Aldo Giannuli
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Commenti (8)

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    leopoldo

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    aldo dici che i brics sono concorrenziali e complementari come economie al sistema economico europeo-americano invece che di porsi come alternativi?

    qui un intervento sul  debito italiano di bini smaghi sul corriere di oggi

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    ugo

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    Forse i BRICS hanno scelto i dollari anche per alleggerirsene, dato che le loro riserve ne sono piene, in vista della perdita, da parte dello USD, dello status di moneta di riserva globale verso cui sembra avviarsi.

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    giandavide

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    mah, direi che come non è corretto associare corrivamente i crimini di guerra israeliani al genocidio, non è corretto -per gli stessi motivi – eccedere con i parallelismi con la crisi del 1929. si può ad esempio citare l’assenza della coscrizione obbligatoria e altri ameni dispositivi del passato che hanno reso possibili guerre su larga scale, ma anche il fatto che le operazioni belliche internazionali non riescono più a garantire i guadagni del passato, sia perchè la tecnologia rende tutto sempre più insostenibilmente costoso, sia perchè i risultati delle recenti operazioni di guerra si sono rivelati sempre insufficienti a garantire quel minimo di stabilità necessaria per fare “business”. senza contare che i tempi liturgici per parlare di crisi sono andati a prostitute: etimologicamente la crisi indica un momento specifico che separa due serie di fenomeni. in questo contesto il momento specifico non è facile da trovare (e infatti non è che si capisce bene quando siamo entrati in crisi), anzi direi che individuarlo sarebbe un atto arbitrario: in italia eravamo in crisi già da tempo…
    un altro motivo per cui non credo che sia corretto continuare ad usare il termine crisi è il fatto che si tenda ad implicare che la storia sia ciclica e che dopo le mazzate di oggi ci attenda la bambagia dei baby boomers e il relativo modello di sviluppo. non credo che possa andare così, dato che non vedo le condizioni perchè ciò accada. ho varie riserve sul concetto di decrescita, ma devo ammettere che è una buona idea affrontare in modo critico i concetti di sviluppo e di progresso piuttosto che dare per scontato che l’attualizzazione di questi concetti possa effettuarsi allo stesso modo che in passato.

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    Ugo Agnoletto

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    come vanno le cose? male, molto male. Quando nel l’80 comprai la casa, ci misi 9 anni a pagarla e il lavoro come dipendente (programmatore elettronico) ci misi 2 ore. Oggi i miei figli non potranno mai comprarsi una casa, né sperare in un lavoro continuativo. Anzi dipendono dai genitori. Quindi non c’è proprio nessuna prospettiva che le cose vadano meglio, e non c’è neppure la volontà di chi sta in alto di capire.. Probabilmente i nostri politici sono solo dei burattini in mano ad altri. E devono fare scena per mostrare che qualcosa si sta facendo. Fraterni saluti

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    valerio

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    @ugo agnoletto
    Se non arriva l’inflazione noi italiani siamo rovinati.
    L’unica consolazione sarà la crisi degli industriali tedeschi (il popolo è ridotto alla fame da 10 anni grazie alle riforme harts che renzi vorrebbe scimmiottare) che non avranno nessuno a cui vendere le Audi.

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    Vincenzo Cucinotta

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    Caro Aldo, mi collego alla metafora dell’infiammazione che tu proponi perchè mi pare che funzioni molto bene nel nostro caso.
    Nel 2008, nel sistema economico globalizzato, si è manifestata una pericolosissima febbre, una febbre da cavallo che rischiava di sopprimere il paziente. Gli antipiretici (leggi QE) somministrati dal medico-poteri sovrani nazionali a dosi appunto da cavallo, hanno sortito l’effetto sperato, di abbassare la febbre. Ma i medici chiamati al capezzale, pur avendo una chiara diagnosi della malattia, non hanno avuto il coraggio e la determinazione per intraprendere un vero percorso di cura, e così il paziente ha smesso per un po’ di avere la febbre per alcuni anni, senza tuttavia guarire, nel senso che le cause della febbre sono tutte ancora presenti ed anzi ancora in forma più aggravata di allora.
    Mi parrebbe che tu concordi con me su questa analisi, ma allora non capisco perchè prendi l’andamento del PIL (andamento della temperatura corporea nella metafora) come misura della salute del paziente. Perchè citi i cosiddetti ottimisti che vedono una piena guarigione nel giro di cinque anni? Qui, non mi pare sia una questione della dose di ottimismo individuale, c’è una questione ben più secca e decisiva: questa crisi può essere superata con il trattamento finora utilizzato? Dalla metafora che mi pareva tu condividessi, mi sembrava di no, controllare la febbre, seppure un passo fondamentale per la sopravvivenza, non guarisce il paziente, ed alcuni, tra cui mi colloco anch’io, pensano che la cura non esista proprio all’interno di un’economia di tipo capitalistico, e quindi la discussione su questo debba vertere. La cosa che mi appare francamente paradossale che proprio nel campo anticapitalista si ascoltano alcune tesi di tipo fideistico, del tipo che il capitalismo ne uscirà con una profonda ristrutturazione. Dico che si tratta di tesi fideistiche perchè evitanbo accuratamente di specificare quale sarà questo tipo di ristrutturazione. Credo che fondamentalmente ciò derivi dalla fede marxista che finisce suo malgrado per confidare ciecamente nella forza del capitalismo. Come dire, visto che il proletariato non è pronto a prendere il potere, allora, per non smentire il materialismo storico, si finisce con il confermare il protrarsi del capitalismo.
    A me pare più semplicemente che il capitalismo è più forte nel campo ideologico che in quello strettamente economico, vince nella testa delle persone che non sono più in grado neanche di immaginare un’economia radicalmente differente da quella in cui viviamo ormai da secoli. La crisi non è q

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    Vincenzo Cucinotta

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    Continuo dall’intervento precedente (inviato per errore):

    A me pare più semplicemente che il capitalismo è più forte nel campo ideologico che in quello strettamente economico, vince nella testa delle persone che non sono più in grado neanche di immaginare un’economia radicalmente differente da quella in cui viviamo ormai da secoli. La crisi non è quindi soltanto economica, è una crisi culturale, di civiltà, e non è certo consolante vedere che non sono soltanto i capitalisti a limitare la ricerca di soluzioni all’interno del sistema capitalistico, ma anche nel fronte teoricamente opposto non si riesce a sviluppare neanche uno straccio di ipotesi davvero alternativa.
    Se tuttavia come io credo il capitalismo stavolta si trova in una crisi di tipo terminale, allora, in assenza di teorie politiche alternative, subentrarà un grave e prolungato periodo di caos, di cui credo che nessuno possa compiacersi.

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