Aldo Giannuli
Daniele Pagani

Daniele Pagani

Daniele Pagani, classe 1985, nasce e cresce tra Bergamo, Matagalpa, Milano e la Toscana. Laureato all'Università degli studi di Siena è specializzato in economia informale e criminalità organizzata. Insoddisfatto dalle prospettive patrie e spaventato dalla quotidianità decide di fare i bagagli e trasferirsi in India dove legge, chiacchiera, studia, scrive e mangia cibo di strada. Il tutto nel tentativo di raccontare da vicino il "secolo asiatico". Al netto di esotismi e falsi miti. Vive a Delhi, megalopoli che odia e ama, dipende dal guidatore di Rikshaw che incontra la mattina. Riposa poco, si muove in fretta e si informa molto. Gestisce un blog, dove raccoglie tutto quello che scrive. Su twitter è @paganida

Commenti (2)

  • Mauro

    |

    Gentile Professore, si potrebbe aggiungere alle argute osservazioni del Pagani, che smorzano leggermente la Sua convinzione di una contesa tra India e Cina, sembrano confermare un tacito accordo fra India e Cina per la sorveglianza del tratto di mare tra la costa africana orientale e quella indiana occidentale. Su quest’ultima si dovrebbe vedere infatti la nascita di un paio di nuove infrastrutture portuali per container, una per i traffici con Somalia, Kenya e Tanzania (Ankola, in progetto nello Stato del Karnataka) ed una per quelli con Madagascar, Sudafrica e Capo di Buona Speranza (Vizhinjam, in progetto nell’estremo lembo meridionale dello Stato del Kerala). Ecco perché rispettivamente le isole Assumption, Mauritius e Agalega (questa fino a oggi è stata fuori da tutte le rotte) hanno assunto un’inaspettata importanza. Comunque nell’accordo il porto di Mumbay (Maharashtra) resterebbe interessato dai traffici con il Golfo Persico e Suez, mentre quello di Kochi (Kerala) con il Mozambico. Questa ripartizione del traffico è concepita al fine di ridurre al minimo il costo di navigazione delle merci potendo già disporre di una rete ferroviaria litoranea a doppio binario.
    La struttura commerciale in Africa pullula già di indiani, che la gestiscono molto gelosamente. Le merci, che i citati porti potrebbero scambiare con il vicino continente nero, potranno provenire o essere destinate alla Cina attraverso la nuova ferrovia panasiatica ultra veloce in programma nella Birmania settentrionale, più volte qui ricordata, senza dover più circumnavigare la Malacca od eventualmente tentare il passaggio attraverso lo Stretto della Sonda.
    La visita di Modi a Jaffna sembrerebbe finalizzata anche ad ottenere il consenso finale per il dragaggio dello Stretto di Palk che separa il subcontinente dall’isola di Ceylon e che permetterebbe una più sicura protezione per la marina militare indiana ed un notevole risparmio di circumnavigazione (600km) in caso questa debba spostarsi velocemente dal Golfo del Bengala al Mare Arabico e viceversa: il pattugliamento infatti dovrà essere efficace su entrambi i mari per “garantire il buon funzionamento” di tutta la nuova linea ferroviaria panasiatica.
    Ovviamente gli USA non staranno a guardare, anche riguardo al mercato africano, la fine del loro privilegio valutario, cioè l’emissione di moneta con un comando elettronico, a fronte di merci prodotte con sudore e sacrifici da color che, come gli asiatici, per spenderla, finora se la sono dovuta prima acquistare. Se i “pirati” dovessero fallire su questo tratto di mare, 22 portaerei “serviranno pure a qualcosa”.
    Aspetto altrettanto “importante”, il potere di acquisto della moneta americana “deve essere mantenuto ad ogni costo” altrimenti i tesoretti di vassalli, valvassori e valvassini si deprezzerebbero quel tanto da comprometterne l’ubbidienza ovunque.
    Poveri marò, se sapessero che sono stati consegnati alle autorità indiane per fungere un domani da uno dei tanti casus belli in preparazione …

  • leopoldo

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    Pagani, farà un giretto pure a cuba. Penso che india e cina stiano perdendo il business del disinquinamento è li che si gioca una partita economica con infiniti risvolti.

Commenti chiusi

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