Aldo Giannuli
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Aldo Giannuli

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Commenti (17)

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    Roberto B.

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    Purtroppo, ultimamente stiamo assistendo a parecchi segnali sconcertanti (e allarmanti). Forse c’è anche qui la scusa dell’inesperienza e ingenuità, però ….
    Mi auguro solo che tu non debba diventare un grillo parlante e finire allo stesso modo (in senso metaforico, ovviamente).

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    Allora ditelo

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    “spoils system” tradotto “sistema del bottino”: dubito che i media abbiano spiegato le riforme in questi termini. Giacché in questi tempi si è sentito parlare anche di “esimente politica” mi è venuto il dubbio su quanto il “sistema” possa essere suscettibile a corto circuiti tra i due aspetti.
    ———-
    L’impressione è che la normativa eufemisticamente invocata come “par condicio” non consenta una tutela efficace e sia primariamente intesa per coadiuvare la “filosofia” del porcellum.

    Se non erro gli esposti possono essere “rimediati” con integrazioni ai palinsesti (magari nelle fasce più influenti) o mere sanzioni pecuniarie.

    «Dal 9 giugno attendiamo dati che non sono arrivati. La Commissione ha diritto assoluto di ottenerli. Se non vengono forniti, s’incrinano i rapporti con l’Agcom. Reputo questo modo di agire molto grave.» — Roberto Fico (22 giugno 2016 19.45)
    http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/ContentItem-eea6e973-376b-4ef8-9b46-edcbc4306e81.html

    «Finalmente dopo le mie reiterate richieste siamo riusciti ad ottenere dall’Agcom i dati sull’informazione che la Rai sta fornendo in merito al referendum costituzionale [&helip;] nei telegiornali della televisione pubblica dal 20 aprile al 6 giugno 2016 i sostenitori del sì hanno avuto quasi l’80% del tempo di notizia (ovvero 8 ore pari al 78%). I sostenitori del no hanno avuto il 22% (ovvero 2 ore e 20 minuti)» — Roberto Fico (22 giugno 2016 21.51)
    http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/ContentItem-ee4060c0-7d1c-4ad9-98e2-fd143fc13e7a.html

    Raccomandazione al rispetto dei principi a tutela del pluralismo in vista dello svolgimento del referendum sulla riforma costituzionale (07 luglio 2016)

    Tempi di parola sul Referendum Costituzionale nei Tg e negli Extra-Tg dei gruppi: Rai, Mediaset, Cairo, Sky Italian Holdings (01 agosto 2016)
    https://www.agcom.it/documents/10179/5139876/Dati+monitoraggio+15-07-2016+1470066868257/cf6de3c1-8768-42b9-b442-1d432eb0edd6?version=1.0

    Gli ostacoli alla possibilità di elaborare i dati che determinati formati pongono costituiscono altro tema: http://opendefinition.org/od/2.0/it/

    Quello che fa http://www.opentg.it/ è qualcosa che la normativa considera assolto da pdf tabulari ma non sembra sia aggiornato per includere anche il referendum.

    PS: Chi rappresenta il No? Le tesi per il no di qualche deputato PD che non abbia votato contro in parlamento possono sostituirsi a quelle espresse da costituzionalisti del comitato del No?

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      Allora ditelo

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      «Vi do qualche dato aggiornato sul pluralismo dell’informazione in tema di referendum costituzionale.
      Periodo 16 giugno – 15 luglio:
      Tg1: Sì 60,9%, No 36,0%, Neutro 2,2%
      Tg2: Sì 49,7%, No 49,3%, Neutro 1%
      Tg3: Sì 39,8%, No 39,8%, Neutro 20,5%
      Rainews: Sì 51,7%, No 33,5%, Neutro 14,8%.
      Bisogna considerare che questi sono i dati ufficiali Agcom sul tempo di parola, mancano quelli sul tempo di notizia, che è il parametro su cui si erano registrate le violazioni più gravi ed eclatanti.
      Penso sia facile, ancora una volta, constatare che ci sono testate che non rispettano le norme e gli indirizzi sul pluralismo, e quindi non rispettano i cittadini che dal servizio pubblico si aspettano un’informazione equilibrata e imparziale su un tema cruciale come quello del referendum.
      Intanto, secondo le indiscrezioni apparse sulla stampa, gli avvicendamenti al vertice dei notiziari Rai dovrebbero riguardare tutte le testate ad eccezione del Tg1.
      A voi le conclusioni.

      P.s. Preoccupanti i dati delle emittenti private: Tg4 (Sì 76,8%, No 23,2%), Tg5 (Sì 34%, No 55,6%), Studio Aperto (Sì 80%, No 20%), TG La7 (Sì 63,5%, No 19,3%), Sky Tg 24 (Sì 73.1%), No 26,9%). Sembra quasi di essere di fronte a un blocco del sistema dell’informazione, tutto schiacciato sulla posizione governativa. Di fronte a questi dati l’Agcom non può restare inerte.»
      — Roberto Fico (2 agosto 2016)
      http://www.robertofico.it/sul-tema-cruciale-del-referendum-alcuni-tg-non-rispettano-le-norme-del-pluralismo/

      NB: Per il pluralismo politico il “tempo parola” è considerato con maggiore attenzione in quanto rappresenta “libertà di espressione” direttamente concessa al politico (concessa generalmente come dato aggregato per legge, e come dato non aggregato grazie all’elemosina sporadica di qualche editore: ad esempio solo nei due mesi precedenti qualche elezione primaria).

      Il “tempo di notizia” è invece il tempo concesso su un tema o un soggetto politico.

      “Tempo notizia” potrebbe essere solo sul referendum in generale oppure sulle ragioni del si o sulle ragioni del no (nel qual caso si potrebbero anche riassumere bene le migliori ragioni del No e bene le peggiori ragioni del Si, o viceversa)

      PS: Qualche curiosità sul documento preliminare visionato da Fico può essere soddisfatta solo con la visione di tale documento. Sarebbe interessante valutare fino a che punto possa influire sulla percezione un cambiamento di metodologia, non credete?

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      Allora ditelo

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      «Non essendo consentito mantenere online un archivio di dati Auditel, dopo tre giorni dalla pubblicazione i dati vengono cancellati.»
      http://www.tvblog.it/post/1307699/ascolti-tv-venerdi-3-giugno-2016

      Nel valutare le distorsioni del pluralismo occorrerebbe tenere presente che non tutti i canali facciano gli stessi ascolti.

      Approssimativamente TG1 e TG5 fanno circa il 44% degli ascolti (dati 2015)
      http://www.tvblog.it/post/1164557/focus-ascolti-dei-telegiornali-vince-il-tg1-in-crescita-rispetto-allo-scorso-anno

      L’impressione è che la normativa (ben più che compatibile col bipolarismo) non sia delle migliori e consenta solo un minimo di dati gratuitamente e persino in un formato che non agevola le analisi e la consapevolezza della “opinione pubblica”

      Tra ciò che non è disponibile, l’accessibilità di dati sulle presenze di vari personaggi politici che potrebbe migliorare la natura delle risposte auto-celebrative sulla professionalità e l’autonomia editoriale.

      Dare più risalto ad un soggetto interno ad uno schieramento politico potrebbe essere fatto anche inconsapevolmente -per carità- ma ha una sua influenza.

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    Gaz

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    Le pubbliche amministrazioni, in coerenza con l’ordinamento dell’Unione europea, assicurano l’equilibrio dei bilanci e la sostenibilità del debito pubblico.
    I pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge in modo che siano assicurati il buon andamento e l’imparzialità dell’amministrazione.
    Nell’ordinamento degli uffici sono determinate le sfere di competenza, le attribuzioni e le responsabilità proprie dei funzionari.
    Agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso, salvo i casi stabiliti dalla legge.
    §§§§
    Cara Corte costituzionale ricordi non a fasi alterne che los sgaloppinos pappantes non sono proprio la stessa cosa delle cateorie deboli da protegere.

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    Massimo Caronti

    |

    Sarà una brava giornalista faziosa…ora ha un nuovo programma può fare ancora meglio il suo lavoro in orario migliore…Quando faceva il programma notturno era la stessa cosa….Gruber 2

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    Paolo Selmi

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    Professore buongiorno!
    Concordo con Roberto e ringrazio per i dati puntuali dell’intervento successivo. A questo punto spero, ripeto spero, nella sempre maggiore perdita di importanza del mezzo radiotelevisivo nell’informare e orientare i cittadini, perché i dati sono sconvolgenti. L’atteggiamento del M5S è quantomeno ambiguo, discutibile e, in un’ottica puramente opportunistica, anche poco furbo: perché come giustamente Lei notava, pecca di coerenza non in un paese sperduto di cui nessuno parla, ma a Roma (sia per la Commissione che per la municipalità), dove tutti i riflettori sono puntati su (e contro) di loro. Ognuno poi tragga le sue conclusioni, resta però il fatto che questa non è una logica alternativa all’esistente modo di far politica e che, forse forse, mentre uno va in lambretta per le spiagge a far propaganda per il NO, un altro – preposto alla vigilanza – non va oltre al biascicare qualcosa a pochi mesi dal voto.
    Un’altra cosa però non mi torna: la sera dopo il terremoto, avevo appena finito di scrivere quell’intervento in cui citavo i dati dell’INGV, accendo la tv, e trovo Bruno Vespa che cita gli stessi dati, mostra le stesse cartine che inchiodano costruttori e politici alle loro responsabilità e con lo stesso tono di denuncia e accusa: atteggiamento che non aveva avuto, per esempio, non solo nei casi di Concordia e Motta di Cavezzo, ma anche il giorno prima dove il tono del cartellone era decisamente più fatalistico e apocalittico. Dopo il primo attimo di smarrimento, l’unica spiegazione, anzi più che altro l’unica domanda che mi sono posto è la seguente: al netto di un’improbabile conversione di Vespa, non è che parallelamente al tentativo renziano di imbavagliare la RAI abbiamo un altro tentativo, sottocoperta ma non troppo, che va nel senso opposto? Magari già fiutando (o puntando su) la sconfitta referendaria? Tian xia da luan (天下大乱), Grande è il disordine Sotto il cielo (e ultimamente anche nella mia testa quando cerco di trovare un senso alle vicende politiche italiane). Un caro saluto.
    Paolo

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      Allora ditelo

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      «Pur in calo, la televisione è in assoluto il mezzo di informazione predominante: la utilizza il 91,8% di chi si informa di politica (93,5% nel 2009). Seguono i quotidiani (in forte flessione, dal 49,9% al 42,3%), la radio (32,9%), le riviste settimanali (10,5% dall’11,3% del 2009) e quelle non settimanali (3,6%); ci si informa anche tramite le discussioni e il confronto con amici (in crescita, dal 24,9% al 30,3%), parenti (dal 18,8 al 24,5%), colleghi di lavoro (15,4%) e conoscenti (dal 10,4% al 14,1%); mentre solo il 2,3% ricorre a organizzazioni politiche o sindacali.»
      http://www.istat.it/it/archivio/136808

      Internet consente più flessibilità (accesso a documenti che le testate online preferiscono “riassumere” senza agevolarne la reperibilità) ma quello che si può in più facendo “lavoro” giornalistico richiede tempo ed impegno che può essere l’eccezione e non la regola.

      Alla fine in democrazia conta quanto sia diffusa una data informazione e non che sia teoricamente possible trovare l’ago nel pagliaio.

      Perché non dare anche le informazioni sul “tempo notizia” riguardo le ragioni del si e del no al referendum e limitarsi al solo tempo di parola (di soggetti “scelti” dalle redazioni tra tutti quelli disponibili)?

      Perché la normativa consente tale andazzo così come le precisazioni di Fico del 2 agosto si devono leggere sul suo blog?

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    Brugial

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    Sì, la colpa è del PD (come se tutti gli altri partiti non avessero preso parte alla cottura ed alla spartizione della torta!)
    Il fatto singolare della vicende è vedere come il M5S, che trae la sua ragion d’essere unicamente dalle asserite condanne e sbandierate promesse di abolizione di queste prassi, si sia invece comodamente seduto a tavola per ritagliarsi la sua fetta.
    Ancor più sconvolgente il fatto che si reputi normale collegare l’attribuzione di uno stipendio alla persona e non già alle mansioni che questa effettivamente svolge, come dire: tu oggi sei professore universitario e percepisci uno stipendio di 6 mila euro mensili, domani ti nomino supervisore-capo-bidello di mia fiducia (carica indispensabile (?) dello spoil system perchè mi permette di controllare chi entra ed esce dalla università) e continui a percepire i 6 mila euro siccome tanto prendevi.
    Questi sono i presupposti logici di chi vorrebbe “aggiustare” l’Italia.
    Salute!

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    David arboit

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    Ha fatto bene Raggi. Entrando al governo dei Comuni a volte si sente la necessità di essere affiancati da persone esterne all’ente e di fiducia perché può capitare che la burocrazia comunale sia un covo di vipere. Forse il Comune di Roma non lo è o forse lo è…

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    • Aldo S. Giannuli

      Aldo S. Giannuli

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      ma la Muraro è proprio esterna a quel nido? Io spesso me lo chiedo

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    GherardoMaffei

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    La Berlinguer se non era figlia di cotanto padre, sarebbe mai assurta ai vertici della televisione e responsabile di un telegiornale? Sarebbe mai convogliata a giuste nozze con un senatore? Nessuno nemmeno lei prof.Giannuli, ha preso in esame simili domande. Si può parlare di nepotismo o di meritocrazia? Rammento il giudizio tagliente di un comunista vero come Giancarlo Pajetta, il quale a proposito di Enrico disse che fu cooptato direttamente in direzione del PCI. Forse ha beneficiato anche lui dei meriti antifascisti di su padre Mario, noto giustizialista epuratore e massone, il cui nome viene ricollegato alla sentenza di morte eseguita nei confronti del Questore d Roma Pietro Carsuo e del feroce linciaggio del direttore del carcere romano Donato Carretta. “Qualis pater, talis filius.”

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    • Aldo S. Giannuli

      Aldo S. Giannuli

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      1 certamente non ignoro l”omportanza di chiamarsi Berlinguer”, ma deve convenire con me che, Bianca ha dimostrato poi di essere un’ottima giornalista
      2 Il nonno della Boschi fece benissimo a chiedere la condanna a morte per Caruso: in guerra i traditori si fucilano, soprattutto quando collaborano con il nemico nella scelta degli ostaggi da uccidere. Non lo sapeva?

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        GherardoMaffei

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        Il Questore Caruso traditore? Falso proveniva dalla Milizia di Trieste, prese parte alla spedizione di Fiume con D’annunzio,poi alla Marcia su Roma.Fece il proprio dovere, fornendo la lista degli ostaggi da giustiziare,dopo la prima e vera “strage di stato” quella di via Rasella; che vide la morte di decine e decine di poliziotti sud tirolesi e di ignari passanti, con un attentato dinamitardo. Male fece il nonno di Bianca Berlinguer (non Boschi) a chiederne ed ottenerne la fucilazione, filmata dal noto regista Luchino Visconti e reperibile su you tube.Traditori furono tutti coloro che accolsero i gangsters americani invasori, con la complicità della mafia siculo-statunitense, come “liberatori e che tuttora occupano con centinaia di basi militari, alcune con armi nucleari, questo disgraziato paese. Pietro Caruso non fu mai un traditore, ma un fascista onesto e coerente alle sue idee.Il suo è un goffo e maldestro tentativo di ribaltare la realtà storica.

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        • Aldo S. Giannuli

          Aldo S. Giannuli

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          Lei dimentica che l’Irtalia era dall’altra parte della barricata e che la cosiddetta Repubblica Sociale non aveva alcuna legittimità ma era solo un regime collaborazionista del nemico occupante

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          Pippo Di Sabato

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          D’annunzio?…bella roba…sopravvalutatissimo individuo.

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    Roberto B.

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    Ogni giorno ci sarebbe da ridere, se non ci fosse da piangere.
    Oggi il Corriere riporta la reazione di Sala alla possibilità di fare i Giochi a Milano: appena Malagò l’ha interpellato al riguardo, subito è corso ai ripari con dichiarazioni identiche a quelle della Raggi (che speriamo che tenga il punto).
    “Togliamo il tema dal tavolo e affrontiamo questioni più importanti per i milanesi e gli italiani”, dice Sala: ma quando le stesse cose le diceva la Raggi, apriti cielo! I soliti M5S che dicono di no a tutto!

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