Aldo Giannuli
Aldo Giannuli

Aldo Giannuli

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Commenti (9)

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    Luigi Colaianni

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    in virtù del cambiamento che ha generato quanto abbiamo vissuto e viviamo, lo snodo lo identificherei con il “colpo di stato” mediatico della Legge Mammì (La legge n. 223 del 6 agosto 1990) che raccoglieva i precedenti tre decreti Berlusconi, che modificó lo statuto del sistema dei media. Il secondo snodo, conseguente e rilevante, la bicamerale. Impiegherei pertanto la definizione di ptima e dopo il colpo di stato mediatico.

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    ugoagnoletto

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    c’è stato anche un grande cambiamento nel versante degli elettori. C’era la classe operaia, impiegatizia, i padroni, i commercianti, ecc. A queste classi corrispondevano i partiti con eccezione della DC che era interclassista. Tutto questo si è sfaldato, anche per il sindacato. I partiti riflettevano anche delle ideologie molto forti.

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    Rosario

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    Mi sembra che un non troppo lontano referendum popolare abbia confermato la volontà di mantenere la costituzione e quindi l’attuale assetto statale. Allora la costituzione “di fatto” è solo una abnorme manifestazione di potere politico che disattende la volontà popolare. Questo il quadro. E’chiaro che in futuro una democrazia “mediatica” basata su sondaggi e propaganda non dovrà più esistere, se le figure istituzionali (presidente repubblica, camera e senato e organi costituzionali) saranno molto più attenti al dettato costituzionale anzichè ai rapporti di equilibrio tra partiti. Questo vuol dire no alle guerre, no ai conflitti d’interesse con le pubbliche utilità, no alla privatizzazione selvaggia del patrimonio dello Stato a favore di pochi privati. Sta sorgendo in questi tempi, a dispetto dell’opposizione, un forte moto popolare d’indignazione che se non troverà interlocutori politici validi diventerà ribellismo o inerzia e apatia.

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    Mario Vitale

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    Secondo me è sbagliato parlare di Seconda Repubblica. Io proporrei “Degenerazione della Prima Repubblica”.
    Scherzi a parte, nel sistema politico italiano mi sembra sbagliato cercare d’individuare un confine, uno spartiacque, fra due diversi sistemi politici, perché l’attuale sistema non è differente dall’originale, ma ne costituisce semplicemente la degenerazione. Certo, la situazione attuale è lontana anni luce dalle istituzioni che io stesso, con la memoria della mia infanzia, posso ricordare, quando ancora un Presidente della Repubblica si dimetteva se travolto dagli scandali, veri o presunti, invece d’insultare i magistrati. Adesso invece nel Parlamento impazzano gli Scilipoti. Non c’è stato un evento traumatico, come ricordato per la Francia nell’articolo, a segnare questo passaggio. Si è trattato della degenerazione di un sistema idealmente bello, mi riferisco alla struttura del sistema politico che fu concepito con la nostra Costituzione, ma che presenta un grosso limite, limite costituito dalla necessità di avere in parlamento persone che abbiano senso dello Stato.

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    davide

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    prima ribellismo e poi seguendo il corso naturale del ribellismo:apatia.
    I ribelli non mi preoccupano per nulla,tutto il casino che fanno va sempre a rinforzare lo stato e i poteri repressivi che lo sostengono.
    Come non credo nei regimi mediatici,in realtà i mass media sono cassa di risonanza di precise idee politiche,l’anello di unione tra forze dominanti e masse amorfe di dominati.
    Il problema è il capitalismo finanziario e il colonialismo euroatlantista
    Che sia o no prima o seconda repubblica

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    Nicola Volpe

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    Parto dal quesito finale posto da Aldo: allora è così eretico parlare di Prima o Seconda Repubblica? Risposta: No. Tuttavia, sono stati i processi reali a determinare un sostanziale passaggio di fase nella storia politica dell’Italia repubblicana. Agli inizi degli anni Novanta, in un seminario con Peppino Cotturri, si discuteva proprio di questo: si può parlare di Seconda Repubblica? L’orientamento di massima era negativo: in sostanza, si faceva prevalere il principio in base al quale, non profilandosi all’orizzonte un potere costituente che ponesse in discussione il potere costituito costituzionale, se la costituzione vigente restava intatta, a rigor di termini, non si poteva parlare di seconda reppubblica. Questo, però, agli inzi degli anni Novanta, quando mani pulite era ancora gli inizi e Berlusconi non era ancora al potere. Oggi, propendo per la definizione di Aldo, proprio in base alle sue osservazioni sia storico-politiche che strettamente costituzionali.Sì, di fatto ci troviamo, usiamola per comodità, nella Seconda repubblica. Se siamo d’accordo su ciò, resta da capire il “quando” si è passati alla Seconda repubblica. Questa non è una questione per addetti ai lavori (roba da storici, insomma), ma strettamente politica, perché sulla base dell’analisi sarà possibile ricostruire una nuova iniziativa d’opposizione che contrasti i processi di concentrazione e verticalizzazione dei processi decisionali. Ora, io penso che il passaggio sia avvenuto nel 1993 (spero di ricordare bene) con l’introduzione del sistema maggioritario. E qui condivdo pienamente l’analisi di Aldo, il quale faceva giustamente notare che l’architettura costituzionale poggiava tacitamente su un principio proporzionale. Saltato quello sono saltati gli equilibri fra i poteri dello Stato e fra questi e gli organi di garanzia. Il passaggio era nelle cose, giacché, dovendosi reaturare il mercato come meccanismo sovrano di allocazione e distribuzione delle risorse, bisognava smantellare tutti quesgli istituti politico-economici che limitavano di fatto l’affermazione del mercato stesso: in altri termini, l’abolizione del Welfare doveva esere accompagnato da un restringimento oligarchico dei poteri decisionali e da un sostanziale riduzione della democrazia partecipata (a cominciare dai partiti di massa, i quali sono di fatto scomparsi e si sono trasformati in comitati elettorali). A questo punto, diventa quasi irrilevante pensare ad una riscrittura complessiva della costituzione, poiché è sufficinete intervenire in alcuni punti cardini (vedi federalismo) per rendere inoperanti gli sitituti più “sovversivi” della vecchia costituzione (lavoro, istruzione, salute, pensione). Sicché, paradossalmente, dovrebbero essere le residue forze genuinamente democratiche e di sinistra a bettersi per un’assemblea costituente, nella quale reimpostare su basi nuove l’ide di uno Stato democratico basato sulla gisutizia sociale su un’equa distribuzione delle risorse.

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    giandavide

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    interessante è a questo punto la questione referendaria sulla legge elettorale:
    c’è la proposta di farla tornare proporzionale attraverso tre “correzioni” e una proposta di libertà e giustizia (molto più assennata) per tornare al mattarellum. più assennata in quanto, al contraro dell’altra proposta, è di semplice realizzazione. si abroga una legge e ne entra in vigore un’altra, senza il bosogno di annullare dal rigo 2 al rigo 5 eccetera, cosa che renderebbe l’iter meno sicuro. senza contare che sarebbe più vantaggiosa per alcuni piuttosto che per altri, e che, oggi come oggi, creerebbe una rappresentanza sbilanciata a favore dei partiti di centro, che con meno voti sarebbero l’ago della bilancia.

    trovo che sia una cosa significativa è il dibattito su maggioritario o proporzionale che si sente sempre in questi casi, una cagnara inutile, dato che non c’è una maggioranza politica che si è messa d’accordo su una legge condivisa, ma si preferisce fare delle dotte disquisizioni su cosa sarebbe meglio piuttosto che agire in modo concreto per cambiare le cose.
    io ad esempio in generale preferisco il proporzionale, ma in questo caso, dopo che berlusocni ha distrutto tutto e si deve ricostruire, credo che solo un maggioritario possa consentire di rimediare agli errori di berlusconi. con un proporzionale e fini e casini che governano con chiunque altro credo che lo stato italiano sia condannato a rimanere impelagato nel berlusconismo per sempre. e in effetti si promotori del referendum per modificare il porcellum mi sembrano o dei pazzi, o degli amici di b.
    non la penso così per quanto riguarda zagrebelsky e libertà e giustizia, che mi sembrano invece molto equilibrati e sensati nei loro giudizi

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    Tommaso Coen

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    Ho una domanda che non va a toccare l’impianto e il senso generale del post, è giusto un dubbio sul punto 5. In che senso un cambiamento della maggioranza richiesta per le decisioni in corte costituzionale renderebbe la nostra una costituzione flessibile? le procedure per ritoccarne gli articoli rimarrebbero piuttosto gravose, ben lontane da quelle della legislazione ordinaria.

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    • aldogiannuli

      aldogiannuli

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      verisimo, solo che a vigiliare sulla conformità costituzionale delle leggi sarebbe una corte costituzionale nella quale un piccola minoranza potrebbe impedire quasiasi pronuncia e qindi mancherebbe di fatto il giudice-garante dell’ordinamento

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