Aldo Giannuli
Martino Iniziato

Martino Iniziato

Laureato in scienze storiche presso l’università degli studi di Milano ha imparato a fare siti internet quasi per gioco e lo ha trasformato in un quasi-lavoro. Un po' giornalista, un po' cameriere, un po' promotore d'eventi culturali è tra i fondatori dell'Associazione Lapsus, collabora con Aldo Giannuli dal 2006 e si rivede molto nella definizione springstiniana di "Jack of all trade": tuttofare. Tra le altre cose, è il curatore di questo sito per conto di Tanoma.it. Su twitter è @martinoiniziato

Commenti (20)

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    Matteo Villa

    |

    Articolo interessante che delinea sinteticamente un panorama desolante rispetto all’informazione di sinistra che purtroppo sconta, da anni, un livello davvero basso della qualità dell’informazione. Si sono recentemente distinti da questo panorama piuttosto piatto gli esperimenti (uso questo termine perchè non è ancora detto che reggano l’urto del mercato editoriale) come Linkiesta e Pagina99. Il fatto che tuttavia anche queste testate vivano difficoltà simili ai vecchi giornali di sinistra dimostra in fondo che c’è qualcosa di sbagliato nel modello di business del giornalismo attuale.
    Il web ha cambiato la possibilità di informarsi e chiunque oggi si informa molto di più su internet che non attraverso la carta stampata, riducendo di molto le entrate delle testate. Il modello del NYT è una provocazione interessante fatta non tanto da una testata “too big too fail” (nel mondo del giornalismo a differenza di quello finanziario abbiamo diversi esempi di fallimenti illustri) ma da una redazione che produce da decenni contenuti di altissimo livello, provando ad immaginare come sarà il lettore di domani.
    Credo che molti giornali di sinistra e organi di informazioni gravitanti intorno a quest’area non siano mai riusciti a trovare una sintesi efficace tra autofinanziamento (prospettiva ideologicamente esaltante ma spesso economicamente debole) e finanziamento dei partiti e siano di nuovo arrivati tardi alla trasformazione del comportamento di consumo dei propri lettori. La domanda che mi faccio è, al di là del sostegno di parte ad organi fondamentali per la vita politica dei partiti di sinistra: perchè leggerli?Offrono davvero un’informazione di livello?Trovo sulle loro pagine informazioni che altri non danno?
    Se la risposta è “no” per molti lettori è facile capire dove stia il problema.

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    Kristian Tarussio

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    Martino ha ragione: il rischio è grosso. I problemi a mio avviso sono molteplici, e molti si intersecano con i nuovi rapporti sorti grazie (oppure a causa) della Rete.
    Ho apprezzato e continuo ad apprezzare Pagina99, progetto secondo me validissimo, ben curato e con molti spunti di riflessione che dovrebbero spingere anche le testate storiche a ripensarsi: purtroppo, a quanto pare, garantire un’offerta online più “ridotta” rispetto al cartaceo non basta a sostenere il prezzo di copertina.
    Penso che più o meno nessuno abbia ancora esattamente capito cosa fare dell’edizione online: deve essere una cosa totalmente diversa? Un’aggregatore delle notizie riportate sul giornale? Dev’essere un’edizione a se stante? Un punto di discussione dovrebbe essere anche la formazione dei nuovi giornalisti, con dei percorsi che richiedono costi difficilmente abbordabili per i più, e che molte volte si traducono in lavoro precario nella speranza di riuscire ad ottenere l’agognato posto. E un pensiero va anche alla mossa di Jeff Bezos di entrare nel mercato dell’editoria.
    A mio avviso, la questione è più ampia: se il progetto unione europea continuerà nella direzione di maggior integrazione e concentrazione di capitale, è probabile che delle vere testate europee sorgeranno nel tentativo di “creare gli europei” che tanto servono all’EU: inevitabili saranno le questioni relative alla lingua e ai contenuti che queste “testate europee” produrranno.

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    Matteo Villa

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    Articolo interessante che delinea sinteticamente un panorama desolante
    rispetto all’informazione di sinistra che purtroppo sconta, da anni, un
    livello davvero basso della qualità dell’informazione. Si sono
    recentemente distinti da questo panorama piuttosto piatto gli
    esperimenti (uso questo termine perchè non è ancora detto che reggano
    l’urto del mercato editoriale) come Linkiesta e Pagina99. Il fatto che
    tuttavia anche queste testate vivano difficoltà simili ai vecchi
    giornali di sinistra dimostra in fondo che c’è qualcosa di sbagliato nel
    modello di business del giornalismo attuale.
    Il web ha cambiato la
    possibilità di informarsi e chiunque oggi si informa molto di più su
    internet che non attraverso la carta stampata, riducendo di molto le
    entrate delle testate. Il modello del NYT è una provocazione
    interessante fatta non tanto da una testata “too big too fail” (nel
    mondo del giornalismo a differenza di quello finanziario abbiamo diversi
    esempi di fallimenti illustri) ma da una redazione che produce da
    decenni contenuti di altissimo livello, provando ad immaginare come sarà
    il lettore di domani.
    Credo che molti giornali di sinistra e organi
    di informazioni gravitanti intorno a quest’area non siano mai riusciti a
    trovare una sintesi efficace tra autofinanziamento (prospettiva
    ideologicamente esaltante ma spesso economicamente debole) e
    finanziamento dei partiti e siano di nuovo arrivati tardi alla
    trasformazione del comportamento di consumo dei propri lettori. La
    domanda che mi faccio è, al di là del sostegno di parte ad organi
    fondamentali per la vita politica dei partiti di sinistra: perchè
    leggerli?Offrono davvero un’informazione di livello?Trovo sulle loro
    pagine informazioni che altri non danno?
    Se la risposta è “no” per molti lettori è facile capire dove stia il problema.

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    offshoreitaly

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    qualcuno lo diceva…e pensare che bastava dire la verita’…

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    Giovanni Dall'Orto

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    Un giornalista che scrive “nè” e “ceca” in una sola frase è da solo la spiegazione della crisi del giornalismo, direi.

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    • Martino Iniziato

      Martino Iniziato

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      Grazie della segnalazione, ho prontamente corretto e mi scuso per i refusi.

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    MassimilianoMartucci

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    Io credo che la situazione sia critica per tutta l’editoria indipendete, a prescindere se sia o meno di sinistra (anche se i due insiemi si intersecano abbondantemente). Il problema è di due ordini, secondo me: il primo è il rapporto con i lettori e il secondo il modello economico. Per quanto riguarda il primo è evidente che tutti noi siamo ormai abituati ad accedere a contenuti anche di qualità ma gratuiti, e difficilmente saremmo disposti a pagare qualcosa che possiamo trovare gratis altrove; per quanto riguarda il modello economico la pubblicità fa da padrona, e quindi bisogna essere in grado di sviluppare un prodotto capace di attirare inserzionisti, senza però “svendersi”. Inoltre non è più pensabile trovare editori puri che vogliano investire, perchè sanno che il ritorno dell’investimento arriverà tardissimo o mai. E’ urgente trovare una strada per sopravvivere e iniziare una controcampagna per i finanziamenti pubblici. Il giornalismo è un servizio pubblico come la sanità e l’istruzione: la sopravvivenza di una testata non può essere determinata solo dalla volontà del mercato.

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    • Martino Iniziato

      Martino Iniziato

      |

      Grazie Massimiliano. Sono d’accordo in parte. Vero che l’informazione è un servizio pubblico, ma è anche vero che in questi anni con questi metodi si sono tenute in vita redazioni di praterie di giornalisti che non avevano assolutamente motivo di esistere (anche a sinistra). Probabilmente interrogandosi su come gestire i finanziamenti si intraprenderebbe una strada utile, ma sono dubbioso sia realizzabile oggi…

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    User743874

    |

    Suggerisco nuovamente, per la salute dei nostri occhi, di adottare il colore nero per il testo degli articoli.

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    • Martino Iniziato

      Martino Iniziato

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      Gentile User, siamo ad un grigio molto scuro, ma vedremo di passare definitivamente al nero…

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    danilo de biasio

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    Poche parole per aggiungere qualche ragionamento. La precarietà del mercato del lavoro ha fatto peggiorare la qualità del giornalismo: se sono precario sarò ricattabile e dunque non libero; difficilmente farò proposte di articoli non graditi ai miei superiori. Se la sinistra accetta questa filosofia e la trasporta anche nel mondo giornalistico le conseguenze non possono che essere il deterioramento della credibilità, della proposta, della creatività. Inoltre Renzi e i suoi accoliti rivendicano la disintermediazione. Cosa provochi nel lavoro lo stiamo vedendo, Perché non dovrebbero applicarlo anche all’informazione? Che sia l’ufficio stampa del Pd (+ youdem + un pezzo della vecchia redazione di Europa) a mandare in stampa la prossima versione di Europa non deve stupire. Infine – non so se in ordine di importanza – c’è l’incapacità degli organi di informazione di sinistra di governare le nuove tecnologie, prima respingendole come pericolose e poi usandole male, senza alcuna fantasia, scontentando i vecchi utenti e non intercettando quelli nuovi. Facciamo crescere questa discussione.

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    • Martino Iniziato

      Martino Iniziato

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      Grazie Danilo del commento. Condivido in pieno il punto relativo alla “crisi dei corpi intermedi” relativo anche alla stampa: vale per Renzi, come per Grillo e, in parte, per Berlusconi e Salvini. Perchè usare i giornali o la mediazione degli organi di informazione, quando posso parlare direttamente alla “sciura maria” guardandola dritta negli occhi delle telecamere? Basta guardare il linguaggio del corpo di Renzi da Fazio, quando guarda più nella telecamera che il suo intervistatore, piuttosto che i commento dei 5 stelle du fb al mio articolo: non ci serve l’informazione “tradizionale”, siamo mediattivisti, ci basta il blog, la rete (e non lo scrivo parodisticamente). Condivido anche il punto sulla precarietà, ma su questo sottolineo un aspetto: bisogna prendere atto che la precarietà è ormai una condizione data, dalla quale non si tornerà alla situazione pre, quindi condivido la tua osservazione, ma penso che i giornalisti di oggi debbano conquistare la propria indipendenza “sul campo”, per quanto difficile, lottando nella precarietà e non contro la precarietà. Non vorrei sembrare pretestuoso, ma mi sembra una prospettiva da tenere in considerazione. Speriamo che la discussione cresca davvero!

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    Mauro Suttora

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    E Il Fatto?

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    • Martino Iniziato

      Martino Iniziato

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      Gentile Mauro, ho menzionato Il Fatto solo per un breve riferimento perchè tra le testate a sinistra è quella che se la cava forse meglio, per quanto alcune ricerche rintracciabili online ma che non ho verificato, sostengano che sia in sofferenza. Diciamo che forse è quello “meno in emergenza”…

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    Massimiliano Di Giorgio

    |

    Ho lavorato all’Unità, ho collaborato col Manifesto. La stampa di partito (il Manifesto lo è stato, di fatto, giornale di partito) non è un’esclusiva italiana, ma ovunque va male o è andata male (e non solo quella di sinistra). E quando i soldi pubblici non ci sono (quasi) più, finisce.
    Peraltro, nella tua lista direi che Linkiesta non è stampa di sinistra più Repubblica (è stato fondato da un gruppo di ex giovani imprenditori e il fondatore è stato cacciato quando ha parlato male del finanziere renziano Davide Serra), mentre manca al limite Il Post (che mi pare non vada così male).
    Il Fatto è un giornale borderline, nel senso che insieme è un’azienda e un quasi-partito, ma senza finanziamento partitico standard, mi pare.

    Credo che l’unica soluzione per avere una stampa di sinistra (che non sia la Repubblica) sia pagarsela, cioè avere una comunità di lettori-sostenitori-finanziatori.

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    • Martino Iniziato

      Martino Iniziato

      |

      Non ho considerato Repubblica perchè “colosso” più di altri e perchè politicamente è talmente volatile da essere ormai illeggibile (almeno per me…). Il Post non l’ho inserito perchè ormai mi sembra più votato ai click che al giornalismo, per cui non ci vedo un grande livello. Per il resto concordo, ma il problema è che creare una comunità di lettori non mi sembra sufficiente. Pagina99 l’ha creata in breve tempo, ma forse non basterà, L’Unità aveva uno zoccolo duro di militanti Pd Cgil a cui parlava, ma anche qui non è bastato.

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        Massimiliano Di Giorgio

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        Do per scontata la ricerca di una qualità, che l’Unità non ha più (mentre secondo me Europa era comunque più interessante e innovativa). Comunque considera che il panorama è grossomodo questo ovunque. In Francia Liberation è in crisi da anni, per dire. E la colpa non è delle “nuove tecnologie” (che ormai sono pure vecchiotte). Magari altrove non si fanno tutte queste pippe mentali, come noi, per non avere stampa di sinistra (ammesso che il termine significhi qualcosa, peraltro)

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    leopoldo

    |

    credo che andrebbe distinto tra giornalismo d’informazione e giornalismo di analisi quando le analisi del manifesto non le condiveidevo ed è diventato una costante ho smesso di leggere il manifesto. Personalmente sono interessato da analisi e notizie che chiarifichino la vita circostante, per esempio quali stati arabi importino carne, se la importano viva o morta, la quantità, se questo dipende da eredita coloniali o religiose, la veridicità dell’informazione nel quadro analitico in cui si inserisce e il suo valore contestuale. Poi pensare che la cultura sia indipendente e viva sulle leggi di mercato di libero scambio è irreale come irreale che tutti gli studenti di una università leggano un giornale tutti i giorni (almeno che non lo facciano come lavoro) neanche con le nuove tecnologie (-:le quali prescindono dal colore dei caratteri:-), è un illusione. Non credo che la risposta sia nella crisi ideologica dei lavoratori dipendenti e precari che non riescono ad organizzarzi e utilixìzzare i nuovi strumenti, ma dipenda di più da una mancata analisi del mercato in stato di saturazione.

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    grandavide

    |

    beh un pò credo che sia anche fisiologico: in un contesto in cui i partiti diventano fluidi e le loro idee volatili, un giornale di partito che abbia una sua linea autonoma rispetto alla dirigenza partitica di riferimento è proprio un lusso che quest’ultima non si può permettere. quindi la strada mi sembra che sia proprio quella della lotta ai corpi intermedi della stampa, anche perchè non vedo chi possa opporsi.
    non stimo molto il fatto, ma bisogna ammettere che ha conseguito un grande risultato, soprattutto merito della precedente direzione, ovvero aggregare un pubblico per l’informazione on line “alternativa”, sebbene di scarsa qualità. al contrario il manifesto, nonostante sia stato uno dei primi giornali ad internettizzarsi, non è mai stato in grado di sfruttare la sua presenza in rete in modo efficace; discorso molto simile per l’unità ed europa che non hanno mai brillato troppo nell’online.
    insomma sarà che anche all’estero la stampa è boccheggiante, ma in italia sembra che la stampa di sinistra abbia perso del tempo fondamentale proprio in un periodo determinante per consolidarsi su internet. anche per questo c’è stato più spazio per nuove testate online come, linkiesta, il post, ma anche giornalettismo e in misura minore lettera43. si tratta un pò di una cesura tra il vecchio e il nuovo, sulla quale repubblica è entrata a gamba tesa e ci si è seduta sopra, tentando di accalappiare click dagli utenti di ogni tipo: per quello più di destra c’è il mefitico huffington post, mentre quello più di sinistra si può consolare con l’espresso: la palese mancanza di concorrenti validi ha creato un mostro.

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    Giovanni

    |

    Provo a portare un punto di vista diverso, da lettore e non da giornalista. A mio parere, a sx si è mantenuto il feticcio del “giornale” cartaceo anche se le nuove tecnologie non solo rendevano possibile digitalizzarlo (e questo è stato fatto), ma consentivano (e consentono sempre di più) ridifinire il concetto di “fruizione dell’informazione”, I giornali hanno inseguito confusamente il modello tradizionale (magari in formato pdf), la tv on-demand (appoggiandosi a youtube spesso), il blog…. senza mai chiedersi veramente cosa desidera il lettore.
    A puro titolo di stimolo della discussione:
    – c’è informazione indispensabile (pagare le tasse, evitare ebola, tener conto dello sciopero dei mezzi) e questa deve essere attendibile e data per tempo utile (per questo, il migliore di gran lunga è il Sole 24 Ore); un articolo come pagare una tassa il giorno della scadenza fa solo incavolare;
    – c’è l’informazione di riempimento, che è un ricordo di quando le aree stampabili erano fisse e i giornalisti incapaci e in esubero non erano licenziabili. Eliminarla completamente;
    – c’è l’intrattenimento (gattini, storie curiose scopiazzate da Usa Today o dalla Pravda ecc.) confinarla in un’area precisa, in modo che sia facile evitarla completamente, se si vuole;
    – c’è l’infinita informazione su film teatro romanzi moda musica design ecc. Confinarla e tenerla a bada: i capolavori in un secolo si contano sulla punta delle dita. Gli altri copiano e citano.
    – non scrivere articoli effimeri ma il più possibile “duraturi”;
    – curare moltissimo l’archivio, e imparare finalmente ad usare (dopo vent’anni….) l’ipertestualità (imparare da Wikipedia);
    – non usare MAI i traduttori automatici;
    – cercare di non assumere giornalisti laureati in giornalismo, ma insegnate a fare i giornalisti a qualcuno che sa qualcosa d’altro; possibilmente bene;
    – se proprio dovete assumere dei giovani, almeno spiegategli che i videogiochi e la zuppa televisiva a cui sono stati cresciuti NON sono un’immagine attendibile del mondo; e che le fonti vanno verificate con cura e non citate pressappoco;
    – pochissime immagini, ma belle (come il Manifesto prima maniera, pessima carta a parte), anche con possibilità di ingrandimento, se possibile e se meritano. E con didascalie serie e non appiccicate lì per sbaglio.
    Per concludere:
    noi lettori abbiamo molto bisogno di informazione, anche e soprattutto controcorrente, ma abbiamo poco tempo e non è detto che il momento in cui l’informazione è prodotta dal giornalista sia quella in cui il lettore abbia la possibilità di fruirla. E’ per questo che tutto il giornale deve essere visto “dal punto di vista dell’archivio”: oggi posso avere la necessità di ritrovare facilmente tutti gli articoli su Boko Haram o sul shale gas. E vorrei che fossero pochi ma fatti molti bene, con citazioni attendibili e verificabili e discussione di differenti punti di vista.
    PS
    Sono disposto a PAGARE per tutto ciò.

    Giovanni Talpone

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