Aldo Giannuli
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Commenti (12)

  • Edoardo

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    L’ho spesso vista in Tv in qualche talk della 7 e devo dire che spesso non mi sono trovato in accordo con Lei anche se seguire un talk è sempre molto faticoso fra pubblicità e interruzioni dei partecipanti che si parlano uno sopra l’altro (non è il suo caso) o del conduttore… Ora per caso mi sono imbattuto nel suo blog/sito ho letto qualche post e ho trovato molto interessante il suo pensiero e spesso condivisibile (pur non essendo mai stato un simpatizzante del M5S del quale ho sempre poco condiviso i metodi … uno vale uno si ma sempre se quell’uno non era lontano del Grillo-pensiero). Questo post su opportunismo e ideologia lo trovo molto interessante … ho sempre pensato che il decadimento del confronto politico in Italia fosse dovuto anche all’abbattimento delle ideologie. Oggi, in seguito a questa demonizzazione ipocrita dell’ideologia, abbiamo partiti più o meno padronali, che inseriscono nel logo al momento delle elezioni il nome del “padrone” spesso indicandolo come candidato premier in contrasto con la Costituzione, partiti senza identità difficilmente distinguibili nelle proposte. Anche il M5S con Di Maio, che afferma apertamente che per lui Lega o Pd non fa differenza (chissà forse ha ragione), è caduto in questa trappola perdendo una delle peculiarità che ne facevano una novità nel panorama politico italiano. Da cittadino di sinistra …. vera … deluso dalla sinistra politica del paese ma che non si arrende ad abbandonare un’ideologia nella quale crede ….. la seguirò con più attenzione.

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    • Aldo S. Giannuli

      Aldo S. Giannuli

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      benvenuto

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  • Clotilde '87

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    Professore, qual è la sua opinione in merito al programma economico di Casapound?

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  • Francesco Pirrone

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    Ancora Giannuli: “… la critica all’ideologia divenne ben presto la liquidazione di ogni strategia, poi di qualsiasi cultura politica, di qualsiasi identità in favore di uno pseudo riformismo che non aveva modello di società in testa, non aveva cultura politica, non aveva strategia né disegno politico alcuno, ma si risolveva in pura empiria del giorno per giorno.”
    Era scontato che “l’ultimo comunista”, Giannuli, approdasse alla difesa dell’ideologia come baluardo dell’identità, intesa come sinonimo di modello di società e strategia per conseguirlo. Lo stesso appello all’identità che qualche giorno fa ha rivolto dalle pagine del Manifesto Michele Prospero ai delusi dei risultati elettorali: “Comunque, anche nella batosta, il compito dei dirigenti è quello di non smobilitare. C’è più di un milione di persone (bisognerebbe aggiungere anche quelli che hanno scelto Potere al popolo) che non rinuncia al voto identitario, e non cede al richiamo del voto utile.” Entrambi difendono la riserva indiana degli identitari, pronti ad attribuirsi ideologicamente un modello di società, che nessuno di loro è in grado di descrivere, se non in negativo, come il Dio dei credenti. Insieme difendono il diritto di non essere obbligati a discutere quest’identità, né a sottoporla ad un contraddittorio, infatti per loro uno solo può essere il sistema elettorale, quello proporzionale, che cristallizza le posizioni e non li espone ai confronti e i duelli del sistema francese. Un sistema elettorale che non permette l’esistenza in vita di una posizione politica che non si sa spiegare, confrontare, aggiornare, giustificare, e che obbliga a validare i suoi esponenti con la capacità di vincere i confronti.
    E’ una posizione che attribuisce alla critica dell’ideologia “l’idea della centralità del leader e, dunque, dei partiti personali privi di ogni dialettica interna” e non si rende conto che il leader senza contenuti è figlio naturale di un’ideologia data una volta per tutte e sottratta ad ogni verifica dialettica, che ha bisogno di fedeli, piuttosto che di militanti e che non può esporli ad un contraddittorio, ma deve tutelarli con un sistema elettorale proporzionale, che permetta loro di sottrarsi ad ogni verifica per essere come la moglie del signor Ponza di Così è (se vi pare) di Pirandello: “io sono colei che mi si crede”.

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  • Mauro Poggi

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    Buongiorno professore.
    “…guerra fredda che fu eminentemente guerra ideologica segnata dall’ossificazione reciproca dei due schieramenti”.
    Negli ultimi tempi mi trovo a pensare che la guerra fredda non fu affatto questione ideologica ma, più prosaicamente, conflitto su chi doveva esercitare la supremazia mondiale.
    L’ideologia, tutt’al più, servì solo a manipolare il consenso di massa necessario per sostenere lo sforzo economico che detto conflitto, per quanto freddo, comportava per entrambe le parti.
    Ne sarebbe riprova il fatto che oggi è riesplosa nonostante il fatto che l’URSS non esiste più e il pericolo comunista è tramontato; l’unico fatto nuovo rispetto agli anni di Eltsin è che la Russia di Putin sta recuperando il suo spazio geopolitico di grande potenza, uno spazio che gli americani vorrebbero continuare a non condividere.
    Lei cosa ne pensa?

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  • songanddanceman

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    Grande post dottò …!!
    spiega molto bene ( anche per chi , come me , ha una intelligenza media ) : “ideologia e oppotunismo” .
    Però , per quanto riguarda gli esempi dei grandi personaggi opportunisti da Lei citati ( Napoleone , Stalin e Mussolini ) , ha dimenticato proprio quello più importante ( per noi …. ) : Giuseppe Grillo !! secondo me , è stato il più grande opportunista degli ultimi 70 anni !! ( è inutile che le dico i motivi perchè li sa meglio di me ) . Nessuno come Lui , partendo da zero (o quasi ) è riuscito a creare intorno a se un esercito di seguaci contenti & gabbati di essere sfruttati con un contratto di lavoro a tempo determinato ed a costo quasi “a nero” ; un esercito di ipnotizzati ed estasiati che lo segue a prescindere dalle sue idee camaleontiche , roba che farebbe invidia non solo a Napoleone , Stalin e Mussolini ma anche al ” pifferaio magico ” dei F.lli Grimm .

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    • Roberto B.

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      Certo di fargli cosa gradita, voglio girare questo commento a Beppe Grillo.
      Essere messo sullo stesso piano di Napoleone , Stalin e Mussolini; anzi, anche qualcosina di più, tanto da suscitare, semmai fosse possibile, persino una leggera punta d’invidia nei suddetti. Chi non ne sarebbe lusingato!?

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  • vinicio giuseppin

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    Grazie Prof. delle sue considerazioni-valutazioni circa l”opportunismo e la ideologia. Argomentazioni veramente chiare, che illuminano anche la situazione attuale:la crisi delle società capitalistiche ed anche di quelle comuniste distanti dalla realtà,ecc.Secondo me ,però,oggi non trionfa il “materialismo dialettico” ,ma quello “consumistico”,che brucia tutto ,soprattutto le idee forti che un tempo orientavano e adesso,se fossero ancora attive, orienterebbero le società.
    Quindi ,grande attenzione alla sua encomiabile argomentazione che sintetizza una massa enorme di dati , di paradigmi scientifici e sociali,ma ,come spiega Lei, ogni nostra azione individuale, con le ricadute collettive, dipende ordinariamente da ipotesi ideologiche ,cioè di come intendiamo interpretare il mondo circostante o prosaicamente i nostri problemi contingenti. Però,a mio avviso,ritengo che in assoluto non ci sia una società giusta o più giusta di un’altra:tutte hanno il limite che per essere valutate esemplari o meno devono essere prima sperimentate.Così ,mi pare,avvenga anche per i comportamenti e il corollario di atteggiamenti in un determinato contesto sociale e ideologico.Oggi purtroppo tutto il nostro pensiero , le nostre riflessioni e attività su di esso avvengono in chiave globale,per cui il contesto è il mondo con le sue contraddizioni inevitabili , se viene attraversato tramite le ideologie tradizionali. Ci vuole un “credo nuovo”,un inedito paradigma storicamente fondato ,ma con una dinamica prospettica.Ecco,credo che da Bell in avanti ci si sia dimenticati di coltivare il “limite” di ogni cosa ed operatività ,per cui,confusi da molteplici ipotesi e pensieri, abbiamo sostituito(cambiato ,tasformato?…) le ideologie tradizionali e lo scontro-incontro tra di loro con l’odierna condizione di ideologismo degli scarti rapidi, situazione che si trascina dietro (quasi)tutti i pronblemi da Lei evidenziati.Dico “quasi” perchè credo che ci sia una via per migliorare la situazione generale:basta cercarla evitando gli errori precedenti,una via che assommi in sè la storia e la prospettiva.Haidegger,grande critico e pensatore della modernità tecnica,alla fine della sua ricerca concluse che il pensiero umano e filosofico avrebbe tratto nuovo slancio sia dall’ancoraggio antropologico sia dalla rivisitazione della “tradizione”.Perciò sono fiducioso che se tale messaggio-un pochino conservatore,lo ammetto,ma” per amore della qualità evolutiva della storia” non dello storicismo- filtrerà tra le maglie della cultura contemporanea ritroveremmo il filo di Arianna per uscire da questa infernale crisi generale.Il tutto a scapito dei vari opportunismi e ideologismi in negativo.

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  • K

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    Non ho mai letto i manoscritti di Vladimir Lenin. Se lo facessi, mi addormenterei alle primissime pagine. Che noia!
    Al contrario – vuoi per curiosità, vuoi per necessità intellettuale – ho letto Capitalismo e Libertà di Milton Friedman. Costui, tra le altre cose, propone la privatizzazione dei beni naturali (foreste, parchi, riserve, ecc.). Al che, io – da ecologista quale sono – mi oppongono con veemenza alla svendita di Madre Natura. Io esigo una dittatura ambientalista, altro che l’odierna democrazia bambinesca!
    Lei – correttamente – cita Macchiavelli, però, allo stato attuale, non possiamo non citare la straordinaria lungimiranza di Guicciardini, il quale ebbe totalmente ragione ad identificare la morale di molti italiani con il celebre particulare.-

    Su Stalin mi esprimerò in un secondo momento, mentre il mio giudizio è positivo a proposito dell’esperimento social-antropologico della Kampuchea Democratica del vituperato Pol Pot, da me difeso dinanzi agli inorriditi piccoli borghesi che votano M5S e Lega.
    La società immaginata e voluta dai Khmer Rossi era a zero impatto ambientale, dunque eccellente per il regime che io voglio.

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  • Lorenzo

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    Beh…che io sappia dalla critica napoleonica degli ideologues in poi, passando per Marx, Pareto e Mannheim, la nozione di ideologia ha sempre indicato un sistema di idee orientate socialmente e caratterizzate per la loro mancanza di rigore cognitivo e di, ehm, opportunistica derivazione rispetto a interessi pregressi quanto inconfessati.

    E’ in ogni caso evidente che nessuna ideologia che voglia esercitare una presa sugli spiriti quò permettersi atteggiamenti laici o dubitativi che dir si voglia: una coscienza (falsa finché si vuole) può radicarsi negli spiriti di larghe masse solo a patto che queste non ne recepiscano l’inerente arbitrarietà. La nottola di Minerva si leva in volo al calar della sera.

    Discutibile mi sembra il Suo giudizio in tema di morte delle ideologie: se queste si fossero davvero estinte oggi ci sarebbero, come diceva Leopardi, tante nazioni quanti sono uomini. A essersi estinte sono le ideologie aggregative, sostituite da quell’ideologia dis-gregativa che è la religione dei diritti umani e individuali; la quale è, dai suoi devoti, veicolata come intrinsecamente obbligante tanto quanto le ideologie del passato (basti pensare alle Sue reazioni verso i procedimenti illiberali di Maduro o verso le resistenze all’invasione extracomunitaria), sfocia in un totalitarismo fondato sull’indottrinamento dei bambini in età scolare e sulla persecuzione poliziesca del libero pensiero (legge Mancino & C.) quanto quelle del passato, procede da interessi forti (quelli del capitalismo di rapina e della finanza giudaico-speculativa) quanto in passato ed esprime – quanto quelle del passato – un orientamento sociale e spirituale di fondo (la falsa coscienza di una società in fase di rovinosa decadenza atomistica).

    L’ideologia neoliberista da Lei criticata è solo l’armatura economicistica di un movimento spirituale ben più vasto, non meno irrigidito e intollerante di quella. E con buona causa: se, come pensava de Maistre, la ragione umana è un bruto che si limita a distruggere, ne segue, con de Benoist, che l’assenza di dubbio è la precondizione per ogni fioritura culturale. Infatti “un popolo muore quando non ha più la forza di inventare nuovi dèi, nuovi miti, nuove assurdità; i suoi idoli impallidiscono e scompaiono; ne attinge altrove, e si sente solo di fronte a mostri sconosciuti. È la decadenza. Se però uno di quei mostri prevale, un altro mondo si mette in moto, rozzo, oscuro, intollerante, fin quando non esaurisce il suo dio e se ne affranca; perché l’uomo è libero – e sterile – solo nelle epoche in cui gli dèi muoiono; schiavo – e creatore – solo in quelle in cui – tiranni – essi prosperano” (Cioran, Précis de décomposition)

    Siccome le idee orientate socialmente sono sistemi di pregiudizi tutti ugualmente goffi e arbitrari, e il dibattio ideale e politico una partita fra disonesti, capita che chi critica i preconcetti altrui riproduca senza avvedersene il movimento del suo stesso pensiero.

    P.S. : chiedo venia per la prolissità, gli attacchi di insonnia smuovono la tastiera.

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  • Roberto B.

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    Dio è morto, le ideologie sono morte, e anche io non mi sento molto bene.
    (libero adattamento di una citazione di Ionesco).

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