Aldo Giannuli
Lamberto Aliberti

Lamberto Aliberti

Lamberto Aliberti, già Ceo della Maspa Italia, società leader nella system dynamics, è da sempre impegnato anche nel campo della formazione. Da alcuni anni coordina il gruppo Dext,Designing Models for Economics and Politics.

Commenti (3)

  • mario pansera

    |

    ergo? mi scusi ma pagine e pagine di numeri per dire che il PIL e’ destinato a declinare? a me pare la scoperta dell’acqua calda. E’ ovvio che il PIL mondiale non puo crescere per altri 50 anni, almeno ai ritmi del secolo scorso. E’ un’ovvieta, a quanto pare solo per i non-economisti. Il punto e’ che si fa ora che il PIL non puo piu crescere? come si gestisce la transizione? si continua a fare finta di niente o si pensa un modello (o modelli) nuovo?
    saluti

  • Roberto B.

    |

    Ringrazio l’autore per questo contributo che immagino sarà costato un notevole impegno nel tentativo di semplificare al massimo e rendere gli argomenti meno ostici.
    Purtroppo per me, le mie cognizioni di statistica ed economia non mi permettono di apprezzarne appieno la validità.
    Tuttavia, ho una domanda ed una richiesta.
    La domanda riguarda i dati utilizzati, se cioè assommano le economie dell’intero mondo e non solo l’Occidente ed i Paesi affini. Ad esempio, Il PIL è quello globale? Comprende anche il Burundi, o la Corea del Nord, per fare degli esempi. Stessa domanda per gli altri parametri, naturalmente. Perchè se così non è, allora l’asserzione che “import e export devono coincidere, quindi il commercio estero è uguale a zero”, mi risulta poco comprensibile.
    Se invece sono davvero i dati complessivi globali, sarebbe interessante conoscere le fonti.
    La richiesta invece è la seguente; do per scontata l’esattezza e l’accuratezza di tutti i grafici ma, come ho detto, la loro interpretazione non è alla mia portata.
    Al termine dell’articolo, se capisco bene, si rimanda per una spiegazione dettagliata ad ulteriori interventi che seguiranno. Nel frattempo, potrebbe cortesemente anticipare e sintetizzare in poche righe le conclusioni di questo lavoro? Cioè, spiegare in parole semplici e chiare dove siamo e dove è prevedibile che andremo nel medio termine.
    Grazie di nuovo.

  • Paolo Selmi

    |

    Dott. Aliberti, buona sera. Raccolgo le obiezioni di chi è intervenuto prima di me. E’ vero che il problema è trasformare, e non interpretare, il mondo; vero è anche che, per trasformarlo, occorre sapere dove stiamo andando. Come tendenza macroeconomica mondiale, quindi, il discorso è chiaro. Tuttavia, resta un nodo da sciogliere: come sono alimentati questi consumi. Da noi, per esempio, con l’erosione progressiva delle quote di risparmio accumulate per decenni da nonni che avevano fatto la campagna di Russia, che avevano dovuto tirar su case su macerie, che non buttavano via niente non solo del maiale, ma di quanto restava in tavola ogni giorno, briciole comprese, pazientemente raccolte dalla tovaglia e depositate sul palmo della mano. Ora che le nostre finanze sono state dilapidate, oro in euro compresi, ora che siamo ridotti alla fame da stipendi bloccati, per i fortunati che ancora non sono pagati in voucher, ora che abbiamo legalizzato il gioco d’azzardo creando schiere di malati che fanno fuori le pensioni di nonni e genitori, ora che abbiamo creato centri commerciali che indurrebbero al consumo, fondamentalmente di cose inutili, chiunque abbia ancora qualcosa da spendere, ora che in buona sostanza siamo arrivati a raschiare il fondo del barile: davvero qualcuno pensa che il nostro posto vacante sarà occupato da cinesi o indiani che vedranno progressivamente crescere il loro benessere? Io ho i miei dubbi. Al contrario, negli ultimi anni abbiamo assistito a livello globale a un prosciugamento legalizzato delle risorse economiche diffuse sia a livello territoriale, con un inasprimento del loro sfruttamento, sia sociale, con una loro concentrazione sempre maggiore nelle mani di una borghesia transnazionale, globalizzata, liquida, che sposta sede e finanze da un paradiso fiscale all’altro e, allo stesso modo, le attività produttive dove maggiore è il plusvalore prodotto, con una velocità minore di un click, ma sempre maggiore di quella impiegata dall’Armata Rossa per smantellare tutte le attività produttive della Russia Europea e spostarle in quella Asiatica. L’impoverimento locale è paragonabile a quello del passaggio delle cavallette, o di quei begli schemini che ci facevano alla scuola dell’obbligo sulla monocoltura nell’Africa Subsahariana: il contadino del villaggio povero brucia le sterpaglie, fa a malapena un raccolto, il vento poi porta via tutto, arriva il deserto (oggi, arrivebbe il “caos creativo” a stelle e strisce). In altre parole, se lasciamo che gli eventi seguano il loro corso (per inciso, se lasciamo che un venditore di pentole e controriforme costituzionali imbonisca il popolo con argomenti tipo “la riforma è necessaria perché il mondo gira al triplo della velocità con cui viaggiamo noi”), la mia sensazione è che di graduale ci sarà soltanto il nostro scavarci la fossa. Grazie comunque per il contributo e attendo la prossima puntata.

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