Aldo Giannuli
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Commenti (4)

  • michele

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    Analisi perfetta e assolutamente condivisibile. Ciò che mi stupisce è l’assuefazione della gente a tutto questo, ma mi preoccupa anche il fatto che per chi volesse cambiare le cose (pacificamente) non ci sono praticamente mezzi disponibili: il voto democratico non ha, per questioni come queste, alcun potere, dato che le maggioranza delle forze politiche è perfettamente adeguata a tali perverse e assurde logiche di “mercato”. L’esempio nostrano dell’Unipol di Consorte è lampante (e deprimente…).

  • Giovanni Talpone

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    Mi piace che venga ripreso un tema che da molti anni è argomento (saltuario, ma ricorrente) di discussione fra noialtri RSU di grandi e medie imprese. Provo ad aggiungere qualche ulteriore considerazione a quelle di Giannuli, che condivido.
    Innanzitutto, un’impresa moderna è un enorme concentrato di informazioni e relazioni sociali, che richiede una vita d’impegno totale per essere realizzato, e perciò non è facilmente rimpiazzabile. Vi sono vari livelli di informazione: l’informazione pubblica generalmente disponibile; quella pubblica ma difficile da reperire (per esempio, le scoperte tecniche quasi mature per essere industrializzate, o le analisi economiche settoriali); quella riservata acquistabile sul mercato (per es. maggiori dettagli sui punti precedenti); quella interna all’azienda e confidenziale, anche se del tutto legittima; la memoria storica (recente) delle occasioni perdute e degli errori degli altri manager (e dei propri, da far dimenticare); le violazioni dei principi contabili e delle leggi dei vari Stati in cui si opera; rischi e opportunità future. Tutto questo si sostanzia in un capitale di relazioni, talvolta conflittuali, ma più spesso di connivenza e complicità, che dà origine a vere o proprie lobby trasversali e “cordate” interne alle grandi aziende. Le lobby trasversali permettono la circolazione “orizzontale” fra i vari gruppi industriali (c’è il circuito dell’elettromeccanica, quello dell’elettronica, quello della distribuzione di carburanti, quello degli ipermercati…). Le cordate interne danno origine talvolta allo “spoil system” (chi vince prende tutto), ma più spesso a “manuali Cencelli” aziendali delle spartizioni dei posti e degli equilibri fra cordate. E tutto ciò avviene perchè ogni manager è un nodo non facilmente sostituibile del general intellect capitalistico: sa molto di cosa un’azienda farà o potrebbe fare o non fare, e cose analoghe di fornitori, clienti, concorrenti, finanziatori, soggetti pubblici. A questo si aggiunga che sempre meno il manager deve tenere contatti diretti (essere fisicamente presente) con i luoghi produttivi, che posso essere dispersi in piccole unità collocate in Paesi lontani e in parte esternalizzati. Sempre di più è un individuo invisibile e sconosciuto alla stragrande maggioranza dei lavoratori che dirige, sempre più spesso parla un’altra lingua e ha una diversa cittadinanza. Sempre più spesso ci rendiamo conto, come militanti sindacali, che neppure i nostri interlocutori (responsabili delle relazioni sindacali) hanno rapporti significativi con la direzione aziendale: immaginatevi la possibilità di contrattare una diversa politica aziendale.
    Fino a che punto questo sistema può reggere? Probabilmente finchè esiste un enorme esercito industriale di riserva sul pianeta, finchè l’ambiente naturale rimane all’incirca vivibile, finchè c’è disponibilità di materie prime, finchè gli artifici finanziari reggono. E soprattutto: finchè i lavoratori e i cittadini non si stufano e non si organizzano per costruire qualcosa di meglio.

  • rosanna

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    tutto vero, tranne il paragone con Beckham e Ronaldo.
    Se un calciatore non … calcia… e quindi non ha talento, se ne accorgono tutti. E non e’ importante per un calciatore provenire da una casta ( vedi Cassano o Pele’ o Maradona). E’ importante far andare le gambe.
    Purtroppo non e’ lo stesso per i manager, che per inciso, hanno nelle loro mani anche la qualità di vita dei loro dipendenti.

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