla biblioteca del mio paese di acquistare (anzi, per favore potresti segnalarlo nella prossima puntata della rubrica delle letture consigliate così da rintracciarlo subito quando sarà il momento di fare l’ordine?)
    Grazie per questo ricordo anche perché della manifestazione in piazza Duomo il giorno di Natale, nella mia ignoranza, non sapevo nulla. Ho trovato questo intervento di Carlo Ghezzi proprio su quella manifestazione, riportato integralmente su un sito semisconosciuto che ho scoperto stamattina. Il Sacchi andava in piazza con 39 di febbre e un pneuma toracico che gli resterà di ricordo, ma la manifestazione ebbe un fortissimo significato e successo non solo dal punto di vista della riuscita della stessa, ma delle implicazioni politiche e sindacali a venire:
    “Il 1960 si conclude con l’immensa manifestazione del giorno di Natale che raduna in Piazza Duomo 100.000 lavoratori accompagnati dai propri famigliari. Sandro Antoniazzi ci dirà del dibattito interno alla Fim, alla Cisl e al mondo cattolico dopo che da parte di Cisl erano partiti pronunciamenti contrari all’idea di manifestare proprio il 25 di dicembre. Giudizi di contrarietà esplicitati addirittura in un volantino. A differenza dei suoi dirigenti milanesi il segretario nazionale della Fim Franco Volontè non è noto come uomo animato da inclinazioni unitarie. La Uilm e la Uil confederale mantengono sulla manifestazione al Duomo un rigoroso silenzio. Ad onor di verità anche nella Cgil la discussione non è facile, sia Luciano Lama, per conto della segreteria nazionale della Fiom e della Cgil, sia i massimi dirigenti del Pci e del Psi milanese si mostrano decisamente contrari ad avallare la scelta di manifestare in Piazza Duomo il giorno di Natale. Temono di urtare eccessivamente la sensibilità dei credenti, temono di guastare l’atmosfera particolare che in quella giornata si crea in moltissime famiglie popolari, temono un boomerang che invece di allargare le alleanze avvii una lunga fase di polemiche e di divisioni. Ma le loro titubanze che Lama, come era uso fare non vuole nasconde in alcun modo e che difende con energia e determinazione, vengono clamorosamente travolte dalle spinte degli attivisti sindacali di fabbrica nel corso di una riunione della Fiom milanese che si tiene nel salone Di Vittorio colmo all’inverosimile. Si scatenano a sostegno della manifestazione diversi militanti di base, tra i più determinati vi sono Guido Cremascoli e Temistocle Arazzini, del Tecnomasio Italiano Brown Boeri, i due vengono rapidamente affiancati da quelli di altre grandi fabbriche sintonizzati sulla stessa lunghezza d’onda. Sono ovviamente spalleggiati dal gruppo dirigente della Fiom milanese magistralmente guidato in quegli anni da Giuseppe Sacchi che sin dall’estate aveva ipotizzato quell’impegnativo appuntamento e che nel corso della infuocata riunione decide, giudiziosamente e maliziosamente al tempo stesso, di non prendere la parola. Lama, un dirigente che ha sempre saputo ascoltare con attenzione e con rispetto il sentire dei lavoratori, decide alla fine riunione di prendere atto degli orientamenti che si sono espressi, di fare propria la proposta e di sostenere la manifestazione che viene indetta. L’evento desta non poca sorpresa, molti strilli e qualche scandalo nella borghesia milanese e sui suoi giornali. Il 24 dicembre la segreteria della Cgil guidata da Agostino Novella e da Ferdinando Santi viene a Milano e si incontra con la segreteria nazionale della Fiom e le esprime la propria piena solidarietà. La mattina del 25 di dicembre con Luciano Lama, Giuseppe Sacchi e i segretari della Cgil Ferdinando Santi e Vittorio Foa puntualmente presenti in Piazza Duomo, non solo non si registra tensione alcuna ma i manifestanti e le loro famiglie raccolgono ampie e diffuse simpatie culminate con la positiva sorpresa del saluto accoratamente pronunciato durante l’omelia della Messa solenne che il cardinale Giovanni Battista Montini, il futuro Papa Paolo VI, rivolge ai lavoratori riuniti sul piazzale che si battono per il rinnovo contrattuale e per una maggior giustizia sociale.

    Giuseppe Sacchi, raggiante, è in piazza nonostante un febbrone a 39 gradi e nonostante il tassativo divieto del medico, la sua trasgressione gli procurerà un fastidioso pneuma toracico. A seguito di quella lotta altre centinaia di accordi aziendali sono siglati in fabbrica dalle singole direzioni aziendali. Gradualmente da quegli avvenimenti nei sindacati si va ponendo fine alla vecchia parola d’ordine “marciare divisi per colpire uniti” che viene sostituite dalla nuova parola d’ordine che afferma “uniti si vince”. La riscossa operaia acquisisce maggior visibilità e sempre maggior consistenza e l’unità d’azione è crescentemente praticata. Nel 1962 i comizi unitari di Bruno Trentin, il nuovo segretario nazionale della Fiom, e di Pierre Carniti che si tengono al Velodromo Vigorelli diventano l’emblema di una stagione sindacale nuova. Insieme alla piattaforma varata unitariamente per il contratto del 1963 danno corpo alla fase che prepara l’esplosione dell’autunno caldo, le grandi conquiste sindacali del ’68 e del ‘69, l’approvazione dello Statuto dei Lavoratori, il superamento delle gabbie salariali e le grandi battaglie per le riforme che avvieranno negli anni ’70 la costruzione di un sistema di welfare universale e solidale. L’autunno caldo non dunque è un fiore sbocciato improvvisamente dal nulla. Senza le lotte degli elettromeccanici e il Natale in Piazza Duomo, senza la lunga e lenta maturazione della riscossa operaia, senza la tenace iniziativa di contrattazione in azienda, senza l’unità d’azione tra lavoratori di diverse culture e storie come tra i tre sindacati non si sarebbe sviluppato quel grandioso movimento di lotta e non si sarebbero gettati quei semi che hanno cambiato nel profondo la società italiana portandola a tante conquiste sindacali ma anche civili (dalla legge sul divorzio e sull’aborto alla legge sulla parità uomo-donna e quella sul diritto di famiglia, alla definizione di un più avanzato sistema di protezioni sociali), non si sarebbe avviato un ciclo di lotte che sarebbe durato a lungo, fino alla sconfitta subita dalla Flm alla Fiat nel 1980.”
    https://sites.google.com/site/sentileranechecantano/schede/atti-di-convegni/1960
    Sito, peraltro, che penso saccheggerò amabilmente, finché resta online.

    Grazie ancora
    e
    un caro saluto.
    Paolo

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    Claudio SINZU

    |

    Credo che, in questi giorni tristissimi, cantare la storia quest’uomo, magari romanzata, possa servire ad alimentare il fuoco della passione civile, indurci a conoscere e agire di conseguenza.
    [Versione corretta. Almeno lo spero.]

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    Amedeo

    |

    Si dice che chi ha compagni non muoia: speriamo di essere compagni degni di raccogliere questo testimone.

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