Aldo Giannuli
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Commenti (28)

  • Herr Lampe

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    E siamo al secondo in cui trapela molta amarezza.

    E, se sbaglio, mi corigerà.

  • Gaz

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    Il falso scoop, il riposizionamento del camaleontico Renzie, l’attivismo del cavaliere sono le spie di quel che si potrebbe profilare nella prossima legislatura, portando indietro le lancette della storia. Oltre questo ci sono le proporzioni della vittoria e della sconfitta e il come si può arrivare.
    I 5* si trovano davanti ad un clivo tra pars destruens e pars construens .
    O i 5* occupano un terreno che naturalmente sarebbe suo, o quel luogo politico sarà appositamente scippato da altri costruiti ad hoc.
    Bisogna costruire il tempio e trovare le vestali, altrimenti un tempio sarà costruito da altri.
    Tutto questo è chiaro ai vertici 5*?
    Sono in grado di farlo, o farlo fare ?
    Se non saranno capaci, vorrà dire che non meriteranno, tanto più perchè si tratta di un’impresa per nulla ardua: è la contromossa necessaria ad una prevedibilissima mossa degli avversari.
    Si sente la mancanza di Casaleggio padre.
    Starà ai presenti non farlo rimpiangere.

    • Gaz

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      Mi trattengo sulle faglie politiche.
      Macron, Renzi e Berlusconi europeisti, globalisti e ultra liberisti stanno da una parte.
      Dalla parte opposta chi contesta questa Europa, questo libero mercato che arricchisce pochi e impoverisce gli altri.
      La Lega viene suonato il richiamo della foresta.
      ___________
      Se mi è permesso, mi piacerebbe che nella costruzione dell’Europa che verrà, ci si occupasse di lingua comune.

      • francesco cimino

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        L’ “eurese” potrebbe derivare da un opportuno incrocio tra sintassi francese e suoni italo – tedeschi. Com’è noto, pare che per Carlo V si dovesse parlare in società in francese, con i cavalli in tedesco e con le donne in italiano…la lingua comune andrebbe costruita tenendo presente tale preziosa indicazione.

        • Gaz

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          @francesco cimino.
          🙂 quello che hai scritto non è una boutade, sei andato molto vicino al vero.
          Quella lingua che precognizzi esiste già. E’ stata elaborata negli Stati Uniti con criteri abbastanza vicini a quelli che tu indichi. E’ parlata attualmente da circa 10 milioni di persone.
          Non ne faccio una questione di principio. Se si raggiungesse un accordo che indicasse p. es lo spagnolo come lingua veicolare, a me andrebbe bene. Come vedi è una questione politica, ancor prima che linguistica.
          Secondo me tu potresti un buon studente.
          Indovina che lingua è questa?
          Patre nostre, Qui es in celo,
          que sia sanctificate Tu Nomine;
          que veni Tu Regno;
          que sia facite Tu Voluntate
          in celo como etiam in terra.
          Da nos hodie nostre pan quotidian,
          e pardona a nos nostre debitas
          como noi los pardona a nostre debitores,
          e non expone nos al temptation,
          sed libera nos del mal,
          proque Tue es le regno, le potentia e le gloria
          in le seculos del seculos. Amen.

          • francesco cimino

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            Mi apri un mondo, Gaz…quale lingua è stata elaborata negli Usa? E’ un esperimento accademico, è altro? Dieci milioni di parlanti?

          • Gaz

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            @francesco cimino
            E’ Interlingua.
            E’ parlata in America Latina, specie in Brasile, Congo (non so perchè si sia diffusa in quello stato), Inghilterra, Spagna, Germania, Francia, Svezia, Italia.
            Il vocabolario Italiano – Interlingua è di circa 28.000 lemmi.
            Altri esperimenti linguistici di questo taglio ne sono stati fatti.
            IL presupposto linguistico è necessario, ma non è sufficiente da solo, essendo l’aspetto politico determinante.
            Sull’esempio del Placido Cassinese si potrebbe fare un documento pubblico, ma resta un fatto isolato, non seguito, vivo e parlato, non serve a nulla.
            Occorre la politica.

        • Tenerone Dolcissimo

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          E con i piddini in che lingua si deve parlare?

          • Gaz

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            La questione va rinviata a data da destinarsi.
            Medio tempore aver fede in Renzi.
            Aspettare sulla riva del fiume che passi il piddì.

  • Ummagumma

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    Mi sembra che si inizi ora a parlare di “confluenza di opposti che avrebbe retto il movimento fino ad oggi”.
    Io non la vedo proprio così; partendo dalle origini, dove c’è stata confluenza ciascuno ha portato un se nuovo nel movimento lasciando fuori ciò che era con lo spirito di aderire ad un progetto post-tutto. Forse quello che dice Giannulli è più vero riferito all’oggi, ad un Movimento che è cresciuto in modo esponenziale e che sta cominciando ad imbarcare un po’ di tutto, probabilmente anche qualcuno parlando con riferimenti del passato, a quegli schemi e a quei compromessi in qualche modo lo vuole riportare. I veri test saranno quegli di governo. vedremo….

  • Marco Barone

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    L’antigrillinismo per partito preso è la propaganda più acritica, semplificatrice e manipolatrice dell’informazione, ben più del grillinismo per partito preso, specie considerando che ciò di cui accusano i grillini è proprio di essere acritici, di avere pensiero unico e gridare slogan, ripassano queste informazioni, questi titoloni da copia e incolla senza entrare minimamente nel loro merito, anzi mirati a distorcere una notizia al punto di suggerire a volte il suo contrario. Vi aderisce purtroppo la parte più vuota di alcune mie conoscenze che stimavo, in un modo sconcertante: mai che vadano alla fonte o a sindacare la versione originale, ripassano e ripassano, inondano…

  • tonino b

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    Prof,
    Di Maio sbaglia…! avrebbe dovuto dire che M5* é un nuovo soggetto politico per costruire un futuro migliore di quello che hanno propinato le “ideologie morte”!
    Avrebbe dovuto dire che: chi cammina con la testa rivolta al passato é paragonabile al mosè che, a causa dei suoi dubbi, non entrò nella terra promessa!
    Anche Di Maio dovrebbe smetterla di comportarsi antenorianamente ma, credo, sia sperare vano pretendere che suo cervello possa contribuire alla costruire di un nuovo carro capace di condurre il popolo martoriato in una nuova terra… libera dall’odio, dallo sfruttamento dell’uomo sull’uomo e, sopratutto, senza confini…!
    saluti comunisti, di quelli veri.
    tonino basile – roma

  • Marco Barone

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    Il M5S ha creato la voce e il valore degli “poveri (non-elite) onesti e coraggiosi che si ribellano”. Il povero che si ribella è di sinistra ed è però stanco dei suoi rappresentanti politici di sinistra che non lo rappresentano affatto, sempre più di destra e/o succubi di infiltrati chiaramente di destra, e che hanno scoperto il gioco. Ma a differenza dell’ideale del sinistrorso pacifista Grillo incarnerebbe l’onesto che ha coraggio, che ha le palle di gridare in faccia alle elite forte e chiaro “vaffanculo” e “se ne frega” del politicamente corretto imbonitore con cui la sedicente sinistra infiltrata da destra strumentalizza e, se mi consente, “si rivende” valori storicamente di sinistra, ma puramente simbolici, come la tutela delle minorie, comprando per un pugno di lenticchie la ritirata silenziosa di diritti dei lavoratori. Ed è proprio questo elemento in più della forza e del coraggio che attrae il votante di estrema destra, oltre al fatto che nel momento in cui M5* più si afferma c’è un (sedicente) centrosinistra al governo.

    Dall’altro lato (Renzi) la sinistra meno intelligente (che non ha scoperto il gioco), chi ha interessi personali di successo (meno) o di sopravvivenza (più) legati a qualche voce sul territorio, presunti cultori della “governabilità” tout cuort e i misantropi cui piace Renzi per sadismo.

    Oltre ai sinistrorsi radicali svegli e i cultori dell’uomo gridatore non politically correct, però, M5* attrae gli elettori dei due scheiramenti più consapevoli che sbagliavano a cantare Faccetta nera o Bandiera Rossa in modo acritico, disposti a parlare dei fatti e a orfanarsi di una ideologia, oltre che, idiosincraticamente, elettori che entrano nel merito dei progetti territoriali M5* già in modo antiideologico (e probabilmente non valutano l’importanza che lei sottolinea, professore, della ideologia)

    Ma si sa che in Italia è raro sentir dire “ho sbagliato”, per cui non è così facile che costoro diventino maggioranza.

    In sostanza M5* ha un programma di sinistra ma di una sinistra coraggiosa che non esiste più numericamente dagli anni 70, perché i figli della rivoluzione di papà hanno avuto vita facile e i loro figli si sono afflosciati, è inoltre votato da una destra meno intelligente che non ha capito che il M5* è di sinistra e da una destra molto intelligente e critica del percorso storico della sinistra e che però ha già, a sua volta, fatto mea culpa delle nostalgie totalitariste. Per cui l’unico obiettivo è non lo svuotamento, ma una “diminuzione” ideologica e la disposizione dei coraggiosi a lottare anche per i meno coraggiosi, pur avendoli disprezzati, ma magari educandoli, e ad accettare un progetto ideologico di costoro, che in cambio devono avere l’umiltà di lasciarsi educare al coraggio e al vaffanculo quando va detto. Ma ciò deve accadere nelle sedi del movimento e richiede molto, molto tempo.

    L’elemento ideologico e quindi culturale su cui si può fare leva, intendendo la cultura come insieme delle abitudini umane e rilesso di una esperienza comune, è l’onestà.

    Ho sempre pensato che si potessero creare dal M5* due partiti: “onesti di destra” e “onesti di sinistra” da unire in una coalizione, per sottolineare che il retaggio culturale è sì importante (e va sì rispettato), ma può essere superato (coalizione)

    Quello che però è importante nella formula di partito unico è che nelle sezioni gli ex-fascisti e gli ex-comunisti si parlino e si conoscano come esseri umani, fisicamente, nel quotidiano, e svelino le loro antiche simpatie senza per questo litigare, per appianarne le divergenze per quanto possibile e cavare un denominatore comune umano. Questo sarebbe un superamento, si dovrebbe andare ad indagare storie personali nelle sezioni M5* per capire se e in che misura ciò avviene.

  • mauro

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    A proposito (o a sproposito?) di “una nuova cultura politica”, mi sembra molto importante indicare l’iniziativa di Dalila Nesci (M5S): “Parole Guerriere. Seminari rivoluzionari di Filosofia”.
    Cito: “..3 appuntamenti fra luglio e settembre prossimi, con interventi di filosofi importanti. Partiremo il 13 luglio trattando del potere delle idee, che possono determinare scelte decisive. A settembre discuteremo della funzione dell’intellettuale nella dialettica politica. Dopo approfondiremo la questione morale nella società della trasparenza. L’obiettivo è fornire ai partecipanti una spinta intellettuale, ma anche visionaria, per sostenere il cambiamento culturale e politico che il Movimento sta contribuendo ad alimentare nel Paese.”.

    Non sarebbe una brutta idea spargere la voce visto che non mi sembra si sia dato molta visibilità all’evento, nemmeno nel blog din Grillo.

    http://www.dalilanesci.it/video-promo-parole-guerriere-seminari-rivoluzionari-di-filosofia/
    Salute a lei professore e a tutti i compagni del movimento

  • Tommaso B

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    La stragrande maggioranza degli elettori ha una certa età per cui in passato ha votato i tradizionali partiti, con varie motivazioni, sopratutto quello di appartenenza ad un’area politica e sociale.

    Tuttavia l’evoluzione sociale e tecnologica impone anche cambiamenti politici, che superano i tradizionali schieramenti novecenteschi.

    Natura non facit saltus. Stiamo attraversando una fase transitoria in cui si mescolano vecchi e nuovi soggetti politico sociali, per cui occorre prima di tutto definire la prospettiva, verso il passato o verso il futuro.

    Se si guarda verso il passato si distinguono ancora destra e sinistra, ma non così chiaramente come in passato. Il PD che si professa di centro-sinistra, è molto centro e poco sinistra, con diversi tratti di destra liberista, sopratutto per quanto riguarda le politiche economiche e del lavoro.

    Unioni civili, ius soli, antifascismo sono temi etici distintivi della sinistra, che strumentalmente vengono in questi giorni sbandierati dal PD, per rimarcare la propria distanza dalle altre forze politiche, tuttavia non sono sufficienti per identificare chiaramente il PD in un partito di sinistra, che tradisce la propria base di lavoratori rottamando l’art.18 e facendo il Job Act.

    Se si guarda verso il futuro i tradizionali blocchi destra e sinistra non sono più così chiari, perché le forze politiche si avvicineranno sempre di più, come nel paradosso dei due gelatai, per conquistare il maggior numero di elettori, poiché si ribalterà il paradigma della rappresentanza.

    Oggi la rappresentanza è ancora vista come la scelta della forza politica, che più si avvicina alle nostre idee ed esigenze, alla quale deleghiamo tutto con un solo voto, una sorta di firma di un assegno in bianco.

    Domani saranno le forze politiche a seguire le indicazioni dei propri elettori, influenzate però a loro volta dagli infuencer …

  • Allora ditelo

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    »Anche perché, alla base dell’azione del M5s c’è il richiamo alla democrazia diretta che, piaccia o no, è una ideologia al pari di molte altre .«

    Poiché non è possibile prevedere con certezza il risultato di deliberazioni online ecco concretizzato il paradigma “nonideologico” (perché l’ideologia, come Prometeo, “ragiona prima”)

    Ma poi l’hanno “richiamata” la democrazia diretta per determinare quale sia il consenso degli iscritti su cose come lo ius soli?

    Ho avuto difficoltà a verificare tale questione: non è che la democrazia diretta abbia già deciso e non me ne sia accorto?

    PS: Qual’è il lasso di tempo lasciato generalmente agli “unici”(uno vale uno) per divulgare pubblicamente la propria visione personale (non necessariamente uniforme) prima delle decisioni collettive online che dovrebbero invece rappresentare pubblicamente il M5S?

  • Augusto

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    ” se si può pensare che un ex comunista, magari divenuto libertario, possa far sua quell’ideologia, nel caso dell’ex fascista questo appare impossibile ”
    A questo punto, ho smesso di leggere. E, me ne dispiaccio.

    Non vedo perché un comunista (trinariciuto?) possa “redimersi” e un fascista (dotato di manganello?) no.

    • Marco Barone

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      Augusto, lei ha pefettamente ragione. Supposizione, se pronunciata in modo assoluto preconcettuosa e errata, ci sono tanti (o più) ex-fascisti in grado di “redimersi” quanti ex-comunisti trinariciuti. E ce ne sono potenzialmente altrettanti che vogliono democrazia diretta. Bisogna capire che siamo esseri umani. Che siamo tutti potenzialmente uguali, cresciuti con input diversi, non siamo antropologicamente diversi, ca***! La sinistra ha peccato di elitismo intellettuale e forse, dico forse, il Professor Giannuli ha perpetrato tale peccato con una frase forse un po’ leggera. Ma le suggerisco di non “smettere di leggere”, altrimenti fa la stessa cosa. Faccia caso a quel “si può pensare che” a quell’ “appare”, forse sottintendevano un “…ma non è necessariamente così” e forse stanno parlando in quel momento a un pubblico di sinistra. Già è diffiile comunicare, non chiudiamo con atteggiamenti radicali.

  • eduardo d'errico

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    Il film di Nanni Moretti “Sogni d’oro” risale al 1980. In esso Moretti anticipò, quasi visionariamente,la trasformazione che cominciava a realizzarsi sul piano politico, e che sarebbe esplosa negli anni successivi, dei partiti, in precedenza visti come portatori di ideologie, in aziende concorrenti all’interno della Società dello Spettacolo. La “caduta delle ideologie”, espressione assai di moda nel nostro paese, fu in realtà la fine delle organizzazioni politiche come portatrici di visioni alternative della società, cioè della struttura economica sottostante ( o sovrastante) alla politica.
    Il M5S ha racolto il precipitato di decenni di questo antagonismo parolaio e teatrale privo di sostanza dentro il corpo sociale. Non si è preoccupato di fornire a quella che era diventata la Grande Massa Subalterna nuovi contenuti ideologici, ma di raccogliere i residuati di quelli precedenti sia nei settori sociali tradizionalmente svantaggiati che in quelli di più recente emarginazione, unificati nell’opposizione alle caste economiche e politiche dominanti.
    In questo senso Di Maio ha davvero detto la verità, lasciando impregiudicato il problema più grosso : quello di come porsi, in quanto forza politica (eventualmente) vincente, di fronte al potere reale della struttura economica sovranazionale (della quale quella italiana è una frazione marginale) , e che appare oggi assai più forte di qualsiasi rappresentanza degli interessi del “basso” della società.Tanto che oggi il nemico più insidioso della struttura dominante sembra quello che nasce dal suo stesso seno.

  • Giovanni Talpone

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    Di Maio è coerente con Beppe Grillo, che definì Stefano Rodotà “un ottuagenario miracolato dalla Rete”. (Il barbudo, che di questi miracoli se ne intende parecchio, era forse inconsciamente inquietato dall’autore di “Elaboratori elettronici e controllo sociale”, il Mulino, 1973). Comunque, dopo l’occhiolino sui migranti, ora siamo alla larghe intese sull’anti-antifascismo. La Repubblica avrà preso un granchio, sull’incontro segreto (e dovrebbe fare ammenda), ma siamo ormai all’incontro pubblico…

  • Lorenzo

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    Per “dar vita una nuova cultura politica” bisognerebbe anzitutto definire questa cultura, dire dove si vuole arrivare. Sarebbe come se Marx avesse rifiutato il capitalismo senza specificare che intendeva sostituirlo col socialismo.

    Questa definizione elementare né i 5S né, per quanto ne so, i loro simpatizzanti hanno mai provato ad delinearla, per il semplice fatto che un partito dei Pirati, anche quando, casualmente, arrivi ad incorporare disagio sociale, trova la propria quintessenza nel pulviscolare della società liquida e del pensiero debole. Parla di democrazia mediatizzata, di diritti cosmetici, di animalismo ma è visceralmente estraneo alle identità forti.

    I 5S di questa debolezza han fatto il proprio elemento di forza, catalizzando voti da ogni settore degli schieramenti politici tradizionali. Ma è una forza che si rovescerà in catastrofica debolezza non appena dovrà assumersi responsabilità di governo. Si sta già rivelando tale nel promuovere la rincorsa moderata dei Di Maio & C.

    Non sarà un caso che lo stesso Giannuli, sempre per quanto ne so e leggo su questo forum, non abbia mai chiarito in cosa dovrebbe consistere la “nuova cultura politica” a 5S. Ma nel suo caso credo che la cosa sia dovuta più a dissimulazione che a insipienza: il suo progetto sarebbe quello di traghettare il movimento in una nuova sinistra socialdemocratica con personale politico rinnovato e moltiplicata capacità di parlare al popolo. Enunziare apertamente questo programma sarebbe ovviamente controproducente e quindi permane anche lui nell’atmosfera di non detti che tiene insieme il movimento.

    • Eduardo D'Errico

      |

      Lorenzo converrà che ne’ il PD ne’ il centrodestra, che hanno già governato a lungo, hanno mostrato una qualsiasi “cultura politica” che non fosse quella dell’accettazione totale dei diktat economici delle centrali del potere capitalista, limitandosi per il resto ad amministrare le briciole che ( e se) gli venivano concesse di volta in volta. Per quanto riguarda i 5 stelle, va detto che IN LINEA TEORICA attribuire ai cittadini un potere decisionale sui singoli temi , sia su questioni che richiedano preventivamente differenti proposte formulate da tecnici , sia su altre di natura specificamente politica, fa sì che il gruppo detto “dirigente” non possa e non debba proporre/imporre una propria scelta “ideologica” preventiva. Loro potrebbero dire : “E’ la democrazia, bellezza” . Io credo che sia più facile a dirsi che a farsi ; ma ciò che abbiamo oggi è comunque peggio.

      • Allora ditelo

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        Si può dedurre -visti i livelli di partecipazione irrisori- che la democrazia diretta non sia una linea di frattura politica rilevante per la quasi totalità degli elettori del m5s tale da far perdere consenso ove non riuscisse ad essere adeguatamente praticata (a detta di ciascun elettore e non di chi da vertici ponga tali riferimenti)?

        • eduardo d'errico

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          OGGI, si può certamente dedurlo, visto che prevale la motivazione “oppositiva”, e a questa è commisurata la fiducia nel gruppo dirigente ; dopo un’ipotetica conquista del governo le votazioni on-line dovrebbero (potrebbero) crescere assai di importanza, e quindi attrarre un numero molto maggiore di partecipanti ( beh, sì, forse, mah)

          • Allora ditelo

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            e magari saranno rese note anche altre informazioni tipo con quale frequenza tale potenzialità sarebbe effettivamente concessa, oppure il numero di iscritti totali, quanto tempo intercorra tra una richiesta di iscrizione e la possibilità di partecipare a Rosseau, ecc.

            In effetti ove il numero di partecipanti effettivi fosse nell’ordine di milioni sarebbe plausibile desumere che deluderli avrebbe un impatto sul consenso.

  • Leone 1977

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    Esimio professor Giannuli il movimento 5 stelle stravincerà le elezioni regionali siciliane, e le prossime elezioni politiche, salvo suicidi improvvisi come il caso Genova.Ribadisco che attualmente i pentastellati hanno un bacino elettorale di circa 15-16 milioni di voti. Secondo me lei si sopravvaluta troppo come analista politico, è troppo sicuro di se!!!!!

  • enrico

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    EVVIVA BERLINGUER!!!!

  • Marco Barone

    |

    Gli ex-fascisti e gli ex-comunisti hanno in comune la diffidenza dal discorso privato, di tipo massonico. Poi i fascisti, per avere avuto una base non critica, a suo tempo l’hanno trasformato in un discorso razzista e hanno perduto la battaglia culturale per sempre (creando il tabù della parola “fascista” paradossalmente usata oggi come arma contro il diritto di opinione). O probabilmente si sono fatti infiltrare da chi l’ha fatto per loro con le trombe e le radio. Che buona parte dei massoni siano ebrei deve rimanere una contingenza. Se fossero ugunotti o aborigeni australiani meriterebbero ugualmente diffidenza.
    E in particolare ex-fascisti e ex-comunisti sono contro il discorso privato come diverso dal pubblico, la menzogna, l’ipocrisia, la trasformazione del discorso quando si scherma dietro un imprevisto ma ha tutta l’aria di essere premeditata. Gli uni perché gridano forte e chiaro certe cose, magari violente e per qualcuno feroci, di forza, di nazione, patria, famiglia e dignità ma ci mettono la faccia, gli altri perché gridano cose opposte, rivendicando uguaglianza (che fa paura a qualcuno) o meglio uguaglianza di opportunità e di punto di partenza, che già fa meno paura (purché sia chiaro che non è una uguaglianza nel peggioramento, e tra poveri, come quella che stiamo vivendo, ripartendo le briciole in parti uguali). Ma anche dignità. E forse gridano anche nazione, una volta capito il trucco dell’euro. Ma entrambi i gruppi non hanno peli sulla lingua. E oggigiorno le cose che gridano non sono più tanto opposte, sono certo che la merda in cui già siamo, molti fascisti (lavoratori), la scambierebbero per Berlinguer e molti comunisti (lavoratori) per Almirante. (Non parlo dei loro presunti rappresentanti) Non credo che a nessun comunista, a meno di essere fanatico, farebbe paura un uomo di destra, che vuole la proprietà privata, la libera concorrenza, il diritto di essere diverso e più ricco perché lavora di più o spende meno. (Come se ci fosse lavoro!) Sarebbe come avere paura dell’aria che respira. Come non credo che un fascista, a meno che non sia fanatico, voglia andare in giro a sterminare la gente di colore o non riesca a dialogare con una coppia gay. Credo che abbiano capito tutti che, così come italiani, ci sono immigrati onesti e criminali, e il fatto che un criminale tenda ad emigrare in Italia piuttosto che altrove, per la risaputa impunità, non esclude che anche gli onesti possano preferire l’Italia, magari perché è un paese con molte bellezze naturali, buon clima e cibo. Che chi confonde le due cose sta facendo un gioco renziano, un gioco anti-intaliano.
    Invece il potere manipolatore fa leva proprio su questi fanatismi per perpetrare il gioco dei gelatai di cui qualcuno sopra parlava, finché non si scopre che la spiaggia è rotonda, e che estrema destra e estrema sinistra sono simili, non come culture, ma come bacini culturali adattati a questa situazione, come evidenzia il fatto che tale situazione gli uni la chiamano “comunismo di stato” e gli altri “schiavitù del capitale”, eppure È LA STESSA SITUAZIONE. Dove i radicali, gli estremisti dovrebbero essere visti come esseri estremamente coerenti e non come fanatici. I fanatismi non c’entrano nulla con gli estremismi, sono invece idiozie, sono distruzione, realizzata da gente al soldo dei Renzusconi (e che fa finta di non esserlo) per denigrare le coerenze e chiamarle fanatismi, alleata a qualche stupido che ancora non l’ha capito. E quando si taccia qualcuno di populismo, beh, che piaccia o no, il discorso semplificato fa voti. Ed è un dovere fare voti, se serve a salvarci dal baratro. Solo che ci sono tanti modi di semplificare, di riassumere. Il riassunto buono è quello che coglie la parte rilevante e importante della congiuntura: il riassunto destra vs sinistra oggi è sbagliato e mistificatore, quello élite vs masse è invece valido. E lo fa il M5S. Le élite (di destra e sinistra, semmai abbiano ideologie) hanno convergenze chiare e totali e cercano di dividere le masse in un discorso destra vs sinistra. Chi lo perpetra è chiaramente un mistificatore.
    M5S è per ora un’istituzione non infiltrata da fanatismi. E basta reclamare che non ha costruito una cultura (che si potrebbe creare sulla trasparenza, ma è vero, non c’è) perché tanto neanche gli altri ce l’hanno, quindi quesito cultura, uno a uno, ics.
    Quello che manca è che fascisti e comunisti nei circoli M5S inizino ad andare a mangiare insieme, chiacchierare, disposti a completare i loro punti di vista e questionarsi, allora magari qualcosa di culturale si crea.

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