Aldo Giannuli
Aldo Giannuli

Aldo Giannuli

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Commenti (10)

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    Gaz

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    O.T.
    @ Giannuli.
    Ho quasi terminato la lettura del suo ultimo libro “Da Gelli a Renzi”. In 104 pagine non viene nominato neppure una volta il Segretario Cosentino. Eppure non era proprio un materassaio esperto di diritto costituzionale comparato.

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    • Aldo S. Giannuli

      Aldo S. Giannuli

      |

      giusto ma se è per questo ci sono anche moltre altre omissioni: ho sacrificato molto all’asciuttezza del testo per renderlo spendibile in campagna del referendum

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    Gaz

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    Dice bene il il professor Giannuli quando afferma che il congiuntivo esprime un modo di pensare -di marca latina- per lo più ignoto alla lingua inglese.
    Nulla contro la lingua di Shakespeare, ma neppure nulla contro la lingua latina ammodernata.
    L’idea di soffocare l’Unione Internazionale Latina, fondata nel 1954, per risibili motivi economici ad opera dei soliti ignoti & idioti di tricolori bardati è stata una solenne stupidata.
    36 stati, in primis il binomio sullodato, non hanno avuto la cifra paragonabile per acquistare un calciatore di terz’ordine.
    Cari Franzuà e Mattew, col costo di una testa nucleare o delle consulenze date agli amichi si potrebbero finanziare decine e decine di Unioni Latine, sol che non volete.
    Ignavi !

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    Gaz

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    Chiedo venia: “sol che vogliate”

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    Paolo Selmi

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    Professore buona sera!
    Solo per segnalare che, per chi non volesse dare al Giornale neppure un nichelino, esiste sempre il piano b: la rete.
    https://www.marxists.org/italiano/lenin/1902/3-chefare/cf-index.htm
    Per il resto, concordo su tutto. Segnalo il tentativo analitico di Boffa, nella sua Storia dell’Unione Sovietica. Si trova anche questa facilmente ai mercatini, nella riedizione a cura de l’Unità, o grazie al prestito interbibliotecario. In sostanza, dopo averne riassunto i contenuti, il Boffa non solo non nasconde i legami col populismo russo, ma ne sottolinea il carattere di innovazione rispetto a questi ultimi. Cito testualmente: “Qui la concezione leninista, partendo da tutt’altre posizioni ideali, si ricollegava ai precursori, combattenti ottocenteschi contro l’autocrazia zarista (ma lo faceva in modo assai diverso dai socialisti rivoluzionari, che di quegli antesignani ripetevano le formulazioni teoriche “contadine” e andavano imitando, proprio nei primi anni del secolo, i metodi di terrorismo individuale, respinti invece da Lenin). Sintetizzerà uno storico sovietico: con Lenin “il partito operaio… doveva diventare quell’auspicato partito rivoluzionario anti-assolutista, verso la creazione del quale il passo più importante era stato fatto in passato dagli uomini della Narodnaja Volja, ma cui questi non avevano potuto né potevano realmente dar vita”.
    Dal precedente movimento rivoluzionario il partito, che si formò sotto la guida leninista, raccolse lo spirito di dedizione totale alla “causa”, l’adesione a un proprio codice morale, giudicato più nobile perché illuminato dal fine rivoluzionario, la capacità di trasformare persino i tribunali in tribune politiche, dove si proclamano con fermezza le proprie idee. Senza confinarsi nella cospirazione (qui era il progresso) esso mise a profitto anche le tecniche clandestine dei predecessori: collegamenti, recapiti, cifrari, tramiti segreti con gli arrestati e i deportati, servizi informativi, “espropriazioni” per procurarsi mezzi di finanziamento, tipografie illegali e biblioteche pubbliche. Per tali molteplici caratteristiche il partito di Lenin era realmente di “tipo nuovo” non solo per la Russia, dove, come si è visto, non esistevano partiti, ma per l’intero movimento operaio internazionale, dove andavano prevalendo invece formazioni politiche legate piuttosto a esperienze di lotte parlamentari e sindacali.”
    In sintesi, nella fase “di lotta”, andava benissimo. Nella fase “di governo”, un po’ meno: a discolpa di Lenin, che pure aveva proposto esperienze importanti di apertura sia con i Consigli, che con la NEP alla fine della sua vita (nel senso anche di apertura politica a un’alleanza vera, concreta, fra operai, contadini e piccola borghesia nazionale), prima una guerra civile che aveva costretto, ancora una volta, a serrare le fila e a tornare di lotta e di governo e, poi, il suo stato di salute ormai compromesso. Sempre Boffa, cita uno scritto del 1921, non di Lenin. Sono appunti personali: “Il partito comunista, specie di ordine dei portaspada (organizzazione militare-religiosa con regola analoga a quella dei templari, assai forte in Lettonia nella prima parte del XIII sec. poi assorbita dall’ordine teutonico. Dalla nota a piè pagina dell’Autore) in seno allo Stato sovietico, del quale dirige gli organi e ispira l’attività”. L’estensore di questo appunto personale era Giuseppe Stalin e, qualche anno più tardi, avrebbe realizzato concretamente il suo progetto.
    Un caro saluto.
    Paolo

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    • Aldo S. Giannuli

      Aldo S. Giannuli

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      si dare doldi al Gioornale ripugna anche a me, ma i libri vanno letti su carta ed un testo importante come quello di Lenin deve stare nella biblioteca di una persona mediamente colta, per cui pazienza dare soldi al Giornale… semmai è una vergogna che a ripubblicare un testo di quella importanza storica debba pensarci il Giornale e non una delle case ditrici “serie” o di “sinistar”

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        Paolo Selmi

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        E’ perché sono impegnate a vendere e ad accaparrarsi i diritti dei nuovi “maestri di pensiero”… (non li cito per non attirare qualche strale per “diffamazione”… ma ci siamo capiti). D’altro canto, La città del sole e Lotta comunista sono troppo piccole per coprire tirature a distribuzione nazionale. O questa minestra…

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    Mirko F.

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    Perché il “Libro nero del Comunismo Europeo” lo possiamo “tranquillamente buttare nel cestino dei rifiuti”? Forse racconta fatti storicamente inventati? Non è accurato? E’ parziale?
    La ringrazio in anticipo
    Mirko F.

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    • Aldo S. Giannuli

      Aldo S. Giannuli

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      visto che me lo chiede lo inserisco nella rassegna di sabato prossimo

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    Monsieur en rouge

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    Non mi dilungo, volevo solo dire: bellissimo il commento sulla sensazionale scoperta storiografica di Sallusti e sul suo rigore logico!

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