Aldo Giannuli
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Commenti (7)

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    Francesco Papa

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    Caro professore condivido moltissime cose di quanto Lei afferma in questo articolo. La principale delle quali è che il movimento divenne partito almeno a partire dal suo ingresso in massa nel Parlamento, nel 2013. Condivido pienamente, anche se in modo più cinico, che gli attuali vertici, che tali sono, insigniti di dignità ministeriale, e/o parlamentare, possono ignorare ogni pulsione di Davide Casaleggio, ove questo tentasse di riportarsi nella traccia utopistica e machiavellicamente inattuabile del padre. Rimangono assenti, nello strumentario dei vertici, alcuni possibili interventi tattici che gli darebbero migliori possibilità operative. Per esempio, cito una decisa lotta all’infame sistema elettorale maggioritario dei comuni e delle Regioni, che li penalizza oltremodo e costringe milioni di elettori ad assentarsi dalle urne per chiara mancanza di valore del proprio voto. Dovrebbero farla, ma sono preda di miti del passato. Analogamente, per ridurre il potere regionale e la legislazione concorrente, dovrebbero rilanciare le province, volute dalla costituzione, e capaci di esercitare localmente funzioni “statali”, fra cui scuola, strade e verde, ponendo un deciso ostacolo ai localismi e ponendosi in parallelo alle coesistenti prefetture. Anche in quel campo hanno bruciato i ponti alle loro spalle, privandosi di un potente strumento di partecipazione. Così purtroppo, non avendo in mano i potenti strumenti di espressione della volontà popolare possibili in questa epoca, il voto proporzionale, e il decentramento funzionale e non politico dello stato, sono costretti a immaginare ancora una democrazia diretta, di cui non conoscono ne la portato, ne gli effetti, ne sono in grado di dominare, se non per piccole quote.

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    foriato

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    Lo sbarco della nave M5S (marchio registrato) in Parlamento, per -presuntamente- “gestire il malcontento sociale”, “abolire la casta politica”, “tagliare i privilegi, ecc…”, è avvenuto per la tutela degli interessi di qualche Stato?

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    Costantino Rover

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    “ Infine: la selezione dei candidati con il metodo delle votazioni on line (oltre che porre problemi di manipolazioni esterne, come in passato si è verificato) ha prodotto una scelta che, per essere moderati, possiamo definire imbarazzante.“

    L’ultima volta hanno ovviato con la “selezione ferrea”.

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    Gaz

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    Niente paura ! Per i 5* ci sono pur sempre i buoni e ascoltati consigli del lussemburghese Junker.
    Ora che perde la poltrona europea, potrebbe riciclarsi come mentore dei gialli.
    Mal che vada, potranno, riottosi, consultare (rigorosamente gratis !) Frau Merkel.
    In ultima analisi c’è Renzy, cui ricorrere. In materia di sconfitte è un’autorità riconosciuta.
    Junker e Berlusconi insegnano che il partito liquido si può fare. Tutto sta a vedere quanta e quale liquidità si usa. P. es. Macron ha usato quella degli Emirati per i libici.
    Non sarà per caso meglio andar tutti ad un concerto della folk singer Virgin Rays e poi tornar a casa?

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    Giovanni Talpone

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    Riassumerei così i problemi organizzativi di qualsiasi partito democratico:
    1) La realtà politica da affrontare è sempre più complessa e sono necessarie tanto competenze generali (di sintesi) quanto particolari (di analisi e di approfondimento) per affrontarla
    2) Questo dato di fatto viene sfruttato dai gruppi dirigenti per gestire in modo opaco e a proprio vantaggio le scelte politiche effettive
    3) La democrazia diretta, resa molto più facile dagli strumenti elettronici, sembra una soluzione, ma funziona solo per argomenti in cui tutti sono sufficientemente competenti per esperienza più o meno diretta (es. i referendum su divorzio e aborto tenuti negli anni Settanta); a parte questi casi speciali, in cui in ricorso alla democrazia diretta è ragionevole e pertanto doveroso, si rischia di far decidere su argomenti specialistici una maggioranza di persone non in grado di farsi un’opinione fondata su solidi fatti, e quindi esposta alla manipolazione tramite fake news (es. la campagna No Vax, il metodo Stamina… negli USA il creazionismo ecc.)
    4) Quindi, più importante della democrazia diretta, è essenziale la presenza, dentro e fuori il partito, di esperti indipendenti che facciano da raccordo fra complessità delle scelte politiche e opinione pubblica (a incominciare dall’opinione di militanti di base). Come esempi attuali, porterei la rivista Valori, il blog di Vittorio Agnoletto, i dossier di Legambiente… ce ne sono molti altri, per fortuna
    5) Un forte indicatore della crisi di democrazia dei partiti è proprio la distanza tra tale produzione culturale e i processi decisionali apicali dei partiti: insomma, non si capisce mai bene a chi i decisori credano veramente, cosa realmente capiscano di quanto viene detto loro e attraverso quali processi mentali e organizzativi si arrivi alle scelte politiche operative. Questa assoluta opacità è il punto critico su cui ogni proposta di democratizzazione organizzativa dovrebbe intervenire.

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