Aldo Giannuli
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Aldo Giannuli

Aldo Giannuli

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Commenti (23)

  • mirko g. s.

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    Che lei sappia ualxuno sta wlaborando dei rimedi se sì quali? Grazie.

  • Pierluigi

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    Caro Aldo,
    la deindustrializzazione è stata accompagnata da uno sviluppo impressionante delle attività finanziarie la cui gestione non è semplice vendita di servizi.
    I ricchi di tutto il mondo, infatti, comprano attività finanziarie denominate in dollari o euro.
    Pensa… pur di investire in bund s’è disposti ad accettare rendimenti negativi.
    E i titoli di stato italiani, un pò come l’aglio cinese, pagano meno di quelli USA !!!
    Tanto sembra sfuggire ai denigratori dell’€.
    Tanto premesso non condivido la tua analisi per la quale …Le delocalizzazioni sono state la principale arma imprenditoriale nella rivincita contro i lavoratori….
    L’economia non è un derby e parlare di rivincita degli imprenditori significa pascersi nella memoria di una stagione storica ormai finita quasi che la globalizzazione fosse frutto di un complotto.
    Tale visione è anche assolutoria rispetto al deficit di politica industriale di cui ha sofferto il nostro paese sin dagli anni ’80 per diventare assoluto negli anni di B.
    E’ quindi assolutamente necessario salvaguardare con una politica industriale degna di questo nome la manifattura italiana, che è seconda in Europa.
    Conclusivamente: non siamo al disastro ed il catastrofismo non resusciterà i lavoratori.

    • Aldo Giannuli

      Aldo Giannuli

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      Momn siamo al disastro? Abbi fede!

      • pierluigi

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        Le repliche iettatore sono sempre il tuo forte!

        • Aldo Giannuli

          Aldo Giannuli

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          Abbi fede, ti dico!

    • giandavide

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      non credo che sia necessario scomodare i complotti. il neoliberismo è un’ideologia, adottata in modo liturgico da istituzioni che dovrebbero essere serie, i cui effetti sono stati inconfutabilmente deleteri per l’umanità in generale (la fine degli accordi di bretton woods, l’abolizione del glass steagall act, ad esempio). non solo si tratta di fallimenti di cui nessuno si prende la responabilità, ma, non si capisce bene perchè, si tende pure a perseverare nell’errore. direi che le accuse di complottismo possono essere rispedite al mittente: chi accetta l’ideologia neoliberista ha comunque effettuato una dissociazione tra i dogmi teorici e il loro effetto sulla realtà. ben poche differenze con le scie chimiche

  • andrea

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    Non bisogna dimenticare che tra il 1965 e il 1982 negli USA e nei paesi di vecchia industrializzazione si è passati da un saggio medio di profitto del 24% ad uno del 12%.
    Il neoliberismo nasce proprio in quegli anni e accompagna il tentativo del capitalismo occidentale di recuperare il “profitto perduto” mediante la compressione dei salari, il decentramento produttivo e la finanziarizzazione dell’economia.
    E’ da quel momento che, nel mondo occidentale, il capitale, non trovando più un’adeguata remunerazione nell’economia reale si affida alla speculazione finanziaria fino al crollo del 2008.
    E’ un salto quantitativo, visto che le transazioni finanziarie arrivano negli anni duemila a 1500 miliardi di dollari al giorno, mentre quelle commerciali sono ferme a 50 miliardi di dollari al giorno, ma anche qualitativo visto che la finanziarizzazione riguarda anche le imprese produttive.
    Ad esempio la General Motors e la General Electrics tra gli anni ’90 e i primi anni duemila hanno realizzato dal 40% al 60% dei loro ricavi tramite operazioni finanziarie, dopo che i loro margini di profitto si erano ridotti al 2%.

    • pierluigi

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      Quello di esportare capitali e’ un fenomeno proprio delle economie mature. E’ già’ accaduto alla Inghilterra di fine ‘800 – inizi ‘900 sempre a scapito della produzione interna. Non a caso la GB e anche il paese della Thatcher che per prima punta sui servizi finanziari come volano per l’economia..

    • leopoldo

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      come dire che il capitalismo consuma anche anche i mercati stessi che crea e non può esistere senza una espansione progressiva e incrementale. Un effetto di questo modello di capitale è l’allungamento della vita e la diminuzione della natalità, simpatici ingredienti per gli scrittori di fantascienza ;D

  • marcot

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    Buongiorno Prof. Giannuli,

    è esattamente così. Ricordo un ritornello che a metà degli anni 2000 ci veniva ripetuto ad ogni piè sospinto dai media: “siccome la produzione industriale è andata nei paesi emergenti, dobbiamo puntare ai servizi”. Per chiunque avesse un minimo di senno doveva essere ovvio che, prima o poi, i paesi emergenti avrebbero implementato società di servizi competitive a livello internazionale, e ci avrebbero sottratto anche quel settore.
    Il problema non è che alla televisione dicano certe cretinate. Il problema è che la maggior parte della gente è disposta a crederle.
    Saluti,
    Marco

  • Giancarlo Russo

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    Prof. Giannuli,
    volevo porre l’attenzione su una specifica parte del suo articolo. Ho letto i due libri scritti da Paolo Ferrero, l’attuale segretario di Rifondazione Comunista (uno che, mi par di capire, lei non apprezza molto), secondo cui la crisi finanziaria sia solo la parte più “visibile” di una crisi (sistemica) più profonda, e cioè quella del capitalismo. Abbassando selvaggiamente i salari con la minaccia di delocalizzare (cosa che per molti è avvenuta comunque), i lavoratori hanno – come ha detto anche Lei – subìto pesanti tagli salariali con conseguente perdita di potere d’acquisto, “edulcorato” da prestiti “allegri” che hanno sostituito il reddito. All’inizio questa cosa ha funzionato perché quei soldi, finendo nell’economia reale, facevano sì che la domanda di beni e servizi rimanesse “sostenuta” ma, siccome (questa è una delle tesi del libro di Ferrero del 2012) quei lavoratori continuavano a percepire basse buste paga, alla fine i debiti non venivano ripagati e “il sistema” è infine esploso (già nel 2007, anche se noi ci siamo accorti della crisi solo nel 2008, col crollo di Lehman Brothers). Sicché, sostiene Ferrero, è il liberismo la vera causa della crisi e non “solo” un eccesso di finanza sregolata. Mi piacerebbe sapere se ha letto quel libro e cosa penso di quanto appena detto, grazie.

    Giancarlo Russo

    • Vincenzo Cucinotta

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      Secondo me, le due cose non sono in contraddizione. La finanziarizzazione dell’economia è certo l’effetto di un’impossibilità del capitale ad avere adeguati profitti dall’attività imprenditoriale.
      Tuttavia, pur essendo la finanziarizzazione un effetto, ciò non toglie che a sua volta essa causi effetti successivi.
      In sostanza, la finanziarizzazione è divenuta patologica quando il denaro, il credito, il settore finanziario in generale, smette di costituire un mezzo al servizio dell’economia, e diviene invece un mezzo per aumentare i profitti.
      Questo abuso della finanza determina il fatto che l’intera economia mondiale è come se fosse seduta su un barile di tritolo, pronta ad esplodere per la prima scintilla che accidentalmente finisse dentro il barile, e questo è qualcosa che inevcitabilemnte avverrà, anche se non possiamo prevedere i tempi. La mia opinione in proposito è che avverrà abbastanza celermente. probabilemnte prima del 2020.
      In sostanza, è vero la causa prima nasce nell’economia, ma il fatto steso di aver tentato di scongiurare la crisi aumentando in maniera incredibilmente alta l’attività finanziaria, ha a sua volata causato degli ulteriori problemi, ha funzionato da moltiplicatore della crisi.

      • Giancarlo Russo

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        A tale proposito, va tenuto presente che la quantità di titoli finanziari che “fluttua” è pari a circa 12-13 volte il prodotto interno lordo mondiale. Sicché, concordo con quanto lei afferma: è certo che questa bolla esploderà (si parla di 6500 miliardi di euro in derivati solo in Europa, pari a più del quadruplo del pil italiano, ed è tutto dire) dalle conseguenze incalcolabili. Chissà se, per allora, si sarà sviluppato un minimo di senso civico, sociale e politico anche solo per ipotizzare vagamente un ripensamento degli attuali assetti politici ed economici.
        A proposito, lei ha letto quei due libri? Il prof. non ha risposto in merito.

        • Vincenzo Cucinotta

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          No, Giancarlo, in effetti non l’ho letto, mi affidavo al suo breve resoconto.

  • Ugo

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    Prof. Giannuli,

    dire che le delocalizzazioni si sono rivelate il suicidio dell’Occidente mi pare sia fuorviante; per me renderebbe meglio l’idea dire che si è trattato dell’omicidio premeditato dei benessere raggiunto nel dopoguerra dai lavoratori occidentali da parte delle loro stesse classi dirigenti.
    Del resto le élites capitalistiche mondiali sono cosmopolite: non gli importa affatto dove si svolga la produzione ma solo trarne beneficio.
    I bassi salari e la disoccupazione sono indispensabili per mantenere le popolazioni sempre ben a contatto con quella che il liberista Padoa Schioppa cinicamente chiamava “la durezza del vivere” ed anche per impedire quella inflazione che per un capitalista è assolutamente deleteria.

    Trovo che questa sia la differenza fondamentale fra le attuali élites capitalistiche mondiali e la nobiltà pre-rivoluzione francese. Infatti questi ultimi basavano il loro potere sulle rendite fondiarie, in sintesi la proprietà della terra, quindi necessitavano delle nazioni; i primi invece basano il loro potere sulle rendite finanziarie, in sintesi il controllo della produzione del denaro, di conseguenza le nazioni e/o qualsiasi altra cosa rallenti la mobilità dei capitali è un impiccio da eliminare.

    La manovra in atto in Europa con l’Euro è paradigmatica da questo punto di vista.

    Questo genere di globalizzazione non è certo una novità infatti ricordo che qualcuno già nel 1848 l’aveva ampiamente descritta:
    “La necessità di uno sbocco sempre più vasto per i suoi prodotti lancia la borghesia alla conquista dell’intera sfera terrestre. Bisogna annidarsi dappertutto, dovunque occorre consolidarsi e stabilire collegamenti.
    La borghesia ha strutturato in modo cosmopolitico la produzione e il consumo di tutti i paesi grazie allo sfruttamento del mercato mondiale. Con grande dispiacere dei reazionari essa ha sottratto all’industria il suo fondamento nazionale. Antichissime industrie nazionali sono state distrutte e continuano a esserlo ogni giorno. Nuove industrie le soppiantano, industrie la cui nascita diventa una questione vitale per tutte le nazioni civili, industrie che non lavorano più le materie prime di casa ma quelle provenienti dalle regioni più lontane, e i cui prodotti non vengono utilizzati solo nel paese stesso ma, insieme, in tutte le parti del mondo. Al posto dei vecchi bisogni, soddisfatti dai prodotti nazionali, se ne affermano di nuovi, che per essere soddisfatti esigono i prodotti delle terre e dei climi più lontani. Al posto dell’antica autosufficienza e delimitazione locale e nazionale si sviluppano traffici in tutte le direzioni, si stringe una reciproca interdipendenza universale fra le nazioni. E ciò sia nella produzione materiale che in quella spirituale. Le conquiste spirituali delle singole nazioni divengono bene comune. L’unilateralità e la delimitazione nazionale diventano sempre meno possibili e dalle varie letterature nazionali e locali si costruisce una letteratura mondiale.”
    Immagino non occorra citarne la fonte…
    Queste affermazioni sono di una attualità sconcertante e l’unico concetto da aggiornare ai nostri tempi è quello di borghesia.

    Personalmente sono convinto che l’origine della attuale crisi sia semplicemente la riaffermazione del capitalismo liberista allo stato puro e della sua solita atavica e congenita incapacità di ridistribuire i profitti, problema a cui nel primo trentennio del secondo dopo guerra aveva messo una toppa l’applicazione di politiche economiche ridistributive ispirate a Keynes.

  • Pierluigi

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    Come volevasi dimostrare globalizzazione e delocalizzazione della produzione sono fenomeni risalenti.
    Il fatto che siano descritti già nel Il manifesto del partito comunista conferma come non siano frutto di un gomblotto ma che siano conseguenza naturale di dinamiche economiche evidenti già 170 anni fa.
    Lo sviluppo dei trasporti ed il venire meno dei blocchi della guerra fredda ha enormemente amplificato detti fenomeni con la conseguente perdita di potere contrattuale dei lavoratori occidentali.
    Ed anche all’immigrazione consegue lo stesso effetto, anche se non è di sinistra ricordarlo.
    E come mai la Germania si sottrae al declino della manifattura occidentale?

    • Aldo Giannuli

      Aldo Giannuli

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      Scusa ma chi ha parlato di complotto?

      • pierluigi

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        Uno dei commentatori parla di omicidio premeditato del benessere dei lavoratori occidentali da parte delle loro stesse classi dirigenti.
        Se non e’ un gomblotto questo ….

        • Aldo Giannuli

          Aldo Giannuli

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          prendi troppo alla lettera le figure retoriche

          • Ugo

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            Infatti Pierluigi, la mia era una similitudine conseguente a quella del professore.
            Non ridurrei mai la lotta di classe e le politiche economiche liberiste ad un complotto.
            La vedo piuttosto come una strategia vincente il cui successo sta paradossalmente portando al collasso il capitalismo perché ne fa esplodere le sue stesse contraddizioni, proprio come previsto Marx 170 anni fa.

  • pierluigi

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    @ Aldo & Ugo
    A me sembra che non riusciate a leggere la realtà’ con lenti che non siano quelle della lotta di classe.
    Il mondo, pero’, e’ un po’ cambiato ed oggi le oligarchie dominanti, essendo cosmopolite, delle classi subalterne e delle loro lotte se ne fottono allegramente.
    I piccoli imprenditori, invece, falliscono e si suicidano grazie ad uno stato che paga a distanza di anni e che esercita una pressione fiscale elevatissima fornendo servizi di infima qualità’.
    E quindi, spiegatemi perche’ in Germania la delocalizzazione non provoca la catastrofe evocata

    • Ugo

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      L’analisi di Marx è stata geniale per l’epoca in cui fu scritta ed in alcuni punti è tuttora valida come dimostra anche la citazione di cui sopra e, anche se non sono Marxista, apprezzo la ragione quando la vedo da qualsiasi parte provenga (anche da Gherardo Maffei che qui sotto, fra molti pregiudizi qualcosa di interessante l’ha scritto).

      Pierluigi ti invito a non fermarti all’uso consuetudinario delle parole; lotta di classe è una definizione antica ed appesantita da pregiudizi ma rende ancora l’idea purché si pensino le classi in modo diverso dal 1800, se preferisci chiamiamoli 1% contro 99%. La media e piccola borghesia come ad esempio i piccoli imprenditori e le professioni intellettuali adesso fanno parte a pieno titolo della forza lavoro che è ampiamente sfruttata da quella che era l’alta borghesia ma che ormai sarebbe meglio definire con un concetto tipo: “neo-feudalesimo finanziario internazionale”.

      Lo stato non paga ed esercita una pressione fiscale elevatissima perché non ha capacità di spesa non potendo creare il denaro necessario per perseguire qualsiasi politica economica non sia in accordo con le direttive dalla BCE che sono chiaramente tese, con grande successo, ad ottenere la deindustrializzazione dell’Italia.

      Infine la Germania non sta affatto bene, il prof. Bagnai lo spiega molto meglio di quanto potrei fare io:
      http://goofynomics.blogspot.it/2014/08/qed-37-la-germania-riassunto-per-i.html

  • Gherardo Maffei

    |

    Citate ad ogni piè sospinto Karl Mordechai figlio di un rabbino, meglio conosciuto come Marx.Badate che vi sono anche altre correnti di pensiero, altri autori, a cui poter attingere a piene mani, per capire la catastrofe attuale. Perché non fate una salutare lettura del “Tramonto dell’Occidente” di Oswald Spengler, che aveva anticipato abbondantemente a cavallo dei due secoli decorsi la fine della porcilaia attuale denominata occidente.Oppure attingere al pensiero economico di Werner Sombart, leggendo il suo libro scritto, agli inizi del novecento “Perché non vi è il socialismo negli USA”. Poi noto che si tende ad ironizzare sulla teoria del complotto nel corso della storia. Magari da parte delle varie “anime belle” che pullulano in questo sito e che hanno mandato all’ammasso il cervello, intossicati fino al midollo, con complotti “neri” vari, elaborati da parte dei “fontanologhi” in servizio permanente effettivo, tutti smentiti poi dalle sentenze assolutorie delle toghe.Meditate invece come hanno fatto la famiglia dei cosmopoliti Elkan ( imparentata con la nota famiglia di banchieri parigini Rotschild) dopo aver liquidato gli Agnelli, a diventare padroni della FIAT, portandola a Detroit (USA) e la sede legale in un paradiso fiscale.Certo se poi leggiamo il rifondaiolo Ferrero, non capiremo mai una mazza. Non moriamo idioti!

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