Aldo Giannuli
Aldo Giannuli

Aldo Giannuli

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Commenti (9)

  • Goffredo

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    C’è una cosa che mi fa arrabbiare negli attuali leaders della sinistra: dare sempre la colpa a qualc’un altro.
    È inutile farsi tante menate: oggi come sempre il contesto nel quale si interviene è dato. Non si può dire: il nostro insuccesso dipende dallo sbarco degli Ufo o da una invasione degli zombi.
    Anche la partecipazione nel secondo governo Prodi. Perché è stata disastrosa? Cos’altro si poteva fare. Le scelte pragmatiche di Togliatti mica hanno pregiudicato il Pci, anzi!!
    No la verità è che siete degli incapaci. Fate quasi pena in fondo, se non fosse che a rimetterci sono tutti gli altri.
    E non venite a dirci allora provateci voi.
    Rileggetevi Lenin. Ma vi immaginate che grasse risate si farebbe a vedere che un partito di ispirazione comunista si è dato una struttura federale guidato da un portavoce!!
    Ma come pensate di affrontare Confindustria e le altre forze reazionarie se non riuscite nemmeno a mettervi d’accordo fra di voi?
    Ma come pensate di ottenere qualche cosa se non riuscite a darvi nemmeno uno straccio di struttura europea?
    La controparte si è bene organizzata: Trilateral, Bilderberg e vari altri simposi di discussione e pianificazione.
    Voi reagite con una federazione!!!
    Nell’Ottocento c’erano le grandi fabbriche dove era più facile fare proseliti? È vero, ma oggi c’è libertà di organizzazione e di pensiero. Non mi sembra una differenza di poco conto!! Allora i lavoratori morivano per potere partecipare, oggi un po’ meno.
    No la verità è che siete disuniti e incapaci.
    La stampa non vi segue?
    Fanno bene!!
    Il vostro sito web fa pena e Liberazione non lo si può leggere se non a partire dalle otto di sera: geniale!!
    Avete promosso un piano contro la crisi europeo? Ma figuriamoci!!
    Il contesto è dato, voi dovete intervenire per modificarlo, se riuscirete a dare risposte le persone vi seguiranno. Francamente penso che ne siate incapaci!!

  • lamberto

    lamberto

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    Ragazzi, fate tanta tenerezza, ma sembrate matti.
    Il punto di partenza: “il tema strategico da porre con forza è la modifica del modo di produzione” Il problema: quei più di 3 miliardi di orientali, che hanno preso dagli odiati liberali quel modo di produrre (ma ne vedete un altro? non sarà mica quello sovietico, visto il successo che ha avuto) e non vedono l’ora di fare la vita che facciamo noi. Vi linciano. Certo potete ignorarli. Con una bella barriera tra noi e loro, tanto cara alla Lega. E allora dai col sabato fascista e le cerimonie padane.
    Pensate a “un intervento statale che rialzi i salari e rilanci l’occupazione, investendo – come è ovvio – in particolare sui settori ad alta innovazione tecnologica e sulla ricerca”. Quell’ “ovvio” è magnifico: aumentare gli stipendi a quelli che li hanno già alti, perché hanno talento, perciò il loro potere negoziale individuale è elevato, o, se li hanno medi, è perché vivacchiano a spese della comunità. Il contrappasso? Non si sfugge: i poveracci ne prenderanno ancora meno.
    Bella infine l’analisi scientifica marxista. Molto più scientifica di quella liberale, cattolica, mussulmana, sciamanica. Scienza: quante cazzate in tuo nome. Chiamatela analisi religiosa, com’è, ed usate questo vostro afflato per far accettare all’Occidente l’inevitabile arretramento delle condizioni di vita (figlio di penuria, grazie Aldo), che diventerà intollerabile, se accompagnato da una distribuzione (tra famiglie e non tra capitale e lavoro) della ricchezza sempre più iniquo, come sta avvenendo da vent’anni a velocità crescente.

  • ugo agnoletto

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    scherzosamente, ma non tanto.
    Mi sembra di sentire i discorsi che si facevano nel ’68 aundo bastava mescolare parole come alienazione, contraddizioni, lotta di classe e il discorso era già bell’e fatto.
    Propongo di usare il linguaggio di facebook, si capirebbe meglio.

  • davide

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    cioè:bella zio!
    questo tipo di linguaggio..ok

    Secondo me è tutta una generazione che ha detto e fatto cose bellissime,ma che ora gioca al piccolo chimico della politica.Un bel pensionamento o un ritrovo al circolo tra vino e bei ricordi dovrebbe essere un buon ritiro.E i trockjisti,e quelli che si pentono e vogliono il pentimento forzato degli altri,e i frichettoni riciclati…Tante bravissime persone,ma che secondo me non hanno gli strumenti per capire come funziona il mondo oggi.
    Vi è da dire a loro difesa che però sotto molti aspetti rimangono ancora i migliori:almeno hanno un pensiero politico.
    La mia generazione di disobbedienti si è sciolta la sole-e non dell’avvenire,ma del bertinottismo e dello spirito rifondarolo.

    Non è il linguaggio da usare,è quel minimo di strategia politica,di saper fare analisi,di preparazione,organizzazione e formazione.
    Dobbiamo dire delle stronzate..almeno diciamole bene!

    Grassi poi ha fatto anche lo spiritoso nei confronti del grande Grimaldi.Evidentemente son passati dal difendere i lavoratori a “lavoratori tiè”di sordiana memoria.

  • Tullio

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    E’ evidente l’incapacità di certi dirigenti della sinistra di uscire dal tunnel del produttivismo e dagli schemi del novecento. Una fotografia in bianco e nero dove tutto è immobile ma….. molto romantico.

  • davide

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    in realtà dal novecento sono usciti anche facendo chiasso.Avete dimenticato quando svendemmo la nostra storia attraverso la famosa intervista di bertinotti al manifesto?Il problema non è la difesa del novecento,ma il suo frettoloso abbandono per una politica di matrice democretina.I risultati si vedono.Chiaramente i tempi cambiano e i comunisti devono capire in ogni epoca quali siano i veri nemici e combatterli,ma nemmeno abbandonarsi alla non violenza de noantri,al rinnegamento delle nostre tradizioni,ai ripensamenti in provetta.Si deve stare nella società,sempre un passo avanti di essa,ma comprenderla.Distrutti dalla pochezza del loro stupidissimo e ridicolo cambiamento di rotta improvvisato-prima il movimentismo light e poi il “governismo” alla kazoo di bau bau-è chiaro che questi non sappiano più chi siano,cosa dicano,cosa facciano!
    Però non piangiamoci troppo addosso,non lasciamoci troppo prendere dalla disperazione.
    Dobbiamo riprendere a “studiare” creare teorie e analisi forti e radicate,poi viene il resto.Altrimenti si fa la fine degli “indignati speciali” di certa estrema sinistra che girano come trottole con volantini a loro modo rivoluzionari,ma dai risultati cabarettistici

  • Franco Astengo

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    Intervengo brevemente nel dibattito soltanto allo scopo di sollevare alcune questioni che, mi pare, emergono e sono sollecitate dal suo sviluppo.
    Prima di tutto la necessità di disporre di teorie “forti” e “radicate”, sia sul piano economico, sia sul piano politico.
    Ora, si può ironizzare fin che si vuole, ma la realtà della crisi economica, al di là delle sue origini, sta mordendo forte i ceti sociali più deboli, comprimendo le loro condizioni materiali di vita ( non entro nel merito delle distinzioni: precari, garantiti (più o meno), differenze di genere, generazionali, ecc).
    IL tema “difensivo” è quindi all’ordine del giorno: ed è evidente che si tratta di un tema che non può non riguardare una visione “economicista” (mi scuso per “ismi” e derivati ma è per far presto) recuperando anche gli antichi strumenti di lotta del movimento operaio, allo scopo di aggregare anche le membra disperse di un mondo così frastagliato.
    Per il “domani”, però, va elaborato un progetto alternativo, un progetto alternativo di società, fondato su diverse relazioni internazionali, su di uno spostamento dei fattori di produzione e di consumo.
    Qui entra in scena il secondo punto che intendevo toccare: a chi spetta elaborare questo progetto (mi limito al “caso italiano”, pur essendo ben consapevole come la sinistra si trovi in una condizione assolutamente disastrata).
    Serve un soggetto politico “nuovo”, in modo da raccogliere le sparse membra di un corpo sociale e politico capace di lottare per difendersi, ma anche di delineare un futuro.
    Un nuovo soggetto politico, nella forma aggiornata dell’integrazione di massa, che raccolga diversi punti di vista attorno ad un programma comune, al di là delle provenienze ideologiche.
    Un nuovo soggetto che assuma la tradizione della sinistra italiana (pensiamo alla difesa della Costituzione), si riferisca a precise soggettività sociali, rifiuti il personalismo, richieda un sistema politico fondato sulla centralità della rappresentanza e un sistema elettorale proporzionale, proponendo una alternativa anche sul terreno della concezione della politica.
    Mi fermo a questo punto, sperando che la discussione prosegua anche in sedi più ravvicinate rispetto a quelle offerte dalla “rete” (strumento prezioso, ma non esaustivo nel procedere del confronto politico)
    Grazie dell’attenzione Franco Astengo

  • ugoagnoletto

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    Rifondazione è finita quando a causa delle divisioni interne nessuno è riuscito a raggiungere il quorum.
    La gente, se vota, non è più disposta a buttar via il suo voto.

  • Maurizio Melandri

    |

    Ho letto con attenzione Grassi, tutti gli altri e Giannuli prima.
    Io penso che per andare avanti bisogna tornare indietro, cioè tornare ad essere tra le persone, cercare di comprendere i loro bisogni con inchieste serie (Panzieri insegna, anche se non bisogna fermarsi al suo operaismo), fare cose insieme e per loro, insomma tornare a quel radicamento che avevamo e che non abbiamo più. Senza radicamento e senza militanti non si va da nessuna parte anche avendo l’analisi più bella o più ben fatta.
    Torniamo all’internazionalismo, riprendiamo le nostre bandiere e facciamo delle scelte serie. Avere 3 deputati serve solo alle finanze del partito, ma non si ha la forza d’incidere.
    Teniamo sempre aperte le nostre sedi, offriamo qualcosa a chi ci entra e parliamoci.
    Ed ovviamente torniamo all’Internazionalismo che ci siamo fatti scippare (globalizzazione) non dimentichiamo che il nostro inno è l’internazionale.

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