Aldo Giannuli
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Commenti (13)

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    Matteo

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    Buongiorno,

    e da tempo che mi pongo questa domanda: cosa rende il sapere tecnico meno importante di quello umanistico? Il mio ragionamento è semplice: come può, ad esempio un filosofo, pretendere di capire come funziona il mondo se non ha una conoscenza basilare della tecnica che lo circonda. Ad esempio un problema politico che non può essere risolto senza un minimo di conoscenza tecnica è il riscaldamento globale (come può una persona parlare di riscaldamento climatico senza sapere cos’è un rendimento energetico e come si calcola?). E’ possibile capire il mondo che ci circonda avendo delle lacune enormi in materie scientifiche, come la matematica o la fisica? Infine perché un ingegnere informatico che ignora l’esistenza della costituzione materiale dovrebbe votare peggio di un filosofo che non riesce a calcolare il volume di un cubo, figuriamoci capire come funzionano gli algoritmi che influenzano quotidianamente le sue scelte?

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      Allora ditelo

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      I differenti saperi possono o meno essere rilevanti al fine di risolvere specifici interrogativi di personale interesse.

      Spesso e volentieri capita di non conoscere informazioni rilevanti per questioni di personale interesse.

      Il filosofo e l’ingegnere informatico che avessero la possibilità di interagire dialetticamente con altri professionisti in contesti culturalmente pluralistici sarebbero probabilmente meglio in arnese del professionista che si rinchiudesse in una “camera dell’eco” dove il concetto costituzione materiale venisse ignorato a discapito della sua potenziale rilevanza in temi oggetto di interesse.

      Non di rado in alcuni ambiti di ricerca sembra sussista la cooperazione tra “philosopiae doctor” di differenti discipline accademiche (incluse sinergie tra umanisti e non, ove possibile).

      https://en.wikipedia.org/wiki/Consilience#Significance

      PS: Chi afferma che un sapere è meno “importante” di un altro? Anche se alla fine dei conti i prodotti più redditizi sono quelli il cui valore viene sovrastimato dagli acquirenti, non c’è solo l’imprenditore che assume personale per una specifica attività o l’investitore che sceglie quali startup finanziare.

      Se determinate questioni richiedono competenze umanistiche a chi preme risolverle non frega mica che se intendesse costruire tot. brebemi sarebbero necessari n. ingegneri: come farebbe il facoltoso parvenu incapace di distinguere autonomamente un’opera autentica offertagli per qualche milione di euro da un falso che non dovrebbe valere più del mero costo di manodopera?

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    foriato

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    Non potrei essere più d’accordo, professore. Ma se fosse anche vero che “proprio in questa cosiddetta storia universale, che in fondo è un chiasso intorno alle ultime novità, non c’è alcun tema propriamente più importante di quello dell’antichissima tragedia dei martiri che vollero smuovere la palude” (Aurora, 18), a chi spetterebbe un tale compito?

    Restiamo esseri d’inclemenza.

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    Allora ditelo

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    Ben valga questa occasione per sottolineare la cruciale rilevanza della diffusione del sapere nelle organizzazioni complesse (democrazie incluse).

    In una società insidiata da innumerevoli “asimmetrie informative” ciò che preoccupa primariamente il cittadino comune è decidere il “da farsi”per non incorrere nei “bidoni” variamente disseminati (George Akerloff).

    Attualmente mi sfugge quale siano precisamente gli strumenti culturali che spetterebbero “di diritto” al cittadino comune e non aiuta sapere che non esitano corsi scolastici di richiamo.

    Si spera che la “visione culturale d’insieme” non sia agevolmente acquisibile solo in specifiche nicchie socioeconomiche o dinastie professionali (che le custodiscono gelosamente) perché ciò implicherebbe ostacoli alle possibilità di mobilità sociale la fruizione dei diritti democratici di un numero imprecisato di cittadini che non sono certo benestanti come il Trump di turno che può permettersi consulenti pagati ad ore.

    Sono innumerevoli gli ambiti considerati meritevoli di studio che si celano dietro termini quali ignorance management, empowerment o gli altri che affollano l’interminabile lista di discipline marginalizzate (plausibilmente per questioni culturali) dalle “elite” che hanno stilato i curricoli delle scuole dell’obbligo.

    PS: Sono documentati casi eclatanti con l’impiego di ingenti somme di denaro per “campagne di semiacculturazione” (per es. tobacco files) che esemplificano come la reperibilità dalle informazioni sia oggetto di interventi al fine di influire sull’attività decisionale dei singoli e sul pubblico consenso. Non sto a specificare il sottinteso.

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    Gaz

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    La polemica crociana contro i giuristi nascondeva il declino del ceto di appartenenza e la contemporanea ascesa degli unici altri laici in grado di comprendere il latino, con una tradizione alle spalle paragonabile. Ma già nel tardo Medio Evo il “Juristen bose Christen” era un luogo comune, a causa dei valori espressi dalle Curie. In questo senso la filosofia d. diritto ha svolto una funzione ancillare o al più introduttivo/pedagogica del jure, a condizione però che non “corrompesse” le giovani menti verso sperimentalismi malvisti nella pubblica amministrazione. In parte la stessa sorte è toccata alle discipline romanistiche, per altro, non unifornemente valutate in tutti i paesi di civil law. Da non molto le si recupera in chiave storico-comparativistica. L’Usus modernum Pandectarum appartiene alla storia. Nell’analisi del lessico della Cassazione i termini latini sono rari. Alla luce di queste premesse si comprende meglio la ragione storica per cui le consorelle facoltà di giurisprudenza sono state scuole di teorie del diritto (romano-canonico) e mai di legislazione particolare dei singoli stati. Da questo discende anche il carattere pressocchè monotematico degli studi, la cui varietà ne ha fatto in tempi relativamente recenti una laurea jolly, attese le diverse strutturazioni possibili dei percosi. E’ ovvio che il numero degli economisti provenienti da giurisprudenza sia una minoranza, così come in altri settori.
    Il problema sotteso non è quello degli sbocchi professionali, ma del ruolo sociale degli operatori giuridici, che viene percepito oscillante tra il parassitario e il paladino dei diritti. Il proprium degli operatori giuridici è il quasi totale monopolio dello jus postulandi e dello jus dicere. Il pensiero che periodicamente attacca i capisaldi è tanto debole da non scalfirli minimamente. All’orizzonte non si intravede nessun laico come Quinto Mucio, ecco perchè le mostre di Picasso sono neglette dai giuristi di professione, verso i quali il necessitato va; non aviene il contrario. Ne viene fuori una figura che non ha nulla di rinascimentale, chiusa nella sua autoreferenzialità, a protezione dei propri interessi individuali e corporativi. Ma se non c’è un Lorenzo de Medici, come può aversi un Rinascimento ?

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    mirko g. s.

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    La scuola a tutti i livelli può cambiare programmi e anche prolungare i corsi di studio ma non potrà mai aumentare il quoziente d’intelligenza, aumentare il senso critico e la forza del carattere degli studenti perchè sono dati genetici. Puoi studiare tutto quello che ti pare ma se sei scemo non ti serve.

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    Gaz

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    O.t.
    Il Re di Francia e Imperatore di Libya -secondo me- è come un adolescente problematico. Doti personali a parte, che gli vanno riconosciute, è limitato dai mezzi non infiniti del suo stesso regno. Al solito proverà ad ingannare gli altri, facendogli credere di fare un affarone, che in realtà è tale solo per lui. Dopo aver preso in giro il mondo intero, appena lo si è abbeverato nelle sue ipocrisie, è venuto fuori dalla tana.
    Il Re è nudo. Proverà ora a coprire le sue vergogne (politico-militari) libiche con un accommodation generale, per assicurarsi un futuro.
    Se gli interlocutori del Re di Francia sono Salvini e Di Maio, c’è da preoccuparsi, visti gli esempi politici infelici di cui sono stati protagonisti. Qualcuno aggiunge su Conte, che non tocca palla.
    L’unica mossa vincente è nel non accettare il gioco del Re di Francia. Qualsiasi altra mossa è perdente.
    Spero che Salvini e Di Maio non si leghino mani e piedi, ma anche solo dita, a Macron, ovvero che non firmino nessun Trattato con lui.
    Con la gente doppia, ipocrita e falsa non si prende neppure il caffè, figuriamoci scendere a patti.

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    Mario Vitale

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    Personalmente oggi credo che la cultura umanistica sia preziosissima ed importante, ma non ho sempre pensato così. Purtroppo da ragazzo la letteratura e il latino non mi appassionavano, per usare un eufemismo. Io credo però che imporre delle materie nel piano di studi, oltre certi livelli, sia contro producente. Il sistema che vigeva ai tempi in cui ero uno studente (da metà anni ottanta fino a metà anni novanta, comprendendo ovviamente solo liceo scientifico e università) per me costituiva il giusto equilibrio.

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    Gaz

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    Il danno della semi acculturazione politica.
    Tripoli sta per essere espugnata, mentre a Roma i politici discutono (per elidersi vicendevolmente) sul da farsi … del nulla, perché – si scopre- manca una regia politica.
    Tra fronte pacifista e ala interventista, il Governo si scopre sapere poco degli interessi dell’Italia..
    Che tristezza !

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    Lorenzo

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    Quale amore verso la cultura ci può essere in un feudo dell’impero statunitense, di un popolo che vive nella più totale indifferenza – e nel semiaperto disprezzo – verso tutto ciò che non sia monetizzabile? In una demoplutocrazia che divinizza Mammona e si pregia di plasmare ogni cosa in base alla mentalità dell’uomo qualunque?

    Giannuli si goda il risultato della vittoria delle armi alleate nella II guerra mondiale e delle sue amate libertà borghesi sul collettivismo sovietico durante la guerra fredda. Durante l’anno che ho trascorso a Leningrado vedevo i quindicenni occupare il tempo libero leggendo letteratura, parlando di storia e di politica, adempiendo servizi sociali. Ascoltavano musica classica e quando andavano allo stadio o al concerto si comportavano come il pubblico della Scala.

    Nella cloaca multirazziale del basso impero yankee l’incultura monta tanto dall’alto quanto dal basso, dalle università privatizzate e dai think-tanks (per non parlare dei media) ridotte/i a cassa di risonanza per ideologie plebee buone a manipolare il gregge.

    L’insegnamento della storia quando non cade in disuso si ideologizza in una pappina politicamente corretta, tanto settaria e stucchevole quanto le sue controparti totalitarie: pur di alimentare l’invasione extracomunitaria si è arrivati a reinventarsi le invasioni barbariche come migrazioni di popoli ricchi di buone maniere e pieni di intenti cooperativi. Ma questo è un totalitarismo dei diritti umani e quindi a Giannuli piace o quantomeno lo preferisce al rischio di scambiarlo per un totalitarismo di altra natura.

    Non se ne può più di prodi difensori del regime e di rivoluzionari per finta che si scandalizzano selettivamente delle sue storture senza coglierne la natura sistemica.

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    Gaz

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    Ah! Terra salata, terra bruciata, abisso di dolore
    spazzata dai venti tu non puoi parlare.
    Ah! Come un illuso io vorrei che fosse vero
    che ogni mano che apre il tuo ventre fossi tu a partorirla. (Ivan Graziani, Taglia la testa al gallo, 2007)
    §§§§
    Il ridimensionamento dell’Italia in Egitto e Libia, con carte truccate, sembrano scritti dallo stesso scenografo. Il colpo di grazia si ha quando i ministri sono all’estero, meglio se alla prima esperienza ministeriale e vagamente para-tecnici: si controllano meglio.
    Che tristezza !

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    Anonimo

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    da mezzo acculturato mi sono accorto di una cosa. C’è un meccanismo per cui gli acculturati non accettano le acquisizioni degli outsider della cultura. Faccio un esempio: Silvio Ceccato. Ha fatto le pulci a tutto l’impianto filosofico insegnato all’università e pur avendo ottenuto una cattedra all’università, è stato allontanato perché troppo pericoloso per coloro che avevano le unghie piantate sulle cattedre universitarie. Quando nasce qualcosa di nuovo, gli acculturati fanno quadrato. E allora cosa succede? Che per esempio continuano ad essere pubblicati libri sui fondamenti della matematica ponendo problemi senza riuscire a risolverli, ma che Ceccato e la sua scuola avevano già risolto, oltretutto con un linguaggio comprensibile anche dall’uomo della strada. Se fossi stato un acculturato, non mi sarei messo a studiare il pensiero e le opere di Ceccato e scuola. E ne sono fiero.

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      foriato

      |

      “outsider della cultura”
      _________________________
      Ossimoro o pleonasmo?

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