Aldo Giannuli
Martino Iniziato

Martino Iniziato

Laureato in scienze storiche presso l’università degli studi di Milano ha imparato a fare siti internet quasi per gioco e lo ha trasformato in un quasi-lavoro. Un po' giornalista, un po' cameriere, un po' promotore d'eventi culturali è tra i fondatori dell'Associazione Lapsus, collabora con Aldo Giannuli dal 2006 e si rivede molto nella definizione springstiniana di "Jack of all trade": tuttofare. Tra le altre cose, è il curatore di questo sito per conto di Tanoma.it. Su twitter è @martinoiniziato

Commenti (9)

  • Paolo Federico

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    Quanto mi piace venire su questo blog! Che begli articoli che ci trovo, chiari e densi.

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  • Dario Clemente

    Dario Clemente

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    molto interessante. potresti fare degli esempi di “populismo storiografico”?

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  • Germano Germani

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    Contesto con forza questo presunto dilagare di storiografia per anniversari.Io noto invece che si privileggia un solo anniversario; una sola “giornata della memoria”,non per caso istituita con legge parlamentare apposita, che per rimanere in tema, non è neanche squisitamente nazionale, ma bensì planetaria.Vi è attraverso una continua e martellante opera di memorialistica di reduci e sopravvisuti, con un mole impressionante di libri che occupano interi scaffali delle librerie e biblioteche, films,rievocazioni televisive,pellegrinaggi nei lager, con le scolaresche alla cui testa vi sono gli insegnanti debitamente indottrinati, un vero e proprio condizionamento preponderante.L’accanimento persistente di tale opera di persuasione, viene corredata anche da una ripetuta richiesta di una legge apposita che reprima ogni eretico dissidente, con carcere, censure, gogna mediatica per i non credenti in tale mitologica storiografia.Sfido chiunque a trovare un paragone simile per un analogo anniversario.Nessun anniversario storico regge tale confronto.

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  • ranieri

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    Se consideriamo che la storia era nata a Roma (ma non solo lì) proprio per rendere conto degli eventi politicamente importanti da ricordare e celebrare, sembrerebbe che la storiografia evenemenziale con tanto di decreti legge per le celebrazioni non sia una cosa nuova. Però non sono molto d’accordo nel ruolo di vittime che, mi pare, l’articolo voglia attribuire agli storici che non riescono a far passare il messaggio o l’interpretazione corretti. Dopotutto la storia in Italia è sempre stata gestita dalla sinistra, sia a livello scolastico che universitario. Non è un caso che la storiografia attuale risenta anche della miserrima fine del suo partito di riferimento (sorto a sinistra e tramontato a destra, come tutti i movimenti politici dalla rivoluzione francese in poi). E tuttavia la storia che si ontinua ad insegnare a scuola è sempre quella “del principe”, la grande storia politica dell’Europa che nel suo ruolo di maestra di vita avrebbe dovuto condurci verso un futuro radioso. Ovviamente chi pensava questo non teneva conto del peccato originale che sta alla base di tutta la storiografia occidentale, ovvero quell’impostazione filosofica giudaico-cristiana-apocalittica di una storia lineare che si svolge secondo una propria razionalità e una propria finalità. Restava solo da scoprire queste finalità e razionalità alla base di tutto, ma per questo ci venne in soccorso la laicizzazione e la rivoluzione scientifica, per le quali era chiaro che il senso unico della storia fosse il progresso infinito assicurato da scienza e tecnica. Poi la sinistra ci ha messo anche del suo, aggiungendo qualche emancipazione qua e là, ma solo una volta accortisi che i diritti, al pari di altre materie prime, sono finiti e non possono bastare per tutti. Ora che ci siamo (almeno alcuni) accorti che la situazione in cui ci troviamo è tutt’altro che un progresso verso un futuro radioso, ma piuttosto un regresso verso l’ignoto, una situazione in cui la stessa scienza e tecnologia ci ha cacciati, e in cui i nuovi soggetti dell’emancipazione fortemente voluta dalla sinistra (un po’ come le “riforme” di renzi) si sono dimostrati uguali o peggiori dell’usato, bene, ora ci ritroviamo ideologicamente disarmati.
    Lasciamo perdere poi gli apologeti trasformisti, i lupi vestiti da agnello: che esistano diversi tipi di capitalismo è una grande truffa che neppure i giornalisti del sole24ore usano più. Esiste un solo tipo di capitalismo che si è sviluppato in base al proprio ambiente e che adesso si sta unificando a livello planetario. Nel mio piccolo mi sono formato un’opinione su questo combinando insieme la storia e un certo tipo di scienza. In altri termini, la teoria dei rendimenti energetici decrescenti (v. per es. l’ottimo blog di Ugo Bardi, che è una vera miniera d’oro sull’argomento), mi spiega in modo abbastanza plausibile e soddisfacente l’odierno attacco del capitale sul lavoro senza ricorrere ad un regressus ad infinitum storiografico che, se fosse veramente portato coerentemente al suo limite, dovrebbe risalire fino al Big Bang per trovare un filo logico sensato all’insensatezza dei nostri giorni. Penso che invece una buona storia ragionata dovrebbe avvalersi di una buona scienza umanizzata. Per es. ricordo un articolo del succitato Bardi (non riesco a trovare i riferimenti così sui due piedi) nel quale la caduta dell’impero romano era correlato al picco dell’estrazione dell’oro (un parallelo con l’attuale picco del petrolio, il nostro oro nero). Che dire, lascio agli storici fare due conti e usare un po’ di analogia. Tutto sommato una base storico-materialistica non è ancora da buttare via in questi termini.
    Chiudo qui per non farla troppo lunga e mi scuso per il pessimo stile di scrittura, ma ho buttato queste idee di getto e non avevo tempo per raffinarle ulteriormente.

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  • david arboit

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    Prendo spunto da quanto segue per buttare alla rinfusa alcuni pensieri: 《Oggi assitiamo ad una “incapacità di avere memoria”, intesa come incapacità di scegliere cosa ricordare e cosa lasciare all’oblio.》   Quello che oggi ci tocca affrontare è un massiccio, sistematico e martellante orientamento della memoria, nella forma del’oblio totale e nella forma della interpretazione di parte. In un questo potrebbe anche esserci lo spazio per una indagine storica. Quale ruolo hanno i servizi segreti in questa guerra culturale? Quali canali utilizzano per alimentare associazione fondazioni che hanno il ruolo di forgiare una memoria condivisa dai potenti? Quali giornalisti, quali professori universitari sono arruolati in questa guerra, magari a loro insaputa, solo perché riescono a ottenere un palcoscenico, soldi per le loro pubblicazione e soddisfare il loro narcisismo.   Sappiamo che la storia è uno dei luoghi, o forse IL luogo di una furiosa e continua battaglia per il potere politico-economico.  Qui, Martino, non si tratta di tifoseria, ma di progetto di controllo della memoria al quale alcuni idioti partecipano, magari a loro insaputa, come tifosi, mentre altri li dirigono come burattini senza fili. Per questa ragione la storia non può non essere militante, sia perché chi la fa non può necessariamente come persona riuscire a mettersi fuori dalla storia sia perché la dinamica epistemologica della disciplina non lo consente. Lo storico è, volente o nolente partigiano, ed è una pia illusione l’idea di collocarsi al di sopra delle parti.   Molti anni fa studiai e conobbi, grazie alle dritte del professor Emilio Agazzi, Jurgen Habermas. Da lui ho imparato che la scienza, in particolare le scienze sociali ma anche quelle naturali, è necessariamente ermeneutica, e che quindi è una menzogna affermare l’esistenza di una pretesa avalutatività. La storia e lo storico non possono essere indipendenti. Sono e devono essere al servizio di qualcuno. Qui allora deve essere tutto molto chiaro, giù la maschera, e dimmi da che parte stai perché la somma menzogna é quella i dire di essere al di sopra delle parti, o come va di moda adesso dire né di destra né di sinistra.   《La crisi delle “centrali partitiche”》è il risultato dell’avere cacciato dai partiti la cultura come motore del cambiamento politico. Mentre prima era molto chiaro che per ottenere il potere e cambiare le cose occorre una egemonia culturale (per questa ragione la storia era tenuta in grande considerazione, così grande da indurre eccessi ideologici) oggi ci si accontenta di avere il potere senza cambiare le cose (a parte gli aggiustamenti tecnici e tecnocratici) e quindi ne la cultura ne la storia servono più.   Manca il contraltare perché per narcisismo o per soldi tutti, tranne Aldo, si sono venduti al principe.

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    • aldogiannuli

      aldogiannuli

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      david: grazie per l’apprezzamento, ma soprattutto per non aver detto (come alcuni pensano) che mi sono venduto a Grillo e Casaleggio

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  • David Arboit

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    Prego proff. Non mi mischio mai con i “venduti”. Se resto qui con voi volentieri è perché rintraccio numerosi segni di onestà intellettuale e le perdono i commenti biliosi sul PD.

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    • aldogiannuli

      aldogiannuli

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      David: interventi biliosi sul Pd? Ma se sono additirrura affettuoso! Poi nei prossimi giorni ti stupirò

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  • Martino Iniziato

    Martino Iniziato

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    Mi associo ai ringraziamenti di Aldo per esserti preso il tempo di leggere e commentare. In realtà mi sembra che siamo d’accordo più o meno su tutto. Sul ruolo dei servizi non mi sono soffermato, ma chiaramente hanno un ruolo, anche se non lo ingrandirei più di tanto, un po’ perchè attraversano un evidente crisi di efficacia nel comparto dell’analisi, come ha sottolineato anche Aldo in questi giorni, un po’ perchè sono uno degli attori che concorrono a quella che con Lapsus alcuni anni fa definimmo la “strategia della confusione”…
    Quanto ad Aldo, concordo con te sulla totale onestà e generosità intellettuale (e non lo scrivo qui per ingraziarmelo, non credo ce ne sia bisogno): proprio per questo mi sono sentito di scrivere questo articolo, per prendere parte ad una discussione che Aldo cerca di stimolare da anni e a cui troppo pochi, a mio avviso, hanno posto attentione: per pigrizia, per “complicità”, i motivi sono i più diversi e non sempre “negativi” (ci sono anche un sacco di storici onesti e validi con cui abbiamo a che fare). Aldo secondo me, e per quel che so, è tra i pochi ad aver centrato il problema e a sviscerarlo con laicità e profondità, il che è la cosa più urgente di questi tempi, soprattutto a sinistra o comunque nel “solco repubblicano”, visto che la sinistra sta esaurendo… in tutti i sensi… A presto e grazie di nuovo,
    Martino

    Ps: al più presto risponderò anche agli altri commenti

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