Aldo Giannuli
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Commenti (2)

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    giandavide

    |

    mah forse l’elettore leghista potrà convincersi del fatto che la struttura aziendale del m5s dia più garanzie di quella della lega, che almeno ci tenta di essere un partito. per le persone più abituate ad usare il cervello un partito aziendale dovrebbe implicare una gestione ancora più personale, in quanto l’unica differenza con la lega è che ci sono meno garanzie, a parte i referendum finti

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    io

    |

    Prof. Giannuli io ne traggo un senso esattamente opposto al suo. Il potere politico, quantomeno nella tradizione liberale/occidentale, si regge sostanzialmente su due gambe: lo stato, inteso come apparato attraverso il quale il potere politico dovrebbe spiegare la propria azione ed attuare le proprie decisioni, ed il partito, inteso come apparato attraverso il quale favorire e far accettare le decisioni alla collettività.
    Nel sistema sociale occidentale del XXI secolo in realtà il potere politico, per affermarsi, non ha bisogno dello Stato né del partito, struttura questa sempre più inadeguata. E’ sufficiente possedere la capacità di comunicazione ed il potere di comunicare. Tuttavia la comunicazione da potere e consenso ma non garantisce alcuna capacità decisionale, cioé di azione. Questo indebolisce enormemente la politica, lasciando spazio ad altre forme di potere (economia, religione, etc) che sanno essere maggiormente incisive a livello sociale. Ed allora il “cerchio magico” esprime più un bisogno di protezione del “leader” che non di forza dello stesso. Non a caso si verifica ogniqualvolta il leader si proponga come “antisistemico”, cioé come investito di un potere che contrasta con quello “statale”, oppure quando non abbia alle spalle un “partito” solido, che sia in grado di rafforzarne le decisioni. Ecco allora che il rapporto tra il leader e l’apparato statale, oppure il rapporto tra il leader ed il partito deve essere “mediato” da un “cerchio magico”, che filtri i rapporti con l’esterno e preservi il potere del leader che si basa, come anticipato, non più sulla capacità gestionale delle istituzioni (pubbliche, o private, come il partito) ma sulla comunicazione. Questo però é sintomo non di un eccessivo potere ma dell’esatto opposto, cioé di concentrazione del potere allocato presso soggetti che non riescono poi a tradurlo in decisioni politiche significative

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