Aldo Giannuli
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Commenti (4)

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    Pietro Speroni

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    Per quanto mi riguarda non ho problemi a partecipare a discussioni, incontri meeting in inglese. Anche di organi accademici. Anzi, mi sembra che non tenerle in inglese significa escludere la partecipazione di professori che non parlano italiano. Quindi alla sua proposta avrei fatto la ola, anche da solo se necessario ;-).
    Per quanto riguarda le pubblicazioni scientifiche, beh in tutti campi in cui ho lavorato le pubblicazioni sono in Inglese (a volte American English, a volte Queen’s English 🙂 ). Il resto sono dettagli, appunti per lezioni, rapporti tecnici (technical reports). E come tali non vengono mai citati. Ci sono dei risultati in altre lingue, ma vengono regolarmente ignorati. Anzi, l’intero campo delle Chimiche Artificiali nasce da un technical report in tedesco (mai tradotto!), che però essendo in tedesco non viene mai letto ne citato. Inevitabilmente.

    Non c’è bisogno di volere che si pubblichi in Inglese. Chi lo fa partecipa alla discussione. Chi non lo fa, è tagliato fuori.

    Poi è compito dei giornalisti specializzati nella divulgazione scientifica raccontare il tutto a chi l’Inglese non lo parla.

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    Lettore anonimo

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    Facciamo un esempio: consideriamo due distinti settori della matematica, il settore A ed il settore B.
    La realtà è che i professori universitari di matematica che fanno ricerca nel settore A non possono assolutamente comprendere le pubblicazioni scientifiche di ricerca nel settore B, e viceversa. Non sto scherzando: la ricerca scientifica si è ormai specializzata talmente tanto che anche tra distinti settori della stessa disciplina non ci si comprende.

    Tempo fa è morto un gigante della matematica, Alexander Grothendieck. Costui dovrebbe essere riverito al pari di Einstein. Sfido i presenti a tentare di capire da Wikipedia come ha rivoluzionato la matematica e, in particolare, la geometria algebrica. Il problema è che, per chi non ha una laurea in matematica, è già difficilissimo capire cosa sia la geometria algebrica.
    Bene: l’opera di Grothendieck è ormai vecchia di quasi 50 anni e, nel frattempo, la matematica è andata avanti. Ora, veramente a qualcuno dei presenti interessano le pubblicazioni scientifiche odierne in geometria algebrica?

    Tutto ciò per far capire che il pubblico (anche laureato) è già tagliato fuori dalla produzione scientifica e ciò non è una mia opinione ma un dato di fatto.
    Per il pubblico dei laureati interessati c’è la divulgazione scientifica, anche in lingua italiana, disponibile anche gratuitamente su internet.
    Naturalmente questo pubblico di laureati interessati, in media, conosce l’inglese a sufficienza da poter comprendere la divulgazione in lingua inglese.

    Per quanto riguarda il resto del pubblico, di chi stiamo parlando? Di chi a scuola veniva promosso, anno dopo anno, con l’insufficienza in matematica e fisica? Di chi aveva solo 6 in inglese? Di quelli che vogliono vietare la vivisezione non sapendo che già è vietata? Di quelli che credono a Vannoni?

    Quel pubblico si è tagliato fuori da solo.

    Riguardo i corsi in inglese, non è detto che chi venga in Italia lo faccia perché attratto dal patrimonio culturale. Potrebbe farlo perché attratto dall’elevato valore scientifico di alcuni corsi. In tal caso, ha il diritto di comprendere interamente i corsi dal primo giorno, non dal quinto mese (di sei, spesso) e non si può pretendere che conosca a sufficienza l’italiano prima di venire in Italia.
    Viceversa, si può pretendere che lo studente italiano conosca sufficientemente l’inglese prima di iscriversi all’università. I corsi in inglese (anche maccheronico, purtroppo) sono un’ottima occasione per fare pratica sia per i docenti che gli studenti.

    I docenti di cui lei parla, professor Giannuli, che si sono rifiutati di utilizzare l’inglese, mi fanno solo pena.

    Per quanto riguarda le pubblicazioni scientifiche, da anni e anni (soprattutto dal crollo dell’URSS) ormai sono solo e unicamente in lingua inglese e questa è una realtà consolidata, un dato di fatto.
    Inoltre, sì, voglio che siano solo in lingua inglese. Chi dovrebbe accollarsi l’onere della traduzione? Sarebbe solo uno spreco di risorse, secondo me.
    Risorse che sarebbe più saggio devolvere alla traduzione degli articoli scientifici russi in inglese (in alcuni settori della matematica ciò potrebbe essere molto utile).

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    Mario Vitale

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    L’inglese “Lingua dei Dotti”?
    No, ma dico, ce l’avete presente la grammatica inglese? No? Neanche gli inglesi, direi, visto che di grammatica per quelle 2 regoline in croce proprio non si può parlare. Se mai, considerando che il congiuntivo non ce l’hanno, potremmo parlare dell’inglese come la “Lingua dei Biscardi”.

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