Aldo Giannuli
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Commenti (8)

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    Venceslao di Spilimbergo

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    Pur non concordando pienamente con l’Esimio signor Biondo, non posso che togliermi il cappello dinnanzi a questa sua fatica letteraria (resaci disponibile dal Chiarissimo Professore, cui rivolgo i miei saluti). Articolo raffinatissimo, meritevole di essere letto più volte per le molteplici interpretazioni/ analisi che riesce a generare. L’autore concorda in gran parte, consciamente o meno poco importa, con il pensiero dell’Ottimo Professore Salvatore Lupo: la Mafia è un potere parallelo a quello dello Stato, operante sul suo stesso territorio (il grande giurista Santi Romano e il sempre compianto Sciascia non avrebbero saputo sintetizzare meglio il fenomeno della cosiddetta “Cosa Nostra”); la Mafia e la Repubblica Italiana hanno combattuto una guerra tra loro… un conflitto portato avanti con tutte le modalità, tutti gli strumenti che una lotta “all’ultimo sangue” comporta; come per tutte le guerre è bene che gli “arcana imperii” rimangano celati alla cittadinanza, in quanto vi è il rischio che essa possa non comprenderli e/o accettarli anche se a suo tempo necessari. Ne consegue l’infondatezza (“… nessuna guerra è giudicabile dal Diritto” P. Togliatti), l’irrazionalità, la natura controproducente per l’interesse Nazionale di questo processo. Alla Corte d’Assise d’Appello e/o alla Corte Suprema di Cassazione rimediare al politicissimo protagonismo mediatico del tribunale palermitano e dei suoi Procuratori.
    Congratulandomi per il meritevole lavoro svolto, porgo i miei più sinceri saluti.
    I miei ossequi

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    Aldo

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    Perfettamente d’accordo. Gli strumenti legali sono insufficienti di fronte a problemi di questa portata (mafie, terrorismo).
    Divento matto quando sento straparlare di servizi segreti… “deviati”.

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    adamenzo

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    nel post non sono riuscito a trovare “l’oggetto del contendere”, ovvero cosa ci sia stato (o ci sia ?) come “premio” per la mafia nella cessazione della sua guerra condotta contro lo stato.
    si dà invece per scontato che la mafia abbia fatto tutto da sola, senza neanche un aiutino negli attentati più importanti (falcone e borsellino) o in quelli nelle “location” più improbabili per essa, come i georgofili o san Giorgio, quando lo stesso riina ebbe a definire l'”attentatuni” opera di servizi segreti, o sul luogo degli agguati si siano trovati prove della presenza dei servizi (il biglietto di capaci, il depistaggio per allontanare le indagini sul palazzo in costruzione dei fratelli graziano di via d’amelio, la creazione del falso colpevole scarantino da parte del questore-agente segreto la barbera ).
    si può escludere che la mafia, abbia avuto disco verde nel suo passaggio dalla lupara alla finanza (su cosa stavano indagando falcone e la giudice svizzera del ponte, obiettivi dell’attentato sventato all’addaura?) ed in cambio si sia intestata stragi e distruzione di monumenti commessi da altri (la falange amata, che rivendicava ogni attentato in orari di ufficio…..), il cui vero scopo era quello di imporre ed accelerare il processo di privatizzazioni e di smantellamento dell’industria di stato italiana a beneficio dei nostri migliori…alleati europei?
    d’altro canto, chissà in quali mani siano le “carte” del covo non perquisito (?) di toto riina e il leader messina denaro è ancora imprendibile…………
    altri analisti hanno indirizzato la propria attenzione in questa direzione.

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    Giovanni Davide Locicero

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    beh se è giusto che uno stato si comporti in modo autocratico e valichi i limiti della sua costituzione, basta che “risolva problemi”, credo che il paragone con mister wolf possa essere fatto anche per duterte o, perchè no, hitler. l’importante è che i mafiosi vengano trattati bene in carcere, casomai mettiamogli pure il telefono anonimo in cella così comunicano con i picciotti

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    Bodhisattva

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    Articolo chiaramente di elevato spessore anche sopra la media – già alta – di questo colto blog. Il suo autore dimostra non solo, cosa alla fine spesso anche gossippara, conoscenza dei fatti dettagliati del tal periodo storico italiano, ma anche e soprattutto una maturità umana molto rara: la capacità di vedere E ACCETTARE che la convivenza umana (quella dell’ordine e dei comfort) è letteralmente fondata sulla violenza più orrenda.
    Tuttavia, questa è allo stesso tempo una posizione paradossalmente superficiale e banale, tipica dei film (e della mentalità) americani, del “fino a dove sei disposto a spingerti”, de “il fine giustifica i mezzi” e via dicendo.
    Per parte mia, ammetto di non riuscire ad essere tranchant in merito, ma so solo che lo Stato di diritto non può compromettere fino a questo livello i principi esistenziali su cui è fondato. La mafia va combattuta e distrutta

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    Libero Ferrari

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    «Non si capisce nulla del nostro sistema di potere se non si è disposti ad ammettere che al di sotto del governo visibile c’è un governo che agisce nella penombra… e ancor piú in fondo un governo che agisce nella piú assoluta oscurità… un potere invisibile che agisce accanto a quello dello Stato, insieme dentro e contro, sotto certi aspetti concorrente sotto altri connivente, che si vale del segreto non proprio per abbatterlo ma neppure per servirlo. Se ne vale principalmente per aggirare o addirittura violare impunemente le leggi…
    (Norberto Bobbio, Democrazia e segreto, G.Einaudi editore)
    Che dice di nuovo lei oggi rispetto a quello che dicevano già sia Bobbio che Rodotà e altri ancora, studiosi o romanzieri che fossero?
    Francamente a me sembra di capire che sia più piccato per il fatto che un Pubblico Ministero sia intervenuto ad un convegno non suo piuttosto di riconoscere anche qui gli scanzonati criteri del “savoir vivre” che illustra con disincantata naturalezza. Cosa non dissero pure di Falcone che accettò l’incarico ministeriale offertogli dal socialista Martelli!
    Mi sentirei di ribatterle punto per punto e poi tarre, come finale ad effetto, la moralina conclusiva ma non ho intenzione di occupare a dismisura spazi non miei in cui, peraltro, vengo gentilmente ospitato a “scatola chiusa” in commenti di solito non brevissimi. Il suo articolo mi rimanda inoltre alla retorica del post-terrorismo quando si cercava di rinverdire il mito fondatore della Repubblica dicendo che lo Stato aveva sconfitto il terrore sanguinario con le armi della democrazia e della legalità. Senza cedimenti, si aggiungevai. Era palesemente non vero all’epoca e lo è molto di più oggi. La maggiore conoscenza attuale sta nell’aver individuato i meccanismi occulti e i protagonisti sotterranei (ma nemmeno troppo già allora). Non si sovrappongono verità processuale e verità storica solo perché non si rifaranno quei processi; ma io non vorrei portare i cognomi di quei ministri e presidenti del consiglio. La débacle dello Stato, allora, la stiamo pagando ancora. Senza sconti. Tant’è che oggi quello stesso Stato è ad un passo dalla delegittimazione, anche all’estero. Un altro aspetto che confonde, a mio avviso, è quello di identificare la politica che costantemente tratta e fa accordi con la mafia, con lo Stato che, in quanto tale, ha la sua ragione di esistere perché combatte l’illegalità in nome della sicurezza dei suoi cittadini; aggiungo io, in modo efficace se usa la legge che si è dato. Altrimenti porterà avanti un’ipoteca inestinguibile su se stesso e sulla società che pensa di rappresentare. A tal proposito, mi sembra di leggere una soffusa e macabra ironia quando rappresenta i cadaveri fumanti dei due giudici Falcone e Borsellino glorificati nella loro sapienza investigativa “-nel rispetto della legge-” lei chiosa, mentre si istituivano le Guantanamo italiane… Ebbene, da quanto lei scrive io capisco che a lavorare per lo Stato rispettando la legge si muore sterili e dilaniati mentre i metodi illegali e sotterranei dei torturatori sortiscono confessioni e sono fecondi di risultati operativi. Se ho capito bene, il cinismo di quanto afferma la fanno più simile al monsignore di “A ciascuno il suo” che non all’acutezza di Woodward e Bernstein! Sarebbe bene che lei realizzasse che i due giudici sono morti perchè sono stati venduti e non per l’inefficacia della loro azione investigativa. E (ma avrò bisogno di dirlo a lei?) venduti proprio da quelli che operano in quel sottobosco mefitico che a le sembra così scontato e connaturale ed efficiente. Infine, il problema di stragi e bombe, comunque sia andata, lei dice, è stato risolto. Se a lei pare così, dato che l’ha scritto, mi pare superfluo ogni tentativo di argomentazione contraria. L’unica cosa che posso fare è ricordare istintivamente Andreotti quando diceva, con sagacia e bonomia, che Ambrosoli e Pecorelli, due antitetici accomunati dalla stessa fine, s’erano cercati da soli la loro morte. Vedo lo stesso spirito. Spero che molti leggano il suo articolo così che possano capire anche molto di vicende recenti, Movimento 5 Stelle incluso; lo ritengo molto utile per comprendere spaccati di umanità illusoria opacizzata dall’alibi di una scientifica sapienza che non esiste.
    Ho iniziato riportando una frase di Bobbio che mi sembrava in perfetta sintonia con la sua comprensione della realtà, limitatamente a quanto in oggetto. Vorrei concludere riportando dello stesso autore un pezzo che a lei sembra mancare, o così ne ha insinuato l’idea; una comprensione ulteriore alla quale sembra non sia ancora pervenuto:
    … Del resto chi promuove forme di potere occulto e chi vi aderisce vuole proprio questo: sottrarre le proprie azioni al controllo democratico, non sottostare ai vincoli che una qualsiasi costituzione democratica impone a chi detiene il potere di prendere decisioni vincolanti per tutti i cittadini, se mai, al contrario controllare lo Stato senza essere a sua volta controllato».
    Op. Cit.
    Non credo abbia venduto moltissime copie, nondimeno ha una qualche utilità.

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      foriato

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      “Probabilmente è in Italia che la mafia, reduce dalle sue esperienze e conquiste americane, ha realizzato la forza più grande: dall’epoca del suo compromesso storico con il governo parallelo, è stata in grado di far uccidere giudici istruttori o capi della polizia: pratica con cui aveva inaugurato la sua partecipazione alle montature del «terrorismo» politico. In situazioni relativamente indipendenti, l’analoga evoluzione dell’equivalente giapponese della mafia dimostra bene l’omogeneità della nostra epoca.

      Ci si sbaglia ogni volta che si vuole spiegare qualcosa opponendo la mafia allo Stato: essi non sono mai in rivalità. La teoria verifica con facilità ciò che tutte le dicerie della vita pratica avevano dimostrato troppo facilmente. La mafia non è un’estranea in questo mondo: ci si trova perfettamente a suo agio. Nell’epoca dello spettacolare integrato, essa appare di fatto come il modello di tutte le imprese commerciali avanzate.”

      Commentari sulla società dello spettacolo, G. Debord (1988)

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    io

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    Aldilà delle cronache giudiziarie, peraltro ancora in divenire e sui cui non si può fondare una lettura dello storia che sia basata solo su tali documenti, mi pare che l’analisi più comprensibile, proprio sotto il profilo storico, la fece il magistrato Guido Lo Forte in un’intervista rilasciata al Corsera il 22 settembre 2003 (riscontrabile nell’Archivio del quotidiano). Il paragone che propose per capire cosa stava avvenendo fu quello con la Colombia anni 80 – inizio anni 90. Effettivamente, volendo effettuare delle comparazioni http://www.stampoantimafioso.it/wp-content/uploads/2016/12/ELABORATO-FINALE.pdf, si possono trovare similitudini ma anche differenze in termini di risposta sociale e anche statale. Un’analisi comparativa che potrebbe essere una chiava interpretativa delle vicende

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