Aldo Giannuli
Daniele Pagani

Daniele Pagani

Daniele Pagani, classe 1985, nasce e cresce tra Bergamo, Matagalpa, Milano e la Toscana. Laureato all'Università degli studi di Siena è specializzato in economia informale e criminalità organizzata. Insoddisfatto dalle prospettive patrie e spaventato dalla quotidianità decide di fare i bagagli e trasferirsi in India dove legge, chiacchiera, studia, scrive e mangia cibo di strada. Il tutto nel tentativo di raccontare da vicino il "secolo asiatico". Al netto di esotismi e falsi miti. Vive a Delhi, megalopoli che odia e ama, dipende dal guidatore di Rikshaw che incontra la mattina. Riposa poco, si muove in fretta e si informa molto. Gestisce un blog, dove raccoglie tutto quello che scrive. Su twitter è @paganida

Commenti (4)

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    Arturo Gemmabella

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    Grazie, per l’informazione Aldo, mi convinci sempre di più !Semmai, ve ne era ancora bisogno !E’ bello, incontrare persone che “ragionano”, col proprio cervello.Grazie, per la tua consapevolezza, di come aiuti chi prova piacere nel convincersi sempre , di più, forse un giorno ci ringrazieremo a vicenda in un ALDILA’, difficile da comprendere bene su questa TERRA !. Mi\vi, auguro che ci sia ! Ciao, è buon fine settimana !. Se, ti può interessare, stò ascoltando musica e scrivo, come la tua presenza ! SCRIVERE .

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    Paolo Federico

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    Daniele Pagani e se il secolo asiatico fosse in concreto solo la distruzione di ciò che di profondamente orientale c’è in quelle terre?
    Trovo il tuo articolo interessante e deprimente.
    Al netto di esotismi e falsi miti, esiste ancora la grande cultura tradizionale indiana?
    Ha ancora una qualche influenza sulla vita di questa nazione?
    C’è , in tutto questo, almeno un pensiero che si oppone, che resiste?

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    Gherardo Maffei

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    P,Federico, temo chge Pagani, pur soggiornando in India, sia saturo,ebbro, imbevuto fino al midollo, di un letale e distruttivo veleno dato dall'”occidentalismo”, tanto da impedirgli di cogliere la vera essenza dell’induismo. E’ assolutamente necessario fare una sorta di igene mentale preventivo, prima di approciarsi all’India, Quindi sarà indispensabile studiare un autore rumeno, che negli anni trenta soggiornò in India, lo studioso metafisico Mircea Eliade, che fu in corrispondenza con l’italiano Julius Evola. Ma ci furono anche altri due italiani che soggiornarono a lungo in India conoscendone l’immensa cultura, entrambi meritevoli di essere studiati Giuseppe Tucci e l’israelita psicanalista Emilio Servadio, che nel dopoguerra in piena epoca di criminalizzazione, ebbe parole di stima e difese Evola.

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  • Daniele Pagani

    Daniele Pagani

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    Paolo Federico, rispondo in ritardo ma molto volentieri.
    Certo che esiste ancora la grande cultura tradizionale indiana. È viva, vegeta e presente nella quotidianità della assoluta maggioranza dei cittadini di questa nazione. È impossibile capire l’India senza capirne il lato religioso e spirituale, quantomeno non la società indiana. Come tutte le grandi culture di derivazione religiosa ha i suoi lati positivi e negativi ed i rispettivi agenti che se ne fanno carico. Da un lato, per esempio, abbiamo le strutture dei templi che nutrono qualsiasi essere umano (anche noi due) si presenti alla loro porta e dall’altro la Rss (avevo scritto un articolo qui se ti può interessare: http://www.aldogiannuli.it/india-scuola-hindu-nazionalismo/) che appiattisce la religione al nazionalismo creando così pericolose divisioni interne. La vita di questa grande nazione è scandita dalla sua cultura, a partire dal quotidiano fino ad arrivare ai grandi eventi nazionali.
    Per quanto riguarda il pensiero di opposizione la risposta dovrebbe essere certamente più lunga di quella che ti posso dare qui. Se intendi opposizione allo sviluppo degli armamenti mi duole dirti che non esiste un pensiero contrario che abbia peso. I cittadini indiani sono fortemente nazionalisti quando si tratta di sicurezza e difesa e nessuno si sognerebbe mai di contestare la necessità di rimpinguare l’arsenale bellico. Del resto (questa la loro mentalità), il nemico pakistano (o cinese) è sempre alle porte.
    Tutto questo, soprattutto il rapporto tra politica/religione/tradizione/società meriterebbe un corso di studi, spero di averti però dato qualche pillola.
    Cordiali saluti

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