Aldo Giannuli
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Aldo Giannuli

Aldo Giannuli

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Commenti (18)

  • Gherardo Maffei

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    Tutto ciò che lei saggiamente denuncia in questo suo scritto, ha solo un marchio d’infamia indelebile,ed é il frutto avvelenato delle fonti fin dal suo sorgere di questa repubblichina serva degli USA, morta annegata in un oceano di scandali e corruzione. E’ la fase terminale della malattia del resistenzialismo e dell’oltranzismo di sinistra, che fin dal 1945 ha esercitato ed esercita tuttora (vedi la recente liberticida legge antirevisionismo) di fatto la dittatura del pensiero unico in Italia. Cinema,cultura,libri,giornali,rotocalchi, televisioni, comici,attori,intellettuali,giornalisti, hanno sbeffeggiato per decenni l’autarchia culturale del “bieco ventennio”.Ma non basta ora studi demografici lanciano l’allarme, l’Italia che detiene il primato al mondo della denatalità, é un triangolo rovesciato, ove alla base della piramide vi é una minoranza di giovani precari o disoccupati che devono mantenere la maggioranza degli italiani, composta da ultra sessantenni pensionati, per cui gli immigrati sono indispensabili per evitare la catastrofe sociale inevitabile, che entro breve ci attende.Rammento bene quanto dilegio e quanta stupida ironia tenuta dal “culturame di sinistra” sulla campagna di incremento delle nascite che fu sostenuta, durante il “bieco ventennio”. Ma quando dico io uno storico libero e onesto inchioderà alle proprie responsabilità i responsabili ?

  • ilBuonPeppe

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    Concordo al 100%.

    “dall’Impero vengono sempre lingua, moneta e diritto”
    – lingua: vedi sopra, non siamo messi bene
    – moneta: fatto
    – diritto: fatto (le norme comunitarie sono considerate di livello superiore alla Costituzione)

  • Giovanni Manara

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    Nel nostro paese purtroppo malandato si è perso il senso della misura tutti parlano in inglese, fa snob e da importanza,fa figo come dice lei, l’ultima riforma del lavoro viene chiamata jobs act tanto per dirne una. leggo che è segno di ( civiltà?) guardare i film in lingua originale, ho lavorato per 25 anni in una ditta di trasporti dove le comunicazioni aziendali vengono scritte con termini in inglese, per non parlare delle presentazioni dei relatori ( i presenti? tutti italiani). È altrettanto vero che con l’introduzione dell’era informatica e con internet l’inglese è la lingua dominante mi sta bene e cerco di arrangiarmi, ma qui si sta esagerando. Non so se questa tendenza potrà cambiare, dubito. Ormai l’egemonia anglosassone ha preso il sopravvento (e guai farlo notare passi da ignorante) ma credo che serva solo a coprire le nostre lacune a mascherare le nostre deficienze, o forse ci si vergogna di essere italiani, parlare in inglese ci fa sentire più importanti. Una volta mi incazzavo ora sono solo rassegnato.

    • Aldo Giannuli

      Aldo Giannuli

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      non è il caso di rasegnarsi: sul piano storico mezzo secolo è un attimo che ha scarso peso, e l’egemonia americana ninb dura da molto di più…

  • mattia

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    Stiamo parlando di un Paese in cui il Presidente del Consiglio (premier…) annuncia la “Riforma dell’education” (da restare allibiti) subito dopo il “jobs act”, mentre la Presidente(ssa?) della Camera istruisce scrittori e giornalisti su quale sia il linguaggio corretto da usare; un Paese in cui la maggior parte della popolazione pensa che usare il congiuntivo sia desueto, anzi, “fuori moda”, forse addirittura snob, senza che nessuno mai ricordi che il linguaggio, il pensiero, “il logos”, sono tutt’uno, e che privarsi d’un tempo verbale ipotetico significa privarsi d’un mezzo d’investigazione del reale…. ma è coerente così, mentre il succitato “premier” osanna “House of Cards” la letteratura è diventata orpello d’altri tempi e il mestiere dello scrittore è stato assorbito da quello del calciatore o del cuoco, quest’ultimo a sua volta assorbito da chissà che….
    Guardate la lista dei best seller un attimo, mettetevi le mani nei capelli (se siete abbastanza fortunati da averli ancora), fate un respiro profondo, e poi ritornate a leggere Proust.

  • giandavide

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    l’anglofonizzazione è chiaramente un epifenomeno dei processi di aziendalizzazione della nostra società. difficile creare le condizioni perchè si affermi la lingua italiana in un quadro istituzionale che vede il manager come stadio evolutivo finale dell’uomo.
    e il capo della cosiddetta “unica opposizione possibile” d’altra parte è lo stesso che va in piscina con il manager briatore.
    quindi professore si consoli: nell’italia del futuro non servirà sapere parlare l’inglese, basterà dire frasi sconnesse che abbiano una vaga somiglianza con dei suoni anglofoni e il gioco è fatto: la vendetta degli italiani sarà quella di stroppiare la lingua inglese ritrasformandola in italiano

    • off

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      da che pulpito…

      Giandavide “afternoon tea” con GiuliaSofia.

      • giandavide

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        risposta ridicola. io da privato cittadino potrei frequentare chiunque. mentre un leader politico di opposizione non dovrebbe frequentare briatore e farsi fotografare con lui mentre fa il bagnetto.

        • Roberto B.

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          Eh, Grillo, Grillo! Non ha ancora capito come si deve comportare se vuole il voto di giandavide. Cominci anzitutto a selezionare con più attenzione le persone da frequentare.
          E poi, queste vacanze a Malindi: sono uno schiaffo alla miseria, ai giovani disoccupati ed agli elettori del Movimento! Alassio o Bordighera non andavano bene? Un po’ di sobrietà, che diamine! Ci manca solo che vada a sciare al Courmayeur!

          • giandavide

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            il punto è se si vogliono cambiare le cose o no. è chiaro che se vi va bene come è distribuita la ricchezza in italia vi va bene tutto. solo non capisco come possiate definirvi opposizione, dato che siete per la perpetuazione dell’esistente (perchè dei ricchi non biosogna parlar male, dato che nella nostra socuietà i soldi si fanno solo per meriti morali). però se poi ti pignorano la casa non te la prendere con me

    • leopoldo

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      il problema è che continuano ad esserci, primi ministri e ministri, che negli incontri internazionali e pubblici insistono a parlare in inglese invece di usare l’italiano, ma slavi-ni non è una soluzione.
      Se alla corte internazionale che forse tratterà il caso dei marò trattenuti in India presento i documenti e interrogazioni in inglese e indi ma non in italiano, e lo faccio solo per risparmiare, perché gli indù dovrebbero avere qualche considerazione di un paese che trascura il proprio idioma come documentazione.
      Un politico all’estero si presenta meglio parlando il proprio idioma in modo corretto dove a casa tutti sono certi di ciò che dice quando fa dichiarazioni pubbliche, non facendo discorsi pieni di storpiature, errori, incomprensioni buoni solo a confondere le idee.

    • Roberto B.

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      Questo è il vecchio e mai abbastanza deplecato discorso dei vecchi missini, aiutati spesso anche da qualche “comunista COSIIIII”, per dirla alla Verdone, i quali sostenevano che i veri comunisti dovrebbero solo essere proletari, vivere in affitto in appartamenti di due stanze, e fare massimo una settimana di mare a Ostia, o simili.
      Se uno era benestante, oppure anche soltanto proprietario (anche se con mutuo trentennale) della casa dove abitava, eccoli subito starnazzare: allora? come la mettiamo? adesso sei anche tu un PADRONE, perciò devi tacere!

  • carlo63

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    Rifondazione…quante cazzate abbiamo fatto!!

  • Dafni Ruscetta

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    Professore,
    e che dire di quelle lingue regionali che avrebbero pari dignità – sebbene forse minore utilità – di qualsiasi altra lingua? Vivo in una regione, la Sardegna, con tratti culturali e identitari autonomi e molto forti. Qui il sardo, considerato una lingua vera e propria, è un mezzo per affermare il proprio senso di appartenenza a quella cultura. Pur riconoscendo l’enorme utilità, a fini pratici, dell’uso di lingue veicolari come l’inglese, non sarebbe forse opportuno e sacrosanto garantire – per legge – l’affermarsi e la sopravvivenza di idiomi che meglio contraddistinguano l’appartenenza culturale a ciascuna comunità territoriale? Non mi fraintenda, non sono uno di quelli che vorrebbe vedere l’Europa spezzettata in tanti piccoli stati nazionali – figurarsi, poi, in un’epoca in cui assistiamo alle crisi degli stati nazionali – ma almeno riconoscere l’autonomia culturale e linguistica…

    • Aldo Giannuli

      Aldo Giannuli

      |

      sono sempre stato favorevole al riconoscimento della dignità si lingua al sardo, e vedrei con favore un riconoscimento costituzionaleespokicito in questo senso dato che non è sufficiente l’attuale ordinamento

  • Leonilde

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    Concordo completamente con l’articolo.
    Sono basita venendo a sapere che anche il mondo accademico soffre di questo servilismo culturale verso l’inglese.
    Dovrebbe però sentire lo stile espositivo dei dirigenti di aziende private! Io lavoro in una azienda e faccio parte di una BU (business unit), il mio responsabile è un BM (business manager) e all’ultima riunione di bu ci hanno magnificato le grandi e progressive sorti dell’azienda dicendoci quanto ha guadagnato (logicamente ci hanno negato un aumento del massimale del premio di produzione) con discorsi talmente infarciti di termini pseudo inglesi, da non capire nulla di quello che volevano dire!
    Alcune espressioni inglesi sono obbligate perché legate a tecnologie inventate da loro, ma la maggioranza delle espressioni sono del livello di “exotic fruits beach manager” per indicare l’omino del cocco bello!

  • Pietro Speroni

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    Professor Giannuli, per una volta le do del lei, io sono un ricercatore a contratto. Ho lavorato in Italia, Inghilterra, Irlanda, Germania, Portogallo, e sono stato visiting researcher in Canada. La differenza tra paesi in cui le lezioni (soprattutto a livello di dottorato) erano in inglese rappresentava la differenza tra il poter partecipare alla vita accademica locale o essere tagliati fuori e poter solo interagire con il proprio gruppo di ricerca. Richiedere che le lezioni siano solo in Italiano vuol dire limitare la possibilità di espatriare degli studenti, limitare la possibilità di ricercatore esterni di partecipare, anche a concorsi, limitare le possibilità dell’istituto di essere parte di quel dialogo accademico mondiale che sta portando avanti la civiltà umana. In un momento peraltro in cui rischiamo cataclismi terribili. Non ho parole per esprimere la miopia di questa posizione. Guardi al suo blog, quante delle discussioni riguardano l’Italia (in fondo un paese secondario nello scenario globale) in un momento in cui la partita a scacchi si gioca tra USA, Russia, Isis, Cina, India, Brasile, Opec, Europa…. Bisogna aprirsi, e per questo è inevitabile parlare, scrivere, pensare in inglese. L’inglese ha di buono che è relativamente facile da imparare. Viene imbastardito in mille modi diversi e è quasi sempre comprensibile. Insomma mi trova completamente contrario. D’altra parte sono convinto che la sua posizione sia non solo fallimentare (per l’Italia) ma senza futuro. Nel senso che mi aspetto che prima o poi una posizione europea che richieda a certi istituti di parlare in inglese. Per esempio richiedendo che se si chiedono soldi europei bisogna fare almeno x% di lezioni in una lingua estera. D’altra parte, se uno studia opera lirica l’italiano lo deve sapere. Se studia teologia il latino lo deve sapere. Se studia filosofia il tedesco è utile (ma mi dicono non più indispensabile). Ma per le scienze davvero non si può prescindere dall’inglese.

    • Aldo Giannuli

      Aldo Giannuli

      |

      caro Speroni diamoci pure del lei: intanto mi pare normale che in inghilterra e Canada si parli in inglese (anche in India se è per questo), ci mancherebbe altro. ma a parte il fatto che la stessa strada non è seguita da molti altri paesi come la Russia, la Francia e diversi paesi di lingua spagnola (ed anche quelli dell’Isis che Lei cita fra quelli che giocano la partita mondiale, credo che saqrebbero di diverso parere), mi permetta di farle presente:
      a. che non ho mai detto che non si debba conoscere e studiare l’inglese ed, infatti, nell’articolo lamentavo che il CdF cui partecipavo aveva bocciato la richiesta di un ricercatore di madre lingua avanzata dai docenti di quel gruppo.
      b. Io non confonderei i corsi didattici con le attività di ricerca, è normale che un ricercatore debba parlare nella lingua più conosciuta dal gruppo di ricerca di cui faccia parte (ed è molto probabile che questo sia l’inglese)ma questo non è affatti indispensabile per un corso a degli studenti. Aggiungerei, però che il modo migliore è quello di un corso di studi in un paese di lingua inglese e forse aumentare le borse per gli Erasmus sarebbe una cosa saggia
      c. l’inglese è facile da èalare se, appunto, lo si riduce alla funzione basica (magari sufficiente per uno scambio di opinioni) ma l’inglese, quello vero, è connotato da un nutritissimo numero di espressioni idiomatiche che dubito siano così conosciute anche dal corpo docente
      d. Se uno studia l’opera lirica deve sapere l’italiano e se teologia (o letteratura latina) deve conoscere rispettivamente italiano e latino, ma non mi risulta che le lezioni in proposito siano date in italiano (se all’estero) o in latino (dappertutto) ed anche la filosofia mi pare che non si insegni in tedesco.
      e. è tutto da dimostrare che gli studenti imparimo meglio l’inglese se i corsi sono fatti in quella lingua quanto piuttosto frequentando un corso fatto come si deve di lingua infglese e magari biennalizzato
      f. Lei, nella sua visione tutta accademica trascura che in questo modo si creano due lingue: quella dell’accademia e quella del mercato con effetti sociali devastanti che non prende neppure in considerazione.
      da ultimo le faccio una proposta (la feci a suo tempo in un organo accademico e fu accolta dal gelo universale) : che ne dice di svolgere in inglese le discussioni sulle chiamate dei vincitori di concorso, sulla divisione dei contratti fra i diversi istituti, per l’elezione del Direttore di Istituto o del Rettore? Provi e mi faccia sapere come va

      Quanto all’eventualòe direttiva europea non so se ci si arriverà davvero ma ho i miei dubbi, in compenso di sono speranze che la Ue vada in malora molto prima.
      Cordialmente suo
      Ag

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