Aldo Giannuli
Aldo Giannuli

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Commenti (19)

  • GA

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    Quando si mette mano in profondità in questi drammi fanno sorridere sempre un po’ le teorie della cospirazione. Perché ? Beh perché la teoria della cospirazione prescrive ci sia una rete di personaggi molto razionale che grazie al proprio potere domina il mondo e i suoi equilibri.

    A me sembra che questi gruppi di persone molto potenti, che indubbiamente esistono, siano tutto meno che razionali. Mi chiedo se esistano già modelli che evidenzino gli equilibri di potere. Sono sicuro che se si riuscisse a mettere nero su bianco, graficamente, questi equilibri, si vedrebbe che questi personaggi, a livello globale, stanno perdendo molto del loro potere.

    Il caso americano è del tutto evidente, una società che non sta più in piedi che non riesce a risolvere nessuno dei suoi problemi e anzi, agisce in modo tale da amplificarli ulteriormente.

    Forse che la teoria della cospirazione, dopo la morte delle ideologie del novecento (ma poi chi lo ha detto?!) è rimasta l’unica ancora di salvezza? Si perché in fondo se si pensa che tutto quanto stia succedendo è orchestrato la conseguenza è che l’orchestra si fermerà un po’ prima del baratro.

    A naso direi che non è questo il caso. Il ritratto tracciato da Aldo sembra evidenziare uno scenario da Carnevale che precede la quaresima!

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    • aldogiannuli

      aldogiannuli

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      1- non credo ci sia alcuna cospirazione ma che gli eventi stiano prendendo la mano a tutti

      2- non descrivo un Carnevale che precede la Quaresima, ma una Quaresima che precede il disastro

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  • ugoagnoletto

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    Potrebbero costringere ad acquistare bond a chi compra armi da loro o altri prodotti difficili da reperire nel mercato

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  • pierluigi tarantini

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    Caro Aldo,
    la questione monetaria/finanziaria ha assunto un centralità tale nelle dinamiche mondiali da far pensare che la finanza sia la continuazione della guerra con altri mezzi.
    Se un tempo sono stato convinto che eventi quali le guerre in Bosnia e Kosovo fossero finalizzati a mantenere al Dollaro la sua centralità a scapito dell’Euro, di recente ho pensato che il concerto delle agenzie di rating su Gracia, Portogallo etc. fosse più efficace degli stealth.
    Ad un certo punto, però, mi son chiesto se quella in corso anzicchè una guerra non sia una “moina”, una sceneggiata finalizzata ad “imbrusare” i comuni mortali.
    Non è che morto Osama, dimenticato il buco nell’ozono e curato l’AIDS ci stanno propinando un nuovo tormentone?
    Certo è che,se da un lato l’operato delle agenzie di rating e della speculazione crea ansia ed è quindi diventato argomento dei TG, dall’altro vedo un interesse convergente delle elites finanziarie e politiche a creare le condizioni necessarie (la paura per l’appunto) per giustificare una colossale abbuffata.
    A ben vedere, infatti, cos’è il quantitative easing se non un gigantesco regalo a quelle stesse istituzioni finanziarie che hanno creato (e guadagnato con)la bolla dei subprime?
    Al contribuente statunitense, però, vien detto che non v’è alternativa, pena la disoccupazione a vita.
    Ed oggi il deficit creato per uscire dalla bolla è ragione per il taglio delle spese mediche.
    E a noi europei cosa vien detto circa la Grecia?
    Che non è pensabile il default di uno stato dell’Unione monetaria, anche se ha truccato i conti come solo a Taranto e Catania, pena il ritorno al baratto.
    Peccato che a beneficiare degli aiuti pagati dai contribuentoi europei siano in primo luogo le banche che hanno prestato i soldi alla Grecia.
    E’ meglio che nel caso dei bond Cirio …i contribuenti non solo vengono “alleggeriti” ma sono anche contenti per lo scampato pericolo annunciato in pompa magna al TG.
    Quanti si rendono conto che questa nuova paura legittima la peggiore macelleria sociale (vedi finanziaria di Tremonti)?
    Questa condizione mi ricorda la guerra in Iraq. Nel 2004 dissi che gli americani quella guerra l’avevano già vinta. Dinanzi alle rimostranze di comuni amici aggiunsi che v’erano americani ed americani e che quelli che avevano perso la guerra erano anch’essi americani (i poveri irakeni con quella guerra non c’entravano niente essendosi solo trovati nel posto sbagliato al momento sbagliato).
    Un dubbio atroce mi assale … non starò mica diventando anticapitalista?

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    • aldogiannuli

      aldogiannuli

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      tranquillizzati pierluigi: non sei tu che stai diventando anticapitalista, è il capitalismo cje sdta diventanto anti-pierluigi

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  • Rosario

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    Giusta l’osservazione che gran parte del debito USA è in mano ad altri soggetti pubblici/privati, che non gradirebbero certo veder sfumare le loro ricchezze convertite in dollari (basta notare cosa è successo nel mondo per il solo fallimento Lheman Brothers). Non bisogna dimenticare che gli USA sono anche la più grande potenza militare nel mondo e che a mali estremi….D’altronde negli anni ’80 cosa facevano gli USA nel “giardinetto di casa” e nel resto del mondo? Io, prima di esigere il credito USA, ci penserei 2 volte.

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  • ugoagnoletto

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    non è mai successo che l’orchestra si fermi un pò prima del baratro e questo dai tempi dell’arca di Noè: “Mangiavano e bevevano e non s’accorsero di nulla”

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  • ugoagnoletto

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    alle pretese americane sul piano economico aggiungo quelle sociali-culturali: la società americana è arrogante e aggressiva verso le altre società; vuole essere al centro del mondo e lo invade con la sua cultura e le sue “sentinelle armate”, senza accogliere niente dalle altre culture. Questo non vuol dire che la loro cultura sia solo negativa.

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  • pierluigi tarantini

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    Suggerisco di ricordare, per comprendere l’attuale situazione economica degli States (e del resto del mondo), la denuncia dei trattati di Bretton Woods avvenuta nell’agosto ’71. A causare la soppressione della convertibilità del dollaro in oro, assimilabile ad una dichiarazione implicita di bancarotta,furono i costi della guerra del Vietnam, finanziata emettendo dollari.
    Anche dopo la fine del gold window il dollaro è rimasto comunque, per altri quarant’anni, la principale valuta di riserva.
    Tale resterà, probabilmente in condominio con altre valute (come proposto da DSK poco prima delle note vicende), per gli interessi cinesi, arabi ed anche europei (una svalutazione significativa del dollaro non conviene neanche a noi).

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  • Paola Pioldi

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    Ciao,
    gli States devono accusare un colpo duro: pretendono, come se fossero ancora potentissimi, pur non avendo più le “carte in regola” per poterlo fare. Questo riguarda anche l’Europa. Gli americani si sentono franare la terra sotto i piedi, ma non riescono ad ammetterlo … troppo abituati a dettar legge – sia in senso economico sia in senso politico – ma il loro sistema, probabilmente, è destinato a implodere. Penso anch’io che gli eventi stiano sfuggendo di mano anche alle lobbi più potenti e occulte. Prefigurare un futuro scenario, anche a breve-medio termine, non è facile, forse è quasi impossibile.
    Buona giornata,
    Paola

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  • Nicola Volpe

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    Sono perfettamente in linea sia con l’analisi di Aldo, sia con i commenti. Togliamo di mezzo la teoria della cospirazione, giacché questa crisi sta dimostrando come i potenti siano potenti, ma non onnipotenti. Di tutti i commenti, quello che mi ha colpito di più è quello di Pierluigi Tarantini. Provo a spiegare il perché. Il problema del capitalismo, e non da oggi, è che non sa gestire la ricchezza. Sembra un controsenso (ma tutta la scienza è, in qualche modo, controintuitiva)che provo a spiegare rapidamente. Il capitale non nasce per produrre benessere e sviluppo, ma per fare profitti. Ricchezza sociale e sviluppo non sono, aristotelicamente parlando, la sostanza del capitale, bensì un accidente. Per il capitale la forma-denaro è una specie di totem, il dio-Montezuma al quale sacrificare tutto. Perché ci troviamo in questo disastro? Riallacciandomi a Tarantini, posso dire che, essendoci troppi capitali in giro, bisogna sfoltirne un po’, in quanto rischiano di mostrare ciò che è sotto gli occhi di tutti: e che cioè il denaro-capitale è divenuto una specie di gabbia d’acciaio che costringe l’economia e la società ad un’assurda penuria artificiale. E così vengo al dunque. Se ciò che disse lord Beveridge (non un pericoloso estremista) sessant’anni fa era valido (non è il denaro che deve governare la società, ma è la società che deve governare il denaro), lo è ancora di più oggi. Tutta la sostanza del neoliberismo (quello che Marx chiamerebbe la scienza di questi sicofanti) sta in un concettino piccolo-piccolo: ridate i soldi ai ricchi e vedrete come crescerà l’economia e con essa l’occupazione. Era la teoria del trickel-down: quanto più i ricchi si sarebbero arricchiti, tanto più, a cascata, si sarebbe arricchito il resto della società. E via con le privatizzazioni di banche e società pubbliche (trasporti, energia, acqua, salute, pensioni). Meno Stato e più mercato, si diceva. Peccato che la mano (in)visibile del mercato ha arricchito pochi e impoverito moltissimi (con in più il dilagare dell’instabilitrà internazionale con la lacerazione di intere nazioni: vedi Iugoslavia, Iraq, eccetera). La shock economy fu peggio di uno shock: fu un vero e prorio processo di impoverimento a livello globale. Bene, cioè male. Davvero surreale, l’ammuina tra democratici e repubblicani a proposito del deficit federale: è evidente che i seguaci del Great Old Party non vogliano mollare sul piano delle tasse (non tanto per una questione di egoismo di classe, quanto per una questione squisitamente ideologico-culturale: dare ragione ad Obama e dirgli, “beh, sì, in effetti, caro Barak, abbiamo un po’ troppo esagerato con il taglio delle tasse, che ora dobbiamo riequlibrare” significherebbe ammettere che la loro teoria era sbagliata in radice. Insomma, come dice Aldo nel volume 20012 i Suslov non esitevano solo in Unione Sovietica. Dunque, a mio avviso, dobbiamo preparaci al peggio. Ma dopo la tempesta viene il sole: il problema è che noi si tragga insegnamento da questa tempesta, per non ricaerci in un secondo momento.

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  • pierluigi tarantini

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    Riporto, ad integrazione del primo intervento, parte di un’articolo pubblicato oggi su una nota rivista complottistica.
    <>.
    La rivista in questione si chiama Trendonline ed è rivolta a trader, analisti finanziari ed altri appassionati delle trame occulte.

    Reply

  • pierluigi tarantini

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    <>

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  • andrea

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    ma tutto questo non porterà ad
    una “socializazione” della politica americana,società più povera = governo più forte e presente ?.può un paese come l’america, sia dal punto di vista storico che reale sostenere un processo di quel tipo ?

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  • laura

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    credo che dovremmo mollare la barca prima che affondi
    non abbiamo alternative, abbandonare un’economia globalizzata e basata sullo sfruttamento cieco delle risorse, perché si stanno esaurendo
    pensare un modo come prefigurato in questo trattato sull’ambiente di una decina di anni fa. Si parla di riconversione delle risorse militari per bonificare l’ambiente, per esempio, mentre attualmente la sola industria non in crisi e in cui si investe moltissimo, è proprio quella militare…
    http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?pubRef=-//EP//TEXT+REPORT+A4-1999-0005+0+DOC+XML+V0//IT#Contentd1075016e334

    forse per aver sviluppato tutte le armi bandite da questo trattato ambientale, un giorno verranno accusati di crimini contro l’umanità e devastazione ambientale (non so se esiste, ma dovrebbe…)
    http://lombardia.indymedia.org/node/39300

    grazie per questo articolo 🙂

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  • steffa88

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    ma perché, in genere quando uno stato dichiara default gli altri dichiarano guerra per riavere i soldi? i titoli del debito pubblico come tutti gli altri hanno un certo rischio, chi li compra si assume il rischio, e se uno stato dichiara bancarotta l’investimento è perduto, fino a prova contraria la sovranità statale esiste ancora.

    Il debito americano paga poco, e paga poco perché è garantito, e questo a prescindere dalle agenzie di rating che hanno la credibilità che hanno. Il Giappone ha un debito/pil intorno al 200% e nessuno parla di default, nessuno parla di default perché in Giappone, come negli Stati Uniti l’economia è forte e competitiva, e può permettersi di sostenere quel debito, nel caso americano poi basterebbe rinunciare a un po’ di quell’anacronistico potere militare che assorbe una percentuale non indifferente del bilancio federale. Insomma, io mi preoccuperei più dell’Italia (ultimo paese per crescita nell’ultimo decennio dopo Haiti), agli altri PIIGS e in generale all’intera Europa, incapace di coordinarsi tanto economicamente quanto politicamente.

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