Aldo Giannuli
Aldo Giannuli

Aldo Giannuli

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Commenti (11)

  • Mirko G. S.

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    Apprendo solo adesso grazie al blog della notizia. Volevo proprio chiederle giorni fa cosa era certo e cosa no, cosa era verosimile e cosa si potesse dire senza prove ma con realistica sicurezza circa le trame più turpi che lo hanno riguardato, come le accuse di omicidio. Ho sempre considerato Andreotti forse l’uomo più intelligente della nostra politica e l’ho sempre ammirato per questo, ma nel contempo l’ho sempre considerato un genio del male… neanche a farlo a bella posta la puntata di Report della scorsa settimana parlava dell’apporto di Andreotti alla carriera di manager di case farmaceutiche del figlio… potrebbe spiegare meglio il discorso sullo “strategismo” di Moro? Grazie.

  • salvo lombardo

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    sono quelli come andreotti,che hanno generato gli attuali voraci, ladri,corrotti,privilegiati e sconclusionati politici,i nuovi mostri,questi che che,con la disoccupazione,smembrano le nostre famiglie,costringendo i nostri figli ad emigrare all estero,quando non ci armano direttamente le mani e spazzarli e spazzarci via, per non farci, e non farli soffrire!

  • Peucezio

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    Aldo, sei anche scacchista dunque?

    • aldogiannuli

      aldogiannuli

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      Peucezio: ho imparato a 12 anni ed ho sempre continuato a giocare (male, devo riconoscerlo)

  • vito stano

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    grazie come sempre professore: le sue analisi permettono di prendere respiro, anziché partire in quinta a lanciare improperi e giudizi.

  • andrea

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    da oggi quella storia recente del nostro paese,ma ormai passata da anni,sembra lontanissima.

  • Davide

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    Faccio notare che, come per altri politici, si possono fare solo commenti relativi al potere esercitato da Andreotti. Articoli su quanto ha fatto di bene per gli italiani non potranno mai essere scritti perchè si è sempre fatto gli affaracci suoi.

  • alessandro smerilli

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    I commenti che hanno accompagnato la dipartita di Giulio Andreotti sono in prevalenza negativi. Vorrei mettere in luce alcuni lati positivi dell’uomo. Essenzialmente due. Il primo si riferisce alle sue azioni nell’autunno del 1974 quando, da ministro della Difesa assecondò le inchieste giudiziarie e operò degli improvvisi trasferimenti dei capi militari che preparavano il colpo di Stato (quello di Ricci-Sogno) che fu in questa maniera sventato. Fu quella la circostanza nella quale il gen. Palumbo, comandante della Pastrengo “tradì” i congiurati passando dalla parte di Andreotti che era spalleggiato dal capo dell’ufficio D del Sid, Maletti, in lotta con il capo supremo del Sid, Miceli il quale finì prima in carcere poi in parlamento fra le file del Msi di Almirante. Il capo del governo dell’epoca era Rumor, lo stesso che era sopravvissuto al millantato attentato di Vinciguerra a suo dire istigato da Maggi.
    Il secondo episodio positivo riguarda uno scandalo a sfondo sessuale che scosse la dirigenza democristiana che si combatteva senza esclusione di colpi per agguantare l’eredità di De Gasperi. In breve la storia è questa. Wilma Montesi, una bella ragazza romana di famiglia modesta, fu trovata morta sulla spiaggia di Torvaianica l’11 aprile 1953. Indossava soltanto una sottoveste e sul suo corpo non furono rilevate tracce di violenza, ma la tesi del suicidio non resse e si disse che il corpo era stato abbandonato sulla spiaggia quando la Montesi era ancora viva. La faccenda sarebbe stata probabilmente archiviata senza particolari clamori se non fosse intervenuta un’altra giovane tuttavia mitomane, una certa Anna Moneta Caglio, bene introdotta negli ambienti della dirigenza democristiana. Scrisse un memoriale fasullo fin nelle virgole che accusava gente del tutto innocente (ma ci vollero anni per chiarirlo) tra i quali il giovane musicista Piero Piccioni figlio di Attilio, erede politico designato di Alcide De Gasperi. Andreotti cestinò correttamente le carte ma non così fece il furbissimo Fanfani, all’epoca ministro deli interni che incaricò delle indagini i carabinieri. Un colonnello interrogò più volte segretamente la mitomane (dove ho già sentito una storia simile?) e un gigantesco giudice (nel senso di grande obeso) di nome Sepe ebbe modo di dispiegare tutta la sua vanità divenendo popolarissimo e apprezzatissimo anche dai comunisti che lo avrebbero visto volentieri come presidente della Repubblica. Arrestò Piero Piccioni malgrado costui esibisse un alibi di ferro e lo tenne per tre mesi in carcere preventivo. Il processo che lo scagionò fu celebrato quattro anni dopo quando ormai la carriera politica di suo padre era stata definitivamente stroncata. In seguito compose una quantità sterminata di musiche da film. Ma né i carabinieri né il giudice Sepe avrebbero potuto dare credito alla mitomane se questa non fosse stata sostenuta dal suo confessore, tale Alessandro Dall’Olio sj (che sta per societas jesu, attributo anche del papa bis) ambizioso gesuita che, a differenza del giudice Sepe spesso fotografato mentre girava su una enorme automobile nera, era noto per la sua bicicletta dotata di un manubrio sovradimensionato. Della serie dimmi quale protesi usi e ti dirò chi sei. il giudice Sepe, finiti i clamori mediatici guadagnati da magistrato, si dette da fare per capitalizzare la sua popolarità alla guisa di futuri colleghi più fortunati di lui che dovette risolversi a chiedere a Andreotti. Pare di vedere quest’omone davanti a un omino con gli occhi da mandarino cinese collocati su una testa di tartaruga che si sporge timidamente dal guscio. Un omone col cappello in mano che si propone come capo dell’Ufficio legislativo. Andreotti gli chiede :” c’è la prova che Piero Piccioni conoscesse la Montesi?” Sepe: “onorevole, lei conosce il figlio del ministro Piccioni? “ “Vagamente” Sepe: “Cosa vuole, fa il musicista jazz , è l’amante di Alida Valli…” “ E allora?”. Giulio Andreotti mandò a cacare il giudice Sepe a anche il gesuita. Quest’ultimo però si riciclò, e divenne direttore dell’istituto Stensen a Firenze dove ostentava un ricercato progressismo, che si estendeva dall’ammirazione per Fabrizio De Andrè al rischioso apprezzamento per un gesuita in odore di eresie evoluzionistico-darwiniane, Teilhard de Chardin. Si diceva anche che fosse il confessore della moglie di Berlinguer. Era però piuttosto venale tanto che quando incappai in una trappola che mi tese nell’istituto nel quale erano avvenuti una quantità di episodi di danneggiamenti e goliardate (era ospitata anche una università americana) pensò di risolvere i suoi problemi incastrandomi e chiedendomi un risarcimento molto elevato. Per mia fortuna avevo scoperto casualmente lo scheletro che teneva nell’armadio e così gli risi in faccia sfidandolo a citarmi in giudizio che mi sarebbe servito per pubblicizzare un libro bianco che stavo scrivendo coi giovani della fgci sul caso Montesi (non era vero). Lo vidi diventare prima bianco poi rosso mentre perdeva le staffe e mi buttava fuori ghignando. Tagliai la corda col massimo dell’eleganza possibile ma non ebbi altri fastidi da lui a parte insinuazioni gesuitiche diffamanti che servirono solo a guastami i rapporti (ero minorenne) con mio padre. Quando, anni dopo, ho sentito Andreotti parlare con disprezzo del “gesuita”, gli avrei voluto dare una pacca sulla spalla. In fondo porta fortuna, no?

    Questa è la marcetta forse più nota di Piero Piccioni : http://www.youtube.com/watch?v=78lMAEgJ3Wg

  • Nelson A. Simpson

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    E uno dei pochi punti su cui le controversie su Andreotti tacciono e c’è generale accordo è la sua immagine di grande tattico. E questo ci suggerisce un’immagine: quella del cavallo che, negli scacchi, è il “pezzo tattico” per eccellenza. Grazie al suo particolare modo di muovere (due caselle in avanti o indietro ed una di lato o, al contrario, due di lato ed una avanti o indietro) il cavallo è il pezzo meno “prevedibile” e difficilmente neutralizzabile. Infatti altra proprietà del cavallo è quella di “scavalcare” gli altri pezzi, per cui non ha alcuna efficacia frapporre altri pezzi sulla sua traiettoria. Per la sua mossa asimmetrica rispetto agli altri, il cavallo è l’unico pezzo che può minacciare qualsiasi pezzo senza esserne minacciato. Insidioso ma non potente: il cavallo ha un corto raggio d’azione di tre caselle e, dunque, è un pezzo lento, ma, nello stesso tempo, con un “ventaglio” molto aperto di sviluppi: nella posizione più favorevole, tiene “sotto tiro” otto case.

  • Lyle A. Gardner

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    E uno dei pochi punti su cui le controversie su Andreotti tacciono e c’è generale accordo è la sua immagine di grande tattico. E questo ci suggerisce un’immagine: quella del cavallo che, negli scacchi, è il “pezzo tattico” per eccellenza. Grazie al suo particolare modo di muovere (due caselle in avanti o indietro ed una di lato o, al contrario, due di lato ed una avanti o indietro) il cavallo è il pezzo meno “prevedibile” e difficilmente neutralizzabile. Infatti altra proprietà del cavallo è quella di “scavalcare” gli altri pezzi, per cui non ha alcuna efficacia frapporre altri pezzi sulla sua traiettoria. Per la sua mossa asimmetrica rispetto agli altri, il cavallo è l’unico pezzo che può minacciare qualsiasi pezzo senza esserne minacciato. Insidioso ma non potente: il cavallo ha un corto raggio d’azione di tre caselle e, dunque, è un pezzo lento, ma, nello stesso tempo, con un “ventaglio” molto aperto di sviluppi: nella posizione più favorevole, tiene “sotto tiro” otto case.

  • Rosario H. Gamble

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    E uno dei pochi punti su cui le controversie su Andreotti tacciono e c’è generale accordo è la sua immagine di grande tattico. E questo ci suggerisce un’immagine: quella del cavallo che, negli scacchi, è il “pezzo tattico” per eccellenza. Grazie al suo particolare modo di muovere (due caselle in avanti o indietro ed una di lato o, al contrario, due di lato ed una avanti o indietro) il cavallo è il pezzo meno “prevedibile” e difficilmente neutralizzabile. Infatti altra proprietà del cavallo è quella di “scavalcare” gli altri pezzi, per cui non ha alcuna efficacia frapporre altri pezzi sulla sua traiettoria. Per la sua mossa asimmetrica rispetto agli altri, il cavallo è l’unico pezzo che può minacciare qualsiasi pezzo senza esserne minacciato. Insidioso ma non potente: il cavallo ha un corto raggio d’azione di tre caselle e, dunque, è un pezzo lento, ma, nello stesso tempo, con un “ventaglio” molto aperto di sviluppi: nella posizione più favorevole, tiene “sotto tiro” otto case.

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