Aldo Giannuli
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Commenti (8)

  • Giovanni Talpone

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    Come non condividere ogni parola? Rimane però un problema, forse più politico che storico: quali alternative avevano Lenin e i bolscevichi? (A parte il NON fare la rivoluzione, ovviamente). Leggendo Lenin, mi sono convinto che influenzò negativamente il pensiero di Lenin l’idea ottocentesca che la scienza non può che essere deterministica. Negli stessi anni, nell’Europa occidentale, con la Crisi dei Fondamenti, si incominciarono a gettare le base di una scienza non deterministica. Ma quando è stata recepita pubblicamente, Lenin era stato mummificato da un pezzo e questa nuova concezione fu bollata come ideologia borghese dallo stalinismo.

  • Amedeo

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    “E, dunque, Lenin, pur con i suoi indiscutibili errori, è interno ai processi della modernità, rispetto ai quali i suoi critici si pongono al di fuori. Piaccia o no, è Lenin che ha spinto la Russia verso la modernità, pur con limiti ed errori.” Basta questo, oltre all’illuminate riflessione sulla politica come strategia che oggi manca. Un pezzo che è una boccata d’aria, un sorso di acqua fresca: grazie Aldo!

    Trasportiamo la riflessione al mondo di oggi: dov’è finita la “politica strategia”? Dove le “scuole di politica”? Ragioniamo: tra i leader del mondo di oggi che valgono qualcosa possiamo solo elencare (giudizio assolutamente “chirurgico” e non certo di giudizio morale):
    – Papa Francesco – scuola Chiesa Cattolica, scuderia gesuita (rispettivamente, 2000 e 400 anni di storia)
    – Xi Jingping – scuola PCC, scuderia Shanghai (quella “riformista”)
    – Vladimir Putin – ciò che rimane delle vecchie scuole sovietiche, ultimo loro lampo di gloria scuderia KGB e non PCUS, peraltro senza successori
    – fatte le debite proporzioni e “si parva licet”, Angela Merkel – scuola democristiana europea, declinazione tedesca, scuderia Kohl, su eventuali successori idem come sopra

    E il resto? E gli altri paesi? E le scuole liberali? E quelle socialdemocratiche?

    PS
    Mi scuso, chiedo venia, dimenticavo Renzi, Poletti e Di Maio. C’è ancora speranza 😉

  • david cardillo

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    Professor Giannuli, le racconto un aneddoto interessante. In occasione della morte di Lenin, Emilio De Bono commentò la notizia con Mussolini dicendo: “adesso abbiamo un nemico in meno”. La risposta del Duce fu: “no, adesso abbiamo un immortale in più”.

  • Venceslao di Spilimbergo

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    Buonasera professore
    Analisi tanto interessante quanto ricca di spunti per aprire non uno ma almeno mille conversazioni diverse; per ragioni di tempo mi soffermerò solamente su pochi argomenti. Posso sinceramente comprendere quanto questo (evidente) tentativo di “criminalizzare” la figura del fu Compagno Lenin possa recarle disturbo… ma purtroppo il mondo ha sempre funzionato così: la Storia la scrivono i vincitori, avendo come scopo, da un lato quello di imporre i loro valori e i loro principi; dal altro lato quello di salvaguardare e legittimare i loro interessi. Agli avversari sconfitti è destinata o la cancellazione dai ricordi delle genti o la preservazione della memoria… però da un punto di vista volutamente e pesantemente negativo (damnatio memoriae). Questa “regola” fu applicata a suo tempo anche dai Bolscevichi (nei confronti dello Zarismo) e ora, ironia della Sorte, la subiscono a propria volta in maniera postuma. Questo comunque non toglie nulla alla grandezza storica di Vladimir Il’ič Ul’janov; per quanto deformata essa è destinata a permanere ancora a lungo. Da Conservatore le posso confermare anche un altro dei punti da Lei evidenziati: è vero, i Liberali contestano al Compagno Lenin di aver concepito e realizzato la Rivoluzione in quanto tale, a prescindere dalle modalità utilizzate a dai costi in vite Umane pagate (simili eventi sono da sempre necessariamente dei colossali spargimenti di sangue); lo contestano per aver realizzato la Rivoluzione sia perché essa ha duramente messo in difficoltà le posizioni Occidentali durante la cosiddetta Prima Guerra Mondiale (offensive Germaniche dell’Ottobre del 1917 furono possibili grazie ad uscita dal conflitto della Russia); sia perché il Liberalismo in quanto ideologia (manifestazione politica del sistema Capitalistico) nega la possibilità che si possa sovvertire, oltretutto su basi utopistiche, i fondamenti di una società per crearne artificialmente una nuova. Ogni volta che questo è avvenuto i risultati saranno stati anche interessanti sotto l’aspetto filosofico ma, allo stesso tempo, disastrosi sotto quello economico e sociale. Rimane comunque indubbio il ruolo che il pensiero Leninista ha giocato nel edificare la “modernità”: senza la continua e costante lotta contro il Marxismo (in particolare dopo che esso aveva preso forma materiale) dubito che il Capitalismo si sarebbe potuto evolvere tanto sia sotto l’aspetto quantitativo sia sotto quello qualitativo. Indubbio altresì il ruolo avuto dal Compagno Lenin nel realizzare anche in Russia un sistema di governo Democratico, seppur non Liberale… con tutto quello che un simile fatto ineluttabilmente comporta per quanto concernono i ”Diritti Umani”. Unico vero punto su cui dissento da Lei Chiarissimo è quando afferma che non era nelle intenzioni del signor Ul’janov realizzare un Totalitarismo. Al riguardo di questo, mi permetta di porle solo un quesito: se anche fosse corretto quanto Lei sostiene, essendo ogni società Umana (compresa quella Liberale, che personalmente difendo) necessariamente totalitaria… come poteva pensare il Compagno Lenin di fondare una comunità di uomini non totalitaria? Sarebbe stato il colmo dell’Utopia, nonché il suo vero e più tragico errore. Da realista e pragmatico quale fu probabilmente sapeva che, purtroppo, non vi era altra possibilità.
    La saluto augurandole ogni bene e una buona serata… oltre che le felicitazioni per un anniversario che immagino Le stia molto a cuore.

  • Lorenzo

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    Bè… l’asserita scientificità della visione leniniana di strategia politica confliggeva frontalmente coll’altra scientificità cui il Nostro si richiamava, quella della teoria marxista delle condizioni oggettive (che certamente non avrebbe autorizzato una rivoluzione in un Paese arretrato come la Russia). Il che autorizza a pensare che di scientifico avessero poco entrambe. La forza di Lenin ristette nel suo celebrato intuito politico, che gli consentì di profittare di condizioni favorevoli (e qui vale la pena di osservare che la precondizione dei sommovimenti sociali è quasi sempre la guerra, e che ogni pacifismo è difesa dello status quo) per vibrare un colpo formidabile alla civiltà borghese e capitalista.

    Nell’assenza di inibizioni mostrata rispetto a questi legacci dottrinari (creati in epoca positivista per promuovere il Verbo ma ormai trasformatosi in impedimento) risiede effettivamente un forte elemento di modernità (riverberatosi sull’intero sviluppo del movimento socialista), che implicitamente avvicina Lenin al clima culturale e ad altri grandi rivoluzionari e grandi strateghi politici della sua epoca, come Hitler e Mussolini.

    Per il resto, l’articolo di Giannuli ci insegna quale sia il grado di avalutatività e quindi di imparzialità cognitive imperanti nel trogolo storiografico dell’occidente americanizzato.

  • Aliquis

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    Io non credo che la modernità sia un fatto positivo.
    Faccio notare che i populisti russi della Narodnja Volja, nell’ Ottocento, lottavano proprio contro la modernità, identificata con il capitalismo nato in Occidente e che si stava infiltrando in Russia. Lo Zar Alessandro II, con le sue riforme, favoriva questo processo e fu assassinato per questo. Meglio Alessandro III, Zar reazionario che bloccò le riforme. Purtroppo l’inetto Nicola II riprese a consentire lo sviluppo del capitalismo in Russia, con la sua dote di individualismo, speculazione, finanziarizzazione dell’economia, accentramento della produzione, potere delle banche, tecnocrazia, soppressione delle comunità di villaggio e immiserimento dei contadini, e lavoro da schiavi nelle fabbriche. La riforma di Stoypin accentuò questo processo. Processo che Lenin e Plechanov vedevano come positivo. La rivoluzione scoppiò perchè lo Zar aveva tradito il popolo russo permettendo la modernizzazione forzata della Russia. Purtroppo i bolscevichi proseguirono su questa strada in modo molto più accelerato e violento. La stessa cosa successe in Cina. E poi, finita la vulgata socialista, usata unicamente come copertura per il lavoro sporco, si tornò al capitalismo ufficiale. Oggi i capitalisti ringraziano i comunisti perchè senza di loro Cina e Russia non sarebbero mai state modernizzate. Il Collettivismo ancestrale, i resuidui di comunismo primitivo, non sarebbero stati liquidati senza le rivoluzioni comuniste.
    Oggi Maduro viene condannato non perchè non sia democratico, ma perchè vuole realizzare una società ecologica e umana, lontana dal concetto liberale di modernità.

  • Gaz

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    Oggi la Russia con i Romanov sarebbe una grande Corea del nord.

  • Gaz

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    I russi si liberarono di una monarchia medievale.
    Ci fossimo liberati pure noi per tempo di quella cosa brutta, cimmirruta, alta un metro o poco più, traditore, corrotto e inadatto, ci saremmo risparmiati due guerre e il ventennio fascista.
    Indietro Savoia!!!

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