Aldo Giannuli
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Commenti (12)

  • Kos Tedde

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    Al netto dell’esposizione mediatica gigantesca che sta avendo questa notizia (nienete di altrettanto importante?), in termini generali ha naturalmente ragione, ma poi bisognerebbe entrare nei particolari di come funziona o non funziona la macchina pubblica che mi sembra che lei consideri “neutrale”, cioè da una parte c’è la macchina dall’altra i dipendenti. Ma non è così in nessuna organizzazione. E il provvedimento disciplinare che lei invoca non “fa sistema”. Le posto questo intervento che mi sembrea molto circostanziato. Grazie https://www.facebook.com/turi.comito/posts/10204556989038650:0

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  • Van_lep

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    Caro Giannuli, fermo restando che un dipendente pubblico deve fare il suo lavoro, il problema va trattato con lucidità, misurando i problemi. A questo proposito, non è vero che l’Italia ha tanti dipendenti pubblici (neanche la Grecia ne ha tanti):
    http://leprechaun.altervista.org/sole24ore.php
    Questo, quanto al numero. Resta il problema dell’efficienza, che a mio avviso è terribilmente bassa ma non per “i fannulloni”.
    Ricordo cosa diceva in proposito anni fa Rino Formica: era stato il giovane Andreotti (incaricato da De Gasperi di de-fascistizzare la PA) a spezzettare la responsabilità della PA con acribia scientifica. Questo per limitarne al massimo il potere.
    E infatti questo è un aspetto che salta agli occhi confrontando la natura dei rapporti che si hanno con la PA italiana, e ad esempio con quella Francese. In Italia non c’è mai nessuno che governa per intero il tuo problema, sempre solo una parte. In Francia non è mai così, e il funzionario ha poteri inconcepibili in Italia, quale quello di cancellarti istantaneamente un’imposta non dovuta, o rimborsarti seduta stante (con un assegno) una ammenda non dovuta. E basta ricordare la vicenda Shalabayeva.
    Direi che forse queste sono le cose importanti. Gli assenteisti sono sì un problema, ma non IL problema. Ed è a mio avviso piuttosto evidente che che questa elezione di un problema secondario al rango di protagonista serve come cortina fumogena.
    Non è l’unico caso. Anche per l’evasione fiscale si può dire lo stesso. Anni di subdola persuasione hanno fatto sì che gli italiani (inclusi dirigenti dell’Agenzia delle Entrate) ritengano che il grosso del differenziale di evasione che abbiamo rispetto a paesi consimili sia fatto di “tanti che evadono poco”. L’idraulico che non fa la fattura (cose che succedono regolarmente anche in Francia o Germania), insomma.
    Ma non è così (e chi deve sapere lo sa benissimo): l’evasione è fatta da pochi che evadono tanto. Più della metà del volume d’affari dell’edilizia è al nero, come ti dice chiunque sia nel settore, e come mostra anche una sommaria analisi dei fatturati (ridicoli, al di sotto dei limiti di sopravvivenza) delle imprese di costruzione.
    E questo perché l’Itala è l’unico tra paesi consimili dove manca una legge sul regime dei suoli, quella che tentò di fare Fiorentino Sullo e che per questo fu silurato dai peones della DC, perché avrebbe significato la fine delle mazzette per aggiustare i piani particolareggiati. E lo fu con un metodo ignobile: era gay, e andarono a dirlo alla moglie, che era una “timorata di dio”.

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  • grandavide

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    mah io credo che la colpa sia del dirigente: i suoi sottoposti non sono riusciti ad essere organizzati in modo decente perchè le ferie sono state gestite senza il benchèminimo buonsenso. e per giunta in un periodo critico dell’anno. e uno che deve organizzare del personale e non riesce a farlo non è evidentemente tagliato per questo tipo di lavori. ma in questo periodo storico le colpe vengono sempre spiattellate verso il basso, senza che il dirigente si sia assuma la benchèmimima responsabilità. e purtroppo personaggi come berlusconi, grillo e renzi hanno sdoganato questo modo di pensare a livello di massa, ed èuna cosa che trovo alquanto pericolosa.
    ovviamente non voglio difendere i vigili nè i loro sindacati, specie quelli di roma le cui indagini in corso potrebbero fare scaturire ulteriori marciumi. ma, se tanto mi dà tanto, quando si considera il putridume di un detrminato settore del pubblico impiego, la relativa dirigenza non potrà che essere peggio.

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  • Gerardo

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    In effetti, come dice Kos Tedde, anche la PA è un sistema formato da persone, individui, con caratteristiche molto diverse da gruppo a gruppo. In generale, mi pare di capire che molto dipenda dai dirigenti, e in base al taglio che danno al loro operato, in termini di motivazione, esigenze, aspettative e controlli, determinano l’indirizzo del gruppo.

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  • Caruto

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    Sono molto d’accordo con l’intervento di Aldo Giannuli.

    Cerchero’ di dirlo in maniera educata: c’e’ il pericolo di una inculata gigantesca (avete visto quello che e’ successo in Grecia?) ed ogni posizione leggermente sulla difensiva su un argomento come quello del pubblico impiego e’ come napalm lanciato nella giungla.

    A tutti, compresi i dipendenti pubblici onesti che lavorano, ai sindacalisti in buona fede, ai cittadini che vanno a chiedere un ceritificato o un’autorizzazione, conviene che si metta mano alla macchina amministrativa il prima possibile licenziando i disonesti che prendono le stecche dai privati per fare il loro lavoro, che si mettono in malattia in maniera sconsiderata, o che semplicemente stanno li’ a contemplare il soffitto.

    La situazione romana rischia di produrre effetti a catena poco piacevoli.

    Siamo sicuri che i vigili abbiano agito da fannulloni?

    Penso che sia stata attuata un’azione per mettere in diffcolta’ Marino (al netto della sua capacita’ o incapacita’).

    La scelta peggiore sarebbe quella di stare sulla difensiva discettando sui numeri dei malati, di quelli in ferie, dei donatori.

    Una sinistra intelligente coglierebbe la palla al balzo per proporre e cercare di fare approvare misure equilibrate, intelligenti, di efficienza e risparmio, salvaguardando, per quanto possibile, la qualita’ del servizio ed i diritti dei lavoratori della pubblica amministrazione.

    Ho detto: “sinistra intelligente”. Scusate, stavo sognando; saranno stati i postumi dello spumante di Capodanno.

    Auguri!

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  • ilBuonPeppe

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    D’accordo su tutto, ma…
    “chiedere sanzioni disciplinari contro chi non lavora è una posizione di sinistra”
    Proprio no.
    Chiedere sanzioni disciplinari contro chi non lavora non è di sinistra né di destra: è semplice responsabilità, è civiltà.

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  • alberto

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    il discorso del professore è molto condivisibile.
    io lavoro come pompiere e non posso non rilevare come in questo settore la pletora (una pletora, non tutti) di dirigenti siano una inutilità assoluta, sia come capacità organizzativa, vedi la clamorosa e recente odissea dei colleghi brindisini durante la vicenda northern atlantic, sia come partecipazione attiva nella vita lavorativa del personale operativo; sembra che essi vivano su un altro pianeta!!
    certo non è così per tutti, ma non è così per tutti nemmeno per i lavoratori pubblici.
    eppoi non parliamo dei sindacati,cgil, cisl uil etc. etc. sempre attaccati al culo dei dirigenti, sempre pronti a mistificare l’assenteismo vero o presunto, ma in sostanza poi ad ammetterlo tacitamente quando c’è da difendere i propri iscritti.
    un inciso:
    se i vv.uu. si sono presi il permesso per l’avis, qualcuno glielo avrà concesso, o no? da noi vvf, per esempio, è consentito per contratto avere il permesso per l’avis durante l’orario di lavoro, anche se l’articolazione del nostro orario è: 12 diurno, 24 riposo, 12 notturno e 48 riposo.
    secondo cosa: se i vv.uu. si sono messi in mutua qualche medico gliela avrà pur data la malattia, o no?
    terza cosa: se tutti si sono messi in mutua o in permesso avis proprio il 31 ci sarà o no qualcosa nell’organizzazione del servizio che non va, o no?
    nei vvf non è mai successo, per esempio.

    infine: renzi deve tacere sempre e soprattutto tacere quando si parla di assenteismo, lui che assenteista al comune di firenze lo è stato qualsi sempre.
    abbiamo un pcm che dire vergognoso è dire poco.

    saluti

    alberto

    ps.
    per chi sà: non sono un iscritto a usb ( lo sono stato) e nemmeno conapo ( per inciso…..).

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  • Roberto B.

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    Caro Giannuli, nel pubblico così come nel grande privato, capi e capetti distribuiscono il lavoro non secondo meriti o capacità, ma secondo la “fedeltà” del collaboratore, in linea con il generale comportamento (politico e non) in questo disgraziato Paese.
    Conseguenza: ai più leccapiedi (o più sponsorizzati, secondo i casi), toccano i lavori e gli incarichi più interessanti e di prestigio e non sempre capitano a chi ha le capacità per svolgerli davvero al meglio, comunque spesso peggio di chi viene escluso per insufficiente “affidabilità”.
    Anche per fargli fare una rapida carriera.
    C’è poi un’altro fenomeno tipico, di cui nessuno parla mai, ma che nei miei quasi 40 anni di lavoro in aziende IRI (del parastato, quindi) ho visto accadere centinaia di volte.
    Se l’incarico (o il progetto) che deve essere assegnato NON DEVE andare a buon fine (per i motivi più vari che non importa approfondire), il capo o capetto si guarda bene dall’assegnarlo a chi ha dimostrato di avere ottime capacità.
    Se invece si tratta di qualcosa di importante che DEVE essere fatta, magari anche solo per compiacere il supercapo, data la scarsità di “cocchi” con grandi capacità che non siano già oberati di lavoro, viene assegnato a “l’unto dal signore”, con l’accortezza di assegnargli anche il collaboratore veramente capace, a garanzia della riuscita.
    Alla fine, il collaboratore avrà fatto il lavoro, ma i meriti (e i premi, quando è possibile distribuirli) andranno all’unto; con il tempo i capaci e meritevoli vengono progressivamente emarginati, o perchè si ribellano, o perchè perdono interesse e finiscono per lavorare poco e male anche loro, o per entrambe i motivi.
    Questi tristi comportamenti subiti e prolungati nel tempo tagliano gambe e voglia di lavorare a qualsiasi persona.
    Per finire, mi perdoni ma l’immagine dell’impiegato con le pratiche che giacciono inevase nel cassetto è un po’ datata e rimanda al Monsù Travet del secolo passato, ma nulla ha a che vedere con l’organizzazione e le modalità di lavoro dei nostri giorni.

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  • Gherardo Maffei

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    Facciamo chiarezza, scendiamo dall’astratto al concreto: a Milano ci sono la metà di vigili urbani che ci sono a Roma, ebbene costoro sanzionano gli automobilisti indisciplinati, il doppio dei colleghi capitolini. Gli assenteisti di capodanno, che hanno indignato su comando l’opinione pubblica, non a caso sono ubicati in maggioranza oltre che a Roma a Napoli e Palermo e Bari.Diciamo la verità è la mentalità “levantina” tipica delle popolazioni del sud della penisola, che sputtana la grande maggioranza dei dipendenti pubblici, a Napoli si dice :”chiagni e fotti”.Affermare poi che licenziare i disonesti della PA è cosa di sinistra, mi ricorda il ragionier Ugo Fantozzi, il quale costretto, dal compagno sindacalista rigorosamente di sinistra ( con tanto di eskimo e sciarpa rossa d’ordinanza) a subirsi per l’ennesima volta il film la “Corazzata Potionkim” uscirne con la frase liberatoria “é una cagata pazzesca!”.

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