Aldo Giannuli
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Commenti (14)

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    Lorenzo

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    “In Italia questo Governo non c’è, ma a fine anno, con il NO vincente al Referendum Istituzionale , si può creare un fronte che, depurato dalle Destre, può muovere anche in direzione non solo di un altro Governo ma di un’altra Economia.”

    Mi ha sempre colpito la capacità umana, ma specialmente della sinistra, e sopra tutti di quella odierna, di passare in un battito d’ali da analisi puntuali e condivisibili all’abbecedario dei sogni. Per curiosità: quale sarebbero i soggetti che porrebbero in atto questa rivoluzione copernicana in campo socio-economico? I 5 stelle? Rifondazione comunista? Il partito Che Non C’è?

    La scomparsa di qualsiasi sinistra parlamentare degna di questo nome costringe gli studiosi di area a salti fantasmagorici ogni qual volta si tratti di passare dai desiderata al compendio delle possibilità reali.

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    Gaz

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    Trovo che sia più autorevole, se per autorevole si intende indipendente, la Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana di cui è noto l’editore, piuttosto che quel giornale citato in mano agli Agnelli, che ha fama/e di essere molto, ma molto liberale, i cui giornalisti, quando si tratta di sparare sull’Italia, vanno a cottimo.
    Come era soprannominata la STampa?
    La bugi…

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    Paolo Selmi

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    Pezzo magistrale, bravo Casati! Aggiungo, anche, righe sul complesso militare-industriale, rappresentato dalla Agusta dalle mie parti (ma lo stesso si potrebbe dire nel bresciano, con differenze di formato e di settore):
    1. eretto a baluardo dell’occupazione locale dopo lo spezzettamento di Malpensa in mille rivoli di precariato, ormai gli si intitolano scuole superiori e, tra un po’, anche università, asili nido e scuole dell’infanzia; tutto questo, quando
    2. la politica estera scellerata del nostro governo asservito a un atlantismo scandaloso (di cui i nostri nuovi alpini in russia sono l’ultimo capitolo) ha ne ha limitato enormemente il raggio d’azione (chiudendo, per esempio, le linee produttive di Agusta dei suoi prodotti obsoleti in Russia, interrompendo rapporti commerciali, ecc.).
    Insomma, non c’è nulla da ridere…
    Un caro saluto e grazie del contributo.
    Paolo

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    leopoldo

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    “La ricetta adottata in questo ultimo quarto …” il punto prospettico che le ricette applicate siano sbagliate per la prosperità delle classi disagiate non mi trova d’accordo; è vero che per quelle classi aumenta il disaggio, ma. il fine di tali ricette è spezzare le gambe fisiche e intellettuali a tali classi, impedendo loro di organizzarsi e rispondere efficacemente alle aggressioni subite. Perciò la frantumazione politica, organizzativa, contrattuale, l’evasione fiscale, il lavoro nero il tutto tende a tradursi in isolamento sociale.

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    Tenerone Dolcissimo

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    Noto con piacere che molti a sinistra si stanno svegliando ed iniziano a capire a cosa mira la politica di favore verso i migranti.
    Tuttavia, qualche residua incrostazione rimane come quella di continuare a ritenere la CGIL tutrice degli interessi dei lavoratori

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      Gaz

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      @Tenerone Dolcissimo
      Vogliamo che la tutela dei lavoratori sia affidata alla Confindustria, che è pur sempre un sindacato?
      Vogliamo mettere nella stessa camera lavoratori e datori di lavoro con al vertice un capo alla Renzie, che in nome del suo interesse compone tutti i conflitti?
      E che dire di quei campioni dell’impreditoria privata che hanno socializzato le perdite e distribuito gli utili?
      La CGIL avrà tanti e tanti difettacci, ma almeno alcune sue sigle si ricordano di essere sindacato dei lavoratori.

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        Tenerone Dolcissimo

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        In fondo la confindustria è il piu comunista di tutti i sindacati
        La CGIL ha un innato istinto predatorio che la spinge a chiedere tasse su tasse ed e’ da questa operazione che nascono i problemi per i nostri lavoratori

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          Gaz

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          C’è chi fa il suo mestiere e da valore alle cose che fa/costruisce, mentre ad altri -banditi e pirati- è permesso tirare fuori il valore dai soggetti che fanno le cose.

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    francesco cimino

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    Bellissimo articolo! Davvero in Europa si aprono spazi per politiche diifferenti, all’interno dell’Unione? ” Guardare più a Est ” come suggerisce l’intervento vorrebbe dire cercare intese con paesi come Polonia e Ungheria? Il guaio è che tali paesi sono retti da governi di destra e in Francia l’unica forza di rilievo che critichi le politiche dell’Unione da un punto di vista, almeno in teoria, keynesiano è il Front National…vorrei credere che gruppi del genere fossero “recuperabili” ai fini di politiche di sinistra, ma ho forti dubbi.
    Solo un appunto: non giurerei che “il diritto di cittadinanza nasce dal lavoro non da altro”. Fosse così, qualunque straniero potrebbe venire in qualsiasi Paese e ottenerne la cittadinanza se assunto da un’impresa, mentre un disoccupato o un rentier non sarebbero cittadini. La cittadinanza dipende anche da un diritto di nascita. Può non piacere, ma è un fatto: dopo tutto, non veniamo al mondo per autogenesi, gridando “io sono io”, come sembrano pensare i liberisti, né producendo noi stessi, come suggerirebbe l’affidare la propria dignità soltanto al lavoro.

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      Tenerone Dolcissimo

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      Il fascismo attuò una politica strenuamente tesa alla piena occupazione a suon di opere pubbliche, tutte utilissime e tutte realizzate in modo che definire impeccabile è poco (qualcuno vada a vedere la piscina pensile di Roma).
      Io non sputerei sulle velleità autonomistiche di noi liberali (non so cosa significhi liberisti). Pensa un attimo al fatto che il governo conosce tutti i movimenti del tuo conto corrente e se un giorno scoprisse qualche cosa di piccante -magari un pagamento per un giocattolo erotico che hai acquistato per divertirti con la tua amante- potrebbe usarlo per ricattarti. La libertà è come la salute, la apprezzi quando non ce l’hai e quando ce l’hai magari sputi sui liberali.
      Cordiali saluti

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        francesco cimino

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        Figuriamoci se sputo sulle velleità autonomiste di non importa chi, la libertà personale è per me la prima cosa. Solo che non ritengo la promuova chi considera l’intreccio delle relazioni sociali come una somma d’individui, perché tale concezione la consiedero un’illusione, e non credo che il mercato difenda l’autonomia personale di tutti e di ciascuno, non da solo almeno.
        saluti cordialissimi

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    leprechaun

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    Un paio di note un po’ casuali e necessariamente telegrafiche (ma ciò non ostante, lunghe).
    La storia che sarebbe stata la caduta dell’Unione sovietica a aprire la strada alla globalizzazione e al neoliberalismo è totalmente sbagliata sul piano fattuale e cronologico (dire dunque “storico”).
    L’inizio del processo si colloca alla metà degli anni ’70 e geograficamente negli USA. E’ il passaggio dalla “old Economy” alla “new Economy”, provocato semmai dal disgelo, non dalla ben posteriore scomparsa dell’Urss, il quale non era un paese socialista (potrei citare Pietro Ingrao) e non rappresentava nessun “baluardo”, semmai il contrario. E questa inesattezza storica serve purtroppo a perpetuare questo mito. La contrapposizione USA-URSS non è mai stata su base “ideologica”, ma nazionale.
    Quanto alle caratteristiche della economia italiana, e della STMicroelectronics, Gallino ne ignorava evidentemente la storia.
    La ST non nasce come una joint venture, ma come creatura della SGS (Olivetti 1957, poi fusa con la ATES e poi STET), dove si inventò il microprocessore. In seguito (1977) assorbe la divisione semiconduttori della Thomson, la quale ne esce nel 1998. Oggi ha sede in Svizzera, in Italia c’era anche un laboratorio di ricerca e svluppo in sicilia.Qui una storia non completa: https://it.wikipedia.org/wiki/STMicroelectronics#Storia
    L’Italia era all’epoca (anni ’50-70) all’avanguardia nella microelettronica, così come nel nucleare. Poi ci fu “l’affaire Ippolito”, che portò alla liquidazione del CNEN e del settore nucleare italiano. Faccenda ben nota.
    Tra l’altro, è del 1973 la costituzione della Fiat COMAU, produttrice del RoboGate, sistema automatizzato (cioè oggi “robotico”) di produzione nell’industria meccanica che fu installato nel 1978 a Rivalta per la produzione delle FIAT Ritmo, e poi venduto in tutto il mondo alle industrie automobilistiche. Questo anche per tutti quelli che continuano a vendere la robotica industriale come una novità alle porte (!!!). In realtà, nel tentativo di fabbricare qualche bolla, che è diventata una delle principali attività industriali.
    Sulla automazione di fabbrica ha scritto anche Gallino, a suo tempo (fine anni ’70).
    Il settore “Grandi calcolatori” della Olivetti (Olivetti ELEA, metà degli anni ’50) fu acquistato (per chiuderlo) dalla General Electric.
    Su tutte queste cose ci sono fiumi di letteratura, naturalmente non sempre in italiano, e forse questo è il problema.
    Quest’immagine di un’Italia da sempre “arretrata” è totalmente sbagliata, e pertanto così accade a tutti i ragionamenti che su questa visione si basano.

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      Paolo Selmi

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      Difficile intendersi su cosa sia o cosa non sia socialistico. Nel momento in cui si intende, tuttavia, la proprietà sociale dei mezzi di produzione e l’economia di piano come cardini di un’economia socialistica, è altrettanto difficile sostenere che il modo di produzione sovietico non lo fosse. Meccanismi di mercato o incentivi economici furono additati come tradimento e restaurazione del capitalismo. In realtà, lo sviluppo delle forze produttive e dei rapporti sociali impone un equilibrio fra piano e mercato, anche in un’economia capitalistica: quello che non hanno mai capito i capitalisti nostrani e che, invece, hanno fatto nel dopoguerra con profitto sia i giapponesi che, attualmente, anche i cinesi. La differenza con i Paesi del socialismo realizzato, fu nella proprietà sociale dei mezzi di produzione, che garantiva l’appropriazione del profitto non più nelle mani del padrone, ma della collettività (sotto forma statale, cooperativo-colcosiana e municipale) e una maggiore interconnessione del processo di pianificazione, che rappresentava uno sforzo collettivo, onnicomprensivo, interdisciplinare, di sviluppo socioeconomico. Letture consigliate, incluse le critiche che esse contengono al modo di produzione suddetto, Carlo Boffito. Efficienza e rapporti sociali di produzione. Contributo alla critica della concezione tradizionale dell’economia comunista. Torino, Einaudi, 1979 (purtroppo solo in formato cartaceo, ma basta andare a fare qualche giro nei mercatini la prima o la seconda del mese per trovarlo, o richiederlo tramite prestito interbibliotecario);
      Per chi mastica la lingua russa, Syroezhin I.M., Planomernost’, Planirovanie, Plan (Планомерность. Планирование. План ovvero Pianificabilità, pianificazione, piano), Moskva, 1986. Questo, come tutti i libri dell’ex-URSS, è liberamente scaricabile partendo per esempio da qui: http://accountology.ucoz.ru/load/ehkonomika/syroezhin_i_m_planomernost_planirovanie_plan_m_1986/18-1-0-5623
      Per chi non masticasse la lingua russa, ma avesse voglia di leggere un loro testo, dieci anni fa avevo tradotto, a livello di studio personale (lo troverete infarcito di appunti miei, annotazioni che mi erano servite per fissare alla mente alcuni concetti, visto che lo leggevo a fatica, prima e dopo il lavoro e a volte anche in pausa pranzo, traduzioni anche banali ma che provavo e riprovavo a causa della mia scarsa conoscenza allora della lingua, schemini che mi ero fatto, ecc.), un loro manuale di economia politica degli anni Settanta. Si trova ancora qui: http://www.bibliotecamarxista.org/autori/economia%20politica.htm
      Il libro, preso dal cestone delle dismissioni all’Associazione Italia-Russia nei primi anni del nuovo millennio, esiste ancora: immortalato quindi per l’eternità in un test-pellicola troppo interessante per non diventare un lavoro a sé stante 🙂
      https://www.flickr.com/photos/114270893@N02/27067826621/in/dateposted/
      Ciao!
      Paolo

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      enzino

      |

      sono d’ accordo, oltre alla microelettronica vorrei ricordare che il polipropilene, uno dei
      polimeri (plastica…) più usati al mondo, è una creazione italiana: Natta lo sviluppò nel
      1954 a Milano e venne poi prodotto nello stabilimento Montecatini di Ferrara, dove si
      recarono rappresentanti delle più grandi aziende automobilistiche interessati al nuovo
      materiale. Oggi la chimica in Italia è praticamente scomparsa

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