Aldo Giannuli
Martino Iniziato

Martino Iniziato

Laureato in scienze storiche presso l’università degli studi di Milano ha imparato a fare siti internet quasi per gioco e lo ha trasformato in un quasi-lavoro. Un po' giornalista, un po' cameriere, un po' promotore d'eventi culturali è tra i fondatori dell'Associazione Lapsus, collabora con Aldo Giannuli dal 2006 e si rivede molto nella definizione springstiniana di "Jack of all trade": tuttofare. Tra le altre cose, è il curatore di questo sito per conto di Tanoma.it. Su twitter è @martinoiniziato

Commenti (2)

  • Paolo Selmi

    |

    Ciao Martino,
    grazie mille per la segnalazione. Pezzo come sempre interessantissimo. Attenzione a un dato, che non compare nel lavoro, ma che è oltremodo interessante, parlando di regole d’ingaggio. Siamo, anche qui, in piena “guerra asimmetrica”, con un duplice effetto rispetto alla guerra convenzionale: reale effettivo e reale mediatico. Il reale effettivo, rispetto a quello mediatico, ovvero pompato dai media con notizie che si rivelano, magari a posteriori, prive di fondamento, spesso risulta meno importante.
    Alla CIA questo è molto chiaro, e da tempo. E’ di qualche settimana fa la “scoperta”, da parte di Wikileaks, del gruppo Umbrage (fonte: il dossier omonimo https://wikileaks.org/ciav7p1/cms/page_2621751.html). Per chi ne volesse un sunto in italiano, è reperibile qui: http://cybersecurity.startupitalia.eu/54300-20170309-wikileaks-umbrage-team-false-flag-windows.
    In sostanza, questo gruppo non solo raccoglie le tracce degli attacchi hacker provenienti da Russia, Cina e altri Paesi, MA ATTACCA A SUA VOLTA SITI UTILIZZANDO LE STESSE MODALITA’, GLI STESSI SOFTWARE, LASCIANDO LE STESSE TRACCE dei suddetti hacker. Pensa che nel sito italiano, manco a farlo apposta, si menziona proprio l’attacco “iraniano” citato anche nel dossier del Signorelli. A questo punto, le virgolette diventano d’obbligo nell’attribuire un crimine: a me vengono in mente quei film dove l’assassino lascia la pistola sul luogo del delitto dopo aver pulito le proprie impronte e averla fatta impugnare al solito malcapitato tramortito.
    E veniamo agli attacchi “russi”… anche se venisse fuori tra tre anni che erano come le armi chimiche di Saddam, intanto il danno mediatico è stato fatto, così come l’instaurazione di quel bel clima russofobo che si respira per tutto il mondo “libero”… dove a Frankfurt la CIA ci spia tutti dalla mattina alla sera, senza che nessuno, però, in questo caso, dica BA o pensi a fare un bel film tipo “Le vite degli altri”… i cattivi, si sa, son sempre dall’altra parte.
    Buona domenica.
    Paolo

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  • Massimo Soricetti

    |

    Stupidamente vero. Stupidamente, perché tutto sommato basta poco per mitigare drasticamente certi rischi.
    Complice anche la mentalità “se funziona non lo toccare” dei tecnici manutentori che applicata in informatica è micidiale. Il software dei sistemi va tenuto aggiornato, e non succede mai con le macchine industriali.
    Una speranza mi viene dal mondo dell’automobile: ora che le grandi case stanno cercando di dotare i nuovi modelli di sistemi di guida autonoma e altro software “corposo”, l’approccio alla cybersicurezza subirà una rivoluzione. Se un PC viene hackerato e dà i numeri pazienza, ma se si tratta di un’auto sono danni grossi e risarcimenti milionari. Questo darà una grossa, grossa spinta a creare sistemi informatici intrinsecamente sicuri, altro che antivirus…

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