Aldo Giannuli
Aldo Giannuli

Aldo Giannuli

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Commenti (30)

  • Paolo Federico

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    Che sia chiaro, l’esperienza insegna che per alcuni individui non c’è assolutamente nulla da fare. Il degrado familiare e sociale nel quale sono cresciuti, la violenza e l’emarginazione subiti, incidono così profondamente nel loro spirito e nella loro mente, da precludere qualsiasi recupero sociale.
    In questo senso sarebbe da ripensare il carcere stesso come luogo protettivo per queste persone e l’ergastolo come recupero sorvegliato di una esistenza accettabile.
    Mi rendo conto che sto parlando di un “altro carcere”, di una prigione che ancora non c’è e che d’altronde fa un po’orrore pensare di prendere un essere umano e sbatterlo in prigione per sempre, ma, di contro, penso anche alle cose terribili e mostruose, spesso più che malvagie, stupide e folli di cui siamo capaci e concludo che dobbiamo guardarci da noi stessi.
    Il cuore e la ragione dicono che non si può condannare una persona per sempre, ma l’esperienza ci dice che con alcuni non c’è nulla da fare e io resto nel mezzo.

  • felicia di cioccio

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    Gridiamo ai Quattro venti che siamo contro la pena di morte, l’ ergastolo e’ la pena di morte. Qualsiasi crimine una persona abbia commesso con 2025 anni di carcere ha abbondantemente espiato la colpa.

  • vincenzo andraous

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    ERGASTOLO
    Accade sempre in ogni epoca di crisi e di trapasso; chi sta al fondo del barile, all’ultima di fila di sedie, inchiodato alla propria condizione per forza o per necessità, non sarà inteso come persona da trattare, ma un numero da contenere e incapacitare.
    Carcere, sempre più carcere per risolvere problemi complessi che mettono in ginocchio una società, come a dire è sufficiente buttare via la chiave, omettendo di ricordare che prima o poi invece si esce, a volte con i piedi in avanti, altre con le proprie gambe, ma con lo sguardo che non ravvisa alcuna direzione.
    Norme, decreti, leggi di nuovo conio, ognuno a scandire le proprie ragioni, a lanciare strali, è battaglia ideologica disegnata dagli slogans, dalla cartellonistica d’accatto, una dislocazione furiosa di parole contrapposte che avvisano del pericolo carceri svuotate dai criminali, di condoni, amnistie, e chi più ne ha, più ne metta. Eppure alla linea d’arrivo, poco meno di qualche centinaia di detenuti usciranno, non ci sarà alcun sollievo nell’inferno carcerario per nessuna delle sue componenti, non ci sarà possibilità di abbassare la recidiva, non ci sarà formazione né rieducazione, solamente una nuova presa per i fondelli.
    A questa ipotesi di prevenzione ubriaca, di sicurezza a pochi denari, occorre aggiungere il capitolo della pena nella sua flessibilità e certezza, tant’è che c’è qualcuno che senza andare troppo per il sottile afferma che il cosiddetto”fine pena mai” non è applicato, addirittura non esisterebbe, anzi, con una ventina di anni di carcere scontati, si è belli e pronti all’uscita, chi se ne frega se addirittura infantilizzati.
    Ho seri dubbi che questa boutade corrisponda al vero, mentre non ne ho nel ribadire che una pena che sancisce la fine di un tempo che non passa mai, un tempo che non esiste, che non ti assolve né perdona, un tempo bloccato, non è un’astrazione né una combine della mente, certamente non la pena dell’ergastolo.
    Quarant’anni di galera scontata costringono il prigioniero a straripare in universi sconosciuti, un mondo fatto di domani che non ci sono, una negazione che rinvia alla morte di ogni umanità e riconciliazione, non è perdita di memoria come scelta individuale per non vedere e non sentire, è lontananza siderale dall’essere, dalla responsabilità di ritrovare e ricostruire se stessi.
    L’ergastolo rappresenta quanto accade fuori nella società libera, dentro è ben più visibile, e rimanere fermi alla medesima stazione di partenza scambiata per arrivo non è un bene per alcuno.
    Qualcuno si ostina a dire che il “fine pena mai” non si porta sulle spalle come carico di un lungo e lento viaggio di ritorno, eppure quarant’anni di carcerazione sono ben più di una affermazione da play station, obbligano l’uomo della pena identico alla sua colpa, e se questa non arretra, quella persona è un numero destinato a fallire.
    L’ergastolo c’è, non è vero che dopo vent’anni come per incanto le porte blindate di un penitenziario si spalancano, la legge contempla la possibilità di accedere a questo beneficio, ma la realtà è ben altra, infatti la liberazione condizionale non viene quasi mai concessa nei tempi stabiliti, se non con una aggiunta di dieci o anche venti anni dai requisiti richiesti.
    Chi scrive ha scontato circa quarant’anni di carcere, tredici in misura alternativa della semilibertà, da un anno ho usufruito della libertà condizionale, potevo accedervi dopo ventisei anni, con gli sconti di pena, intorno ai venti, ebbene solo ora sono ritornato un cittadino libero.
    Non cito me stesso per fare della polemica spicciola, nutro gratitudine sincera per le istituzioni che mi sono venute incontro, inoltre so bene perché ero detenuto, nulla mi era dovuto.
    In tema di punizione, di castigo, di giustizia, all’angolo delle coscienze, c’è sempre il famoso ergastolo ostativo, quel detenuto che per la natura dei reati commessi, e richiamati in sentenza, non potrà accedere ad alcun beneficio carcerario nè ad alcuna misura alternativa, a meno che l’imputato non accetti di collaborare con la magistratura.
    Forse è un bene per i cittadini detenuti ed i cittadini liberi ricordare quanto ebbe a dire Aldo Moro sugli scopi e utilità della pena: è un giudizio negativo che va dato alla pena capitale, come alla pena perpetua, perché contraddicono i principi costituzionali in tema di pena: trattamenti contrari al senso di umanità e alla finalità rieducative, dunque l’ergastolo tanto è costituzionale e legittimo, in quanto non si applichi effettivamente.

  • claudio

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    Togliamo il fine pena mai. ma si continui a dare pene lunghe e si introduca una sorta di revisione della pena ogni 2 o 3 anni dopo il 20 anno di carcerazione. Una sorta di verifica del percorso del detenuto…

  • anna maria marianella

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    Nessuna persona, per quanto criminale possa essere stata, la più abbietta fra le creature che stanno sulla terra, qualsiasi crimine abbia commesso, anche il più efferato e il più odioso, nessuno ripeto, deve rimanere in carcere a vita: MAI E POI MAI, perché se lo fa, in nome dello Stato, quest’ultimo è il peggiore dei criminali, più dello stesso condannato all’ergastolo

  • Giovanni

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    Salve a tutti, Un uomo/donna che sia se ha sbagliato e’ giusto che paghi x questo ma infliggere una tortura del genere e’ inammesso noi italiani siamo bravi a puntare il dito verso le altre nazioni, infatti abbiamo avuto l’ipocrisia di mandare a morire i nostri soldati in terre straniere x aiutare a stabilire la democrazia dove nn vi era, ma qui da noi agiamo da ipocriti, un uomo che vive giorno x giorno la sofferenza dell’ergastolo e’ inumano meglio
    La pena capitale, una moglie che sa di nn riabbracciare il proprio compagno x tutta la vita come si deve sentire? un figlio che nonostante nn abbia visto il proprio genitore x 20 anni vive nella consapevolezza di andarlo a salutare nel cimitero vivente aspettando il giorno del suo funerale. L’ergastolo è una tortura inflitta a tutta la famiglia poi abbiamo il coraggio di parlare di democrazia e guardare dall’alto verso il basso gli altri, i politici italiano abbiano almeno il coraggio di prendersi le proprie responsabilità introducete la pena di morte è abbiate pietà di queste persone mettete fine in un solo giorno alle loro sofferenze altrimenti fate una volta tanto un gesto di democrazia. Sono Contro lErgastolo ed ogni sua forma di tortura

  • Mirko G. S.

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    @ anna maria marinella
    perchè non hanno ancora ucciso tuo figlio o tua madre. Poi ne riparliamo.

  • Mirko G. S.

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    Dall’archivio storico del Corriere della Sera: « Torino: un centinaio di persone ai funerali del criminale pentito morto di tumore. Le accuse dell’altro ergastolano “Cavallero ucciso dalle botte in cella” Alle esequie presente anche la figlia di una donna ferita dal re delle rapine L’amico Notarnicola: la sua malattia comincio’ con un pestaggio a Pianosa TORINO – C’erano Adriano Rovoletto e Sante Notarnicola, i suoi fedelissimi nella banda che semino’ terrore e morte nel Nord Italia, i vecchi compagni torinesi del Pci (in gran parte confluiti in Rifondazione comunista), Tina, la donna che gli ha tenuto compagnia negli ultimi anni di vita, i giovani del Sermig (Servizio missionario giovanile), l’associazione torinese di volontariato cattolico che lo ha accolto quando, nel 1988, usci’ di galera. In un centinaio hanno dato ieri l’estremo saluto a Pietro Cavallero, partecipando al funerale che si e’ svolto nella suggestiva cappella dell’Arsenale della Pace, la sede del Sermig, in quel quartiere di Borgo Dora in cui l’ex bandito e’ nato e cresciuto. C’era anche una ragazza, figlia di una donna rimasta ferita in una delle diciotto rapine che la banda colpi’, fra il ’63 e il ’67, uccidendo cinque persone. Collaborando col Sermig ha avuto occasione di conoscere e frequentare Cavallero. Il piu’ ribelle della banda, Sante Notarnicola, che in carcere si avvicinera’ – solo dopo aver condiviso la condanna all’ergastolo con Cavallero e Rovoletto – alle Brigate rosse, si e’ lasciato andare a uno sfogo e ha lanciato accuse, non si sa fino a che punto vere: “Pietro e’ morto di carcere, non di enfisema o di tumore”. Notarnicola ha parlato subito dopo la funzione funebre e ha ricordato l’amico della barriera operaia, col quale sognava il socialismo e, poi, organizzava le rapine: “La sua malattia e’ cominciata nell’81, nel penitenziario di Pianosa”. E viene fuori il racconto di una “situazione particolare venutasi a creare quando decisero di rimpicciolire le celle”. Secondo Notarnicola ci fu un pestaggio: arrivarono uomini dal Medio Evo che senza motivo gli ruppero due o tre costole. E’ li’ che e’ cominciata la sua agonia, durata quindici anni”. Un fatto avvenuto in un periodo caldo per le carceri italiane, quando i detenuti erano protagonisti di violente proteste. L’ex ergastolano le ricorda con molto disincanto: “Le mille battaglie che facemmo – ha sostenuto – non sono servite a nulla: nelle carceri italiane tutto e’ rimasto come prima. Le condizioni di vita sono ancora disumane” ». Poverino…

  • Mirko G. S.

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    Professore, qualche breve considerazione:
    1) mi sembra che il “buon” Notarnicola non abbia fatto neppure un centimetro di percorso di redenzione e riabilitazione;
    2) tutti quelli che si macchiano di nefandezze come Pietro Cavallero, Renato Vallanzasca, Reanto Curcio, Raffaele Cutolo, Valerio Fioravanti, Marco Donat Cattin e altri simili schifosi non appena entrano in galera si pentono;
    3) mi chiedo quali diritti abbiano le persone perbene che si ritrovano vittime di simili esseri mostruosi.
    La redenzione è un percorso interiore e personale che nulla dovrebbe avere a che fare colla libertà personale, perchè la redenzione afferisce allo spirito e alla libertà di questo. Adesso mi perdoni una antipatica provocazione: Pietro Robin Hood Cavallero (per fare un esempio) faceva parte dell’estrema sinistra… contro l’ergastolo si ergono, (purtroppo devo tristemente constatare) assieme ai soliti immancabili “puri” della Chiesa, intellettuali soprattutto (per non dire quasi esclusivamente) di sinistra… non è che volete a tutti i costi tirare fuori dalle gabbie gli amici vostri???

  • Mirko G. S.

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    @ felicia di cioccio

    gridi adesso ai 4 venti quanto vale per lei la sua vita, la vita di suo figlio (se ne ha), la vita di sua madre, la vita delle vittime, come quella di Samuele Lorenzi il cui cervello è stato trovato schizzato fin sul soffitto di casa dalla madre, che invece di ridurgli in poltiglia il cranio avrebbe dovuto accarezzarlo e difenderlo. Anzi fate una bella cosa, andate a deporre sulla sua tomba un fiore e provate a fargli capire che il mostro che infieriva come una pazza sulle sue manine alzate in estrema difesa della propria vita è stata condannata ad appena 16 anni di carcere, che probabilemnte non sconterà. Glielo gridi ai 4 venti.

  • Mirko G. S.

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    Chi non riconosce i diritti degli altri non deve vedere riconosciuti i propri.

    • aldogiannuli

      aldogiannuli

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      Mirko: è giusto che ci uccide venga punito, ma l’ergastolo ridà la vita a chi è stato ucciso?

  • Paolo Federico

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    A Mirko G.
    Condivido in parte le tue considerazioni, ma attento a non confondere la malattia mentale con l’inclinazione e l’abitudine alla violenza e al delitto di alcuni individui.
    La pena è punizione ma non potrà mai essere giustizia. In questo senso va ripensato il carcere come luogo dove non solo la comunità si protegge dal criminale, ma la persona criminale è protetta da se stessa. Un luogo dove innanzi tutto sia garantita una esistenza controllata ma dignitosa e accettabile.
    Ergastolo da un lato, pentimento e perdono dall’altro, diventano, a questo punto e a mio avviso, secondari.

  • Mirko G. S.

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    No, l’ergastolo non resuscita i cadaveri, ma neppure la carcerazione per 20 anni (e 20 anni sembrano tanti ma passano molto più in fretta di quanto ci immaginiamo). Aboliamo anche quella? Chi ha ucciso merita l’ergastolo (ed ina galera, non nella propria comoda casetta). Punto. Se proprio si vuole redimere, lo faccia nel segreto del proprio cuore; quelli sono gli unici veri casi di pentimento.

    • aldogiannuli

      aldogiannuli

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      Mirko, no non aboliamo la reclusione perchè una puniziopne ci deve essere, ma la punizione a vita è un eccesso che non dà nulla allìa società e toglir ogno motivazione al cindannato. Anche nelle punizioni ci vuole misura

  • Mirko G. S.

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    Professore, visto che lei è molto esperto di storia, mi cita almeno un caso di criminale che nel corso della propria carriera delinquenziale spontaneamente, senza cioè essere stato mai preso dalla Polizia, si sia redento? Come mai quasi tutti i carcerati (tutti i più furbi) aspettano di arrivare in galera per essere folgorati sulla via di Damasco? Lei che si vanta di aver conosciuto tutti i più grandi criminali della storia contemporanea e ciò nondimeno di aver stretto loro la mano (a differenza di quella cafona della deputata 5Stelle) è così ingenuo da pensare che si possano redimere esseri simili? Dove sta scritto che 20 anni siano la giusta misura per chi toglie la vita a mio padre o a mio figlio? Hitler avrebbe meritato 20 anni? Himler pure? Gli “uomini” dell’Unità 731 pure? E dove sta scritto il principio che esseri simili debbano avere “una seconda opportunità”? Come mai tutti questi perbenisti da circolo dell’Azione Cattolica spariscono dalla circolazione quando si parla di pedofilia e di singoli casi particolarmente gravi e disturbanti? Poi mi scusi ma perchè l’ergastolo non dà nulla alla società? L’abolizione dell’ergastolo è un colpo di spugna istituzionalizzato dello Stato sul sangue di innocenti e toglierebbe molto alla società. Toglierebbe la fiducia nella giustizia, toglierebbe la certezza che i parenti delle vittime e le vittime stesse siano tenute nel massimo rispetto da parte dello Stato, che negli ultimi anni su questo versante ha fatto non poche figure di merda. Breivik per aver assassinato più di 100 persone e aver distrutto la vita di almeno altre 500 farà appena 21 anni di galera in una specie di suite a 5 stelle. È questo il suo senso della misura? Questo sì che toglie qualcosa alla società.

  • Mirko G. S.

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    @ Giovanni
    « una moglie che sa di nn riabbracciare il proprio compagno x tutta la vita come si deve sentire?»
    Suppongo decisamente meglio delle mogli dei camionisti uccisi da Pietro Cavallero che per indurre la Polizia ad interrompere l’inseguimento si mise a fare il tiro al bersaglio sui passanti lasciando per terra 30 persone tra morti e feriti. Almeno la moglie di un ergastolano sa che quel cesso del proprio compagno è vivo e può andarlo a trovare in galera, può sperare in un indulto o in un qualche colpo di spugna da parte di uno Stato e del ceto dei suoi intellettuali perbenisti tradizionalmente deboli con i forti e forti coi deboli.
    La ringrazio per la retorica ed il patetismo, con questi (e coll’ipocrisia) abbiamo distrutto l’ordinamento giuridico di un Paese.

  • Mirko G. S.

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    sempre @ Giovanni
    « un figlio che nonostante nn abbia visto il proprio genitore x 20 anni vive nella consapevolezza di andarlo a salutare nel cimitero vivente aspettando il giorno del suo funerale»
    meglio per lui sarebbe non conoscerlo proprio il padre…

  • carmela lupo

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    Con tutto questo odio e disprezzo ti stai macchiando anche tu di un crimine ancora più brutto.uccidi 1500 persone e tutte le persone che li circondano. Perché ergastolo ostativo è una pena di morte ancora più brutta di quella immediata e fulminante perché non sai quando arriva e l aspetti tutti i giorni.tu parli delle vittime ma prova a vedere come vivono queste persone che dopo 20 anni sono persone diverse cambiate.segui il caso di carmelo mussumeci e ti renderai conto di cosa parliamo.ognuno ha la propria idea e si deve rispettare ma non puntiamo subito il dito da perbenisti guardiamo anche oltre.

  • Paolo Federico

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    A Mirko G.S.
    Ho già espresso la mia opinione riguardo la irredimibilità di alcuni criminali.
    Aggiungo la premessa che il senso della punizione erogata dallo stato risiede nella necessità di sottrarre la legittima vendetta alle vittime e/o ai parenti delle vittime, al solo scopo di salvaguardare l’ordine e la pace sociale, poiché la vendetta stessa richiede un risarcimento ancora più grande che getterebbe le premesse per un nuovo crimine in una spirale senza fine.
    Come è evidente la giustizia non c’entra nulla, il crimine, purtroppo, si conclude con la sua consumazione dopo di che non c’è più nulla da fare. Sperare che la punizione rimetta le cose a posto è una illusione.
    Molte vittime infatti non hanno alcun sollievo nel vedere il loro aguzzino soffrire, vogliono solo che sia posto in condizione di non nuocere più a nessuno.
    Le tue parole Mirko, vibranti e appassionate, toccano nel profondo,ma non abbiamo nessuna alternativa se non trattare tali argomenti con rigorosa razionalità e umana pietà nei confronti di noi stessi. Tutti.

  • Mirko G. S.

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    @ Carmela Lupo

    Rilegga la prima domanda che ho posto A Giannuli. Lei conosce queste persone? Non credo proprio. Lei della psiche umana conosce anche meno. Le auguro di non incontrare mai nessuno di questi abbomini della natura, visto che lei no legge i giornali, non ha letto i libri di storia e non avrebbe il coraggio di documentarsi neanche un minimo. Lo sa, cara la mia pasionaria da circolo dell’Azione Cattolica, cosa ha detto chi ha interrogato Erika De Nardo? Oppure sa cosa hanno fatto gli “scienziati” dell’Unità 731, al cui confronto Mengele è un orsacchiotto di peluches?
    Magari potessi davvero fare piazza pulita di questi parassiti che rubano a Dio il tempo per vivere.

  • Mirko G. S.

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    @ Paolo Federico

    Se lei chiama in gioco la razionalità io le rispondo colla matematica che colla razionalità è stretta parente.
    Se 20 anni di galera = ergastolo, vuol dire di fatto dire a tutti i peggiori macellai di carne umana «fate quello che cazzo vi pare, tanto poi ci sono gli “illuministi” colla lacrima facile che non hanno mai perso un proprio congiunto che vi garantiscono tra 20 di rivedere il mondo e di zittire chi vi chiama per quello che siete che avete pagato il vostro debito e quindi siete come gli altri». Chi non riconosce i diritti degli altri non deve veder riconosciuti i propri. Punto.
    L’ergastolo come il patibolo sono perfettamente equipollenti alla perdita di una vita umana. Vita umana è l’una, vita umana è l’altra. Non vedo perchè la vita umana di una persona perbene debba valere di meno di quella di pezzo di m****. Il cesso di turno vuole redimersi? In galera ne ha tutte le possibilità, se vuole farlo davvero e non vuole piuttosto uscire prima.

  • carmela lupo

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    @ mirko non è mia abitudine offendere o insultare ma mia abitudine è rispettare le idee e pensieri degli altri pur esprimendo le mie.volevo solo dirle che leggo i giornali mi documento su tutto e parlo da persona che conosce tutte queste persone e fatti di cui ha parlato lei.nessuno di tutti questi ha ergastolo ostativo.in italia l ergastolo equivale ad una pena che dopo circa 26 anni dovresti essere libero questo tipo di ergastolo viene dato a tutti i killer di bambini donne uomini purché fuori da un contesto di criminalità organizzata altrimenti ti tocca l oststivita cioè pena di morte e mi creda non si tratta sempre di crimini di innocenti perché le persone coinvolte sono altri criminali di famiglie diverse .ecco cosa intendo per lotta contro l ergastolo ostativo perché questa differenza tra i due? poi non bisogna generalizzare su tutti infatti le ho portato l esempio di una persona carmelo Musumeci che secondo me rispecchia una vittoria per l italia una persona che ha pagato ma soprattutto che è cambiata rieducata e che merita una seconda possibilità.

  • Paolo Federico

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    A Mirko G.S.
    Nei tuoi primi commenti vedevo si rabbia, ma anche tanta compassione. In quest’ultimo mi sembra di vedere solo rancore. Mi auguro di cuore che tu non stia parlando perché toccato da qualche tragedia.
    Ho già chiarito il mio pensiero sulla irredimibilità di alcuni criminali e di conseguenza sull’oggetto della discussione.
    Qualsiasi essere umano, costretto in particolari situazioni, può commettere atti mostruosi. Anche tu. E’ per questo che mi ero appellato alla ragione ma anche all’umana pietà.
    Sono sicuro che tu sei una persona positiva e allora rifletti:non trovi che nella affermazione “chi non riconosce i diritti altrui, non deva vedere riconosciuti i propri” vi sia in nuce il seme della violenza, della follia e del crimine?

  • Mirko G. S.

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    Assolutamente no, vedo solo il principio retributivo della pena e della condicio reciprocitatis che informa il diritto, sia patrio che internazionale. A voler poi andare oltre se vi leggete bene la Bibbia, che ogni tanto dà in testa a qualcuno, troverete la conferma di questo principio tanto nel Vecchio che nel Nuovo Testamento.

  • Mirko G. S.

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    Cara Carmela, evidentemente ignori cosa rappresenta la criminalità organizzata per questo Paese e non parlo del discredito internazionale “Mafia, Italians do it better” che si legge sulle magliette che vendono a New York. Evidentemente ignori l’impatto sulla cultura di un popolo, sulla credibilità delle Istituzioni, sulla fiducia nell’efficienza dello Stato, sull’economia, sul territorio. Forse nelle tue dotte letture hai saltato la frase di Sandokan Schiavone “tra 20 anni quelli moriranno tutti di cancro”. Forse hai saltato anche il nome di Silvia Ruotolo (e di tanti altri). Del resto la memoria dei soggetti da circoli di Azione Cattolica è ignobilmente corta oltre che spietatamente selettiva. Tuttavia credo di aver capito come mai conosci 1500 ergastolani, tutti personalmente (ne dubito ma prendo le tue esternazioni per veritiere) e ti scaldi come una femmina di jena per tirarli fuori dalle gabbie dove a fatica gente che rischia la pelle per 4 pidocchi al mese ce li ha rinchiusi. Forse ho capito come mai, dopo una trentina di commenti intrisi di civiltà, egualitarismo e di umane sorti e progressive, arriviamo al colpo di scena: essitono ergastolani di serie B (quelli che uccidono gli immancabili bambini… i vecchi magari si possono accoppare senza probemi), che purtuttavia seguono un trattamento privilegiato, e Robin Hood colla coppola in testa che hanno “soltanto” ucciso altri camorristi (magari sciogliendoli in acido oppure espettorandogli il cuore per mangiarlo crudo e palpitante). Mi sono perso qualcosa? Tutti gli uomini hanno diritto di vita, infatti siamo contro la pena di morte anche per Priebke, tuttavia i camorristi se li uccidi non è giusto che ti fai l’ergastolo… c’è qualcosa che non mi torna. Ma forse ho capito il problema. Leggendo sui giornali il numero incredibile di lettere che questi schifosi ricevono in galera con contenuti scabrosi e con mutandine regalo allegate (si sa, le donne cercano il DNA eccellente…), emerge il ricordo di Giuliana Brusa. Forse so cosa conta di fare una volta che questi 1500 escono dal carcere.

  • Celso Vassalini

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    Non mi ero mai soffermato, a riflettere su cosa significhi per tantissime persone recluse, scontare questa pena a vita senza nessuna speranza di riacquistare la libertà. Grazie, aderisco volentieri al vostro appello. Non si può togliere la vita lasciando un’esistenza sola e senza senso né sentimento. Un paese misura il grado di sviluppo della propria democrazia dalle scuole e dalle carceri, quando le carceri siano più scuole e le scuole meno carceri. La pena deve essere un diritto, se sia condanna deve poter essere la condanna a capire e capirsi. L’ergastolo ostativo è ripugnante e indegno per una democrazia del diritto ad essere persone giuste. Il fine pena certo e rapportato al reato e alla concreta possibilità di rieducazione e recupero e reinserimento sociale, è un atto di civiltà e di adesione concreta al dettato costituzionale. Battiamoci per la civiltà contro la barbarie e l’oscurantismo!

  • Mirko G. S.

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    Bauli, buono come te!

  • Paolo Federico

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    A Mirko G.S.
    Per favore impara anche ad ascoltare. Ti ripeto per la terza ed ultima volta, che alcuni individui criminali sono irredimibili e pertanto vanno segregati a vita.
    Detto questo, aggiungo che va garantita la dignità dell’esistenza a qualsiasi detenuto;
    che la punizione quale risarcimento per le vittime, non ha alcun senso per le vittime stesse;
    che lo stato si sostituisce alle vittime nella erogazione della pena risarcitoria al solo scopo di salvaguardare l’ordine e la pace sociale. La giustizia non c’entra nulla e d’altro canto non potrebbe entrarci;
    che tu ed io, indipendentemente dalla nostra volontà, potremmo commettere atti mostruosi;
    che la sola ragione privata della necessaria umana pietà, genera mostri;
    che tu a sostegno della tua tesi hai portato l’esempio di Pasquale Barra (quello che espiantava cuori ancora caldi dalle sue vittime per divorarli) ma che sta in galera, mentre io potrei farti esempi di altrettanto tristi figuri a cui sono stati innalzati monumenti, altro che galera! Ed altri ancora addirittura spediti in paradiso che vengono venerati a mani giunte.
    E potrei continuare elencandoti crimini mostruosi perpetrati dalle istituzioni in nome della legge, dai preti in nome di Dio ecc. ecc.. Tutti crimini che sono passati, passano e passeranno impuniti e che lasceranno sul terreno, sconfitte e allibite, tutte le vittime.
    E tu mi vieni a parlare di principio retributivo e condicio reciprocitatis.
    Anzi dubito addirittura che in nome dei principi su richiamati non siano stati perpetrati dei crimini.
    Caro Mirko, siamo quel che siamo, dell’umana pietà forse ne abbiamo bisogno più della ragione.

  • Mirko G. S.

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    Caro Paolo, ho letto quello che hai scritto. Forse non vuoi accettare che giudico quello che scrivi una immane boiata. Forse ritieni quello che tu scrivi Vangelo. Forse ritieni di poter convincere colla tua superiore e più evoluta civiltà qualsiasi persona che legga quanto scrivi… Purtroppo però le ho lette e per me sono e restano fregnacce. Spiacente. Sei tu che devi imparare a rispettare i sentimenti e il dolore degli altri e a pretenderlo dagli altri. Sei tu che devi imparare ad immedesimarti nei panni degli altri, ma di quelli giusti, di quelli che ingiustamente hanno subito torti che tu neanche potresti sognare negli incubi più orribili, che hanno fatto una vita di sacrifici e alla fine vedono quello che hanno costruito, quello in cui hanno investito tutto, la propria dignità ed il valore della vita e della salute calpestati e poi dimenticati. Ed in nome di cosa? In nome dei diritti di gente che il diritto, il rispetto, la sacralità della vita non saprebbero nepure trovarli sul vocabolario e che non appena vengono costretti in carcere si pentono. Ma se sono redimibili come mai lo diventano sempre in carcere e mai fuori? Che combinazione, sempre in gabbia nascono le conversioni!

    Ci sono criminali che l’hanno fatta franca? Non è una buona ragione per un colpo di spugna indegno di uno Stato civile e di una cultura che dovrebbe incoraggiare i virtuosi e deprimere i colpevoli. Da questo punto di vista il comunismo è stato peggio del nazismo e ciò malgrado continuate ad alzare il pugno chiuso…

    ‘O Animale è ancora in galera? Scommetto che se si pentisse tireresti fuori pure lui. Se Heydrich e Shiro si fossero pentiti avresti gettato la spugna anche su di loro?

    Ognuno può fare cose mostruose? Ti ho riportato esempi di tutt’altro tipo. E tu poi che ne sai? Potrei uccidere per paura, per vendetta, ma uccidere per 4 soldi forse potresti farlo tu non io. Avvelenare un’intera Nazione e condannare milioni di persone a morire di cancro, questo lo fa Vendola (che poi sghignazza), lo fa Napolitano, non io.

    La condicio reciprocitatis è proprio la base della pena, se ci rifletti un pò usando quella cosa che a te piace tanto, la ragione, ci arrivi da solo perchè è una cosa assolutamente autoevidente. Ma come è palese, la gente dice di ragionare colla testa ma in realtà lo fa col cuore (nei casi migliori). Siamo tutti buoni come il bambino dello spot Bauli, facciamo uscire gente che ha avvelenato un Paese intero e che ha fatto aumentare del quadruplo la mortalità per cancro, ucciso, minacciato, estorto. Lo sai cosa ti mangi quando al ristorante ordini la pizza?

    Dell’umana pietà hanno bisogno soprattutto le persone perbene che non sono state difese dallo Stato e che si vedono cacare sulle tombe dei propri cari da intellettuali da strapazzo colla lacrima facile (che forse hanno qualche amichetto in galera da tirare fuori). I detenuti se vogliono diventare i novelli Conti del sagrato hanno tutti i mezzi per farlo. In galera e nel segreto del loro animo.

    Ah, per la cronaca: Breivik esce tra 19 anni. Sconterà meno di 6 mesi di galera per ogni morto ammazzato. Loro sì che sono civili e razionali. Negli USA sarebbe già come dovrebbe essere, cibo per i vermi come lui.

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