Aldo Giannuli
Lamberto Aliberti

Lamberto Aliberti

Lamberto Aliberti, già Ceo della Maspa Italia, società leader nella system dynamics, è da sempre impegnato anche nel campo della formazione. Da alcuni anni coordina il gruppo Dext,Designing Models for Economics and Politics.

Commenti (10)

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    leopoldo

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    la scomparsa del demanio e del patrimonio pubblico, transitato nelle mani private, che forma di Stato si prefigura? Se una azienda possiede diversi porti in diversi Stati, come sarà il funzionamento della dogana di conseguenza delle imposte? Arriveranno a privatizzare l’esercito?

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    Mauro

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    Gentile Professore,
    molte grazie per aver ospitato Lamberti. Alcune osservazioni meritano però un cappello.
    1) “E chi sono questi munifici creditori? Siamo noi. In effetti coprivamo direttamente il 60% del debito greco, dunque più di 180 miliardi, in particolare col Fondo Salvastati, cui l’EU deve aggiungere un 18 miliardi dalla BCE. Altrettanto singolare, per un paese avanzato, è il fatto che i bond pesino solo per il 15% e siano destinati nel futuro a pesare ancora meno, in quanto il mercato finanziario ha ormai abbandonato completamente i nostri vicini”.
    Qui, per completezza, si dovrebbero illustrare le dinamiche dei debiti greci, cioè quello pubblico e quello privato verso l’estero, dai primi anni ‘2000, in particolare dal 2003, prima di dire che “noi siamo i munifici creditori”. Innanzitutto, come già ricordavo qualche mese fa, la “virtuosa” BCE, sotto Trichet e Papademos, cioè i due infiltrati di Wall Street, ha erogato moneta a rotta di collo alle banche private tedesche per anni come se non fosse stata un’istituzione europea, ma bensì un bancomat al loro esclusivo servizio. Quella montagna di euro è finita a finanziare l’espansione commerciale tedesca, mentre in Germania si riducevano i salari con la riforma Hartz. Poi quando la bolla è scoppiata (perché i greci, e non solo, si sono accorti che la vita della cicala è breve) allora noi contribuenti italici, un po’ meno devastati industrialmente dalla folle manovra di matrice americana, ci siamo fatti carico dei crediti commerciali delle banche tedesche, erogati a fronte di beni tedeschi venduti in Grecia, e rimasti infine insoluti. Il risultato: l’industria greca del tutto scomparsa, quella italica col fiatone, quella tedesca perfettamente efficiente e le sue banche risanate. Altro che Unione Europea, questa è solo la classica faida fra servi causata dai privilegi elargiti perfidamente dal padrone imperiale ad uno solo. Se non si sviscera questo aspetto, non se ne esce. Eppure i dati sono facilmente reperibili. Lo scopo del padrone imperiale? Prepararsi alla fine della globalizzazione industriale, e cioè all’ennesimo, e ribadisco alla noia “ennesimo”, sconquasso mondiale che riporti i Paesi emergenti nell’angolino. Per fare ciò occorreva un vassallo iperproduttivo, ma disarmato, e tanti valvassini alla fame ed in assetto di partenza.
    2) “A seguito delle ultime bocciature delle agenzie di rating, che classificano i Greci ormai a livello di spazzatura.”
    Ma perché, i re della menzogna sentenziano ancora?
    3) “A far fronte alle prossime scadenze del debito la via maestra è dunque preclusa”.
    Se la via agli usurai è preclusa, Sant’Antonio ha fatto la grazia ai Greci!
    4) “che le alternative, pur svariate, non erano senza costi differiti e soprattutto senza rischi marcati di squilibri estremamente dannosi…”
    In realtà, come si è illustrato sopra, gli squilibri sono già stati acquisiti alla storia della Grecia. In futuro il “danno” riguarderà altri soggetti, magari quelli responsabili di questo disastro.
    A proposito stavo dimenticando …
    5): “le urla dei creditori si sono sentite fino in paradiso”.
    Quello fiscale, probabilmente. Le urla dei greci invece si sono sentite in Paradiso, quello vero e duraturo (che si scrive con la P maiuscola), e non resteranno inascoltate, statene certi.

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    Spartako

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    Intervengo solo per ringraziare Mauro e per la classe che lo distingue.

    Professore, se Mauro dice: “molte grazie per aver ospitato Lamberti”, nel suo linguaggio, ha tirato giù tutti i sacramenti che gran parte dei suoi lettori colti già han già tirato giù in precedenza: sommati tutti assieme, e al quadrato.

    “Eppure i dati sono facilmente reperibili.”

    Traduco: è vergognoso che vengano passati questi messaggi pregni della propagada totalitaria della dittatura finanziaria english-speaking.

    Mi scusi Mauro, ma non se ne può più: costoro sono pronti a portarci nella tomba con loro.

    Anzi, approfittando del permesso del gentilissimo ospite, vorrei chiedere a Mauro se è interessato a pubblicare una sua analisi in spazi che, se già non ne avesse a disposizione, permetterebbero alle sue analisi, informate in egemonia e in dinamiche di economia internazionale, di essere disponibili “in testata”. Chiaramente a fini divulgativi, niente di tecnico, ma, a differenza dell’Aliberti, supportate da dati, fonti e… cultura.

    Premetto che verrebbe, se richiesto, garantito l’anonimato. Se può interessare valutarne il contibuto, mi basta che mi dia un segno di interesse, e le do indicazione di come contattarmi.

    Ringrazio il Professore per mettere a disposizione questi spazi in cui è possibile leggere contributi come quelli di Mauro.

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    • Aldo Giannuli

      Aldo Giannuli

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      L’articolo di Lamberto non mi convince affatto ed io la penso, dati alla mano, in modo assai diverso, ma bisogna abituarsi a discurete le tesi degli altri

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    • Aldo Giannuli

      Aldo Giannuli

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      se Mauro mi manda un pezzo di contestazione documentata delle tesi di Lamberto lo pubblico volentieri e non nella pagimna dei commenti

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      Mauro

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      Grazie Spartako, ma per il lavoro che faccio ho poco tempo a disposizione e comunque non posso fidarmi di nessuno. Eccezion fatta per il gentile ospite, che seguo da più tempo di quanto non sembri e che traspare chiaramente non legato ad uno di quei vari tentacoli massonici nostrani di cui si avvale l’occupante.

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    Pierluigi

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    Ottimo articolo che fa giustizia di tante lacrimose analisi sui poveri greci strozzati dalla Troika
    Ed invece la realtà è quella di … una ristrutturazione imponente. Non arriverà al 52% del debito … siamo su dimensioni, di cui nessun debitore normale si lamenterebbe, senza le quali il default della Grecia sarebbe arrivato da parecchio tempo. E chi sono questi munifici creditori?
    Siamo noi.
    Molto interessanti gli articoli citati da Cinico senese: se quel noto gentiluomo di George Friedman (quello che suggerisce all’amministrazione USA di fomentare il conflitto ucraino per danneggiare l’Europa) usa la crisi greca per argomentare l’insostenibilità dell’euro possiamo proprio crederci.

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      Mauro

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      Caro Pierluigi. Fra i Greci ci sono poveri e ricchi. Non possiamo sempre fare di ogni erba un fascio. Del credito facile degli anni 2001-2010 hanno beneficiato i pochi ricchi e solo di riflesso, con il cosiddetto circuito indotto di spesa, i poveri. Tra i poveri, molti si saranno pure adeguati al sistema, cercando di infilarsi nelle maglie del nuovo bengodi, magari nell’apparato pubblico, attraverso raccomandazioni e iniquità, magari intuendo anche che non c’erano gli elementi economici perché il bengodi durasse e cercando un posto protetto dal licenziamento. Ma un padre di famiglia, per mantenerla in tale contesto, cosa doveva fare? Infilarsi in qualche illecito modo nella pubblica amministrazione oppure aprire un’impresa non edile e non commerciale con le sue forze chiedendo un finanziamento in banca ai tassi che si possono da noi ottenere giusto ad Agrigento e comunque imparagonabili a quelli richiesti per l’acquisto di una lavatrice tedesca?
      Ribadisco che la responsabilità di questa deriva risiede principalmente all’estero, perché lo sbilancio commerciale era già chiaramente insostenibile dai primi anni. Ribadisco che chi si ostina a far credito così, lo fa perché sa già in partenza di rifilare l’insoluto a qualcun altro come è accaduto poi con il Fondo Salvastati. E a tutto ciò l’euro era ed è perfettamente funzionale scongiurando il rischio di cambio e facendo credere a tutti che anche il rischio di insolvenza sarebbe venuto meno.
      Ora che nel Governo di Atene qualcuno (non tutti, ci mancherebbe) inizia a svegliarsi e a capire che esistono alcune carte da giocare (fiscali, contributive, previdenziali, creditizie, logistiche e geopolitiche) per smantellare tale condanna allo squilibrio produttivo ed in favore dalla stragrande maggioranza degli elettori (e non solo i propri), allora ecco ricomparire il motto “dagli addosso alla cicale”.
      Mi scandalizzerebbe una cosa: che da noi, Paese che già sostiene il MES per una quota di molto superiore ai vecchi insoluti delle banche private italiane nei confronti di quelle greche, tale motto per mera indolenza sia fatto proprio da uomini di origine meridionale.

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      Mauro

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      Quanto a Friedman e a quello che dichiara in pubblico, sarebbe utile sempre cercare il numero immaginario corrispondente. Non sfiora la figura della cupola, né il nervo che le duole (Chindia) e non dice mai qual è la sua strategia. L’unica cosa chiara è che lancia un monito (Grexit-Italexit) alla Germania, cioè al servo finora privilegiato, perché non si approfitti della relativa sua prosperità e prenda iniziative inconsulte, pena la deflagrazione dell’euro. Tuttavia la Germania, da servo non armato, capisce e si prepara all’evento (calo delle esportazioni e chiusura delle fabbriche), anzi aspetta di vedere all’opera i programmi di riequilibrio annunciati segretamente da Tsipras, magari per fotocopiarli un bel giorno sul territorio tedesco concordemente agli altri partners europei, in barba (per la prima volta) alla cupola.

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