Aldo Giannuli
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Commenti (2)

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    marta

    |

    Prima di scrivere i miei commenti, leggo molte volte gli articoli poi mi limito a commentare su qualcosa in particolare. La Videocrazia ha creato nelle persone (il pubblico) l’illusione di sentirsi direttamente partecipi delle trasmissioni alla pari dei conduttori; basta vedere come i programmi di intrattenimento (Maria De Filippi etc.) hanno neutralizzato la capacità delle persone a riflettere. Si sentono gratificate per questo arduo compito anche se per cena mangiano solo aria perchè il frigo è vuoto.

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    luigi

    |

    C’è però, a mio avviso, una frattura nella continuità sanfesdismo-DC, che ridefinisce il populismo odierno e lo rende più virulento di quelli passati. Questa frattura è definita da due punti-chiave:
    1) oggi esiste un “nemico” più concreto che in passato contro cui convogliare gli umori più violenti, l’insoddisfazione e la frustrazione: gli immigrati. La pregiudiziale antirazzista che caratterizzava l’educazione nelle case e nelle scuole ancora nei primi anni Ottanta sembra essersi atrofizzata, il razzismo permea ormai il senso comune ed è ormai un “valore”;
    2) il populismo della prima Repubblica (quello del “piove, governo ladro” per intenderci) subiva una qualche controspinta (che non sono in grado di analizzare non essendo uno storico) dal persistere dell’attribuzione di un certo valore alla cultura e all’istruzione (magari mitizzate) e conseguentemente a coloro che di esse sono avvertiti quali portatori, anche antipatici, se si vuole, ma comunque autorevoli.

    Oggi la classe dirigente non attribuisce più alcun valore alla cultura (scusate se uso un termine così generico e perciò stesso ambiguo). Nel confronto col passato, con le biblioteche, con i musei, con la musica, gli attuali populisti al potere si comportano come gorilla nella stanza dei cristalli (sia detto senza alcuno spirito elitario), si è rotto un argine. In altri termini: oggi è perfettamente realizzata l’identità fra le più bieche e livorose spinte oclocratiche e la “pasta” dei populisti al governo.

    Quando ero bambino (intorno al 1980), Severino Gazzelloni suonava Maderna e lo spiegava alla tv dei ragazzi. Adesso ho delle remore a leggere un libro su una panchina.
    luigi

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