Aldo Giannuli
Aldo Giannuli

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Commenti (11)

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    Venceslao di Spilimbergo

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    Buonasera professore
    Quella da Lei proposta è una analisi estremamente interessante in quanto fa giustizia di molte inesattezze ascoltate (e talvolta purtroppo lette) negli ultimi giorni riguardo l’organizzazione interna allo stato Spagnolo… un Paese fin troppe volte portato come esempio/ modello da imitare da parte di chi sia non conosce i limiti che il suo ordinamento costituzionale prevede, soprattutto per quanto concerne il rapporto fra stato centrale e enti locali; sia non è a conoscenza delle differenze storiche e geografiche significative tra Italia e Spagna (aspetto che non va mai sottostimato, in quanto l’identità di un popolo non può non influenzare la scelta sulla forma di governo e amministrazione della sua società). indubbiamente, piaccia o meno, il signor Rajoy si è comportato impeccabilmente da un punto di vista puramente costituzionale e giuridico (vista la Legge Fondamentale di riferimento non avrebbe potuto fare altrimenti, a meno che non avesse voluto essere accusato di mancato adempimento ai suoi doveri). Il problema se mai è stato il non aver compreso come l’eventuale richiesta di indipendenza da parte della Catalogna non doveva essere tanto considerata come una problematica esclusivamente inerente l’aspetto giurisprudenziale, quanto piuttosto come un problema politico… e, proprio perché tale, era da affrontare come altre strategie, soprattutto per quello che riguarda la forma, ovvero l’immagine del Governo (e quindi dello Stato) sia di fronte all’opinione pubblica internazionale sia dinnanzi alla popolazione interna (della Catalogna in primis). Il non aver compreso che una simile sfida non poteva essere affrontata in un aula di tribunale ma bensì sul tavolo della comunicazione è stato un errore gravissimo, che per poco non ha provocato danni incalcolabili. Meno male per Madrid (decisamente meno per noi, ma pazienza… dovevamo aspettarcelo) che è intervenuta la Germania, mediante l’arma finanziaria, a salvare il salvabile, altrimenti non so proprio come sarebbe potuta finire. Una cosa è sicura comunque: la parola fine a questa questione non è ancora stata posta. Il fronte indipendentista ha subito una brutta sconfitta dopo la mancata dichiarazione di secessione ma, come anche ha ricordato il signor Caracciolo sulla rivista “Limes”, finché da Washington non giungerà un netto rifiuto a riconoscere una “Catalogna libera” allora la partita non si concluderà. Il destino degli Spagnoli non è solamente (anzi, non è quasi per nulla) nelle loro mani. Aspettiamo di vedere come andrà a finire.
    La saluto augurandole ogni bene e una buona serata

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    Herr Lampe

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    Aggiungerei che la strada della revisione costituzionale significherebbe rimandare ad libitum il punto.

    E, se sbaglio, mi corigerà.

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      foriato

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      Quoto, caro Herr…! È questo che si cercava sin dall’inizio, una situazione eccezionale ma non troppo, simile alle tregue che si danno certi matrimoni fighissimi per andare al ikea per ristrutturare l’immobile… Vediamo domani quantissime offerte ci ha scoperto Sorayetta, la donna di casa nostra…

      https://elpais.com/elpais/2017/10/12/opinion/1507810018_222328.html

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    foriato

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    “…ma non so se i catalani siano in condizione di affrontarlo.”

    Pazienza, professore…! Per ora i catalani hanno un problema più urgente da affrontare com’è farsi carico degli effetti di ricaduta della dichiarazione d’indipendenza, eccolo il momentone:

    https://www.youtube.com/watch?v=uf8lkl69Y8I

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    Nico Perrone

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    Caro Aldo, ben tornato sul tuo blog! Non ti domando più come stai, perché da quello che scrivi, puntuale e combattivo, vedo che stai bene. Sono molto contento e ti faccio i miei complimenti con l’antico affetto che ci lega. Quanto alla questione catalana, tutto il tuo articolo è basato sul “combinato disposto” degli articoli della costituzione spagnola. In tale dimensione, è perfetto. Tu sai che, con le mie idee politiche, i movimenti in cui le componenti di destra sono piuttosto forti, non mi attraggono. Però io sono e desidero rimanere profondamente democratico, pur sapendo che tale mia posizione può diventare autolesionista, fino a farsi veramente male. Eppure, voglio mantenerla. Dunque: se in Catalogna esiste realmente una maggioranza considerevole per l’autonomia – voglio dire ben al di sopra di un risicato 50 per cento più uno – allora vuol dire che hanno il diritto politico di andare dove vogliono. Sì, voglio dire che hanno diritto anche di compiere un gesto rivoluzionario: perché le rivoluzioni non si sono fatte mai nel rispetto della legge. Occorre però che, se hanno quella maggioranza, lo dimostrino. E occorre anche cha siano realmente decisi e col popolo alle loro spalle: cosa di cui non c’è però ancora la prova. Altrimenti vadano a casa, senza fare altri danni. Due parole vano aggiunte in ogni caso sulla reazione di tipo realmente fascista che ha avuto il governo nella sua repressione: le abbiamo viste bene, tutte quelle fotografie. Ti abbraccio, Nico

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    foriato

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    @Venceslao di Spilimbergo

    Egregio don Venceslao, essendomi impossibile dare risposta al suo posto, riprendo qua il colloquio iniziato nel post precedente.

    http://www.aldogiannuli.it/sulle-cause-remote-dei-fatti-di-catalogna/

    Infatti, la costituzione spagnola di 1812 fu un tentativo di provare una nuova organizzazione del tessuto sociale che consentisse una pronta incorporazione alla revoluzione industriale in corsa dal secolo precedente, scopo minuziosamente logorato da parte “di una fazione politica composta da aristocratici e borghesi” intorno a Fernando VII, ‘el rey felón’, illustre antenato del odierno re.

    https://it.wikipedia.org/wiki/Rafael_del_Riego

    Per quanto riguarda l’occupazione di territori oltre il Mississippi (“sempre più a ovest”), anziché un’espansione imperialistica, sembra piuttosto un processo di consolidazione nazionale (che si conclude solo dopo la guerra civile cosiddetta di ‘secessione’) a scapito, come si è detto, di nativi, di negri schiavi (non dimentichiamoci), e degli altri Stati Uniti –quelli messicani– alla cui indipendenza gli USA collaborarono attivamente per, in seguito, appropiarsi di buona parte del loro territorio, cacciando via i suoi abitanti, qualcosa che l’impero spagnolo non ebbe mai intenzione di attuare. Si impone, a questo punto, fare qualche distinzione operatoria tra imperi ‘integratori’ ed imperi che potremmo definire ‘di rapina’, come quegli anglosassoni, specie gli Stati Uniti d’America del Norte del Messico…

    At last but not least, evidenziare, a proposito della sua encomiabile glossa sulla natura (sanguinaria?, sanguinante?) degli imperi, l’omissione inspiegabile, vista la sua qualità di ‘churchilliano’ gagliardo e devoto, della fatica: blood, toil, tears and sweat…

    Distinti saluti.

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      Venceslao di Spilimbergo

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      Buonasera Esimio signor Forlato
      MI permetta di ringraziarla anche in questa occasione per la cortesia dimostratami nel rispondere al mio scritto di due giorni fa; é sempre un piacere poter conversare con Lei. Prendo atto del suo interessante parere ma, spero non me ne vorrà, non lo riesco a condividere pienamente: presso gli storici (in particolare quelli d’Oltreoceano) l’espansionismo Americano verso le terre a ovest del Mississippi fu non tanto la conseguenza bensì una delle cause (forse addirittura quella principale) dello scontro avvenuto tra gli stati del Nord e quelli del Sud; con l’acquisizione di quelle terre veniva messa in discussione da un lato la futura politica estera della Federazione, dal altro lato la sua organizzazione interna tanto dal punto di vista socio- culturale quanto da quello economico. Inutile far presente come questo avrebbe comportato l’affermarsi delle elite settentrionali rispetto a quelle meridionali, le quali sin dalla fondazione dell’Unione si erano poste come le vere guide del Paese (degli stati del Sud furono Washington, Jefferson, Madison, Jackson, ecc…). Mentre queste ultime avevano perso interesse a sviluppare il nascente Impero Statunitense, in quanto una sua ulteriore crescita avrebbe rischiato di danneggiare le rendite di posizione su cui esse avevano costruito la loro grande ricchezza, le elite del Nord avevano invece tutto da guadagnare a muoversi verso occidente per raggiungere lo sbocco sull’Oceano Pacifico… “conditio sine qua non” affinché il progetto Imperiale (presente sin dalla nascita dello Stato Americano) potesse proseguire. La Guerra Civile Americana (in Europa impropriamente chiamata con il nome di Guerra di Secessione) non fu altro che lo scontro definitivo tra due aristocrazie che sin dall’Indipendenza avevano convissuto difficilmente e non senza tensioni, avendo interessi e visioni divergenti. Se vi fu un “consolidamento nazionale” questo fu dovuto essenzialmente all’annientamento socio- culturale dell’avversario e all’imposizione dei valori del Nord sul resto del territorio. Per forgiare una volta per tutte l’Impero non vi erano altre strade percorribili. A pagarne il prezzo furono da un lato, indirettamente, i Neri… in quanto “residuo oramai inutile” che il sconfitto Sud aveva lasciato come eredità ai vincitori. Non sapendo letteralmente che farsene, prima si progettò di riportali in massa in Africa (idea sostenuta dal Presidente Lincoln), poi di trasferirli in una grande “riserva negra” posta nell’Ovest (similmente a quanto si stava facendo con i Pellerossa) e infine ci si accontentò di lasciarli liberi per il Paese, seppur in una condizione di inferiorità giuridica tale da condannarli ad una ghettizzazione perdurata sino alla II metà del 900; dal altro lato, a pagare direttamente il costo dell’espansionismo Statunitense, furono i già citati Pellerossa e soprattutto i Messicani, considerati da allora il principale (e più pericoloso) potenziale avversario di Washington… motivo per cui pensò in più di una occasione di annettersi tutto il Messico, ma per ragioni di carattere etnico e culturale non se ne fece nulla. L’America si accontentò di esercitare presso il vicino una tutela più o meno rigida a seconda della situazione per bloccarne sul nascere qualunque velleità di vendetta. Da qui la celebre frase del Presidente Messicano Porfirio Diaz: “Povero Messico, così lontano da Dio e così vicino agli Stati Uniti!”. Riguardo invece alle differenze tra “Imperi predatori” e “Imperi integratori”, beh… mi permetta Esimio di essere franco: di Imperi “non predatori” questo nostro Pianeta non credo abbia ancora avuto il piacere di conoscerne alcuno. E dubito mai avrà una simile possibilità.
      Ringraziandola nuovamente, la saluto augurandole ogni bene e una buona serata

      P.S.
      Oh my God; there is another member of the “Blenheim’ Club” in this Country. Very well. Absolutely, you are right: any political strategy couldn’t be without “sweat”. I hope that you could accept my apologize for my involuntary oversignt about Churchill’s War Message in Parliament.
      Good evening sir

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    Catalano Sionista

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    Dopo la Siria e il Kurdistan anche in Catalunia deve essere andato qualcosa storto?

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    Gaz

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    ACME NEWS
    Il Fronte Nazionale di Liberazione del Molistan, oggi, ha proclamato la sua indipendenza dall’Abruzzo oppressore, colonialista, imperialista e sfruttatore.
    Secondo Zbniew Brasciolinsly il Molistan potrebbe chiede di diventare la cinquantunesima stella dell’Unione.
    Dall’Abruzzo hanno fatto sapere agli States che si prendano pure tutto il debito pubblico.

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      Petrus Aloisius

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      Grande!

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