Aldo Giannuli
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Aldo Giannuli

Aldo Giannuli

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Commenti (10)

  • Alessandro

    |

    Ho trovato molto interessante l’articolo e mi permetto di intervenire solo su un – aspetto in particolare – per partecipare al dibattito e offrire la mia esperienza.

    Oltre all’italiano e all’inglese parlo in giapponese e l’indonesiano.
    È su queste due ultime lingue che vorrei spendere due parole.

    Il giapponese è un esempio perfetto di lingua in grado di filtrare e annettere a sè qualunque cosa serva ai suoi parlanti per interagire tra essi e col mondo esterno. È una delle poche lingue che nella sua pratica scritta accetta senza arrossamenti di sorta segni grafici cinesi, autoctoni, latini, greci, numeri arabi, e a quanto mi risulta abbia consegnato al mondo (o per lo meno battezzato) il fenomeno dgli “emoji”. In particolare questo ultimo fenomeno (che per il suo periodo iniziale ha appunto adottato i segni greci per costruire facce e faccette di ogni tipo) dimostra a mio avviso come, pur aldilà di una cosciente partecipazione globale, il giapponese sia una lingua più viva di altre, moderna e capace di servire nuove strategie comunicative ai suoi parlanti – e forse per risulta anche al mondo intero attraverso il canale della comunicazione su Internet.

    Ci si chiede sempre perchè l’inglese sia così poco parlato in un Paese pur avanzato come il Giappone. Un motivo è la lontananza culturale percepita in Giappone (dalla popolazione) col mondo occidentale. Su questo si potrebbe scrivere per anni ma fidatevi per ora di quanto dico. Un secondo motivo tecnico non indifferente è il repertorio fonologico del giapponese che consta incredibilmente di solo cinquanta suoni! Questo punto in particolare rende ai giapponesi lo studio di altre lingue difficoltoso, imbarazzante per alcuni e soprattutto antieconomico da un punto di vista dei “suoni necessari a parlarle” e fissa il giapponese su un podio inarrivabile di minimalismo fonologico. Credo che un altro motivo reale sia che il giapponese è di per sè molto più avanti con lo sguardo di altre lingue più tradizionalmente ritenute globali. Il suo minimalismo fonologico fa sì che tutti gli sforzi necessari per arrivare a un livello di comunicabilità accettabile avvengano nel reame della lingua scritta, dove il giapponese ha nei secoli operato miracoli e dove sembra trovarsi a suo agio in quest’epoca di Internet in cui, se si parla di lingua globale, è ovvio che ci riferiamo in primo luogo a una dimensione scritta della lingua e una “versione online” del giapponese potrebbe tranquillamente rinunciare alla sua forma ideografica per rendersi leggibile agli occhi latini del mondo. In quanto parlante giapponese potrei dire che esso non avrebbe nessun vero problema tecnico a diventare lingua globale e anzi, la sua capacità sincretica descritta più sopra e la sua pronuncia tanto facile – da essere imbarazzante! – potrebbero decretare un giorno tale risultato. Ovviamente per arrivare a un tale risultato occorre anche una spinta politica sostenuta e una coscienza internazionale che il giapponese per adesso non ha. Anche se “manga” e “anime” e altro potrebbero stare già operando a livello globale un suggerimento di… rotta il cui risultato potrebbe apparirci tra un’altra ventina d’anni. Ma fin qui vi ho parlato di fantasie futuristiche per darmi il motivo di descrivervi una realtà linguistica che a molti è sconosciuta.

    L’indonesiano è a mio avviso un altro miracolo linguistico. Con un po’ di divertimento sui libri un italiano medio è in grado di parlarlo con soddisfazione in una settimana. Anche in questo caso si tratta di una lingua che impone un repertorio fonologico facile da adottare, una grafia ormai quasi totalmente latina (sebbene e giustamente resistano grafie originali e arabe), costruzioni grammaticali elementari ma potenti e soprattutto si tratta di una lingua che ancora oggi apre porte alternative impensabili visto il numero e la qualità dei suoi parlanti. Oltre a essere parlato in “Indonesia” esso è parlato in Malesia, Cina meridionale e in alcune parti dell’Australia costiera. [Addirittura mi pare di ricordare che resista una antica comunità anche in Africa!] E sì, perché l’indonesiano è una “lingua di mare”, nel senso che fu imposto agli Indonesiani per garantire l’unità politica del Paese (arcipelago) appena costituito, nel quale si parlavano 3500 lingue diverse (!) e sulla Rete del mare l’indonesiano è cresciuto e si è affermato. Su una base grammaticale malese (gestibile anche da anziani non scolarizzati) si sono incastonate espressioni locali e vocaboli di ogni provenienza, pur senza diventare un miscuglio indigesto di ingredienti.

    Vi chiedo scusa per essermi dilungato su due lingue a me care, ma ho sentito il bisogno di allargare, e di molto, il raggio di questo post italocentrico all’Asia, senza però cadere come spesso capita nella rete della Grande Cina, la cui lingua, sempre a mio avviso, non ha le caratteristiche uniche e “globali” di giapponese e indonesiano.

    Sì, se mai l’inglese dovesse vacillare io credo che ci sono dei prontissimi aspiranti al trono in attesa nei posti più impensabili pronti a prendere il sopravvento secondo dinamiche ancor più inimmaginabili.

    Del resto lingue e linguaggi sono virus e come tali circolano e infettano le aree geografiche.

  • Marco

    |

    Caro Aldo, potresti fare un esperimento su questo blog: iniziare a pubblicare pezzi in latino e monitorare il numero di accessi e la loro provenienza geografica

    • Aldo Giannuli

      Aldo Giannuli

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      temo che la base di partenza sarebbe troppo piccola e debole per avere risultati significativi, infatti anche i pezzi in ingkese che talvolta ho pubblicato non hanno avuto affatto risultati apprezzabili, anzi inferiori alla media dei pezzi in italiano

  • leopoldo

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    qualsiasi sia l’idioma, rimane una questione di fondo che è la velocità di apprendimento cioè quando i parlanti diventano autonomi nel suo utilizzo e riescono a scambiarsi informazioni, sopprattutto pettegolezzi come sostiene yuval. L’idoma vincente è quello che rimane vivo, comprensibile.

  • giandavide

    |

    noto che si preferisce scrutare gli infiniti mondi possibili anzichè partire da ciò che c’è al momento.
    non sono un grande fautore dell’inglese, ma per essere cittadini informati su ciò che succede nel mondo è una lingua decisamente più utile del cinese. per il resto un qualsiasi italiano, se ha voglia, può imparare lo spagnolo in tempo un cazzo in un qualsiasi momento della sua vita. imporlo a scuola come lingua veicolare danneggerebbe l’italiano molto di più che l’inglese, e probabilmente sarebbe lo stesso con il latino, che di fatto si sostituirebbe all’italiano o lo trasformerebbe in uno slang

  • BOBD

    |

    Sinceramente non ho capito il senso di questo articolo: se si vuole fare una proposta concreta per togliere all’inglese il ruolo di lingua veicolare si sta delirando,credo che l’inglese (o più precisamente una sorta di “basic english”,”globish” o “inglese semplificato”) abbia raggiunto un punto di non ritorno: chi glielo va a dire agli USA,all’UK e all’India che la loro lingua ufficiale non è più la lingua franca? E chi glielo va a dire ai governi di Cina ed EU che tutti i soldi che hanno stanziato per far imparare quanto meno i rudimenti di inglese alle loro popolazioni in età scolare sono soldi buttati nel cesso? E chi gli va a spiegare a quella fetta di popolazione globalizzata (tra cui rientrano anche le élite economiche e finanziarie) che usano l’inglese per comunicare di imparare un’altra lingua che l’inglese è fuori moda? E chi si prenderebbe la briga di riscrivere tutto il gergo di internet le cui espressioni più diffuse (lol,imho,wtf) derivano tutte dall’inglese? Per non parlare del mercato musicale internazionale ormai quasi interamente in inglese. Mi fermo qui ma potrei andare avanti all’infinito.

    Se si vuole fare un discorso puramente teorico di quale sia la miglior lingua franca possibile escluderei di certo il latino primo perché ha una grammatica moolto più complessa di quella inglese secondo perché le popolazioni neolatine sarebbero notevolmente avvantaggiate. Ma rimane un dibattito del tipo “quanti angeli riuscirebbero a stare in piedi sulla punta di uno spillo”.

    • Aldo Giannuli

      Aldo Giannuli

      |

      non mi pare che tu abbia un grande senso della storia….

      • BOBD

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        Lasciando perdere il mio senso della storia,le sembra uno scenario possibile,per lo meno nel breve-medio termine che l’inglese venga “scalzato” dal suo ruolo di lingua franca e rimpiazzato dal latino? Non è una domanda retorica,chiedo.

        • Aldo Giannuli

          Aldo Giannuli

          |

          per la storia mezzo secolo è un tempo molto breve e l’egemonia complessiva dell’inglese dura giusto da una sessantina di anni. Lei deve mettere nel conto molti fattori: i diversi tassi di fertilità delle popolazioni, le variazioni negli equilibri di potenza, i trend economici di lungo periodo, gli slittamenti linguistici che favoriscono o ostacolano la penetrazione di una lingua,le variazioni di influenza culturale di ciascun paese (cinema, letteratura ecc.) e, infine, le decisioni dei goiverni e le convenzioni internazionali. Non penso affatto che l’inglese declinerà in dieci, venti o trenta anni e non sono neppure sicuro che declinerà dopo e non ci sarà una lunga fase storica di dominio linguistico dell’inglese (tanto è vero che dico chiaramente che occorre studiarlo e meglio. Dico solo che questo non è scontato e che noin si capisce perchè, nello stesso tempo, l’italia debba rinunciare a difendere il suo spazio di influenza culturale arrendensosi senza condizioni.
          Per quanto riguarda il latino: potrebbe essere, appunto, la scelta del blocco neo latino (America medidionale, Spagna, Portogallo, Francia Italia, Chiesa Cattolica e relative aree linguistiche ex coloniali come il Canada e l’africa francofona ecc) ad adottarlo come propria lingua veicolare e si tratterebbe già della prima lingua del Mondo nel giro di pochi decenni -stiamo parlando di una base di oltre 1 miliardo e mezzo di persone-. La cosa avrebbe anche l’effetto di creare non pochi problemi interni agli Usa. Ovviamente non parlo del latino classico che ha una grammatica ed una sintassi molto complesse ma di una versione attualizzata e molto semplificata, esattamente come per il basic english.

          • Giovanni

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            Magari!!!

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