Aldo Giannuli
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Commenti (1)

  • davidem

    |

    Per quant capisca che si tratta solo di un estratto, chiaramente mirato ad analizzare la genesi del futuro successo militare dell’isis, dissento sulla prospettiva e mi pare manchino alcuni elementi fondamentali a ricostruire il presunto successo di zarqawi tra il 2004 e il 2006.

    1. Innanzitutto la sua importanza e forza è stata enormemente ingigantita proprio dai neoconservatori per diversi scopi che lei chiaramente conosce ma forse ha sottolineato altrove: la sua fugura viene citata da Powell per cercare di stabilire un legame (inesistente) tra saddam e alqaeda; zarqawi veniva addirittura descritto come il capo della divisione armi chimiche di alqaeda operante nel nord dell’Iraq e protetto dal regime.
    Inoltre a lui vengono attribuite la paternità di madrid (11 marzo) e della decapitazione di Berg (che meriterebbe un discorso a parte), più una serie inverosimile di piani contro tutti i paesi, usa compresi.

    2. Senza sospettare che zarqawi fosse un asset consapevole o meno, si potrebbe almeno dire che la sua guerra agli sciiti in iraq inizia con un tempismo eccezionale per operare l’antica logica del dividi et impera. Senza bisogno di accusare l’intelligence militare britannica o americana di aver fomentato attivamente tale guerra civile (che continua tuttora) sarebbe ingenuo pensare che i reparti operazioni coperte siano rimasti a guardare la televisione divisi tra il tifo per la squadra dei sunniti o degli altri. Tanto più che in almeno un caso ricordo che presunti contractors inglesi in abiti locali vennero arrestati e trovati in possesso di esplosivo, forse per uso personale.

    3. Il legame con bin laden e la sua organizzazione è pressoché inesistente e basato sul mucchio di intelligence farlocca o del tutto inventata di cui accennavo al punto 1. Fondamentalmente non esistono elementi concreti di intelligence che dimostrino incontri e ruoli di primo piano di osama bin laden dopo l’autunno 2001, a parte i celebri video più o meno ritoccati, con le barbe di mille colori e la voce che non appartiene a lui al 99% (ma questa è un’altra storia). Alcuni rapporti lo danno per morto rispettivamente nel dicembre 2001, 2004 e infine 2006 (un rapporto francese). Persino Bush perse l’abitudine di nominarlo dicendo che non era importante se fosse vivo o morto. Lasciando perdere questa questione e ammettendo che osama fosse vivo per quanto vegetasse in dialisi, è la profonda differenza tra le due organizzazioni a colpire.
    Il nemico di osama era la monarchia saudita (e al più i russi per la cecenia), fatto questo quasi da tutti dimenticato. Non aveva mire espansionistiche da califfato.
    Però Zarqawi è stato per due anni un buon Goldstein; uno in carne e ossa da mostrare al pubblico invece di quei video editati da compagnie di intelligence private con il loro logo.
    DIfatti quando morì non ebbero problemi a mostrare le foto del suo cadavere.

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