Aldo Giannuli
Steven Forti

Steven Forti

Steven Forti, ricercatore presso l’Instituto de Historia Contemporanea dell’Universidade Nova de Lisboa e presso il CEFID dell’Universitat Autònoma de Barcelona. Collabora in Italia e in Spagna con riviste di storia contemporanea (Spagna Contemporanea, Storicamente, E-Review, Segle XX, Historia, Trabajo y Sociedad) e con giornali e riviste di informazione (Il Corriere del Trentino, A. Rivista anarchica, Atlántica XXII, Galde, Directa). Da oltre tre anni è autore e speaker di Zibaldone, programma in italiano della barcellonese Radio Contrabanda (http://zibaldone.contrabanda.org) ed è il fondatore, insieme a Sergio Secondiano Sacchi, dell’associazione Cose di Amilcare, la “costola” catalana del Club Tenco di Sanremo (www.cosediamilcare.eu). Lo trovate su twitter come @StevenForti

Commenti (18)

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    leopoldo

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    nella seconda puntata ci sono i chiarimenti su cosa fare se vincono, restano in U€? Quale moneta adotteranno?

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    marco t

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    Buongiorno Prof. Giannuli,

    l’articolo è impeccabile per quel che riguarda l’analisi delle cause della nuova ventata di autonomismo in Catalogna. Come giudizio io rimango sempre perplesso su autonomismi, regionalismi e secessionismi: sono un falso problema e non vedo motivo di simpatizzare per ideali del genere. Non è che “me ne vado allora tutto migliora”. La soluzione ai disastri che ha fatto la crisi economica è sociale, e una lotta sociale può e deve essere fatta da tutti gli spagnoli (Catalani, Castigliani, Galiziani, Baschi). Poi non è chiaro cosa si voglia ottenere dividendo la Catalogna: se ne vanno anche dalla UE? Restano in Europa e si ciucciano la BCE, le imposizioni della Commissione Europea? Che modello economico avranno, liberista? keynesiano? altro?
    Mi spiace ma non riesco a togliermi dalla mente l’affinità con i leghismi nostrani.
    Saluti,
    Marco

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    SantiNumi

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    @marco t

    Se mi posso permettere, questo è un argomento essenziale.

    Premessa: il diritto all’autodeterminazione dei popoli è pari ai diritti inalienabili della persona. (v. L.Basso)

    Analisi: i secessionismi di matrice “leghista” nascono negli anni ’80, e non è un caso.

    Il neoliberismo hayekiano impazza in tutto il mondo con Reagan, la Thatcher e lo SME (il papà dell’euro): la matrice ideologica, come si può constatare dal paper “The crisis of democracy” della Trilateral Commission (commissione che diresse vari studi da cui nacquero le “veline” che finirono nelle mani nelle varie “P2” d’Europa e non solo) è di tipo “oligarchico”.

    https://en.wikipedia.org/wiki/The_Crisis_of_Democracy

    Le Democrazie, per i reazionari neoliberali, sono viste come fumo negli occhi e, come indicavano le ricette hayekiane stesse, erano sotto naturale tutela degli Stati nazionali.

    Hayek, e di conseguenza i “tecnici” che poi si occuparono di modificare la traiettoria keynesiana/marxiana intrapresa in particolare dalle Democrazie costituzionali, suggeriva quindi di “disperdere” la sovranità degli Stati nazionali.

    Come?

    Primo: tramite la diffusione di ideologie che vedessero la realizzazione della “pace” tramite l’edificazione di superstati di fatto astorici e tecnicamente irrealizzabili: gli USE. Hayek infatti argomentava finemente già dagli anni ’30 per quale motivo il “federalismo interstatale” tra Stati molto eterogenei avrebbe portato alla “dispersione delle sovranità” (cit. “The Road to Serfdom” e “The Economic Conditions of Interstate Federalism”).

    Secondo: tramite la sollecitazione dei fenomeni indipendentisti a causa degli irrisolti conflitti inter-etnici, magari sedati dai trasferimenti e dalla decentralizzazione federale/regionale, di aree omogenee che però sono storicamente integrate economicamente e politicamente con lo Stato nazione.

    L’obiettivo del mondialismo neoliberista non è quindi “l’autodeterminazione dei popoli”, ma la loro negazione.

    La Luxemburg ci ricordava che gli Stati nazionali non nascono a caso: ma sono il prodotto di fenomeni socio-economici che hanno una storia importante.

    Secondo te Catalogna, Scozia, Triveneto, ecc., in caso di “secessione”, si doterebbero di “sovranetà monetaria”?

    Non è un caso che gli indipendentisti veneti siano vicino al Bruno Leoni o che la Lega Nord sia stato il primo partito populista in Italia a reclamare apertamente il neoliberismo. (G. Miglio stesso era profondamente influenzato dall’ordoliberismo germanico, de facto anti-socialista)

    L’obiettivo è, semplicemente, la distruzione degli Stati nazionali, la disgregazione dei popoli che perderanno la propria identità culturale, a partire dalla Lingua, e il loro totale assoggettamento ad una neo-aristocrazia apolide.

    Tutto in nome del cosmopolitismo, della pace, della libertà e dell’autodeterminazione. Slogan di sinistra e politiche di destra.

    Infatti non c’è nessuna resistenza: l’eurozona è un raccapricciante esempio mozzafiato.

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    Germano Germani

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    Invece di blaterare contro l’autodeterminazione dei popoli, diritto inalienabile di tutti i popoli del globo terracqueo, vogliamo prendere atto, che l’Italia è fallita.Rammento per l’ennesima volta ciò che saggiamente sosteneva il principe Metternich, cancelliere austriaco nel 1815, durante il congresso di Vienna:l’Italia non è una nazione,non è un popolo, ma solo una espressione geografica.Cosa hanno in comune gli abitanti della Valle d’Aosta, coi calabresi dell’Aspromonte? Poi ai vari benpensanti ricordo la ex Jugoslavia, che dopo la forzata unificazione sotto il terrore del dittatore Tito, ha finalmente conosciuto, dopo una guerra civile sanguinosa ma liberatrice, un’ epoca di libertà e di prosperità. La verità che la fallimentare Italietta, teme ad esempio l’indipendenza del Veneto, che da oltre un secolo, giace sotto il dominio della mafia romano centrica. Una nazione e un popolo come il Veneto, godrebbe di una civiltà e di un benessere di livello svizzero o austriaco, senza la tirannia sudista. Veneto libero e indipendente come la Catalogna!

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    marco t

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    Buongiorno sig. Germani

    io blatero eccome per almeno tre motivi:

    1) l’autodeterminazione dei popoli è un bel principio ma si basa sulla definizione di popolo. L’Italia è abitata da tanti popoli? Ma anche il Veneto! Qualcuno potrebbe contestare che Belluno ha la sua identità autonoma e chiederne la secessione dal Veneto. Qualche paesotto della provincia di BL potrebbe sostenere di avere avuto una storia particolare e richiederne l’indipendenza. Ed esiste pure un precedente concreto di questo delirio imbecille: in Liguria un comune di 290 abitanti (Seborga) anni fa si era autoproclamato Principato indipendente sulla base di antichi documenti secolari. Ragionando come Lei, l’Italia dovrebbe mutarsi in 8000 staterelli indipendenti, ed eccoci precipitati nel feudalesimo da medioevo. Mica male, come concetto di progresso. Cos’hanno in comune un abitante della Val D’Aosta e uno dell’Aspromonte? Molto più di me e del mio vicino di casa, che pur essendo nati nella stessa città (e temo anche nello stesso quartiere) non abbiamo gli stessi valori, le stesse idee, la stessa opinone del futuro e ci odiamo reciprocamente.
    Per quel che mi riguarda gli Italiani sono un popolo, e non vi può essere nessuna autodeterminazione interna che non ci porti ad una ridicola riedizione del feudalesimo, con tanto di signorotti locali.

    2) questi secessionismi odierni – Catalogna, Scozia – mi stanno tanto più sul piffero quanto più non sono accompagnati da un’idea alternativa di economia e sociale. Cercano di rimanere all’interno di un sistema, quello neoliberista, che prevede che le decisioni sulle sorti economiche dei popoli siano prese né dai popoli né dai politici da loro eletti, ma da organizzazioni internazionali NON-ELETTIVE: parlo di BCE, WTO, FMI, Banca Mondiale e compagnia cantante. Se devi fare la secessione per poi obbedire a bacchetta ad un banchiere che vive a Francoforte o a Washington, è meglio che ti risparmi la fatica. Se questi autonomismi fossero finalizzati a separarsi ANCHE dal sistema globale lo capirei, e magari simpatizzerei, ma siccome non è così deduco che il leghismo sia solo un modo per fuorviare l’opinione pubblica dai propri reali problemi.

    3) il Veneto se fosse indipendente col cavolo che sarebbe un paese ricchissimo, perché resterebbe all’interno di BCE, WTO, FMI, Banca Mondiale e compagnia cantante, quindi le aziende sarebbero stimolate a delocalizzare all’estero non meno di quanto lo siano oggi; non potrebbe gestire la svalutazione competitiva; avrebbe spese oggi non previste quali la difesa (settore notoriamente in perdita); subirebbe la precarizzazione del lavoro, l’abbattimento dei salari e l’immigrazione deregolamentata per il fatto stesso di rimanere nella UE. Di Svizzera ce n’é una sola.

    Saluti,
    Marco

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    Cerberus

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    Il signor Germano Germani(un nome e un “programma”)fa finta di non accorgersi che il veneto giace non sotto il tacco di Roma ma bensi sotto l’egida delle innumerevoli basi n.a.t.o….per la precisazione 19 tra basi e installazioni.L’indipendentismo veneto fa parte di quel programma di “disintegrazione del potere statuale” che tanto fa comodo,e sul quale tanto si è discettato nei salotti atlantici,ai vari kissinger,soros,luttwak e brezinsky vari.Le favolette sull’italietta addirittura riesumando mummie austriache non possono far altro che suscitare ilarita’ e compassione.

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    Germano Germani

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    Signor Marco io ho citato l’esempio eclatante dell’ex Jugoslavia, quello può essere assunto come modello federativo.Mentre lei volutamente lo ignora.Perché non seguirne l’esempio? Mi risparmi il citare i morti che purtroppo ci furono, ma anche l’unificazione dell’Italia, fu realizzata su stermini e saccheggi.Karl Marx sosteneva che la violenza è il lievito della storia. Il Veneto rappresenta effettivamente un popolo e una nazione,con una storia della Serenissima che la esorto studiare. Quello citato da lei è una parodia del federalismo; è solo un becero campanilismo.L’autodeterminazione dei popoli è un principio sancito anche dall’ONU e riconosciuto dalla giurisprudenza internazionale.Numerosi sono i casi di popoli che hanno duramente lottato per tale principio di libertà e di identità.La Germania è un altro esempio di stato federativo che potremmo prendere ad esempio.Concludo replicando a Cerberus, citando l’attualissimo contemporaneo pensiero politico di Gianfranco Miglio,visto che non vuole sentire parlare del Principe Metternich.Il professore Miglio sosteneva ad esempio che le popolazioni del sud Italia, non appartengono alla Mitteleuropa, in quanto in esse la radice etnica nord africana, è all’origine della tipica mentalità levantina, che le contraddistingue.Ma anche un meridionalista convinto come Gaetano Salvemini (che perse undici figli nel terremoto di Messina)riconosceva il carattere “malandrino” dei meridionali.Ma continuo nella mia provocazione ricordando il docente universitario Gianfranco Miglio, il quale era solito parlare alle proprie galline in tedesco! Ora scatenatevi pure…

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  • La questione catalana e la crisi spagnola | Reologia Sociale

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    […] http://www.aldogiannuli.it/nuovotest/2014/09/catalogna-crisi-spagnola/ Condividi:TwitterFacebookGoogleMi piace:Mi piace Caricamento… Questo articolo è stato inserito il sabato, 13 settembre 2014 alle 13:30 ed etichettato con 11 settembre, catalogna, diada, europa, reologia, reologia sociale, reologiasociale, rheology, social, social rheology, sociale, socialrheology, spagna e pubblicato in europa. Puoi seguire tutte le risposte a questa voce con il feed RSS 2.0. « Presidenziali 2014: il futuro dell’integrazionismo sudamericano passa da Brasilia […]

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    Cerberus

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    Signor Germano Germani…l’unica cosa che si puo’ scatenare qui è una sonora risata,soprattutto quando cita comunissimi professori universitari come fossero profeti..o forse meglio dei novelli San Francesco, dato che parlano agli animali addirittura in tedesco.E che animali,delle galline…evidentemente il solo elettorato capace di ascoltarlo e di essere d’accordo con lui.Per quanto riguarda l’ipotetica origine dei meridionali,vorremmo sapere come fa ad essere alla base di una mentalita’ levantina una radice etnica nordafricana…mischiando radici e basi(povera matematica) e confondendo levante e maghreb(povera geografia), non ci rimane che attestare che il suo intervento forse è stato solo una maldestra esibizione.Ma lei e il suo Miglio sapete che significa Levante? E una bussola l’avete mai vista?E ancora, a quale Gaetano Salvemini si riferisce?..Forse a colui che alleno’ il Bari?Guardi Germano che sappiamo benissimo che tutti i movimenti indipendentisti sono “legati” da un unico network sotterraneo e che la frammentazione degli stati sovrani a opera degli “indipendentisti di ogni dove” non è altro che il “programma di riserva” della stessa cricca che ha creato l’europa unita li dove avesse dovuto fallire il progetto europeo.E l’uno e l’altro programma hanno un solo obiettivo:indebolire gli stati sovrani.Tipici giochetti atlantici.
    Poi sono d’accordo sul fatto che un veneto indipendente potrebbe avere un livello economico da Svizzera…dato che storicamente le prime banche usuraie sono nate proprio in veneto a dimostrazione che l’usura era una pratica in cui erano molto versati i cittadini della repubblica di venezia!!

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    Gabriele Orlando

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    Bell’articolo, peccato però per gli “sfratti da mutui ipotecari”, espressione superficiale ed approssimativa.

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    Germano Germani

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    Cerberus in verità la pratica dell’usura non era prerogativa dei veneziani, ma della comunità ebraica di Venezia.Proprio in questi giorni il grande artista (ex repubblichino) Giorgio Albertazzi, interpreta il ruolo di un circonciso usuraio veneziano, nella nota commedia intitolata “Il mercante di Venezia” di William Shakespear. La esorto andarla vedere, le servirà a schiarirsi le idee. Poi per quanto attiene a Salvemini, convinto meridionalista, da costui si può estrapolare tutto e il contrario di tutto.Io amo citare la sua celebre frase nella quale, sosteneva che se vieni accusato di aver stuprato la Madonnina del duomo di Milano, prima scappa all’estero, poi scegli un principe del foro. Alla prossima.

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    marco t

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    Buongiorno Sig. Germani,

    vuole tanto che le citi la Jugoslavia? La crescita economica che hanno avuto, dopo la guerra, le repubbliche ex-jugoslave non è replicabile per il Veneto, né per alcun’altra regione italiana, e guarda caso proprio per una questione di ordine economico.
    La crescita economica di alcuni stati ex-jugoslavi, soprattutto Serbia ma vale anche per la Croazia, è stato essenzialmente dovuto alla DELOCALIZZAZIONE DI AZIENDE IN QUEI TERRITORI, e sto parlando anche di aziende italiane. Non è che se il Veneto si rende indipendente il giorno dopo le aziende tedesche, francesi e olandesi vengono a delocalizzare in Veneto; perché LO STIPENDIO DI UN OPERAIO SERBO, CINESE O CAMBOGIANO E’ ENORMEMENTE PIU’ BASSO, e anche se il Veneto eliminasse tutte le tasse che le impone oggi Roma ladrona (e io ho già dimostrato che questo non sarebbe possibile) le società straniere col cavolo che verrebbero da voi. Andrebbero nel terzo mondo. Soprattutto, gli stessi imprenditori veneti continuerebbero a starsene all’estero, dove hanno già delocalizzato.

    Un impianto dentale in Serbia costa qualche centinaio di euro; in Italia si va dai 2.000 euro in su. O i dentisti veneti, dopo l’agognata indipendenza, si accontenteranno di guadagnare quanto un collega serbo, o l’indipendenza della Serenissima non sarà servita a niente, col rischio semmai di peggiorare la situazione.
    Saluti
    Marco

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    Lorenzo

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    Mi sembra facciate un gran baccano senza centrare il nocciolo del problema.

    Come ben accennato anche dall’articolo, l’indipendentismo riguarda sempre le zone più ricche dei diversi Paesi ed è una funzione della crisi. Nel senso che man mano che cala il benessere le regioni ricche vogliono cessare i trasferimenti (in senso lato) a quelle povere. Nessuno pensa a invertire i flussi della globalizzazione o a valorizzare radici ancestrali.

    Per impedire poi ai loro avversari di agitare lo spauracchio del caos gli indipendentisti si affrettano a rassicurare sulla loro aderenza allo status quo eurista. E’ un modo per dire: “non abbiamo idee strane in testa, l’indipendenza serve solo a tenerci i soldi in casa”. Fino agli anni Ottanta andava di moda rifarsi a un’ideologia globalizzante; in questa società di larve consumatrici con un telefonino al posto del cervello qualsiasi cosa che vada oltre il mutuo, la pensione e il dentista per i figli spaventa il gregge e lo tiene lontano.

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    Cerberus

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    Germano Germani svicola via come un’anguilla di laguna sull’argomento “usura come sport principale della nobilta’ e dello stato veneziano”, e fa finta di non sapere,o addirittura non lo sa e non ci meravigliamo di questo, che la proibirono agli ebrei proprio perche’ ne volevano avere il primato.Oltre che in matematica e in geografia(vedasi messaggio precedente) lei ha bisogno anche di una lezione di storia sulla sua amata venezia…vediamo un po’:
    tra il 1250 ed il 1350 i finanzieri veneziani misero in piedi una struttura di speculazione mondiale sulle monete e sui metalli preziosi che è del tutto simile all’immensa speculazione odierna degli “strumenti derivati”. Il commercio veneziano su lunga distanza ad esempio avveniva attraverso le “mude di stato”, convogli navali ben scortati, dove tutto era deciso dagli organi dello stato, e dove ai mercanti veniva concessa facoltà di appalto e ricavo ad interesse(usura). Lo stato centralizzava inoltre le attività di diverse zecche ed i traffici in metalli preziosi. I profitti di questo commercio erano cosi ingenti che venivano reimpiegati in usura di alto livello,prestando denaro a stati,sovrani,nobilta’ di ogni tipo e finanziando ovviamente guerre.Potenza economica frutto della libera impresa? Certamente no. Questo “successo” criminale è il risultato dell’“usura come religione di stato”. Dalla metà del Duecento l’oro orientale veniva saccheggiato dai Mongoli in Cina, che fino ad allora aveva posseduto l’economia più ricca del mondo, ed in India, oppure veniva estratto nelle miniere del Sudan e del Mali in Africa e venduto ai mercanti veneziani in cambio di argento europeo enormemente sopravvalutato. L’argento proveniva dalla Germania, dalla Boemia e dall’Ungheria, ma veniva sostanzialmente venduto tutto ai veneziani che pagavano in oro. La zecca veneziana coniava ogni anno 1.200.000 ducati d’oro e 800.000 ducati d’argento, di cui 20 mila andavano annualmente in Egitto ed in Siria, 100 mila sul territorio italiano, altri 50 mila oltremare e ancora altri 100 mila in Inghilterra ed altrettanto in Francia. Il vecchio doge concluse affermando che presto i veneziani sarebbero stati “signori de l’oro de christiani”, mentre c’è anche la lezione che recita “signori de l’oro e de christiani”.Invito tutti a una riflessione profonda sul significato di questa frase.Notare come le affermazioni del doge avessero un che di “mistico”.Ogni anno partiva da Venezia la “muda dei lingotti” composta da venti-trenta galere, armate e scortate senza badare a spese, che navigava alla volta del Mediterraneo Orientale oppure dell’Egitto. Cariche principalmente di argento, le navi facevano ritorno a Venezia cariche di oro sotto ogni forma, monete di tutti i tipi, lingotti, barre, lamine.Dai documenti pervenuti infatti risulta che i finanzieri veneziani prescrivevano ai propri agenti a bordo delle mude di trarre da questi scambi di argento e oro un profitto minimo dell’ 8% per ogni sei mesi di viaggio, il che significa un profitto annuo minimo del 16% e probabilmente medio del 20%. Alla fine del XIII e XIV secolo, Venezia gestiva tutta la coniazione e gestiva i cambi monetari del più grande impero della storia, quello mongolo, allo scopo di saccheggiare e distruggere le popolazioni sottomesse. Venezia aveva esteso il proprio controllo sul resto del commercio e della coniazione di ciò che restava dell’impero bizantino e dei sultanati mamelucchi nell’Africa Settentrionale. In questo stesso periodo Venezia trasformò la circolazione monetaria in tutto l’oriente, da monete in oro a monete d’argento, e di contro trasformò la circolazione monetaria in Europa e Bisanzio, dove la base monetaria d’argento fu sostituita dalla base aurea.
    Mercanti e finanzieri veneziani potevano contare su profitti fino al 40% annui su investimenti a breve (semestrali), e questo su una base economica mondiale dove il profitto reale, ovvero il “surplus” produttivo, nei casi migliori si aggirava tra il 3 ed il 4%.Come vede Germano Germani qui la situazione è molto piu’ grave perche’ venezia ha praticamente inventato l’economia usuraio-speculativa odierna che ha gettato il mondo in crisi…un salto di qualita’ insomma l’usura da atto privato è stata portata a modello economico e sistemico.Tutto questo grazie a venezia e i suoi dogi.Germano lei nelle sue analisi ha un approccio da tifoseria alquanto infantile come pensa di essere preso sul serio…parlando di miglio che conta le galline in tedesco?O forse di madonnine fughe all’estero e principi del foro..ma cosa ha appena finito di vedere un film di renato pozzetto?

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    Germano Germani

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    Signor Cerberus il concetto di usura a me caro, è quello delineato nelle opere di Ezra Poud e di Werner Sombart.Il suo goffo tentativo di delineare la storia dell’usura. attribuendone l’origine alla Serenissima, mi consenta è solo frutto della sua fervida fantasia. Aria fritta o masturbazioni mentali, privi di ogni riscontro storico serio.Per schiarirsi le idee sul ruolo e la civiltà della Serenissima, la esorto allo studio delle opere dello storico veneto Ettore Beggiato.Capisco che questo possa disturbarla, ma si sa che la verità ci rende liberi.Passo e chiudo.Amen.

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    Cerberus

    |

    Signor Germano sapevo che la lunghezza del mio commento avrebbe messo a dura prova la capacita’ di comprensione di un eventuale “non addetto ai lavori”.Quindi le vengo incontro e sintetizzando le do un aiutino:nella politica della serenissima,il minuscolo so che possa disturbarla ma non ci faccia caso,l’usura da atto privato è stata portata a modello economico e sistemico.Un affermazione questa che non ha nulla a che vedere con “goffi tentativi di attribuire alla serenissima” l’origine dell’usura stessa.
    Ora faccia un respiro,non pensi alle galline di miglio e riprovi a leggere lentamente le parole che ho scritto..vedra’ che non è poi cosi difficile comprenderle.
    Poi lei mi cita quel Pound cosi tanto affascinato dall’economia che tutto era tranne che economista,infatti fu subito accalappiato per evidenti limiti professionali dalla piu’ fruibile,intellettualmente parlando, delle teorie ovvero la “teoria distributista”.Tipico questo atteggiamento della psicologia da “apprendista stregone” dalla quale mai si separo’ per tutta la vita.Ma fiore all’occhiello della insipienza e contraddittorieta’ di un personaggio evidentemente sopravvalutato ,in quella che fu piu’ una presunta che effettiva sua lotta contro l’usura mondiale è l’opera “Cantos”, in cui si esibisce nel “Canto XLII” addirittura in una lode nientemeno che del Monte dei Paschi di Siena.Provare per credere.
    Ora Germano non si preoccupi che piu’ che disturbare i suoi commenti suscitano fragorose risate.Ci saluti Steven Forli…magari lo conosce,se invece no…come se non le avessi detto niente.

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