Aldo Giannuli
Lamberto Aliberti

Lamberto Aliberti

Lamberto Aliberti, già Ceo della Maspa Italia, società leader nella system dynamics, è da sempre impegnato anche nel campo della formazione. Da alcuni anni coordina il gruppo Dext,Designing Models for Economics and Politics.

Commenti (9)

  • giandavide

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    consiglio innanzitutto di scrivere meglio. dato che, nonostante si dicano solo cose che nel 2014 sono trite e ritrite, le si dicono in modo poco chiaro.
    per il resto, dietro questa pretesa assenza di ideologie, ci vedo una non troppo velata ideologia conservatrice che struttura tutto il pensiero. insomma vai avanti così, tutto ciò che può far male al m5s è da me benedetto.

    • WOWO

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      tutto ciò che può far male al m5s è da me benedetto.

      Che analisi politica spassionata e super partes per un articolo dove il m5s non c’entra niente.
      Si vede che ne sei ossessionato direi in maniera patologica,consiglierei di prendere un respiro forte e guardarsi allo specchio perché credo che il problema non sia fuori,nel mondo ma di fronte.
      Come direbbe Fantozzi : Come è umano lei : )

    • foriato

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      Come spagnolo appena monolingue devo dire che ha ragione giandavide, il post si legge “con estrema difficoltà, anche se abbiamo fatto il possibile”. Invece, malgrado certa austerità espressiva di don Lamberto, o forse per quella, si capisce benissimo il discorso dei concorrenti, Grecia: “Santa Rita lo que se da no se quita”, intanto L’UE: “donde pago, cago”.
      Dunque, il consiglio di curare lo stile è buono, ma forse è meglio così…

  • leprechaun

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    Molte cose da dire. Con “austerity” in tutto il mondo si intende il taglio della spesa pubblica. Con “svalutazione interna”, quella in atto in modo drammatico in Grecia ma dovunque in eurozona (inclusa la Germania), il calo dei salari per recuperare “competitività” (verso l’estero).
    Il problema del debito pubblico è un falso problema. Il vero problema è quello qui solo accennato: il deficit delle partite correnti, perché comporta un effetto negativo sul PIL (basta guardare la cosiddetta “identità keynesiana”) e comporta che dal paese esce più valuta di quanto ne entri. Quindi, prima o poi, si va a debito.
    E’ questo il problema, santa polenta! Leggetevi Flassbeck, Krugman, H.Werner Sinn, chiunque.
    E alla Grecia è stata consegnata una moneta con un potere d’acquisto in europa eccessivo, il che ha spinto l’import, e depresso l’export (il turismo è export, ma anche la marineria).
    L’introduzione dell’euro ha provocato l’assalto della Grande distribuzione, che ha alterato la distribuzione Greca con un rialzo spaventoso dei prezzi (superiore a quelli praticati nel resto dell’europa), ha alterato il mercato immobiliare portando i prezzi di Salonicco a livello di quelli di Milano.
    L’austerity non è mai una risposta valida, perché risponde ad una domanda sbagliata: quella sul debito pubblico, che da noi è un grave problema solo perché abbiamo la moneta unica, non possiamo controllare i movimenti di capitale, e non abbiamo una banca centrale (la BCE non lo è, anche se ora farà finta di esserlo col QE).
    In Italia abbiamo rinunciato ad avere una Banca centrale nel 1981, e guardate dov’è finito il debito pubblico. In Spagna l’hanno fatto un nanosecondo prima di entrare nell’euro, e guardate a quale livello era il suo debito pubblico.
    Il problema è la crescita, non il debito pubblico.

  • Leopold Bloom

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    Mi sembra normale che un articolo di questo genere sia di più difficile lettura rispetto ad un articolo ‘discorsivo’. Tuttavia, la difficoltà di lettura viene a mio parere ripagata da un’analisi che si basa sui numeri, troppo spesso dimenticati a mio modo di vedere.

    Ritengo utile e costruttivo trovare in un articolo la citazione delle fonti, le metodologie, i documenti di confronto ed un’esposizione chiara dei risultati ottenuti e per questo il Dr. Aliberti ha il mio plauso.

    Anche perchè ciò diventa un bel punto di partenza per chi voglia approfondire da sé certi argomenti. Se guardiamo ad esempio il PIL italiano a valori reali concatenati al 2005, così come viene fatto per quello greco nell’articolo, nel 2013 questo è tornato al livello del 1999. Ancora peggio della Grecia. Anche l’Italia ha avuto la sua bella dose di austerity ma non mi sembra si possano paragonare le misure da noi adottate con quelle imposte alla Grecia, tantomeno le conseguenze sociali.

    L’austerity è un rimedio che può essere più o meno sbagliato, anche a seconda di come viene applicata. Tuttavia rimane pur sempre un rimedio, è possibile trovarne di certo altri, ma sarebbe sbagliato confonderla con quella che è la malattia. Ed il debito, anche perchè oggi non è più gestibile dalle valute nazionali come una volta, mi sembra un problema che l’Europa dovrà seriamente affrontare.
    Uscire dall’Euro? Potrebbe essere, sempre di rimedio trattasi. Siamo però certi che le conseguenze per un paese sarebbero inferiori a quelle di un trattamento austerity? Su questo ho qualche dubbio.

    • Roberto B.

      |

      Cosa succederà se invece dei Paesi deboli ad uscire dall’Euro saranno i nordisti, emettendo un nuovo Euro (che per comodità chiamerò “Euronord”)? Al quale naturalmente potranno aderire solo quei Paesi approvati dalla Germania (e in sottordine, dalla Francia).
      Lasciandoci tranquillamente con il cerino acceso in mano: proviamo ad immaginare questo di scenario.
      – Escluderei il mantenimento dell’Euro sostenuto solo dai PIGS; infatti, che valore potrebbe avere senza le economie più forti?
      – rimarrebbe solo da fare una corsa disperata alle rispettive monete di origine, ma con un cambio massimamente penalizzato: dalla debolezza economica dei Paesi coinvolti, dalla fretta di concludere l’operazione e, ovviamente, dalla presenza del nuovo Euronord. E l’esclusione dei PIGS dalla nuova moneta, equivarrebbe ad un declassamento al cui confronto quello delle agenzie di rating sarebbe una bazzecola.

  • gio to

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    La situazione della Grecia è analoga(in modo estremamente peggiorativo)a quella di tutti i paesi mediterranei della UE.E’ necessaria sia una drastica politica d austerity e di tagli alle spese sia una massiccia iniezione di investimenti produttivi . Poichè la coperta è corta e non permette le due medicine contemporaneamente ,ritengo che se l’Europa non diventerà una vera comunità solidale in cui i paesi + forti provvederanno agli investimenti nei paesi + deboli, con la miope politica mercantilistica attuale essa non durerà a lungo . Quando ci fu l’unificazione della Germania un grande statista come Kohl investi miliardi di marchi nella ex DDR senza pensare alle contropartite. Frau Merkel che come ex cittadina di quello stato, ne ha largamente beneficiato, dovrebbe ricordarselo,

  • Andrea T

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    “Un paese, come un privato, non può andare avanti per molto tempo spendendo (uscite) più di quanto guadagni (ricavi) e chiedendo soldi a destra e a manca per sopravvivere. In casi del genere viene sempre l’ora di darsi un freno, cioè l’ora dell’austerity, ma occorre farlo con una scelta oculata dei fattori su cui intervenire e con un occhio molto attento alla catena di effetti e retroazioni che si mettono in moto. Che rendono indispensabile il ricorso a un modello dinamico. Lo è per le imprese più avanzate. Perché non deve esserlo per uno stato? La dimostrazione è iniziata qui, ma contiamo di andare ancora più a fondo nelle prossime puntate.”

    Questa conclusione finale – con la solita fallace identità Stato=azienda privata – tradisce l’inconsistenza del modello teorico adottato per giungere alle conclusioni.

    L’unica affermazione condivisibile è che “l’austerity, nelle sue diverse forme, non funzioni mai non ci sentiamo assolutamente di affermarlo”. L’austerity (intesa come politica fiscale restrittiva) funziona probabilmente quando c’è un tasso d’inflazione a doppia cifra: in altre parole in una situazione drammaticamente dioversa da quella attuale (deflazione).

  • bruna

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    concordo con gio to . La risoluzione dei problemi della Grecia e degli altri paesi in difficoltà in ambito UE avverrà solo con una politica lungimirante dei paesi forti, ovviamente a fronte di politiche di austerità ed eliminazione degli sprechi da parte dei paesi deboli. In caso contrario l’UE si dissolverà e ciascuno andrà per la sua strada. tragica eventualità per tutti noi.

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