Aldo Giannuli
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Commenti (6)

  • Brugial

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    Forse per capire l’imprevista elezione di Trump, più che scavare al di là.. ecc ecc. sarebbe necessario scavare al di qua di giugno 2016 e ciò della Brexit. La gente ha capito che anche se vota “contro” non finisce certo in rovina, vuoi perchè tutto quello che si è paventato è ben lungi dall’accadere, vuoi perchè buona parte dei programmi decantati non avranno mai luogo.
    E così un sommovimento finisce con l’incoraggiare e promuovere l’altro (un po’ come le rivoluzioni di metà 1800): dalla Brexit, Trump, da Trump avremo la elezione di Hofer in Austria, dall’Austria la elezione della Le Pen in Francia e via cantando.
    A questo punto, a meno di consistenti rivolgimenti di scena, anche il nostro referendum costituzionale è prevedibilmente destinato a fare flop, ma più in forza di Trump che di Grillo e D’Alema (sic!)

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    • Gaz

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      Accipicchia, ma quanto è forte Super Tramp Trump Strumtruppen ! E’ più forte di Tarzan e Superman messi inseme !!
      Se il magna – magna Magnate (et bevete) è irresistibile sulle vicende dello Stivale, non resta che contrapporgli Donald (Duck).

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  • Paolo Selmi

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    “[…] отдельное не существует иначе как в той связи, которая ведет к общему. Общее существует лишь в отдельном, через отдельное. Всякое отдельное есть (так или иначе) общее. Всякое общее есть (частичка или сторона или сущность) отдельного. Всякое общее лишь приблизительно охватывает все отдельные предметы. Всякое отдельное неполно входит в общее и т.д. и т.д. Всякое отдельное тысячами переходов связано с другого рода отдельными (вещами, явлениями, процессами) и т. д. Уже здесь есть элементы, зачатки, понятия необходимости, объективной связи природы etc. Случайное и необходимое, явление и сущность имеются уже здесь […]” (В.И.Ленин. Философские тетради, Ленин В. И. Полн. собр. соч., т. 29, с. 318.)
    “[…] il particolare non esiste se non nel legame che conduce all’universale. L’universale non esiste che nel particolare, attraverso il particolare. Ogni oggetto particolare è (in un modo o nell’altro) universale. Allo stesso modo, ogni universale è particella, o lato, o sostanza del singolo. Ogni universale soltanto approssimativamente abbraccerà tutti i particolari oggetti. Allo stesso modo, ogni particolare non rientrerà mai del tutto nell’universale, e così via. Ogni particolare è legato, tramite migliaia di passaggi, a particolari (siano essi oggetti, fenomeni, processi) di altro genere. E così via. Già qui vi sono degli elementi, particelle, embrioni del concetto di necessità, del legame oggettivo di natura, ecc. Casualità e necessità, potenza e atto son già qui […]”. (V.I. Lenin, Quaderni filosofici, Opere Complete di V. I. Lenin, vol. 29, p. 318)

    Professore, buongiorno! La Storia può essere vita, letta, interpretata attraverso molti prismi. Quello del materialismo dialettico, al netto di tutte le incrostazioni meccanicistico-deterministiche, piututtosto che messianico-fideistiche, che pure ci sono state (e che ogni tanto riaffiorano in certi discorsi) a mio avviso è, forse, ancora il più valido per comprendere (sia nel senso di capire, che di includere) una complessità (sia nel senso sia di difficoltà che di totalità) sempre maggiore e ricca di elementi nuovi e mutevoli (come la bellissima foto in apertura suggerisce).

    Particolari e universali sono continuamente collegati da ciò che Lenin chiama “passaggi”, (переходы, resi nella traduzione “storica” degli ER come “transizioni”): “passaggi” che sono nessi, ponti fra queste due dimensioni, da un lato, e momento di trasformazione qualitativa (da cui il termine “transizioni”) dall’altro.

    Cogliere non solo i “nessi” in maniera quantitativa, ma anche qualitativa, individuandone anche – dialetticamente – le trasformazioni e i mutamenti generati da un rapporto dato, significa – meglio, può anche significare – rompere schemi interpretativi consolidati, individuarne di più avanzati, sempre però coerentemente a un percorso di ricerca e alle impostazioni di fondo che si è dato sin dall’inizio: la centralità dei rapporti sociali, per esempio, rispetto a quella di altre categorie, come “razze”, “dinastie”, “nazioni”, o “disegni divini”, e quant’altro la mente umana abbia mai creato per legittimare discorsi di potere alla luce dei “fatti”.

    Per questo motivo, sono pienamente d’accordo sul fatto che il lavoro dello storico debba essere interdisciplinare, che non esista un’unica modalità del suo esercizio, ma che anzi la “pubblicazione” del suo lavoro (ché, altrimenti, sarebbe soltanto esercizio fine a se stesso) possa e debba seguire tutti i canali possibili e resi disponibili dalle odierne tecnologie. Mi rendo altresì conto delle difficoltà e dei rischi posta da questa sfida: non esiste un “albo degli storici” (mi si perdoni la provocazione), e tutti lo diventano rimbalzando una notizia da una parte all’altra, un po’ come sono tutti CT della nazionale. Il rischio maggiore è quello di fare disinformazione facendolo passare per controinformazione, in una specie di Hyde Park globale dove tutti possono salire sul predellino e dire la loro (cosa di per sé affatto negativa), laddove però la bontà di quanto affermato si misura unicamente in virtù dei “mi piace” che ottiene. E torniamo all’orazione funebre di Marco Antonio (“Ma Bruto è un uomo d’onore”)…

    Un caro saluto e
    buon fine settimana a tutti!

    Paolo

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  • Gaz

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    La storia sta alla filosofia come il cane sta al gatto.

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  • Lorenzo

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    Osservazioni stimolanti.

    Bisogna intendersi sulle parole. Se per ‘storico’ s’intende il laureato in una facoltà di storia e filosofia e le sue (residue) opportunità lavorative, si può solo esser d’accordo sulle Sue ricognizioni a 360 gradi.

    Se invece per ‘storico’ s’intende lo studioso più o meno sistematico e rigoroso degli accadimenti storici, non è facile vedere cos’abbiano l’esperto free lance di una compagnia assicurativa o l’organizzatore di wargames in un villaggio turistico colla professione storica.

    Per quanto invece riguarda l’invito a concentrarsi – in sede accademica – su problemi di estrema attualità, lo vedo più come la croce che non la delizia della storiografia contemporanea, perché nella pratica coincide spesso colla tendenza ad anglosassonizzare la disciplina, e ciò fa tutt’uno colla dimissione del principio assolutamente centrale che dovrebbe presiedere alla ricerca storiografica, quello dell’avalutatività cognitiva.

    Nelle facoltà americane e tedesche invece di studiare la storia si organizzano corsi di indottrinamento politico della gioventù, del genere più grossolano e sfacciato. Guardavo l’altro giorno a Tübingen e Heidelberg: storia del razzismo, storia dell’olocausto, “Crollo di una dittatura: gli ultimi mesi della DDR”, l’influenza esercitata da non so quale scrittrice negra e lesbica sul pensiero femminista contemporaneo e così via. Quando ero a Minneapolis c’erano lo sterminio degl’indiani d’America e quell’altro negro, Martin Luther King. Se questa dev’essere la nuova storia contemporanea meglio rimanere a Crispi e Giolitti.

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  • Gaz

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    L’approccio e la prospettiva storica alle varie discipline consente di risolvere problemi che al presente non sempre sono evidenziati.
    Ergo, il parere di uno storico acquisito da un investitore su una determinata area o impresa, oltre che essere illuminante, consente di essere oculati.
    Confesso di saperne poco sulla Cina e sull’oriente in generale.

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