Aldo Giannuli
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    silvia

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    https://www.corrispondenzaromana.it/santa-sede-sempre-piu-isolata-nelle-relazioni-internazionali/ La Santa Sede si rende conto che la Repubblica Popolare Cinese ha avviato un programma strategico di lungo periodo – con il fine di divenire la prima potenza politica economica militare mondiale – basato su un’ideologia totalitaria antidemocratica che opprime sistematicamente i diritti civili e politici fondamentali della persona umana? Sono domande molto impegnative, quelle che de facto le principali cancellerie del pianeta pongono al Pontefice Bergoglio, direttamente, con brutale ma franco pragmatismo, come gli USA, o indirettamente, con non meno franchezza, come la Ue. Il Libro Bianco per il 70° anniversario della Repubblica Popolare Cinese è un manifesto chiarissimo del progetto della leadership comunista di aggressione alla pace ed ai diritti di libertà della persona umana su tutto il pianeta: le linee guida del governo cinese non rispettano infatti il modello della piattaforma giuridica internazionale basato sulla Rule of Law (lo stato di diritto, N.d.R) definita dall’ONU come un principio di governance nel quale le persone, le istituzioni e gli Stati sono tenuti a rispondere al sistema di leggi applicate in maniera eguale e in accordo con quelli che sono gli standard sul riconoscimento della preesistenza dei diritti della persona a livello internazionale, ma piuttosto creano un modello basato sull’idea di Rule by Law.
    Bergoglio non mi piace

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    silvia

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    Bergoglio è un uomo pericoloso. https://www.corrispondenzaromana.it/il-declino-della-politica-estera-del-pontefice-con-la-ue/ (Luca Della Torre) Perché Papa Francesco insiste nel voler dimostrare l’esistenza di un fruttuoso dialogo e collaborazione con la Cina mentre in realtà l’Unione europea denunzia a livello diplomatico l’espansionismo politico militare economico del regime di Pechino? Perché Papa Bergoglio insiste nel sostenere politiche di apertura indiscriminata ai fenomeni migratori in Europa mentre la Ue si irrigidisce a livello diplomatico nel confermare che questo problema rientra nelle competenze sovrane degli Stati nazionali, rigettando de facto le insistenti proposte del Pontefice? La questione è di rilevante importanza: la situazione ancora critica nelle relazioni internazionali, determinata dalla pandemia da Covid-19, non ha impedito all’Unione europea di affrontare nelle ultime settimane alcuni temi strategici della sua politica estera, assumendo posizioni che sono inequivocabilmente in linea di collisione con la road-map di Papa Francesco sulle relazioni internazionali. Ci si potrebbe stupire del fatto che la mite Europa, da sempre accusata dagli USA, dai propri stessi Paesi membri, da analisti, studiosi accademici e diplomatici di non saper sviluppare una autonoma energica politica estera, degna del ruolo di global player che le spetta nella relazioni internazionali –si rammenti sempre che la Ue è comunque il secondo gigante economico mondiale quanto a PIL dopo gli USA e ben prima della Repubblica comunista cinese – in quest’ultimo periodo post-Coronavirus manifesti tanto decisionismo politico a livello internazionale. In verità, al di là delle dichiarazioni di facciata della stampa e dei massmedia politically correct, di sinistra liberal o radicale, l’Europa di Bruxelles, mostrando concreta, ragionevole real-politik non condivide un rigo delle linee guida della politica estera della diplomazia vaticana dettate dal Pontefice Bergoglio nei confronti di Bruxelles. Il recentissimo vertice Ue-Cina sullo stato delle reciproche relazioni internazionali, svoltosi a Bruxelles in videoconferenza a causa dei limiti dettati dall’emergenza Covid-19, ha fatto emergere un quadro assai pessimistico sull’affidabilità politica del regime comunista cinese, reo di violare con arroganza i pilastri giuridici dei principali trattati e accordi internazionali di cooperazione.

    Le dichiarazioni ufficiali dei vertici europei, dalla Presidente della Commissione Ue Ursula von der Layen alla Cancelliera Angela Merkel, che detiene il turno di Presidenza del Consiglio Ue, vanno tutte nel senso di denunziare le criticità di un rapporto politico diplomatico gravemente sbilanciato a favore dell’aggressività espansionistica cinese: il regime totalitario comunista considera, parole testuali dei vertici di Bruxelles, l’Europa un “campo di gioco”, in quanto la Cina non rispetta i criteri di reciprocità, equità, responsabilità nelle relazioni bilaterali, sostenendo un esasperante protezionismo economico nazionalista, ostacolando i diritti del WTO delle imprese europee presenti in Cina, facendo ricorso ad una permanente politica di contraffazione e falsificazione della tecnologia europea, infine, ignorando del tutto i richiami alla promozione e rispetto dei diritti di libertà, civili e politici e religiosi nel proprio territorio.

    Insomma, un quadro devastante e assolutamente preoccupante, al punto che la Cancelliera Merkel ha affermato testualmente che sul regime comunista cinese “non possiamo farci illusioni”. Ha aggravato ulteriormente il carico la dichiarazione dell’Alto Rappresentante degli Affari Esteri Ue, Joseph Borrell, che davanti all’Europarlamento ha affermato che i rapporti nelle relazioni internazionali con la Cina peggiorano e l’Europa deve trovare il modo di proteggere la propria posizione.

    In verità la Commissione europea, già nel marzo del 2019, lo scorso anno, nella redazione sullo stato dei rapporti con il regime totalitario cinese ha qualificato il brutale sistema politico di Pechino come un “rivale sistemico che promuove modelli di governance alternativi”: tradotto dal gergo giuridico diplomatico internazionale la Cina è, agli occhi europei non un partner con cui collaborare, non un competitor con cui cimentarsi, bensì un autentico nemico, che ha un sistema politico radicalmente agli antipodi dei diritti civili, politici, di libertà dell’Occidente. Un diplomatico della Ue a Bruxelles, ha affermato, in sede riservata, che la posizione della diplomazia vaticana in vista del rinnovo dell’accordo segreto con Pechino sia improntata ad un confuso moralismo ed ideologismo. Parole molto pesanti. Peraltro si noti come uno dei più autorevoli, acuti ed equilibrati intellettuali della Chiesa cattolica missionaria, Padre Bernardo Cervellera, direttore di Asia News, profondo conoscitore della Cina, abbia riconosciuto che il prossimo rinnovo dell’accordo segreto tra Santa Sede e Repubblica popolare cinese sia di scarso aiuto alla Chiesa cattolica cinese, trasformando de facto i sacerdoti cattolici in funzionari agli ordini del Partito Comunista cinese. La condizione dei diritti umani sotto il criminale regime comunista cinese va sempre più peggiorando, secondo unanimi i dati ufficiali acquisiti dalla comunità internazionale, dall’ONU a Human Rights Watch, e le ultime prese di posizione della Ue contribuiscono a minare ancor più l’autorevolezza morale della diplomazia vaticana e di ciò che ha rappresentato da millenni, una sapiente stella polare di saggezza guidata dal diritto naturale contro i guasti della politica di potenza nelle relazioni internazionali. Anche sul versante della gestione strategica della strutturale crisi dei flussi migratori incontrollati da Africa, Medio Oriente ed Asia la Ue ha esplicitamente smentito le aspettative dei diktat della politica culturale immigrazionista di Papa Francesco La riforma del Trattato di Dublino, che disciplina la gestione strategica dei flussi migratori entro l’Unione europea prevede ancora una volta che la decisione di ciascun paese Ue di accogliere migranti che arrivano in Europa rimanga su base esclusivamente volontaria, rimessa cioè alla piena sovranità nazionale di ogni singolo Stato: nel ‘nuovo Patto sulla migrazione e l’asilo’ il principio resta, ed anzi, la Commissione Ue insiste sulla necessità di potenziare ogni forma di iniziativa a livello di agreements internazionali con i Paesi di provenienza dei migranti per promuovere partenariati che stabilizzino i flussi di emigrazione e ricerchino soluzioni politiche ed economiche in loco onde evitare la crescita ulteriore del fenomeno.

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    In buona sostanza, uno schiaffo solenne alla teoria di Papa Francesco dell’implicito valore essenzialmente positivo dei fenomeni strutturali di immigrazione in quanto portatori di un “forzoso meticciato” identitario culturale in grado di favorire un nuovo umanesimo universale; ed al contempo un implicito riconoscimento del valore delle riflessioni di Benedetto XVI, che di fronte a questa drammatica problematica, ha sempre rimarcato come bisogna saper coniugare solidarietà e rispetto delle leggi, affinché non venga stravolta la convivenza sociale e si tenga conto dei principi di diritto e della tradizione culturale e anche religiosa da cui trae origine ogni nazione. Spiazzati dunque i corifei dell’azione politica di Papa Francesco – si legga l’entusiastico retorico articolo dello storico Giovagnoli sulle pagine di Avvenire (12 settembre 2020) – sul presunto successo politico dell’accordo tra Vaticano e Cina. Cinesizzare il cattolicesimo, annullare il cattolicesimo nelle molteplici identità culturali dei flussi migratori. La politica estera della Chiesa in uscita del Pontefice si espone ad un rischio grave e concreto, in nome di una approssimativa attuazione della dottrina della inculturazione: diluire il ricordo, o addirirttura smarrirlo, dell’insegnamento evangelico di Gesù Cristo.

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    silvia

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    https://www.corrispondenzaromana.it/santa-sede-sempre-piu-isolata-nelle-relazioni-internazionali/

    Santa Sede sempre più isolata nelle relazioni internazionali

    07 Ottobre 2020 – 10:56

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    (Luca Della Torre) Nelle relazioni internazionali e nel diritto internazionale vige una regola aurea da sempre perseguita: non conta convincere e persuadere lo Stato interlocutore, che sia un partner o un avversario, conta portare a casa risultati concreti. La visita in Vaticano del Segretario di Stato americano Mike Pompeo, svoltasi la settimana scorsa, è stata una cruciale tappa della complessa e pericolosa trama nelle relazioni internazionali che vede oramai da tempo l’oppressivo regime comunista cinese sul banco degli imputati dell’intera comunità internazionale. Il Pontefice Francesco si è rifiutato di incontrare il Segretario di Stato Pompeo, delegando al Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano il compito di affrontare il confronto con il rappresentate della prima potenza mondiale del pianeta. La politica diplomatica internazionale della Santa Sede si è sempre caratterizzata nei secoli per una incondizionata strategica capacità di mantenere aperto ogni canale di comunicazione con i principali global players della geopolitica del pianeta, senza deflettere mai dal perseguimento del fine supremo della “salus animarum”, sia in tempo di pace che in tempo di guerra.

    Purtroppo si fanno invece sempre più numerosi e incontestabili i segnali di una progressiva inarrestabile perdita di autorevolezza morale della diplomazia vaticana sotto il pontificato del Papa argentino, in un periodo così denso di nuvole nere per la pace e la sicurezza nel mondo. Se si osservano i commenti della stampa USA, sia liberal che conservatrice, risulta inequivocabile la delusione dell’establishment americano nei confronti della Santa Sede, che con le sue recenti prese di posizione su differenti temi scottanti a livello internazionale pare perdere sempre più il polso della situazione isolandosi dalla comunità politica internazionale.

    Il nodo gordiano sempre più stretto tra USA e Santa Sede, ed in verità tra Santa Sede ed una parte sempre più consistente ed autorevole della comunità politica internazionale è tutto qui: nel momento in cui la Santa Sede è chiamata a rinnovare il trattato segreto di cooperazione in materia di libertà religiosa con il governo di Pechino per ulteriori due anni, in Vaticano c’è piena consapevolezza della strategia politica profondamente aggressiva che il regime di Pechino sta ponendo in atto a livello internazionale contro la pace, la sicurezza ed i diritti umani, ovvero contro i tre pilastri che sono alla base dell’art.1 dello Statuto dell’ONU?

    La Santa Sede si rende conto che la Repubblica Popolare Cinese ha avviato un programma strategico di lungo periodo – con il fine di divenire la prima potenza politica economica militare mondiale – basato su un’ideologia totalitaria antidemocratica che opprime sistematicamente i diritti civili e politici fondamentali della persona umana? Sono domande molto impegnative, quelle che de facto le principali cancellerie del pianeta pongono al Pontefice Bergoglio, direttamente, con brutale ma franco pragmatismo, come gli USA, o indirettamente, con non meno franchezza, come la Ue. Il Libro Bianco per il 70° anniversario della Repubblica Popolare Cinese è un manifesto chiarissimo del progetto della leadership comunista di aggressione alla pace ed ai diritti di libertà della persona umana su tutto il pianeta: le linee guida del governo cinese non rispettano infatti il modello della piattaforma giuridica internazionale basato sulla Rule of Law (lo stato di diritto, N.d.R) definita dall’ONU come un principio di governance nel quale le persone, le istituzioni e gli Stati sono tenuti a rispondere al sistema di leggi applicate in maniera eguale e in accordo con quelli che sono gli standard sul riconoscimento della preesistenza dei diritti della persona a livello internazionale, ma piuttosto creano un modello basato sull’idea di Rule by Law.

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    Un concetto che vede le autorità politiche del sistema monopartitico comunista come al di sopra della legge, con il potere dittatoriale permanente di creare leggi ad hoc in base alle necessità, senza curarsi degli effetti che queste possono avere sulle libertà della popolazione. Ciò che ne risulta è quindi un modello di stato di emergenza permanente, in cui comunque il Partito Comunista Cinese, in quanto depositario della virtù politica appare sempre libero da vincoli normativi nel perseguire i suoi obiettivi strategici. Alla luce di questo piano politico, la pur mite Unione europea, attraverso la Commissione UE ha definito la Cina addirittura un rivale sistemico, portatore di un modello di governance, nel quale il potere statale non è soggetto alla legge, ed i cittadini sono ridotti a schiavi della volontà politica del Partito Comunista.

    Su questo punto delicatissimo, ovvero l’obbligo del rispetto concorde della piattaforma della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, la Santa Sede, durante il pontificato di Francesco non ha mai sollevato un sollecito monito di moral suasion al governo di Pechino: prassi viceversa utilizzata per dubbie invasioni di campo politico da parte del Pontefice nei confronti della Ue riguardo il dramma della migrazione, o nei confronti degli USA riguardo i disordini e le violenze di matrice razziale degli ultimi mesi.

    Nel frattempo l’aggressività del regime cinese sotto la spinta autocratica del leader XiJinping si sta proiettando su molteplici fronti. Sul versante della gravissima pandemia da Covid-19 le risposte del governo cinese alle circostanziate richieste di chiarimenti ed assunzione di responsabilità da parte della comunità internazionale sono state di totale chiusura: il risultato è stato che l’intera comunità internazionale ha approvato la creazione di una Commissione di indagine ONU per valutare le responsabilità della Cina nella violazione dei principali protocolli in materia di sicurezza sanitaria mondiale. Anche in questa vicenda drammatica che ha cagionato la morte di centinaia di migliaia di esseri umani il Vaticano di Papa Francesco non ha mai espresso una qualsivoglia posizione di moral suasion nei confronti dell’arrogante governo cinese.

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    L’India, il secondo gigante politico ed economico del continente asiatico, destinato in pochi anni a superare a livello demografico la Cina, denunzia da tempo le provocazioni militari del regime di Pechino, che – nel quadro del grande progetto SilkBeltRoad, la “Via della seta”, una serie di trattati bilaterali con cui mira ad appropriarsi delle materie prime del pianeta – sta cercando di impossessarsi dei territori indiani al confine cinese per poter avere il pieno controllo delle fonti di acqua del Gange, del fiume Azzurro, del fiume Giallo. La diplomazia della Santa Sede è sostanzialmente apparsa del tutto indifferente anche in questa pericolosa vicenda, mantenendo un silenzio tombale sulle comprovate aggressioni militari cinesi al territorio indiano, nonostante le stesse Nazioni Unite si siano espresse con una risoluzione.

    Australia, Canada, Nuova Zelanda, Giappone hanno denunziato ancora recentemente le gravi ripetute violazioni in materia di contraffazione di marchi di impresa, concorrenza sleale, violazione dei diritti dei lavoratori, da parte del governo cinese in seno al WTO, il Trattato del Commercio internazionale, disponendo la sospensione di differenti accordi di import-export. Un quadro delle relazioni internazionali in cui le ripetute, arroganti violazioni di importantissimi trattati di diritto internazionale da parte della arrogante criminale leadership comunista cinese sono sostanzialmente ignorate dalla S.Sede.

    Risulta evidente agli analisti ed ai diplomatici delle cancellerie più importanti come la posizione ambigua della Santa Sede sull’affaire Cina sia foriero di gravi contraccolpi sull’autorevolezza del Vaticano e della persona di Papa Francesco in tema di soft-diplomacy.

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    Le parole del Cardinale Parolin secondo cui questo accordo non ha a che fare con la politica e permetterà ai cinesi di essere pienamente cattolici – suonano come un vulnus all’autorevolezza morale del Vicario di Cristo in terra: in seno alla Chiesa cinese fedele al Papa, ed in seno alla stessa Santa Sede sono in realtà moltissime le voci di dissenso nei confronti di questa temeraria quanto velleitaria manovra politica. Con ammirevole limpidezza intellettuale Padre Cervellera, direttore di Asia News, profondissimo conoscitore del mondo cinese, ha affermato che con questo accordo i sacerdoti cattolici diverranno funzionari dello Stato cinese. Sostanzialmente schiavi di un regime politico dittatoriale che ha in odio la fede religiosa.

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    Gaz

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    Altro che San Gennaro. Qui ci vuole San Pietro per avere la Grazia!
    – Ho comprato il libro;
    l’ho letto;
    é scesa in campo l’ACME, che detto per inciso, é meglio della Nuova Cina;
    ho dato fuoco alle polveri …
    ma Monsignor Giannuli, le recensioni che giungono … le legge almeno?

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    Anita

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    Sta succedendo che si stanno creando le condizioni per L intronizzazione nel “recinto santo “ ( che ormai è tutt altro che santo ) dell Anticristo di cui si è parlato tanto .
    È proprio alle porte…..
    Solo che in un blog di “ ateacci” non saprei manco come intavolare il perché ed il percome .

    Un indizio : il vero autentico legittimo Papa-( Vicario di Cristo ) Con il “munus-“ Petrino era ed è Benedetto XVI . Il Cardinale Bergoglio è un impostura ….
    Ed il Vaticano è sempre meno Chiesa di Cristo ( in senso spirituale ) e sempre più covo di serpenti della peggior specie …

    Fra non molto ci sarà uno scisma e L intronizzazione di un impostore ( L anticristo) . Bergoglio ne è il precursore….

    Argomento ridicolo per gli ateacci e non credibile…

    Per cui è inutile parlarne …

    Saluti

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