Aldo Giannuli
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Commenti (6)

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    Massimo Copetti

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    Interventi militari, bombardamenti aerei e tentativi di rovesciare governi in carica da parte degli Usa negli ultimi 30 anni: Libano ’82-84, Grenada ’83-’84, Filippine ’86, Libia ’86, Iran ’87-88, Libia ’89, Panama ’89-’90, Iraq ’91, Kuwait ’91, Somalia ’92-’94, Iraq ’92-96, Bosnia ’95, Iran ’98, Sudan ’98, Afghanistan ’98, Serbia ’99, Afghanistan 2001, Iraq 2003, Somalia 2006-2007, Libia 2011.
    L’elenco coincide in parte con quanto fatto da Israele, che tra le altre cose ha invaso il Libano nel 1982 (occupandolo fino al 2000) e nel 2006, ha bombardato a più riprese Siria ed Egitto, senza contare le operazioni contro i palestinesi nei territori (Operazione Arcobaleno 2004, Piogge estive 2006, Inverno caldo e Piombo Fuso 2008-2009) o contro civili in acque internazionali (Freedom Flotilla, 2010).
    Sia gli Usa che Israele hanno usato, in tutto questo, proiettili all’uranio impoverito, bombe a grappolo, alla grafite, al fosforo bianco e altre armi di distruzione di massa (inclusi ordigni nucleari a bassa intensità, vedi Libano 2006).
    L’unica guerra che ha fatto l’Iran è stata quella in cui ha dovuto difendersi da Saddam, quando ancora Rumsfeld gli stringeva la mano.
    Che Adorni ci voglia convincere che in realtà è l’Iran a portare avanti una politica estera aggressiva, è libero di farlo, ma mi lascia un po’ perplesso. Anche perché quella delle armi di distruzione di massa fu già raccontata – riferita a Saddam – da Powell all’Onu nel 2002, e tutti sappiamo quanto fosse veritiera.

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    Lorenzo Adorni

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    Gent. Massimo,

    Non ho nessuna intenzione di convincere nessuno che l’Iran sia una minaccia. L’Iran è un attore regionale percepito come minaccia da altri attori regionali,quali Israele, Stati Uniti, Egitto, Arabia Saudita. Solo per citarne alcuni. Non è mio interesse “vestire” una divisa e supportare le tesi di una o dell’altra parte. Ho cercato solo di esporre i punti di vista degli altri attori regionali e come loro percepiscono l’Iran. Se per qualche ragione, non sono stato chiaro, in alcune parti, me ne scuso.
    La mia persona opinione, se vuole conoscerla è che l’Iran rappresenti oggi una importantissima occasione di dialogo, cercando accordi che non portino al conflitto.
    Saluti.

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    Massimo Copetti

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    Egr. sig. Lorenzo,
    non volevo mancare di rispetto nei confronti Suoi o della Sua posizione e se sono apparso scortese me ne scuso. La ringrazio quindi per aver risposto di persona al mio commento.
    Probabilmente ho frainteso il senso dell’articolo, ma una nuova lettura non mi ha dato un’impressione tanto diversa, perché la Sua analisi parte da un ragionamento di fondo che a mio parere andrebbe rovesciato. Lei afferma che “Da circa un decennio è in corso un rinnovato tentativo, da parte della teocrazia iraniana, di porsi come principale attore politico regionale. Un obbiettivo perseguito tramite una politica estera a tratti aggressiva, volta all’espansione delle proprie sfere di influenza.”, che ribadisce in chiusura: “In via definitiva la politica estera iraniana è stata chiaramente espansiva e aggressiva, durante lo scorso decennio”. Se ho ben compreso, a Suo parere i vertici del regime percepirebbero un accerchiamento dovuto a numerosi fattori esterni e questa insicurezza avrebbe quindi suggerito una controffensiva in Iraq, Siria, Palestina e Libano, infine la decisione di portare avanti il programma nucleare.
    Andiamo per ordine:
    – nell’ultimo decennio in Medio Oriente, a portare avanti un’offensiva sono stati Usa e Israele, non l’Iran. La campagna contro l’”Asse del male” ha, e la cosa appare ormai in tutta evidenza, come obiettivo la chiusura del cerchio attorno a Teheran: non c’è Paese confinante con l’Iran nel quale non ci siano basi militari americane. Tra questi anche il Pakistan, primo alleato di Bush e dell’Occidente nella guerra al terrorismo (anche se negli ultimi anni la sua situazione interna si è complicata non poco). Ormai il regime iraniano è completamente isolato, e non può più contare nemmeno, in caso di attacco, sull’aiuto del moribondo Assad. Più che di percezione di accerchiamento, parlerei quindi di morsa d’acciaio stretta attorno al regime islamico, che è costretto alla difensiva e al gioco di rimessa da ormai un decennio.
    – il tentativo di inserirsi nelle vicende irachene e afghane, così come quelle libanesi, sono tutti successivi ad interventi occidentali. Libano, Iraq, Afghanistan: tre Paesi che Usa e Israele hanno bombardato negli ultimi dieci anni e che, per ragioni geografiche o politiche, interessano da vicino l’Iran. Un caso?
    – Le varie potenze che dicono di temere l’Iran (praticamente la totalità degli Sati dell’area del golfo) fanno tutte parte del blocco politico e militare guidato da binomio Usa-Israele: Pakistan, Turchia, Egitto, Arabia Saudita, (che Lei stesso ha citato) Emirati vari. Ovvero tutti tranne Russia, Cina e India, potenze autonome dall’occidente, se non rivali.
    – Come l’invasione dell’Afghanistan e l’impresa irachena erano state pianificate ben prima dell’11 settembre, allo stesso modo l’insofferenza verso l’Iran è vecchia di decenni ed è antecedente all’avvio del programma nucleare iraniano. Non dimentichiamoci con quale felicità Tel Aviv e Washington applaudirono la dichiarazione di guerra di Saddam del 1980 (diciamo così per non essere maliziosi).
    – La questione del programma nucleare. Che l’obiettivo dell’Iran sia ottenere la bomba atomica è tutto da dimostrare, e i cartoni animati mostrati da Nethanyau all’Onu sono, se possibile, ancora più buffi delle provette da piccolo chimico della Clementoni, che Powell mostrò come prove contro l’Iraq nel 2002. Negli ultimi 20 anni abbiamo assistito a molte guerre, ma in nessuna di esse le accuse che alla vigilia dell’intervento erano state rivolte contro il regime di turno sono poi state confermate alla prova dei fatti.
    – Mettiamo che l’Iran stia veramente cercando di procurarsi la bomba atomica. Per quale motivo non dovrebbe averne il diritto, dato che è circondato da una serie di Paesi, molti dei quali dotati di non una, ma di decine di bombe atomiche, che da trent’anni non fanno altro che minacciare di muovergli guerra? Qualora volesse procurarsi un deterrente sarebbe più che comprensibile: nelle attuali condizioni, una soluzione difensiva piuttosto logica, che non implica nessuna strategia espansionistica.
    – Lo spauracchio di un regime composto da pazzi fanatici, pronto a cancellare l’umanità dalla faccia della terra se non fermato in tempo, ormai non regge più. Abbiamo visto quale reale pericolo rappresentassero Milosevic, Saddam o i talebani o lo stesso Gheddafi. Sappiamo che i rapporti commerciali tra Iran e Paesi europei (Italia in testa) sono molto intensi, nonostante le sanzioni. Anche se gli ayattolah volessero procurarsi la bomba, non si capisce di quale interesse potrebbero avere a colpire per primi. Privi di alleati, si troverebbero contro anche quei pochi Paesi che si mantengono ancora su posizioni neutrali.

    Le mosse iraniane degli ultimi anni a me sembrano dettate dal disperato tentativo di ottenere qualche alleato e uscire dall’isolamento, per puro istinto di sopravvivenza. L’Iran è un Paese enorme, ricchissimo di risorse, non solo petrolifere, e si trova in una zona strategica nevralgica per il controllo politico, militare ed energetico dell’intera Asia.
    A quanto pare questa è una colpa, perché Tel Aviv e Washington sembrano mal sopportare l’emergere di una potenza nel regione medio-orientale, come avrebbe potuto essere l’Iraq.
    Ho l’impressione che se stiamo qui a parlare di possibile attacco o di attacco imminente, e non di guerra in corso o terminata, è solo perché l’Iran non è né la Serbia né l’Iraq: condurre una guerra asimmetrica, nei termini auspicati dagli strateghi del Pentagono, fino ad adesso non è stato possibile. Lo sarà probabilmente nel prossimo futuro, quando le sanzioni e il sostegno politico ed economico agli oppositori interni cominceranno a fare il loro effetto.
    Ma che l’Iran sia un obiettivo dichiarato da oltre dieci anni, anzi dal 1979, e che l’unica offensiva in corso nel Medio Oriente sia quella israelo-americana, mi sembrano affermazioni difficilmente discutibili.
    Anzi, mi sembrano il punto di partenza obbligato di qualsiasi analisi.
    Ovviamente questa è la mia personale opinione, che spero di non aver espresso in modi irrispettosi o eccessivamente polemici.
    Distinti saluti

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    Zeno Siclari

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    Buongiorno! Ho letto l’articolo del signor Adorni, purtroppo non sono molto preparato sull’argomento quindi evito di fare supposizioni o commenti inadeguati; volevo solo proporre questo link del sito di Limes, dove si parla del medesimo argomento con alcune considerazioni anche sulla situazione politica interna dell’Iran e non solamente di quella estera. Le due infatti, come emerge dall’articolo, sono strettamente e ovviamente correlate. http://temi.repubblica.it/limes/iran-intervento-militare-compromesso-storico-o-rinascimento-persiano/39222?com=39222#scrivicommenti

    Zeno

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    Lorenzo Adorni

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    Gent. Zeno, grazie per la segnalazione.
    Per motivi di spazio stiamo divendo le tematiche e la questione iraniana in più interventi. Come lei dice la politica interna è un fattore importante. Fondamentale. E’ uno dei motivi per cui credo non vengano prese iniziative militari prima delle prossime elezioni in Iran. Le trattative in corso fra USA e Iran potrebbero anch’esse portare ad un cambiamento nell’ottica delle prossime elezioni interne iraniane.

    Seguiremo la vicenda da vincino.

    Nel frattempo può trovare il seguito di questo articolo qui: http://www.laboratoriolapsus.it/contributi/programma-nucleare-iraniano/

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