Aldo Giannuli
Aldo Giannuli

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Commenti (12)

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    stradivarius

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    L’analisi è da sottoscrivere in toto. Riflettevo però su un punto, come è vero che Rifondazione si trova sul fondo del barile è altrettanto vero che intorno a se non ha dei partiti veri e propri pronti a raccogliere i consensi vacanti ma solo dei fantasmi che galleggiano grazie ai propri avversari! Voglio dire(da antiB. convinto)che l’antiB.nismo non può continuare ad essere il collante tra i vari elettori del centro-sinistra e che condivido pienamente ciò che dici sulla necessità di fare politica vera ma in un paese dove il primo ministro è di fatto un padrone che infrange continuamente la legge, anche su aspetti che dovrebbero scandalizzare la morale delle persone, credo che la linea “giustizialista” dovrebbe essere un punto comune a tutta la sinistra,per il semplice motivo che ne abbiamo bisogno! Io personalmente non ho mai votato Di Pietro ma credo che certi suoi punti di vista debbano essere condivisi a tuttotondo. Rifondazione, se riuscisse nel miracolo di rialzarsi, dovrebbe fare sue le idee dell’area Grilliano-DiPietrista ed aggiungervi quella linea politica che manca a questi due movimenti e che nemmeno il PD ha! Solo così potrà ambire ad una posizione di un certo rilievo….ma come hai abbondantemente spiegato, per fare questo avrebbe bisogno di altri dirigenti,quindi,siamo punto e a capo….io posso solo dire che scegliere una strada di questo tipo sposterebbe quantomeno il mio voto e credo che otterrebbe un consenso molto più largo dato che pescherebbe voti da tutte le aree e correnti oggi esistenti nel centro sinistra: dai PD delusi ai grillini in cerca di partito fino ai DiPietristi a caccia di un immagine politica più interessante. Sarebbe bello!

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    bruno

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    “prevalenza dell’analisi scientifica e realismo politico.” sinceramente sono un po’ pessimista al riguardo: nel mondo dei mass media la politica (o qualsiasi altro concetto, tipo la paura dell’influenza suina) si veicola col metodo pubblicitario = spot attraenti, musichette-tormentone (Giove mi salvi da un’altra tornata elettorale), facce belle/giovani/paternali, slogan ripetuti all’ossessione = demagogia pura applicata scientificamente. Non prendetemi per pazzo delirante: negli stati uniti funziona così dagli anni 50 (almeno a sentire aldous huxley e daniele luttazzi) e da noi, beh andate su youtube e vedetevi “meno male che silvio c’è” e “i’m pd”. Sono inascoltabili ed inguardabili rispetto a “crush on obama” ma secondo me il meccanismo è il medesimo ed è quello descritto da huxley in “ritorno al mondo nuovo”: campagne elettorali fatte con i metodi delle campagne pubblicitarie.

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    Dimitri

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    Aldo, la tua analisi dei problemi della sinistra in generale e di Rifonadazione in partiocolare è esatta e puntuale. Venti anni dopo il crollo del socialismo reale la sinistra europea non è riuscita a elaborare una nuova identità, un nuovo ruolo, una nuova idea. Si va da logore proposte pseudosocialiste (vedi Blair) all’immobilismo dogmatico di Rifondazione. La destra, al contrario, è molto cambiata. In Italia non se ne ha percezione perchè c’è l’enorme problema Berlusconi. Ma nel resto d’Europa la destra mostra una grande capacità di elaborazione e di comprensione della società moderna. Che fare? Forse, come diceva qualcuno, prima di aprire bocca mettersi a studiare.

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    Giovanni Talpone

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    Sono completamente d’accordo con Aldo. Parlando della cultura in generale, viviamo un tempo in cui le persone, e le giovani generazioni in particolare, sembrano particolarmente restie a porsi domande difficili. Questa grave difficoltà sarebbe rimasta sullo sfondo anche della miglior politica culturale che la sx avrebbe potuto impostare… ma il problema non si è posto nemmeno, vista la situazione ben descritta da Aldo. Ma non si potrebbe provare a far qualcosa, magari a Milano, con modestia di mezzi ma non di ambizioni?

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    Marco

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    sono d’accordo con gran parte delle analisi da lei svolte negli ultimi interventi su rifondazione e dintorni ma, allo stesso tempo, sono rimasto sorpreso da una clamorosa assenza (forse un lapsus, banalmente freudiano). in quest’ultimo intervento si passano rapidamente in visione le differenti aree della sinistra, tutte quante meno SEL (cioè Vendola).
    Ora, io personalmente ho votato SEL, non senza una quantità di dubbi enormi specialmente nei confronti di una evidente personalizzazione del progetto politico. Sono abbastanza anziano per avere un certo fastidio nell’appoggiare (e votare) liste che hanno nel simbolo un bel nome. Nonostante tutto credo che il percorso politico e umano di Vendola (dentro e fuori Rifondazione)sia estremamente interessante. Parlando con alcuni compagni pugliesi, soprattutto giovani, si ha la sensazione forte di essere di fronte a un progetto politico che ha saputo in qualche modo coniugare una pulsione al cambiamento con il governo reale e concreto delle cose. Senza nascondere le questioni legate alla sanità e alla necessità/incapacità di Vendola di liberarsi dalla presenza degli interessi (spesso poco raccomandabili) di una parte dei democratici, le battaglie e la maniera di governare di Vendola su questioni come il carattere pubblico dell’acqua, i progetti di sostegno alla formazione e all’innovazione e altre cose, mi sembrano degne di una riflessione attenta su un possibile percorso della sinistra, capace di esprimere, anche nel governo reale delle cose concrete, una dimensione etica e politica lontana anni luce dal berlusconismo e soprattutto dal neoliberismo (con i suoi patetici laudatori soi-disant di centro-sinistra)

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    Giovanni Talpone

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    Marco, senza volermi certo sostituire all’eventuale risposta di Aldo, colgo lo stimolo della sua osservazione per inserire un breve commento all’iniziativa della Fabbrica di Nichi (http://fabbrica.nichivendola.it/).
    Poichè che da oltre 10 anni sto proponendo qualcosa del genere ai compagni della sx milanese (ottenendo solo mesti sorrisi e parole di circostanza), questa esperienza mi interessa molto. Devo dire però che, anche trascurando il fatto che è molto “pugliocentrica” e “eleggiamo-vendola-centrica”, mi ha un po’ deluso, anche se intendo seguirne l’evoluzione. Buona l’idea di chiedere il tipo di disponibilità ai volontari, anche se troppo generica e mal strutturata. Ma il limite maggiore lo identifico nella mancanza di una struttura formale di controllo e di presa di decisione. Da tempo mi sono convinto che: 1) quando una struttura organizzata diventa rilevante E mancano i controlli, si espone a ogni rischio di provocazione (Genova 2001…) 2) nelle organizzazioni vengono comunque prese delle decisioni e comunque emergono leader, se non c’è una procedura democratica anche formale per delegare e decidere, semplicemente non si può sapere come, perchè, e da chi vengono prese le decisioni 3) in generale, la Rete alla fin fine è solo uno strumento tecnico, e come tutti gli strumenti non fa che amplificare la portata delle decisioni umane: può rendere più luminosa la chiarezza, più cristallina la trasparenza, ma anche più tenebrosa l’oscurità. Una forza politica in rete può essere più democratica e più partecipativa, ma anche più demagogica e pertanto più autoritaria.

    Giovanni

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    davide

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    concordo,ottima analisi…ma:quando parla di contaminazione,mi viene in mente che Il Movimento dei Movimenti e le sue mutazioni successive,erano proprio legate alla contaminazione,e quindi alla dispersione.
    L’identità invece è il punto che sta alla base di formazione,organizzazione,disciplina e quindi capacità di infiltrarsi nella società e trovare consensi tra i ceti interessati.
    Certo,il settarismo nostalgico che si nota in molti movimenti estremisti di sinistra,è altamente nocivo.Ma non credo che il contaminare possa risultare migliore.Comunque certamente si deve fare e sopratutto lei ha centrato la realtà e i problemi

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    massi. 66

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    Professore ma secondo lei il PD IDV E RIFONDAZIONE cosa hanno dal punto di vista economico sociale di SINISTRA?Dei primi due penso ci sia ben poco,mentre invece dei terzi(per i quali ho sempre votato)penso ci sia molta confusione,rappesentata,a mio parere da dirigenti che non sanno capire le esigenze della popolazione(specialmente su immigrazione e lavoro),assumendo posizioni in alcuni casi al limite della demagogia,a mio avviso occorre essere chiari e diretti e,saper interpretare anche a volte nei limiti possibili le minime esigenze(si rischia,secondo la mia personale opinione di fare una concorrenza tra poveri a favore e,purtroppo mi duole dirlo dei padroni).Colgo l’occasione per porgerle distinti saluti

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    andrea echorn

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    BAIONETTE, BAIONETTE! Sono pronto al sacrificio del presente.

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    David Arboit

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    A sinistra mancano i maestri, e i maestri non si creano discutendo democraticamente. Il socialismo, il socialismo scientifico sono espressioni che alcuni geniali maestri hanno pensato e milioni di umili lavoratori salariati hanno avuto l’umiltà di studiare, imparare e seguire.
    Dove sono i maestri? Non se ne vedono in giro. Ma ancora di più non si vedono i discepoli, non esiste più chi umilmente abbia la capacità di riconoscersi ignorante e disposto a imparare. Ammesso e non concesso che in giro ci siano maestri degni di questo nome certamente non troverebbero allievi, ossia non troverebbero persone abbastanza umili da ascoltare e farsi personalmente mettere in discussione riguardo alle loro idee e ai loro comportamenti.
    La sinistra è afflitta dalla sindrome calcistica del commissario tecnico, che si è estesa alla politica: siamo tutti segretario nazionale del partito.
    Particolarmente molesti (e volte anche molto dannosi) sono poi gli intellettuali che essendo inadatti al ruolo del maestro (diciamo che Dio non ha dato loro abbastanza talenti da inventare una buona idea politica) impegnano gran parte delle loro forze a criticare l’attività politica dei politici. L’unica cosa che una persona di buon senso, mediamente razionale e con un minimo di pratica politica ricava da queste critiche è la seguente: non hanno la minima idea di che cosa significhi dirigere un partito, non hanno la minima idea di che cosa può significare gestire risorse umane.
    Con questi politici non vinceremo mai disse Moretti? Forse sì, ma stava parlando del male minore. Il fatto assai più grave è che con questi elettori e simpatizzanti della sinistra, e con questi intellettuali non c’è speranza di cambiare alcunché.

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    Giovanni Talpone

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    Continuo a essere stupefatto nel vedere che la sinistra marxista o produce testi superfilosofici di setta, o insegue affannosamente e senza riflessione tutti i “bei valori” che per un istante mobilitano un corteo colorato o un piccolo gruppo di base. In tutti i casi, c’è un generale (e per me incomprensibile) rifiuto a partire dallo studio del “conflitto fra un ulteriore sviluppo delle forze produttive e i rapporti di produzione esistenti”, che a mio parere dovrebbe rimanere a fondamento della ricerca marxista. Conflitto che in questo momento si manifesta in mille luoghi e modi, che la sx si rifiuta a priori di prendere in considerazione in termini di analisi politica “alla Gramsci”. Qualche esempio: c’è un movimento culturale per la sostenibilità ambientale, perchè non si fa un lavoro critico per analizzarne gli elementi realmente progressivi da quelli sterili, o puramente propagandistici, o speculativi? E si potrebbe dire la stessa cosa per il commercio equo e solidale, la banca etica, il microcredito, la produzione di software libero, e mille altre iniziative analoghe. Un altro esempio: è stata vinta la battaglia per far riassumere l’RLS di Trenitalia De Angelis, la cui lotta prefigura una comunanza di interessi e di iniziative fra ferrovieri e viaggiatori. Perchè è stato subito dimenticato e non preso come paradigma di un nuovo fronte unito fra lavoratori e utilizzatori finali di beni e servizi (anche come momento di superamento di connivenze e corporativismi sindacali)?
    Ormai Rifondazione non riesce a far altro che invitare a votare per la Bonino e a essere neutrale fra Epifani e Rinaldini. Lasciamola andare per la sua strada e incominciamo ad occuparci di cose serie.

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    Angelo

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    non condivido alcuni punti
    i centri sociali in realtà hanno i loro momenti di discussione comune, vedi in questi giorni sulla vicenda della “settimana nera” per Ramelli convocata dai fascisti. Il problema è che lo fanno solo sull’onda di un movimento scoiale in atto, e che nasce indipendentemente da loro, o di una emergenza. Non esiste un ambito di confronto stabile perchè al fondo non esiste una vera cultura politica comune, ma tuttalpiù dei modi di sentire.
    Così come nei luoghi di lavoro le assemblee ancora si fanno, ma questo non vuol dire che esse siano momenti fondativi di chissà quali nuove identità, perchè anche lì ci si confronta sulla emergenza o contingenza del momento, oltretutto partendo da punti in comune ancora più vaghi e da identità le più distanti.
    Ma non mancano esperimenti interessanti, vedi l’ambito che sta organizzando in questi giorni la “passeggiata liberatoria” antirazzista in Via Padova, e che vede insieme associazioni, partiti della sinistra, pezzi dell’area antagonista e perfino alcune parrochhie
    Per il resto condivido molte delle altre cose scritte.

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