Aldo Giannuli
Aldo Giannuli

Aldo Giannuli

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Commenti (7)

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    Allora ditelo

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    Se è vero che stando alla Costituzione i partiti siano “libere associazioni di persone” dovrebbe potersi dire che anche le liste implichino altrettanto.

    Nel porre il divieto di mandato imperativo risulta valorizzare il ruolo delle persone ma al contempo veniva riconosciuto queste si costituissero come “corpi intermedi” nell’esercizio del mandato in Parlamento.

    Il fine dichiarato del 49Cost (registrato nei verbali) era di concretizzare il metodo democratico all’esterno dei partiti e non certo quello di lanciare la moda di gerarchie _extraparlamentari_ che orchestrassero pianisti in Parlamento.

    Nei verbali dell’assemblea costituente venne ribadita la volontà di non stabilire vincoli all’organizzazione interna dei partiti e durante i lavori più volte si paventò ripetutamente la possibilità che futuri governi potessero perseguire interpretazioni arbitrarie allo scopo di penalizzare partiti sgraditi.

    I partiti dovrebbero rimanere associazioni non riconosciute giacché ogni incombenza arbitrariamente aggiunta alla formazione delle liste ha la conseguenza di ostacolare il ricambio (e frenare la perdita di consensi).

    L’approccio originariamente seguito in questo paese opponeva pochi ostacoli alla partecipazione elettorale delle persone e consentiva il rapido ricambio dell’offerta politica non essendo richieste abnormi soglie per stabilire una presenza in parlamento.

    Ci sono modi per incentivare l’adozione volontaria standard facoltativi (se non erro un tempo si subordinava il finanziamento pubblico a certi requisiti) ma rendere obbligatorie certe sovrastrutture ha immancabilmente la conseguenza di avvantaggiare le solite egemonie cumulando barriere di accesso.

    All’inizio della Repubblica le “libere associazioni di persone” potevano nascere piccole e leggère per avere col tempo la possibilità di crescere (accanto ai partiti maggiori) oggi invece si fa finta che le alternative possano nascere già sviluppate quando invece pochi “miracolati dal sistema mediatico” ci riescono.

    Per favorire una partecipazione dal basso è necessario che nuove formazioni possano nascere piccole e poter accedere comunque al parlamento dando occasione di farle nascere (anche separatamente le une dalle altre) lasciando che in palmento si concretizzino occasione di cooperazione in modo che possa poi maturare eventualmente l’intento di coalizzarsi o fondersi: insomma un passo alla volta.

    Possiamo certo immaginare facilmente il retropensiero per cui dopo la nascita del PD certe possibilità siano state reputate “superflue” (ed eliminate) per via della coincidete transizione verso maggioritari atti a “congelare” l’offerta politica esistente.

    I temi inerenti la partecipazione civica sono cruciali ancora oggi ed eventuali ostacoli elettorali ingiustificabili possono essere spunto di intervento come avvenuto per Ekoglasnost in Bulgaria.

    http://www.huffingtonpost.it/2017/10/12/cambiare-la-legge-alla-vigilia-del-voto-puo-minare-le-elezioni-il-rosatellum-viola-una-sentenza-della-corte-europea-dei-diritti-umani_a_23240987/

    Anche senza pervenire ad una immediata presenza in parlamento sono molte materie passibili di referendum abrogativi che possono fornire quei “fattori di nucleazione” capace di stimolare la partecipazione ed anche un contesto idoneo a vagliare le azioni dei volontari per individuare le persone più qualificate.

    Una classe dirigente selezionata “dal basso” in base all’attitudine precedentemente dimostrata “nel basso” a pianificare ed agire per cambiare le cose sarebbe un buon inizio giacché orienterebbe a centellinare le competenze tecniche ed organizzative utili ai fini della mobilitazione politica.

    La “rappresentanza” può anche cominciare dalle lamentele delle persone deluse dalla “politica” concretizzando nuove occasioni per dire NO efficacemente: La democrazia diretta è stata prevista proprio per quello.

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    Lorenzo

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    Non se ne può più di questi sovranisti costituzionalisti (leggi: di sinistra, ma che cercano di occultare la loro appartenenza per assurgere ad alfieri della nazione tout court) che riciclano la mitologia resistenzial-liberatoria manifatturata dopo la guerra.

    Quando infiorettano la retorica della costituzione più bella del mondo costoro dimenticano che la stessa è quanto di meno sovrano e sovranista si possa concepire: un documento redatto sotto occupazione militare!, nato sulla base di un referendum (quello repubblica/monarchia) probabilmente truccato, che specchiava meccanicamente i rapporti di forza sanciti a Yalta fra le Potenze vincitrici. E che sanzionò l’ingresso dell’Italia nel costituendo impero mondiale statunitense in qualità di protettorato soggetto ad occupazione permanente:

    http://www.nogeoingegneria.com/tecnologie/sistemi-radar/le-basi-militari-usa-e-nato-in-italia/.

    “L’alto patto sociale, politico ed economico, ispirato agli ideali della partecipazione, della difesa dei beni collettivi” ecc. è semplicemente un’infiorettatura del sistema America a capitalismo fordista prevalente negli anni ‘50-60, quando le società occidentali non erano ancora state ridotte a una poltiglia atomistica dal benessere, dal Sessantotto e dall’imbastardimento multitutto, e la presenza sovietica costringeva il padronato a moderare la propria rapacità. La pace che sarebbe stata assicurata dai loro elevati ideali costituzionali è semplicemente la pax americana, identica a quella che Roma garantiva ai galli e ai greci sottomessi.

    Non parliamo dell’accenno alle forze eversive (l’eversione propria diventa sollevazione popolare, quella altrui rimane eversione), cioè alla destra, reinventata come collusa col sistema. L’unica collusione è quella dei sinistri che stintignano sul versante finanziario della globalizzazione turbocapitalistica e approvano di cuore la mobilità indiscriminata della forza lavoro, cioè l’invasione extracomunitaria.

    Ho parlato del manifesto di Chiesa anziché del commento di Giannuli. Mi scuso per il leggero fuori tema.

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    Venceslao di Spilimbergo

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    Buonasera a Lei Professore e all’Esimio signor Iniziato
    Prendo atto dell’interessante articolo qui proposto ma, sperando di non recar offesa, non lo riesco a condividere nei suoi punti fondamentali. A mio modesto parere… sorvolando su alcune inesattezze che ritengo di aver riscontrato nelle idee della “Mossa del cavallo”… i signori Ingroia e Chiesa, vuoi per ragioni ideologiche o vuoi semplicemente per ingenuità, ritengo stiano commettendo un gravissimo errore di valutazione (e comprensione) della realtà nel loro manifesto politico: da quanto mi è parso di intendere, essi credono veramente che la maggior parte di coloro che votarono contro la riforma costituzionale del 2016 abbiano davvero con “scienza e coscienza” voluto bocciare quella proposta! Ora… se è pur vero che una parte dei cittadini votarono contro quella modifica in quanto sinceramente contrari ad essa (sia per la modalità con cui era stata approvata in Parlamento; sia per i contenuti), bisogna essere obbiettivi e riconoscere che la maggior parte degli elettori sostennero il fronte avverso al PD non per quello che la riforma proponeva in quanto tale (alla netta maggioranza della popolazione non importa(va) nulla della Costituzione… figuriamoci se conosce(va) i contenuti di un eventuale testo tendente a trasformarla), bensì perché videro nel referendum una “elezione straordinaria” mediante la quale poter esprimere la propria contrarietà al Governo e al Presidente in carica. Contrarietà fondata da un lato sulla crisi di sicurezza (vera o presunta che sia) costituita dagli arrivi in massa dei migranti attraverso il Mediterraneo; dal altro lato sulla crisi economica, tanto per quanto concerne il mondo del lavoro (inattività, disoccupazione, sottoccupazione, perdita di diritti per i lavoratori, riduzione dei salari, ecc…), tanto per quello che riguarda il campo del risparmio (ovvero le banche e il problema della loro sostenibilità finanziaria). Come sempre accadde già precedentemente nella nostra Storia, nonché come succede puntualmente ancora oggi negli altri Paesi, i referendum vengono insomma percepiti dalla maggioranza dei cittadini come delle vere e proprie elezioni politiche anticipate ; non per nulla, sempre storicamente parlando, simili strumenti di voto vennero pensati e proposti come “armi politiche” a disposizione delle Opposizioni, non certo dei partiti di Maggioranza Parlamentare. Da qui la mia spiegazione riguardo i risultati del Dicembre di un anno fa. Tenuto conto di questo, ho il serio timore che gli Esimi signori Ingroia e Chiesa rischiano di avere una brutta sorpresa se proseguiranno con simili intenzioni…
    La saluto Chiarissimo, assieme all’esimio signor Iniziato, augurando ad entrambi ogni bene e una buona serata

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    Luca Iozzino

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    Ma che davvero ancora con Ingroia? Lo sperimentai quando si presentò alle elezioni collezionando qualche decimale . una immane delusione. Assolutamente incapace e inconsistente, davvero la politica non fa per lui, può al limite essere un burattino in mani altrui, non ci capisce assolutamente nulla. Evitiamo please. La politica e è fatta di idee ma.anche delle persone sulle cui spalle devono camminare. No, non ci siamo. Ingroia non ha avuto una formazione e gavetta sufficiente ed è anche negato di suo. Basta. Per pietà

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    Giovanni Talpone

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    Non mi convince, per alcune ragioni banali:
    1) C’è già una convergenza programmatica fra Mdp, Si e Possibile, risultato di mesi di discussioni e contatti. Diffido di queste invenzioni dell’ultimo minuto, che vogliono ricominciare sempre tutto da capo per fare meglio. Penso che, coscientemente o no, lavorino per lasciare le cose come stanno ma sentendosi “dalla parte giusta”. Non a caso piacciono molto a Repubblica, che è terrorizzata da un bagno del PD, e più confusione si crea a sinistra, meglio è.
    2) Non credo all’esistenza di questa immensa energia popolare rimasta inespressa (e penso che Montanari si sbagli su questo). Per mia esperienza, coloro che non militano nei partitini di sinistra, o fanno parte di organizzazioni monotematiche (Amnesty International, Emergency, Greenpeace, gruppi locali ecc.) e potrebbero dare un contributo molto positivo se non temessero di “politicizzare” la propria organizzazione, o sono individui politicamente immaturi che, appena si rendono conto che devono passare dall'”io” al “noi”, e che il “noi” non condivide spesso le loro idee, tendono a dichiararsi delusi “dalla politica” e a rifugiarsi in una specie di astensionismo radicale.
    3) La politica destrutturata e senza riferimenti istituzionali è molto costosa in termini di energie: passate le fiammate dell’entusiasmo, le persone si dileguano e rimangono i soliti pochi a tirare la carretta. Il M5S ha fatto eccezione perché ha avuto la visibilità e le risorse di Grillo e perché ha dato ragione a tutti, anche alla false cure contro il cancro e ai cacciatori di scie chimiche. Mettere in piedi un movimento serio e senza padri padroni è tutt’altro paio di maniche.
    4) La costituenda alleanza fra Mdp, Si e Possibile, ha molti punti deboli, fra gli altri la mancanza di una teoria dell’organizzazione da XXI secolo (si va dalla nostalgia del PCI di Berlinguer, che gli dei immortali li perdonino, alle fantasie su Sanders e Podemos e al semplice nulla). Per fortuna il capitalismo globale e i governi PD hanno fornito tante buone ragioni per stare insieme, che bastano e avanzano.

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      Allora ditelo

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      Energia “inespressa” c’è: A conteggiare le le persone insoddisfatte non si capisce come mai la lista di riforme loro sgradite non accennino a diminuire.

      Giacché si tratta di norme varate da minoranze artificiosamente sovrarappresentate al governo oggi più che mai il referendum abrogativo può smascherare simili giochetti di prestigio.

      Anche in quel caso rimarrebbe una sorta gara allo sfinimento visto che l’abrogazione referendaria non fuga la possibilità che possano poi essere sostituite da norme “sufficientemente” diverse ma ugualmente inaccettabili.

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    Marco

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    Ma wow……… un pseudo partito di sinistra che promette ancora lacrime e sangue, cito letteralmente: “Vogliamo cambiare il paese, radicalmente. Tutti devono sapere che non sarà facile né indolore.”
    Proprio quello che mancava al nostro panorama politico!!!

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