Aldo Giannuli
Aldo Giannuli

Aldo Giannuli

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Commenti (25)

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    Lamarca Luciano

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    Questa analisi appare lucida e purtroppo molto precisa: i Paesi BRIC hanno tutto l’interesse a sostenere le economie occidentali proprio per mantenere il trend di crescita e di espansione.
    La recente guerra libica per impadronirsi dell’ultimo petrolio da parte di Gran Bretagna e Francia ed i venti di guerra sull’Iran, ultimo serbatoio petrolifero degli USA, dimostrano però la scarsa propensione da parte dei Paesi Big occidentali di mollare la presa ovvero la leadership mondiale.
    La vera incognita sarà l’appoggio o meno da parte di Cina e Russia del governo iraniano.

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    Igor Giussani

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    Io roverescerei il discorso dal diritto all’insolvenza a quello di esigere crediti. Ad esempio, gran parte del debito è in mano ai cosiddetti investitori istituzionali, che fanno parte di realtà bancarie che hanno scientemente provocato questa situazione, e in cambio hanno ricevuto massicci finanziamenti a fondo perduto dalla FED dai governo di USA e europa. Sembra ridicolo, ma ci ritroviamo nelle stesse condizioni che hanno animato le campagne ‘cancella il debito’ del Terzo Mondo qualche anno fa: ci vuole un audit per conoscere le singole voci del debito e capire quanto è esigibile, e comunque va rinegoziato. Altrimenti bisognerà rincorrere sogni di crescita impossibili, trasformando quel che resta dell’Occidente democratico in stati estremo-orientali massacrando diritti e ambiente.
    Quanto al primato della politica siamo d’accordo tutti, ma non possiamo scordarci il segreto (di Pulcinella) svelatoci da Alessio Rastani alla BBC: Goldman Sachs e le sue consorelle governano il mondo. Le ‘porte girevoli’, il fenomeno per cui i dirigenti delle banche passano ai ministeri del tesoro e viceversa, è tuttaltro che cessato. E chi diventa adesso governatore della BCE? Mario Draghi, ossia un ex(?) uomo di Goldman Sachs, la cui nomina alla Banca d’Italia a suo tempo indignò persino Cossiga (e penso di aver detto tutto).

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    andrea romanelli

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    mi presento, è da un pò che la seguo ma è la prima volta che lascio un commento. sono sorpreso da questo articolo, che trovo lungimirante e allo stesso tempo preoccupante. abbiamo vissuto gli ultimi 60 anni in un equilibrio mondiale sostanzialmente stabile, mi riferisco soprattutto all’egemonia politico e prima ancora militare degli stati uniti, che seppur in quello che io considero uno stato a sovranità limitata come il nostro, ha garantito almeno a noi “occidentali” un livello di diritti minimi accettabili… bene cosa accadrebbe se tutto ciò ancora non fosse… in sostanza credo che per quanto perfino augurante possa essere limitare la presenza americana nel pacifico (perchè alla fine è questo cui cina e india in primis mirano) e nel resto del mondo, ancora molti popoli non sia pronti… soprattutto e questo è un peccato, il nostro.
    con stima.

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    Andrea T

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    Che ne pensa di questa storia del complotto iraniano scoperto sul territorio degli stati uniti, ai danni dell’ambasciatore saudita?

    Francamente a me pare una bufala assurda. Un tempo, almeno, gli usa erano decisamente più abili a fabbricare pretesti per giustificare il loro interventismo. Ormai fanno quasi tenerezza.

    Questa storia è l’ennesima conferma della mia teoria che alla base della crisi della finanza internazionale ci sia, in realtà, un problema di economia reale dovuto alla tendenza verso una sempre maggior scarsità del petrolio (il vero perno del sistema produttivo mondiale, attualmente insostituibile). Questo fa lievitare tutti i costi che dall’estrazione vengono scaricati a cascata, per intenderci fino ai pomodori che mi vende il bottegaio sotto casa. Quindi rallenta la crescita (e si potrebbe determinare una spirale di decrescita): diminuiscono i margini di profitto perchè, anche se in prima battuta i costi vengo scaricati dai soggetti dominanti ai soggetti sottostanti, il calo del potere d’acquisto significa un calo della domanda, a cominciare dai beni e servizi futili fino a quelli essenziali.
    Ed ecco che si aprono le danze: nel 2007 il collasso del mercato immobiliare americano è stato solo il cerino che ha dato fuoco alla paglia. Il contagio tramite i vasi comunicanti della finanza internazionale della crisi di fiducia (che ormai è generalizzata) fa aumentare i premi al rischio e accompagna i soggetti più sofferenti verso uno stato di insolvenza. Siamo in un vortice. Anche il Prof. Romano Prodi, l’altra sera in tv, ha accennato vagamente ad uno scenario simile.

    Tornando all’Iran, faccio notare che se si osserva il grafico dell’indice S&P 500 negli ultimi 20 anni si può notare il picco era già stato raggiunto a metà del 2000. Poi il mercato è crollato e si è ripreso nel marzo 2003, cioè (guardacaso) alla vigilia dell’invasione dell’Iraq.
    Forse sarà un caso anche il fatto che l’Iran – che avrebbe ordito questo ridicolo complotto sul territorio usa – sia carico di petrolio. Che ne dice?

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    Paola Pioldi

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    Caro Aldo,
    il tuo articolo è chiaro, se ho ben capito: per uscire dalla crisi… ci abbuonano i debiti e noi molliamo supremazia monetaria, militare e politica. Domanda: secondo te (Aldo politologo) con la classe politica mondiale attuale, abbiamo qualche speranza di risolvere la crisi raggiungendo così un “ordine mondiale policentrico”?

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    Paola Pioldi

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    p.s.
    Se così non fosse ed il nostro sistema implodesse (per effetto domino: tutti indebitati con tutti), quale scenario possibile ci troveremmo davanti?
    Grazie,
    Paola

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    steffa88

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    continuo a ritenere estinguibili i debiti dei paesi avanzati. I paesi “caldi” sono Giappone, Stati Uniti e Italia, oltre a Portogallo e Grecia, ma già parliamo di economie più piccole. Il Giappone ha un debito/pil intorno al 200% ed è in crisi da una decina d’anni, ma il debito è detenuto quasi interamente da residenti, dunque ritengo non sia un problema, se poi aprissero un po’ di più le porte all’immigrazione si libererebbero anche di questo fardello. Gli Stati Uniti invece sono intorno al 100%, ma quello americano è un debito pubblico storicamente molto volatile, ricordiamoci che in appena dieci anni, dal 45 al 55, passò da quasi 130 al 60% del pil, in piena guerra fredda, con il loro storici tassi di crescita, inflazione e immigrazione se la possono cavare alla grande, se poi tagliano un po’ le stratosferica spesa militare tanto tanto meglio. L’Italia ne esce bene se si trova un governo decente (e qui ci vuole un bel punto interrogativo) il Portogallo è messo peggio, la Grecia sappiamo bene, ma sono comunque economie piuttosto piccole, male che vada ci mette una pezza l’Europa

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    pierluigi tarantini

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    “Diritto all’insolvenza” pone due questioni: la prima relativa al “diritto all’insolvenza”, la seconda relativa ad un auspicato nuovo ordine mondiale.

    Con riferimento al “diritto all’insolvenza”, credo che certe tesi sul “diritto al default” siano uno sgradevole cocktail di isteria ideologica ed incapacità di valutare fenomeni complessi.
    Per limitarci allo specifico italiano il problema attuale non è tanto il debito (creato dalla politica) ma il costo dello stesso, terribilmente aumentato a causa di un governo che sembra preso di peso dal palcoscenico del Bagaglino.
    Se qualcuno ci getta in pasto ai pescecani (della Finanza) che, ovviamente, fanno il loro mestiere, la responsabilità di chi è?
    Temo, in sintesi, che paventare il “diritto all’insolvenza” sia frutto di una mistificazione volta a indicare al popolo sofferente un nemico, individuabile con ciò che, indistintamente, ha a che fare con la Finanza.
    E la cronaca di questi giorni fa pensare che molti si stiano lasciando incantare.
    E la manipolazione delle coscienze produce solo ottenebrazione.
    E se proprio si sente la necessità di dare (anche) alla Finanza quel che si merita quel qualcosa esiste e si chiama, per esempio, Tobin tax.
    Ma per avere leggi del genere bisogna prima dotarsi di una politica decente.

    Quanto all’auspicato nuovo ordine mondiale le difficoltà degli States non mi sembrano tali da indurli ad una condivisione del Potere.
    Da un punto di vista finanziario ciò risulta evidente se solo si considera che essi pagano il loro debito tra lo 0,50 e il 2%, un tasso inferiore all’inflazione.
    In altre parole, gli investitori sono disposti a perdere valore reale pur di investire in treasures.
    DSK, immediatamente prima del noto “infortunio”, aveva prospettato una valuta mondiale che sostituisse il dollaro.
    Guarda caso il FMI ha oggi un’altro direttore e, con la crisi dell’eurozona, amplificato se non creato dalle agenzie di rating e da Wall street, sta venendo meno anche l’appeal dell’euro.
    L’egemonia cui si riferisce Aldo corre il rischio di non essere occidentale, ma esclusivamente americana.
    E l’Europa verrebbe rispedita in seconda classe, oggi peraltro affollata dai paesi del Bric.

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    gae

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    Aldo, grazie di esistere!

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    Carlo

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    Il baratto tra una moratoria di una larga parte del debito occidentale in cambio di un ridimensionamento dell’egemonia planetaria della Nato è un’ipotesi tanto suggestiva quanto fantascientifica (e credo che la tua Aldo sia un’ironica provocazione)in quanto è proprio attraverso il controllo militare delle risorse (petrolio, gas ma ormai anche acqua e cereali)che l’occidente riesce a conservare il suo standard di vita. L’unica via d’uscita è un drastico ridimensionamento di quest’ultimo (meno drammatico di quello che si pensi se si tagliano gli enormi sprechi, si pratica la riconversione ecologica e si ritorna gradualmente ad una auto produzione-consumo). In due parole: Decrescita Felice. Il passo politico è come ben dice Tarantini quello di separare il destino europeo da quello del gigante morente dell’Impero Usa, cominciando a sottrargli il dollar-standard. Quali soggetti storico-politici saranno in grado di guidare questa transizione obbligata? Riusciremo a farlo evitando una nuova guerra mondiale? Questo è il problema. Un abbraccio Aldo, seguirti è sempre illuminante.

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    mic

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    A me la situazione sembra proprio bloccata: mettiamo che la Cina chieda agli USA di saldare i debiti, questi non possono pagare, allora i cinesi che fanno? Mandano l’ufficiale giudiziario? Gli sequestrano i componenti Apple che gli operai cinesi – sottopagati – assemblano per i nostri iPAD?
    Il discorso vale anche per noi: che succede se il nostro governo un bel giorno dichiara di non essere più in grado di pagare il debito? I privati se la pigliano semplicemente in saccoccia, ma anche gli investitori istituzionali non stanno messi meglio. Che fanno, mandano i tank?
    E comunque, ammesso che un governo voglia essere corretto e pagare fino in fondo il suo debito, e contemporaneamente nessuno acquisti più altri titoli, come paghiamo stipendi pubblici, pensioni e sanità?
    Pensate un po’ che scenario carino: niente stipendi e pensioni, niente più consumi, quindi niente più introiti per i produttori, per i commercianti, per gli intermediari, stop, tutto bloccato. E dopo?
    Mangiano solo quelli che hanno un pezzo di terra, con l’orto, una vacca per il latte e qualche gallina. Gli altri si mangiano il prospetto informativo del fondo pensione dove hanno buttato i risparmi.
    Non so, sinceramente non so proprio come andrà a finire.
    L’unica cosa di cui sono sicuro, e sono d’accordo con Aldo, è praticamente impossibile che questi debiti possano essere estinti.
    E sono d’accordissimo con Carlo: la DECRESCITA dovrebbe essere il nostro faro. Per ricominciare tutto daccapo. L’idea di spingere ancora sulla crescita per aumentare il maledetto PIL e far scendere il debito è una follia holliwoodiana.

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    marco

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    ma vi ricordate quando jovanotti andó al festival di san remo a chiedere a d’alema di annullare il debito dei paesi africani nei confronti dell’Italia? sono passati solo 11 anni. Che ne dite di chiedergli di fare un tour dei principali istituti di credito e delle sedi di governo di mezzo mondo?

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    GA

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    Certo Marco si potrebbe chiedere ai Bric di organizzare un Live Aid for Italy!!
    Sul tema certo c’è molta confusione, uno stato che fallisce non è un problema, come, mi pare, l’Argentina qualche anno fa (il problema era stato per gli italiani).
    Altro elemnto di confusione è il caso dell’Islanda spesso citato come caso paradigmatico di ribellione. Ma lì non si parla di debito pubblico, ma di debito privato delle banche che si voleva accollare agli islandesi.
    Insomma: si gioca a chi la spara più grossa in un continuo vortice di “nuove” notizie (mi sembra che tu Aldo ne parlasti nel libro sulla storia della storiografia).
    Nonostante tutto dobbiamo avere fiducia nella politica, il che non implica averne nei politici, anche se… attenzione ai Vendola, Renzi, Travaglio e compagnia bella. Attenzione ai Repubblica, Financial Times ed Economist. Non sempre il nemico del mio nemico è mio amico. Se i circoli finanziari sono tutti contro Berlusconi una ragione ci sarà pure e dubito che sia a causa del bunga bunga.
    Chissà che la privatizzazione della rai in favore di Murdoch, che già riscuote ampi successi tra importanti figure riferimento della sinistra, chissà poi perché visto quello che combina in Usa e Gb, possa essere un prezzo che il csx dovrà pagare in cambio dei favori…
    Perché Berlusconi è una gra brutta gatta da pelare, ma ricordatevi che nel ’92 all’odiato CAF è seguito il baratro delle privatizzazioni (csx- Mario Draghi toh?!), riforma delle pensioni (csx) abolizione dell’equo canone (csx).
    Insomma non lasciamoci arretire dal canto delle sirene…

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    ugoagnoletto

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    l’insolvenza è pilotata dalle banche, e allora il problema è: quale diritto hanno le banche di condizionare così pesantemente l’economia?

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    steffa88

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    il fallimento dell’Argentina non è stato un problema?! ma scherziamo?

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    Don Gonzalo Pirobutirro

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    La tesi è interessante, ma temo che manchi una variabile indispensabile (e folle) ad una simile negoziazione: il “braccio di forza” continuo sulle risorse naturali e sui paesi del terzo mondo che li gestiscono.

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    Nicola Mosti

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    Articolo inizialmente iperlucido, ma che successivamente scivola verso l’utopia (e se ben ricordo, questa era una delle tesi esposte da A. Giannuli in “2012: La Grande Crisi”).

    Condivido appieno il principio in base al quale la questione debba essere risolta tramite iniziative politiche piuttosto che semplicemente economico-finanziarie, se non altro per togliere dalla cabina di regia quegli ingordi incapaci che hanno confezionato e spacciato il boomerang dei derivati.
    Tuttavia, ritengo altamente improbabile la fine del duopolio euro-americano, sia sul piano economico-finanziario, sia sul piano militare-strategico. A questo proposito, gli interessi sul campo, in termini di controllo globale, sono talmente forti – e tale è la disparità di risorse – che UNA PUR AUSPICABILE “rivoluzione policentrica” è verosimilmente impraticabile. Troverebbe infatti enormi opposizioni ed una sua effettiva attuazione comporterebbe enormi rischi di destabilizzazione mondiale o peggio.

    P.S. Non sono certamente un cultore della materia, ma la semplice lettura di vari testi di “economia politica” a carattere divulgativo, scritti anche da insigni economisti, mi consentono almeno di riconoscere a Giannuli una notevole capacità analitica, qualità peraltro non condivisa da molti sedicenti esperti.

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    • aldogiannuli

      aldogiannuli

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      Che lo scambio moratoria debito contro fine del duopolio imperfetto Usa-Ue trovi accanire resistenze non è cosa probabile ma certa come il giorno che segue alla notte, ma, questo è il punto, queste resistenze saranno rese sempre più deboli dall’incalzare della crisi, sino a ridursi ad una alternativa secca: o un ordine mondiale policentrico e (si spera) bilanciato o una guerra generalizzata. Il che non mi pare una prospettiva allegra.

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    ugoagnoletto

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    l’insolvenza in Italia è già in atto. Bot e Btp hanno perso quasi il 10% del valore nominale. E poi mi sembra che si stà allargando la convinzione che i soldi in banca non sono così sicuri.

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    • aldogiannuli

      aldogiannuli

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      vero però questo non vuol dire che siamo già al default

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    Dino

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    Credo che la soluzione proposta possa essere uno delle poche strade percorribili.Ma penso che tutto ciò provocherebbe una guerra civile negli U.S.A.

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    Michele Rubino

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    Caro Aldo, ben trovato!spero che tu stia bene e di poter ancora dialogare con te. IO sono a Forlì, ormai in pensione, ma sempre sulla breccia come te. per il problema de quo concordo pienamente con la posizione espressa da Felice Roberto Pizzuti nell’articolo “Gli incoscienti sostengono il default”(ilManifesto del 4.11 u.s.) Un abbraccio ed un augurio di buona salute e di buon lavoro. Michele

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    • aldogiannuli

      aldogiannuli

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      ro Michele che piacere sentirti, io ora sono a Milano, se qualche volta ci passi fatti vivo

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