Aldo Giannuli
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Commenti (10)

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    giandavide

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    peccato che la finanza sia viva e lotta insieme a noi. o meglio a voi, che state in un partito il cui leader difende i gini paoli piuttosto che le finanze statali. e dato che l’unica opposizione possibile è questa la finanza può dormire tranquilla

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    • Aldo Giannuli

      Aldo Giannuli

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      scusa con chi ce l’hai?

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        giandavide

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        con chi può essere identificato in questa descrizione

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        • Aldo Giannuli

          Aldo Giannuli

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          Ti ripeto per l’ennesima volta che io non sono del M5s e che la posizione personale di grillo non è quella del M5s,
          poi ti che chiacchieri con chi lotti contro la finanza?

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            giandavide

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            la risposta era vaga e allusiva, quindi non era necessario prenderla sul personale

          • Aldo Giannuli

            Aldo Giannuli

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            giandavide posso capire che il M5s non ti stia simpatico ed è legittomo, ma insomma che che tiri fuori questa cosa anche davanti ad un tema di rilevanza mondiale come lo scasso fiscale mi pare un po’ troppo, ti pare?

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    andrea z.

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    Da sempre le multinazionali trasferiscono i profitti verso i paradisi fiscali e i costi verso i paesi con una tassazione più elevata, giocando sui prestiti di denaro tra le consociate.
    E’ solo una parte del grande passaggio di denaro verso il sistema bancario ombra dei paradisi fiscali; si parla di cifre intorno ai 32 trilioni di dollari, accatastati nei forzieri off shore.
    E’ dai paradisi fiscali che poi vengono effettuati i prestiti verso gli Stati a cui sono venute a mancare le entrate fiscali, nonché le incursioni speculative dei grandi della finanza.
    Quello che va sottolineato è che questo sistema globalizzato di evasione fiscale è gestito dai grandi istituti finanziari della City e di Wall Street ed è, per così dire, il motore dell’economia occidentale.
    Basti pensare che l’85% delle emissioni bancarie ed obbligazionarie avviene in zona off shore, mentre l’83% delle maggiori imprese statunitensi e il 99% di quelle europee possiede società nei paradisi fiscali.
    E’ probabile che in futuro, con la completa liberalizzazione degli spostamenti di capitali avvenuta in questi anni, il fenomeno raggiungerà dimensioni incontrollate, perché tutti i paesi per trattenere questi “capitali vaganti” saranno costretti a offrire facilitazioni fiscali di ogni tipo.

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      Mauro

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      Complimenti per le osservazioni, acute e corredate da numeri. Tuttavia questo sistema, che appare come “il motore dell’economia occidentale”, di fatto genera (mi scuso se ripetitivo) la più grande devastazione occupazionale, ambientale e culturale che il pianeta abbia mai subito. D’altro canto i suoi vantaggi sono minimi e incerti: non si potrebbe neanche a rigore dire che esso facilita la divulgazione delle conoscenze economiche, scientifiche e tecnologiche, perché laddove può le drena, le scandaglia, le distorce e perfino seppellisce quelle più utili, in quanto non ad esso confacenti. Di ciò già i britannici erano maestri fin dagli anni ’80 del XVIII secolo, figuriamoci oggi gli statunitensi.
      Il sistema globalizzato sembra un libero spazio per il movimento dei capitali, ma è di fatto, come non sfuggiva allo stesso commentatore, gestito in forme sempre più centralizzate. Ricorderete tutti come presso la vostra banca un tempo l’impiegato cercava di farvi sottoscrivere certificati di deposito (che servivano a finanziare le imprese, non dico regionali, ma almeno nazionali), mentre ora se siete voi a richiederne uno, lo stesso impiegato storce il naso.
      Dunque l’operazione di espropriazione della libertà è stata progressiva e meticolosa. Ma, non dimentichiamolo, ha trovato i suoi complici in ciascuno di noi. Chi di noi non si è fatto abbindolare dalla promessa di facili guadagni con fondi d’investimento e sempre più sofisticate forme di risparmio gestito? Infatti prima ti educano dalla più tenera età a consumare e ad adorare lo sfarzo e lo spreco, poi ti vengono a proporre la sapiente gestione dei tuoi risparmi, per incrementarne a dismisura il valore in vista dei tuoi futuri consumi, e infine tu accetti e lo fai nel migliore dei casi “non per cupidigia, ma in nome di un più roseo destino per i figli”.
      Eppure, in questa deriva, la Grecia, cioè il paese più devastato dalla malattia, sembra aver fatto proprio un antidoto dalle potenzialità imprevedibili. Il Governo Tsipras, sebbene opportunamente ossequioso all’imperativo dell’austerità, sta iniziando una manovra anti-evasione fiscale. La sua finalità ultima è quella sì di assicurare i servizi pubblici ripartendo più equamente l’attuale carico fra le imprese e fra le famiglie, ma anche, attraverso l’emersione del lavoro nero, quella di riattivare i vetusti prestiti fra persone fisiche, che necessitano di un adeguato sistema a garanzia del creditore, sistema guarda caso ad oggi monco e perfino troppo oneroso per questo tipo di prestito (se non addirittura del tutto impraticabile, qualora il debitore sia un lavoratore nullatenente). Tale manovra è tesa a far emergere ogni prestazione lavorativa e ad attribuire competenze meramente gestionali all’ente nazionale di previdenza (che è per l’appunto in via di unificazione) riguardo alla definizione rateale dei rimborsi del prestito, come qui illustrai un paio di mesi fa. Il nuovo quadro potrebbe garantire prestiti non solo finalizzati all’acquisto della prima casa senza ricorrere ad ipoteca, ma anche all’acquisizione di beni di consumo, nonché di titoli di credito emessi dal datore di lavoro dello stesso debitore. La diffusione di quest’ultima forma di prestito sarebbe particolarmente favorita dall’attuale contesto deflazionistico presente nel Paese, e potrebbe riportare le banche elleniche alla mera attività di gestione della liquidità a breve sul territorio, lasciando buona parte del credito a medio e lungo termine al circuito interpersonale. Alcuni dettagli della manovra sono stati qui illustrati alcune settimane fa.
      Per concludere e fare scopa con il tema aperto dal gentile ospite, lo spostamento transnazionale dei capitali sarebbe molto ridimensionato e gran parte di quelli già finiti all’estero tornerebbero in patria senza l’adozione di una nuova dracma, che potrebbe anzi produrne una nuova ed esiziale fuga prima che i primi siano incentivati a ritornare.
      Invito tutti a non perdere di vista l’evoluzione, anche perché la cupola finanziaria sembra aver subodorato qualcosa ed è tornata alla carica reclamando ad Atene nuove elezioni ed un aumento dell’IVA (che farebbe solo sommergere ulteriori fette dell’economia).

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    leopoldo

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    Direi che ci vogliono dirigenti statali i cui interessi coincidano col fisco e non con la finanza, ma credo sia difficile trovare qualcuno che interessi guadagnare meno e dilazionato nel tempo. Sostanzialmente quale è il partito dove l’interesse collettivo è prioritario?-:D

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    Io

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    e’ un problema della società occidentale, in primis anglosassone, perché storicamente (compagnia delle indie) e attualmente, per altre realtà (fondi sovrani), la multinazionale e’ sempre stata direttamente od indirettamente controllata dallo stato. Questo è un aspetto non secondario quando si analizzano le tematiche del gettito fiscale

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