Aldo Giannuli
Aldo Giannuli

Aldo Giannuli

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Commenti (22)

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    elvira

    |

    Grazie per l’interessante articolo.

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    Riccardo M

    |

    Tutte le avvisaglie dell’autoritarismo che oggi si tocca con mano in Venezuela c’erano già con Chavez, erano solo meno visibili grazie al suo carisma. Maduro è un vero incapace, per quello non può che ricorrere a metodi golpisti per rimanere al potere.

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    • Aldo S. Giannuli

      Aldo S. Giannuli

      |

      Chavez pure con i suoi errori aveva tutt’altro spessore umano, politico e teorico equel carisma non nasceva dal niente. Comunque ha la responsabilità stotica di essersi scelto come successore un piccolo burocrate autoritario come Maduro

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        giovanni

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        L’unico merito di Chavez è stato morire col petrolio ancora intorno ai 100 dollari al barile.
        Fosse vivo ancora oggi, non farebbe niente di diverso da Maduro.

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        • Aldo S. Giannuli

          Aldo S. Giannuli

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          be non direi e ci sonoprecedenti che dimostrano come non fosse incline a soluzioni autoritarie, lo ricorda? (sempre che sappia di cosa sto parlando)

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    Aliquis

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    E si, anche la rivoluzione venezuelana è fallita.
    Peccato. Ora Maduro sarà un dittatore, ma come
    disse Robespierre “Se davvero fossi stato un tiranno avreste strisciato ai miei
    piedi”. Non lo fanno perchè non è il loro tiranno. Quando è il proletariato a essere
    ditattatoriale è dittatura (a dire il vero anche quando è democratico) mentre le
    e la dittatura del capitalismo non lo è mai.

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    • Aldo S. Giannuli

      Aldo S. Giannuli

      |

      le dittature non sono mai del proletariato ma sempre sul proletariato

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    Edoardo

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    Professore,

    Che peccato pero’… Maduro non ha certo lo spessore di Chavez.

    Mi perdoni il fuori tema..che ne dice della presunta cellula jihadsta veneziana?
    Profuma tanto di cappuccino e brioche…per dire cosa a chi?

    Sempre convinto che l Italia da sempre sia terreno logistico per l organizzazione di attentati { veri o presunti} e che comunque le mafie mantengano un presidio militare e capillare che, paradossalmente, proteggono il territorio.

    Quindi…cui prodest?

    Grazie, con stima

    Edoardo

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    • Aldo S. Giannuli

      Aldo S. Giannuli

      |

      maduro è solo un dittatorello sud americano della psata dei Pinochet e se (per ora) non fa repressioni a quel livello è perchè non se lo può permettere
      ù
      Cellula veneziana… ci sto pensando…

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    Paolo Selmi

    |

    Caro Angelo,
    grazie. In democrazia la forma è sostanza. Non capire questo significa non capire nulla di democrazia, far finta di nulla è pura ipocrisia. Quello che hai scritto ti fa onore: significa che sei un uomo vero e non, come spesso mi accade di leggere o sentire, un burattino ruffiano (ma non era questo il caso… mi riferisco alla folta cricca di giornalisti presstituti e politici “prezzolati”) oppure, mutatis mutandis, un “orfano” nostalgico pronto ad arrampicarsi sugli specchi pur di difendere l’indifendibile (e qui mi riferisco, purtroppo, a quella schiera di “orfani” dell’URSS che trovano nel rosso cinese motivo di orgoglio e riscatto, difendendo ciò che conoscono a spanne, e per ciò che vogliono). Ho imparato tanto da questo pezzo. Grazie
    Paolo

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      Aliquis

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      Ecco, interessante quest’ultimo punto “In democrazia la forma è sostanza”. Lo penso anch’io. Sono stato lacerato dai dubbi, su questo, dopo aver letto il libro di Luciano Canfora “Democrazia, storia di una ideologia” nel quale si sostiene che la democrazia ci può essere sotto qualsiasi forma perchè democrazia significa prevalenza delle classi più povere. Eppure, benchè io stimi moltissimo il professor Canfora, non posso fare a meno di constatare che proprio l’assenza di una forma democratica è stata la causa della perdita di potere dei poveri…….Per cui mi torna quello che dice lei professore “Le ditatture sono sempre sul proletariato”. Si, una rivoluzione non può fare a meno delle concezioni di Hans Kelsen. Chavez all’ inizio sembrava muoversi così; ma era tutto troppo basato sulla sua persona e sull’ istituto del presidenzialismo, che è sempre stato nocivo per la sinistra.

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        Paolo Selmi

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        Caro Aliquis,
        è proprio qui il punto. Il nostro, di fatto, è un parlamento borghese: non vi è traccia di operai o braccianti, di disoccupati, di precari. Ciò nonostante, NULLA VIETA a una formazione di operai e braccianti, di disoccupati, di precari, di formarsi e giocarsela alla pari in elezioni democratiche. La vittoria di dicembre ha tenuto ancora aperta questa porta, seppur da un punto di vista puramente formale. Un punto di vista formale che, tuttavia, dà talmente tanto fastidio al potere, da indurlo al colpo gobbo per eliminarlo del tutto. Sa benissimo che non basta un’offensiva di classe basata unicamente sull’esibizione muscolare dei rapporti di forza in essere (il bastone) e la diffusione capillare, strutturata e permeata su ogni età e censo di meccanismi manipolatori di tipo ideologico, psicologico, logico-formale a lei congeniali. Sa benissimo che, in condizioni storicamente e socialmente non tanto dissimili dalle attuali, collettivi organizzati di avanguardie operaie e non, di intellettuali e di militanti organici al Lavoro, nuove e antiche energie, per una volta, ideologicamente coesi e compatti nell’azione politico-sociale a ogni livello, nell’elaborazione teorica e nella produzione di consenso intorno al loro progetto di società, possono raggiungere la maggioranza dei voti. Anche in questo senso, la forma è sostanza. Viceversa, una dittatura del proletariato che si esprime unicamente tramite la dittatura del partito che parla in nome e per conto del proletariato, sappiamo come è andata a finire. Paradossalmente, lo stesso anno dello scioglimento dell’URSS, per la precisione il 17 marzo 1991, il 76,4% dei suoi cittadini si era espresso a favore della stessa in un referendum popolare. Di sostanza ce n’era tanta… tradimento? Tiriamo fuori ancora una volta questa parola? Forse. Anzi, si, e lo tiro fuori anche per il PD in occasione dell’ultimo referendum. Tradire è umano, per molto meno di trenta denari, e va tenuto nel conto. Nel primo caso, tuttavia, non è bastato vincere un referendum per mandare a casa i traditori di allora, oligarchi di adesso. E la responsabilità è stata tutta del PCUS. Punto. Di nuovo, in democrazia la forma è sostanza o, meglio, ANCHE la forma è sostanza. Grazie per questa ulteriore riflessione.
        Ciao
        Paolo

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    Venceslao di Spilimbergo

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    Purtroppo, come più volte scritto, come più volte mostratoci dalla Storia: le Rivoluzioni sin dalla loro origine, per loro stessa natura, sono destinate necessariamente al fallimento; questo sia sotto l’aspetto teoretico (cioè filosofico), sia sotto l’aspetto pratico (cioè politico… quindi consecutivamente anche economico e militare). A prescindere da quanto possano durare nel loro svolgersi (pochi anni come la Rivoluzione Francese, decenni come invece la Rivoluzione Russa) e dall’energia morale, intellettuale e materiale che le sospingono, esse inevitabilmente vanno sempre incontro allo stesso risultato… e a pagarne il prezzo, sottoforma di sangue, lacrime e sudore è puntualmente quello stesso popolo che, almeno a sentire i propugnatori della Rivoluzione, avrebbe dovuto trarre beneficio dal grande cambiamento della società. Per riprendere le parole del grande W. Churchill “… revolutions are the triumph of the Reason, but also the good common meaning’ sleep (…) only the wreck hall…”. Una triste riproposizione teatrale già troppe volte vista (e chissà quante volte ancora toccherà rivederla, sic!). Al popolo Venezuelano, carnefice e vittima di se stesso (e dei suoi sogni), l’auspicio sincero che questa tragedia possa durare ancora poco… anche se temo pure io, chiarissimo professore, che il peggio debba (ahimè…) ancora palesarsi. Lungi è la tempesta dal concludersi; molti dovranno ancora soffrire.
    Scusandomi per questa mia amara uscita, fuori dai canoni letterari dovuti (cui sono solito attenermi), la saluto professore, assieme all’Esimio signor Zaccaria naturalmente, augurando ad entrambi ogni bene e una buona serata.

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      foriato

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      Ora ci manca solo che crolli la rivoluzione neoliberista…

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        Aliquis

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        Si, ci manca quella.

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        Venceslao di Spilimbergo

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        Buonasera Esimio signor Foriato
        Prendo atto di quanto scrive e posso dirle che sono parzialmente d’accordo con il suo pensiero: da Conservatore sono il primo a sperare che la “piega” (teorica e pratica) che il Capitalismo odierno ha intrapreso possa terminare… ma da realista pragmatico (Hume docet) mi rendo altresì conto che il mio è un auspicio vano: purtroppo il cosiddetto “neoliberismo” non è una Rivoluzione; se lo fosse non avrei preoccupazioni di alcun tipo, si tratterebbe infatti solo di attendere l’inevitabile, ovvero la sua necessaria fallimentare conclusione. In questo caso, ahimè, non possiamo attenderci nulla del genere, poiché abbiamo a che fare con qualcosa di decisamente diverso da un evento rivoluzionario; il cosiddetto “neoliberismo” è una Evoluzione del sistema Capitalista… e come tutte le Evoluzioni non terminerà a cagione che quando il contesto filosofico, etico e sociale che ne ha permesso (volontariamente o meno) lo sviluppo sarà tramontato. E a questo agognato crepuscolo mancano ancora “molte ore”.
        Ringraziandola per il suo interessante parere, la saluto augurandole ogni bene e una buona serata

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          foriato

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          “il cosiddetto ‘neoliberismo’ non è una Rivoluzione (…) è una Evoluzione del sistema Capitalista”
          _______________________________
          Egregio Venceslao, da scettico razionale (Hume docet) a ‘realista pragmatico’, con tutto il dovuto rispetto, e parafrasando il non meno egregio Churchill: mai petitio principii del genere è stata così elegantemente espressa…

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            Venceslao di Spilimbergo

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            Buonasera Esimio signor Forlato
            La ringrazio per la risposta che ha voluto gentilmente concedere al mio commento di ieri, nonché per il complimento con cui mi ha voluto generosamente onorare. Prendo atto del suo pensiero (riproposto implicitamente anche in questa occasione) e comprendo sinceramente che Lei non sia d’accordo con quanto ho esposto; difficile d’altronde che potessimo concordare: Lei è un esponente del mondo Progressista, io invece sono un Conservatore convinto… due pensieri divergenti su molteplici questioni. Mi permetta però, una volta reso doverosamente l’onore delle armi, di sollevare un appunto nei riguardi del suo scritto (augurandomi che per questo mio ardire non me ne vorrà): Lei Esimio ritiene che il mio argomentare sia una “…petitio principii…”; orbene, le posso assicurare che questo non corrisponde al vero; le garantisco che il suo è solo un “qui pro quo” dovuto, molto probabilmente, alla mia incapacità nell’esprimere al meglio le mie idee (oltretutto in uno spazio testuale così ridotto) ai miei gentili interlocutori… una mancanza di cui mi assumo le responsabilità e per le quale porgo le mie scuse. La critica che mi rivolge, da quanto posso intuire, mi pare che poggi su una lettura filosofica del termine “Rivoluzione” diversa da quella che utilizzo io; se Lei alla parola in questione non desse il significato di “mutamento” ma bensì quello di “tentativo di opporsi al Divenire delle cose”, le potrei assicurare che converrebbe con me nella descrizione che ho dato riguardo il cosiddetto “neoliberismo”.
            Ringraziandola nuovamente per la sua cortesia e per i suoi omaggi (concessi parafrasando il grande W. Churchill addirittura), la saluto augurandole ogni bene e una buona serata

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            foriato

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            Egregio don Venceslao, il piacere è tutto mio. Non capita tutti i giorni di incontrare un tale esimio esponente di quella ‘bella antichità sempre venerabile ma mai adorabile’…

            Non sono certo stato io a parlare di rivoluzioni, ma ammessa e non concessa la distinzione puramente metafisica tra mutamento e divenire, mi permetto di ricordarle che il cosiddetto neoliberismo nasce nel 1947 come rivisitazione (piuttosto remake) del sermone della montagna (Pelerin Society, di cui Lei avrà sentito parlare) e con la ferma intenzione di “opporsi al Divenire delle cose” (del dopoguerra in questo caso). Insomma, e secondo quanto afferma… Senza trascurare apprezzamenti diversi giunti da scienziati altrettanto rispettabili:

            http://www.aldogiannuli.it/vento-culturale-del-neoliberismo/

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    ANGELO ZACCARIA

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    Prima di tutto prendiamo atto del veloce evolversi della situazione. Già poche ore dopo l’emanazione della sentenza 156 del TSJ, si profila una spaccatura nel vertice del potere, come attestato dal pronunciamento della procuratrice generale della repubblica Luisa Ortega Diaz, contro le decisioni del TSJ. A questo è seguita una riunione del Consiglio Nazionale di Sicurezza il quale invita il TSJ a ripensare le sue decisioni, ed una declaratoria di quest’ultimo che pare andare in questa direzione…..In altre parole…Evidentemente anche nelle alte sfere di governo qualcuno sta prendendo atto che così si rischia di sbattere contro il muro. Quindi stiamo a vedere come evolve la situazione. Sull’errore fatto da Chavez nella designazione di Maduro come successore: va bene tutto ma riguardatevi il video dove si annuncia la decisione e percepirete anche lo stato d’animo di un uomo che sapeva ormai di essere un malato terminale. Non che questo gli abbia impedito di fare le sue valutazioni politiche prima di decidere, ma di certo non ha avuto il tempo di farne altre più approfondite. Sulle latenti propensioni Pinochettiste di Maduro: pur con tutte le critiche, se le ha non le ha ancora pienamente e compiutamente manifestate nei fatti. Non che manchino chiari segni di tentativo di soluzione autoritaria della crisi, ma il tasso di confusione è tale, vedasi ultimissimi contraddittori sviluppi, da non permettere di individuare la linea di tendenza ora prevalente.

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    Venceslao di Spilimbergo

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    Buonasera Esimio signor Forlato
    La ringrazio nuovamente per la nuova risposta che ha voluto cortesemente concedere al mio ultimo scritto, nonché per le gentile parole con cui mi ha onorato anche in questa occasione. È sempre un gradito piacere poter dialogare con persone educate e colte come Lei; esperienze da altri tempi, forse più civili, mi verrebbe da dire (sperando di non cadere nella “nostalgie”). Ho letto con interesse quanto da Lei scritto e ho rivisto con attenzione quanto aveva esposto il professor Giannulli (ne approfitto per ringraziarla anche di questa sua ulteriore premura), ma purtroppo (spero che non me ne vorrà) anche in questo frangente constato come ci troviamo, giustamente viste le diverse idee di riferimento, su posizioni diverse: quello che per Lei, in quanto Progressista appartenente al mondo Socialista Marxista, è una “… rivisitazione (piuttosto remake) del sermone della montagna […] ferma intenzione di “opporsi al Divenire delle cose” …” per me invece, in quanto Conservatore, è solo il concludersi di una parentesi storica (e di tutte le sue conseguenze, positive e negative), “crocianamente” parlando. Lo Stato Sociale è stata una geniale invenzione, allo stesso tempo nobilissima e opportunistica: rispondente al primo termine perché esso veniva a cercare di dare risposte, eticamente dovute, a tutti coloro che aspiravano di migliorare le proprie condizioni di vita da un punto di vista economico (cosa impossibile se avessero dovuto provveder con le loro sole forze); rispondente al secondo invece sotto l’aspetto politico: concedere alle classi sociali più povere una (parziale!) redistribuzione della ricchezza (come richiedevano una parte dei Progressisti Socialisti) sottoforma di servizi a loro aiuto e sostegno… avrebbe comportato, da un lato un maggiore consenso nei confronti del sistema Liberale vigente; dal altro lato avrebbe ridotto la forza dei movimenti di Sinistra facendo ad essi concorrenza nel loro stesso campo, con medesimi argomenti (o quantomeno con argomenti molto simili). Non è un caso, come Lei ricorderà, che le prime forme di “welfare state” furono applicate da governi Conservatori, come quello di Von Bismarck in Prussia, di Disraeli nel Regno Unito e di Giolitti in Italia (o Degasperi nel II dopoguerra). Lasciato crescere ed evolvere come arma sociale e politica in funzione antiprogressista durante l’Ottocento e ancora di più durante il Novecento (in particolare durante la Guerra Fredda), lo Stato Sociale ha perso la sua ragione di esistere (almeno per il sistema Liberale) una volta che le Ideologie Progressiste Socialiste sono state battute e il loro modello di vita, sia sotto l’aspetto teorico sia sotto l’aspetto pratico, palesato come fallimentare (e quindi non più attraente, se mai lo fosse stato in precedenza). Nessuna più ragione di esistere comporta nessun motivo per mantenere: è così che, dinnanzi alla constatazione della nuova realtà che si andava prospettando, a partire dagli anni 80/90, si decise di smantellare lo strumento politico del “welfare state”, ormai non più utile… e fu proprio in quel periodo che il fronte Liberale si spaccò: vi era chi ambiva ad una liquidazione rapida, totale dello Stato Sociale (i cosiddetti “Neoliberisti, fra cui i membri della da Lei ricordata “Pelerin Society”) e chi invece propendeva per una dismissione tranquilla, lunga, non totale dei pubblici servizi (i cosiddetti “Conservatori”, a cui mi onoro di fare parte). Non vi erano comunque dubbi di alcun tipo che non si potesse continuare come fatto per anni: i costi economici, le spese sociali che erano state tollerate, accettate durante la lotta con il mondo Progressista, non erano più giustificabili in una situazione di raggiunta pace; quello che aveva un senso compiere (per sopravvivere) mentre la “parentesi” era aperta, ora non aveva più senso continuare a svolgere (o a svolgere del tutto) con la “parentesi” chiusa. Esposto questo, comprenderà Esimio come ne consegua il fatto che noi oggi, durante questa fase storica, non stiamo vivendo una “Rivoluzione Neoliberista”, poiché non si sta travolgendo alcun ordine preesistente (e tantomeno lo si sta travolgendo con l’intento di ritornare ad una utopica origine, riscrivendo materialmente la Storia e opponendosi così facendo al “Divenire delle cose”); noi oggi stiamo assistendo ad una ennesima evoluzione del sistema Liberale, alla chiusura di una determinata particolare epoca. Quanto sta avvenendo non poteva non avvenire; sperare che il mondo concepito dalla sconfitta del Socialismo potesse rimanere uguale (o quantomeno molto simile) a quello realizzato durante la guerra contro quella Ideologia Progressista era logicamente impossibile. Una volta che le cause che ti hanno spinto a modificare la tua dimora non sussistono più, o cercherai di ripristinare la tua casa come era prima di doverla, controvoglia, cambiare; o farai una selezione, mantenendo alcune modifiche ma asportandone altre. Sperando di essere stato sufficientemente chiaro nel mio commento, posso comunque sin da ora immaginare come una simile lettura della Storia degli ultimi decenni, fatta da una ottica prettamente Liberale (e nel mio caso Conservatrice), non troverà in Lei particolare accoglimento… lo posso comprendere e in un certo senso lo avevo previsto sin dal principio di questa mia piccola fatica; era comunque mio desiderio poter esprimere, in maniera maggiormente completa rispetto la mia precedente occasione, il mio punto di vista (per quanto ancora troppo sommario e sintetico) su questo argomento.
    Ringraziandola nuovamente per le sue cortesie e scusandomi per il mio fin troppo prolisso scritto (scuse che porgo d’uopo anche al nostro chiarissimo anfitrione), la saluto augurandole ogni bene e una buona serata

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      foriato

      |

      Egregio don Venceslao, a dispetto della mia condizione di scettico razionale, è impossibile dissentire su molte riflessioni ponderate da sua illustre signoria, consapevole che il liberalismo, bene inteso, tende per principio e con naturalezza alla socialdemocrazia. Non sono tuttavia certo che esistano delle parentesi storiche, oppure che la storia sia proprio una bella e monumentale parentesi, comunque, sempre aperta…

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