Aldo Giannuli
Aldo Giannuli

Aldo Giannuli

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Commenti (19)

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    Umberto Baldocchi

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    A mio parere il problema della dimensione europea non sta soltanto nel sapere se la lista Tsipras sia una prospettiva tecnicamente praticabile, ma soprattutto nel capire perché non esista neppure un obiettivo unificante su cui costruire una lista o un movimento di dimensione europea.

    Come si materializza il problema dell’ Europa attuale e della sua finanza davanti al cittadino comune?

    Mi sembra incredibile che non si riesca a vedere l’obiettivo decisivo per mettere alla prova l’ europa della finanza. L’ Italia si è svenata per salvare le banche francesi e tedesche che avevano in pancia i titoli spazzatura che avevano brillantemente acquistato. Perché non chiedere loro quello che chiedeva la Tatcher all’ Europa: I WANT MY MONEY BACK riferendoci allo spread della disoccupazione che altera nei paesi deboli il mercato del lavoro? Perché non avere una Agenzia sovranazionale di mobilità giovanile garantita o meglio finanziata dagli eurobond, non dagli stati, per riportare la disoccupazione giovanile a tassi più accettabili? Se il disastro delle banche è questione affrontata e risolta dall’ Europa, perché non dovrebbe esserlo la disoccupazione da spread finanziario o da indebitamento ?

    Cosa si vuol proporre al cittadino europeo ? ancora le fumoserie incomprensibili della sinistra?

    Io credo che questo che propongo ora io forse nei prossimi mesi lo potrà proporre lo stesso Monti o lo stesso Letta , cioè gli artefici dell’ Europa di oggi.

    La sinistra in compenso avrà tempo per meditare su identità, decrescita felice, diversità e diritti di nuova generazione.

    Umberto Baldocchi

    Lucca

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    Alessio

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    Aspettando la sinistra e la lotta di classe internazionale gli italiani, o meglio gli europei (per non sembrare un nazionalista, come dite voi), muoiono.

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    ilBuonPeppe

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    Oggi il terreno del conflitto di classe è quello della globalizzazione liberista, di cui l’euro (almeno per quanto ci riguarda) è strumento centrale. Motivo per cui, se non si elimina l’euro qualsiasi discorso rimane campato per aria.
    I luoghi del potere e delle decisioni che contano e il campo di gioco si trovano altrove? E chi dice che dobbiamo andare per forza in trasferta? Chi dice che dobbiamo per forza competere con la squadra del ‘ndocavolostan? Mi pare che tutta questa voglia di internazionalismo ci abbia portato più problemi che altro.

    “L’Unione Europea è fondamentalmente al servizio del liberismo”
    Appunto, e ne vediamo gli effetti. Perché mai allora dovremmo tenerci questo obbrobrio?

    “E se succedesse questo [ritornare alla dimensione e alle monete nazionali], senza avere in campo un’opzione alternativa di sinistra a livello europeo e una cooperazione di movimenti e forze sul piano continentale, allora mi pare evidente, vista anche l’aria che tira, che la strada sarebbe più che libera per opzioni di destra, che nel ripiegamento nazionale si trovano invece perfettamente a loro agio.”
    E intanto che la sinistra si ritrova (un passaggio a “chi l’ha visto”, no?), si organizza, si mette d’accordo, costruisce un’alternativa, eccetera, qua si continua a morire (in senso figurato e non) sotto i colpi della crisi opportunamente guidata con gli strumenti forniti dall’euro.
    Spiacente, ma a questo punto le soluzioni intermedie fanno più danno della situazione attuale perché servono solo a rinviare l’inevitabile crollo, continuando uno stillicidio che crea il deserto economico e sociale, e che avrà effetti tanto più gravi e duraturi quanto più viene prorogato.

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    Roberto Buffagni

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    Il punto che l’Autore mi pare non consideri è questo: che la sinistra europea reale (non quella ideale, onirica o marginale) è il principale sostegno e mediatore del consenso politico alle politiche reali della UE reale.

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    • aldogiannuli

      aldogiannuli

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      @ Buffagni al contrario: è proprio questo ruolo subalterno della “sinistra” la constatazione da cui parto

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    SantiNumi

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    @Alessio

    Ottimo

    @ilBuonPeppe

    ** Standing ovation **

    Aggiungo:
    l’internazionalismo NON è di sinistra: sin dalla notte dei tempi fa rima con “imperialismo”. Ma qualcuno ha ancora dei dubbi? Proletari di tutto il mondo unitevi? Sì, in fila in trincea.

    Come era evidente ai padri costituenti la tutela del cittadino lavoratore dagli arbitri del mercato doveva passare necessariamente dallo Stato nazionale.

    La trattativa sugli €urobond serve solo ad allungare il brodo mentre, per la futile demenzialità degli utopisti, gli imprenditori si impiccano e le famiglie dei salariati finiscono in mezzo alla strada.

    «Il capitale nasce internazionale, i lavoratori no» (A. Bagnai, 2012)

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    Que se vayan

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    Mi astraggo dal dibattito, per me un po’ tedioso, sul nome della lista da presentare per essere trombati alle prossime.

    Ma chiedo a tutti:
    “L’Unione Europea è fondamentalmente al servizio del liberismo”
    Invece gli Stati Nazionali sono uno strumento della rivoluzione? (siamo regrediti a una fase precedente a Stato e Rivoluzione? Siamo nel paleolitico… mah).

    “Oggi il terreno del conflitto di classe è quello della globalizzazione liberista, di cui l’euro (almeno per quanto ci riguarda) è strumento centrale.”
    Invece le monete nazionali sgorgano ricchezze dalle fontane accessibili per i precari? Risolvono la fame del mondo, producono reddito per tutti? mah

    Buona Italia a tutti, per me è una parola che non si pronuncia in fascia protetta (come dice il Marchionne imitato da Crozza martedì scorso)… se poi vogliamo coltivarne i frutti… buon appetito.

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    • aldogiannuli

      aldogiannuli

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      @Que se vayan caro Leon, mi hai convinto! Solo che adesso devi convincere la Merkel che il suo è un atteggiamento da paleolitico. Tu scivigli e poi fammi sapere..
      Quantoo alla moneta nazionale (peraltro potrebbero esserci anche altre soluzioni: non pensare che l’alternativa è necessariamente Euro/Lira) : dalla moneta nazionale non sgorgano ricchezze ecc… certamenmte, però la manovra sulla moneta nazionale consente di svalutare il debito, per esempio, oppure di sostenere le esportazioni… Insomma, basta studiare un po’ di economia per saperlo; a proposito di studiare economia….

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    massimo

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    sull’argomento mi sembra illuminante l’intervento di Lucio Magri il 13 dicembre 1978 sull’entrata dell’italia nello SME (il primo esperimento di cambi fissi fra le monete europpe… il papà dell’euro…. lo trovate qui http://www.camera.it/_dati/leg07/lavori/stenografici/sed0383/sed0383.pdf). la serena lucidità con cui viene descritto il percorso e la logica del funzionamento dell’unione dimostrano che la sinistra (quando ragionava da sinistra) lo sapeva bene che si trattava di un passo da non fare e sono quello che chiederemmo alla sinistra oggi e che significano rinuncia a quella che è un’unione forzosa, discriminatoria e strumento di dominio del capitale…ops ma questo lo dice anche Luciano… e allora che ci facciamo con questo regime fascista… proviamo a prendere due seggi alla camera dei fasci? ma dai buttiamolo giù e riproviamo a fare un 1946 troviamo la forza e le idee…
    l’applicazione della moneta unica a zone economicamente differenti è lo strumento principe dell’attuale dominio nel continente e la sinistra deve appropriarsi del tema dell’abbandono dell’euro e ragionare sulle strategie di uscita e su oosa fare dopo e non su come evitarlo… c’è una letteratura economica sull’argomento, ci sono possibilità di trasformare questo evento certamente duro in una riappropiazione di vita, di spazi democratici e nuove forme di convivenza… direi che va superato l’internazionalismo velleitario e forse riletta con un po’ di attenzione l’economia perchè in giro è tutto un volar di balle e belle parole (propaganda si diceva una volta)… chi frequenta questo blog forse non farebbe male a dare un’occhio anche a http://goofynomics.blogspot.it il blog di Aldo e quello di Bagnai sono due ottimi luoghi di pensiero e confronto e sono salutari per ridurre la disperazione e chiedersi “che fare?”…

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    leopoldo

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    per qualsiasi rapporto internazionale vanno risolte alcune questioni come l’idioma, è noto che siamo tutti poligloti, la logistica, tutti disponiamo di un divano dove ospitare eventuali rappressentanti, la condivisione delle informazioni e delle analisi, il tempo, come formulare una agenda che permetta condividere lavoro/’ricerca del lavoro’, assemblee, riunioni di aparato, ecc…
    la dimensione impone strutture già esistenti a livello locale che dialoghino tra loro, (-:. 3° e 4° internazionale a qualcuno ricorda qualcosa .:-). con questo non voglio dire che sia sbagliato non pensarci e provare a vedere chi altrove ci sta. tranne un blog tedesco segnalato in queste pagine io non conosco altri blog simili di altri paesi europei e che non vengano segnalati nemmeno nel sito di appelloalpolpolo.it è indice di come siamo lontani da una possibile lista unitaria europea. è bene parlarne … nemmeno i sindacati, che negli ultimi trettanni hanno fatto anche progetti internazionali, riescono trovare possisioni unitarie su specifiche aziende multinazionali (e avrebbero ragione di porsi questo problema).
    oltrettutto penso che alcuni credano che nell’internazionalismo ci sia la soluzione a un problema, ed è una pozizione sbagliata che cerca di allontanare il problema. nell’internazionalismo c’è la condivisione di un medessimo problema, se va bene altrimenti la somma. Poi ci sono problemi di ordine nazionale e di ordine internazionale ed è bene non fare confuzione, altrimenti i lavoratori dell’elettrolux non avranno molte difese.
    é la rappressentanza nel territorio che permette di confrontarsi e condividere opinioni, risorse, forze con altre località. in italia i partiti hanno ‘delegato’ alle onlus certi tipi di battaglie, col risultato che tsipras farebbe meglio a parlare con loro se cerca rappressentanza sociale.

    un passo per una rappressentanza della sinistra europea sarebbe un sito dove trovare paese per paese liste, blog, documenti, ecc… ma una cosa del genere costa tempo,denaro(nonostatte un nutrito gruppo di volontariato), volontà(oltre il livello nazionale oggi non si è andati), capacità(poliglotismo, connoscenze tecniche(validità dei documenti), limite delle competenze), disponibilità delle persone)

    non è impossibile ma non è semplice, cmq non si può fare se la molla principale è il protagonismo di prima serata.

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    massimo

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    p.s. la moneta nazionale (se debole) ti difende anche dalle importazioni e contribuisce alla rinascita di un mercati interno dove compri di più quello che fanno da te perchè costa un po’ meno rispetto a quello che devi importare… non lo fa da sola, non lo fa per magia, ma se hai dei governanti che ci pensano e ci lavorano beh qualche chance di riaprire qualche fabbrica, di salvare gli artigiani e gli agricoltori e di riavviare il reddito forse ce l’hai… ribadisco che non ti basta la moneta nazionale … ed è qui che ci vorrebbe la sinistra… ma sicuro l’euro per ciò che è non te lo permette e non te lo permetterà… se poi ci aggiungi il pareggio di bilancio in costituzione…

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    Que se vayan

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    Non avevo il numero della Merkel. Così ho scritto a Soros, che mi ha detto che la lira se la mangia. E Marchionne che ha apprezzato il mio spirito mi ha confessato che aprirà comunque in Cina.
    Cmq il problema è il progetto politico. La moneta non è che uno strumento e se è vero che il progetto dell’euro è ordoliberale, io non capisco quale sia il progetto sociale o progressista che sta sotto alla revivescenza degli Stati Nazionali europei.

    Ps. oggi c’erano i crucchi del Rote Flora in Università e al cantiere. Molto interessanti.

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    • aldogiannuli

      aldogiannuli

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      Leon: il fatto che tu non capisca il progetto sociale di una uscita dall’Euro (che tu continui a vedere solo come alternativa fra moneta nazionale e moneta comune) dipende dal fatto che non studi l’economia. A proposito, non sarebbe ora…..?

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    Robert

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    se l’ha detto veramente si capiscono tante cose…
    http://www.criticaliberale.it/news/201014
    Tzipras:Renzi? “Un socialdemocratico”
    Pensioni e Welfare? “Non potremo mai più tornare com’era una volta”.
    Stato e nazione? “Sono superati; nell’unione europea non hanno più senso”. L’Euro e il cambio monetario fisso? “Sono imprescindibili, senza di quelli l’Europa cade”

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    giandavide

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    mi soffermo per un attimo sulla risposta data a que se vayan: a parte le accuse di insipienza, faccio notare che, anche se fossero tutti incompetenti tranne i no euro, rimane il fatto che non esiste una traducibilità diretta tra un processo sociale e la attuazione politica: ogni idea ha degli interpreti, degli esegeti che configurano delle linee teoriche generali ai casi particolari. in questo caso sappiamo benissimo che sia forza italia, che il movimento 5 stelle che un’armata brancaleone contestualizzata più a sinistra propugnano un’uscita dall’euro. forza italia è decisamente neoliberista, il movimento 5 stelle è pericolosamente ambiguo al riguardo (il che significa di solito essere favorevoli): anche con la presenza di una fascia minoritaria a sinistra è veramente dura pensare ad opzioni di uscita dall’euro da sinistra, e tutto porta a pensare che il “progetto sociale” in questione assuma una conformazione neoliberista in cui i capitali esteri la faranno da padrone in italia.
    saremo tutti idioti che non ci capiamo nulla di economia, ma basta capirci un attimo di aritmetica per capire qual’è il peso elettorale dei due grossi partiti noeuro e la loro collocazione politica.
    poi per il resto sarò pure un compòottista, ma devo dire che il seguente processo mi funziona: le libertà degli stati nazionali ingenerano crisi e sfiducia nell’unione e quindi rinfocolano movimenti nazionalisti che chiedono ulteriori libertà dei singoli statiche causeranno ulteriori crisi. direi che abbiamo davanti un circolo “virtuoso” che tende ad autoalimentarsi. non credo di potere rompere il meccanismo con le mie single forze, ma non mi vedrete mai correre come un criceto tra degli ingranaggi disposti da altri.

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    • aldogiannuli

      aldogiannuli

      |

      giandavide: non fare errori, leon è un mio tesista con il quale posso scherzare. Quanto al merito ne parleremo molte altre volte

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    massimo

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    Rispondo un’ultima volta, non nel senso di mettere la parola fine ed avere ragione, ma per non monopolizzare e trasformare in un duello quello che dovrebbe essere un dibattio… i duelli in genere poi se li continuano a leggere solo i partecipanti… ancora una volta l’uscita dall’euro non è la panacea di tutti i mali, non risolve la contingenza (un po’ più che una contingenza) liberista ma ti permette di avere più opzioni di manovra… Magri già lo scriveva che il cambio bloccato scarica sul lavoro qualsiasi aggiustamento di competitività e quindi tagli di salario e di diritti (qui come in Germania, le ottima riforma Hartz no?).
    L’italia già la mangiano senza lira, se guardate le acquisizioni di aziende… la differenza forse non sarà apprezzabile per Marchionne ma per le piccole e medie imprese forse si perchè per queste imprese la miglior difesa è un buon fatturato (anche centrato sul mercato interno) e non una quotazione borsistica e quindi forse con una moneta nazionale riesci a governare meglio quello che è il tessuto profondo della economia italiana (perchè si tratta di economia italiana e non europea)…no euro significa anche non necessariamente fiscal compact e quindi forse la possibilità di spingere con la spesa pubblica. No euro significa anche non avere tutti questi soldi per acquistare prodotti rivenienti da aree con moneta più forte (meno import) e quindi chissà mantenere alcune produzioni qui (il nostro problema non è la Cina al momento, ma l’export tedesco in quanto con l’euro anche i tedeschi esportano soprattutto nell’erurozona… a noi)… questi sono tutti forse e sono i forse dove io credo si dovrebbe annidare la sinistra perchè si tratta di fare scelte economiche oltre l’uscita dall’euro (come usare il debito pubblico, come tassare, quali accordi internazionali, che politiche energetiche… etc) di sicuro si possono fare scelte diverse da quelle per cui spingerà la destra se mai si uscisse… uscire ora dall’euro significa anche ripensare l’europa, ripensare gli strumenti economici ed i poteri… se questo non è possibile direi che allora anche restare non avrebbe senso… non siamo più forti dentro che fuori…

    e chiudo: nazione e nazionalismo non sono la stessa cosa… fra nazione e nazionalismo c’è scuramente una relazione ma non stiamo parlando di una equivalenza dipende da quanto vogliamo continuare ad abbandonare concetti neutri o nostri ad avversari politici in cerca di legittimazione.

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    Cecile O. Howe

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    La lista, il cui nome sarà scelto attraverso una consultazione on-line, sarà comunque fortemente collocata a sinistra, tanto che “i parlamentari eletti entreranno nel gruppo Gue”, quello della Sinistra europea che raccoglie i partiti comunisti del Vecchio continente, annuncia questa mattina in conferenza stampa Guido Viale. “Una scelta obbligata”, rimarca Spinelli. Scelta che però potrebbe creare problemi ai rapporti con Sinistra ecologia e libertà che, alla fine del Congresso, aveva deciso di aderire all’iniziativa ma con qualche distinguo poiché il leader Nichi Vendola aveva allontanato l’ipotesi di confluire nel Gue considerandolo “un passo indietro e una deriva estremista”. Intanto Spinelli e Viale, due dei sei promotori della Lista Tsipras rilanciano l’appello: “Per un’altra Europa ma non fuori dall’Europa. Dunque cambiare l’Europa in modo radicale ma restandoci dentro. Cambiarla dicendo ‘no’ all’austerità partendo dalla cavia dell’austerità, cioè la Grecia”. A breve saranno scelti anche i nomi dei candidati. La lista è aperta al contributo di chiunque ma, come più volte precisato, non saranno candidati politici che hanno avuto cariche nazionali o regionali negli ultimi dieci anni. “Noi abbiamo detto fin dall’inizio che non intendiamo fare accordi di vertice con partiti in campo”, spiega ancora Viale disponibile però ad aiutare i militanti di Sel nella raccolta delle firme. La lista però dovrà essere “ apartitica e unitaria, non ha senso presentarsi con tre liste diverse altrimenti si perde”. L’elettorato? Non solo i ‘grillini’, non solo la sinistra radicale ma anche il mondo delle astensioni.

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